Stupidità o dolo?

Se, fra qualche lustro, uno avesse il ghiribizzo di andare a sfogliare i giornali di questo grottesco anno 2020, in cui siamo stati confinati in casa come delinquenti agitando lo spettro di una pandemia epocale, degna di essere immortalata nelle pagine di grandi scrittori come furono Tucidide, Boccaccio o Manzoni, alla lettura di certe notizie non crederebbe ai propri occhi: avrebbe l’impressione di trovarsi davanti a una raccolta di barzellette. Non mi riferisco alle opinioni di illustri luminari, che un giorno dicono una cosa e il giorno dopo ne dicono un’altra, oltre a contraddirsi clamorosamente fra di loro battibeccando da comari, e, non paghi di aver fatto una figuraccia dopo l’altra, propalando profezie destinate a rivelarsi, nel giro di pochi giorni, ragli di somari, continuano imperterriti a concedere interviste. No, mi riferisco piuttosto a qualche notiziola che compare qua e là fra i grandi titoli, quasi timorosa di doversi vergognare come una vereconda fanciulletta còlta  dai genitori a ripetere una parolaccia udita da chissà quale monellaccio…Sentite questa: da uno studio di non so quale Università americana risulterebbe che l’uso delle mascherine ha evitato non so più quante decine di migliaia di contagi e non so più quanti morti, non chiedetemi dove perché non lo ricordo più, tanto la notizia è bislacca. Per prima cosa mi viene da domandarmi: le Università americane non hanno nient’altro di cui occuparsi? Uno studio di questo genere da chi è stato proposto? Chi lo ha portato avanti non ha avuto l’impressione di essere stato preso per il culo e di contribuire, a sua volta, a prendere per il culo il prossimo? Vediamo di ragionare da uomini della strada, con il buon senso che ci guida, senza troppi fallimenti, nelle nostre piccole scelte quotidiane. Com’è possibile sapere quanti contagi e quanti morti ci sarebbero stati in un determinato territorio se ci si fosse astenuti dall’uso delle mascherine? Il problema è lo stesso di quello riguardante il risparmio energetico dovuto all’introduzione dell’ora legale. Quanta energia in più si sarebbe consumata se le lancette dell’orologio, nel periodo primaverile ed  estivo, non fossero state spostate avanti? Impossibile dirlo! Bisognerebbe poter ritornare indietro nel tempo e ripercorrere, ceteris paribus  ma senza spostare le lancette, lo so stesso periodo di tempo. Così per le mascherine. Bisognerebbe tornare indietro e vedere che cosa succede, confrontando poi i risultati con quello che è successo realmente. Pura fantascienza. Il tempo è irreversibile, almeno nella fisica classica, quella con cui abbiamo che fare ogni momento noi poveri ignorantelli, che non conosciamo il paradosso del gatto di Schroedinger e simili altre diavolerie. Sarebbe come pretendere di sapere con precisione come si sarebbe sviluppata la Storia se Napoleone, a Waterloo, avesse vinto anziché rimanere sconfitto, o Annibale, dopo la battaglia di Canne, anziché tergiversare avesse puntato subito su Roma e l’avesse costretta alla resa (avrebbe pranzato in Campidoglio, come gli prometteva qualche suo consigliere?). Ecco, immaginate che, in qualche facoltà umanistica di un’ illustre Università qualcuno ricevesse finanziamenti per uno studio che, sulla base di modelli matematici, pretendesse di rivelarci in modo inoppugnabile che cosa sarebbe capitato se Napoleone avesse vinto o Roma fosse stata sconfitta. Uno si chiederebbe: gli ha hato volta il cervello? A che pro spendere denaro per una sciocchezza del genere? Chi paga? Con quale fine? Non mi si fraintenda: chiedersi che cosa sarebbe successo se la Storia avesse avuto un altro corso in sè  è tutt’altro che una sciocchezza. Oggi si parla di “Storia controfattuale”. Può essere divertente. Può fornire spunti per qualche bel romanzo. Può essere utile anche per lo storico, quando gli permetta di illuminare meglio, attraverso le sue ipotesi, i motivi che stanno dietro i fatti come sono realmente accaduti. Ma si tratta, appunto, di semplici congetture, senza alcuna pretesa di veridicità! Che cosa rispondereste a un musicologo che vi dichiarasse come verità inoppugnabile che se Mozart non fosse morto così giovane avrebbe inventato lui la musica seriale, prevenendo Schoenbergh di centocinquant’anni, visto che nel “Don Giovanni” , laddove quel coglione di Commendatore canta “Non si pasce di cibo mortale chi si pasce di cibo celeste” il mio grande papà fa sfoggio proprio di una serie dodecafonica? Lo prendereste a pernacchi. Come spiegare, allora, che, in una facoltà scientifica si spendano soldi per una faccenda risibile come quella delle mascherine? Prima risposta: la stupidità umana non ha limiti. In un Paese dove dilaga il “politicamente corretto”, al punto che si può essere linciati per aver detto, senza alcuna malizia, qualche parola ritenuta offensiva per i culattoni, le lesbiche, i cosiddetti transgender, i negri, i gialli, i rossi, ecc ecc; o dove si abbattono le statue di grandi personaggi storici perché considerati tutti canaglie; o dove si censurano Shakespeare, Dante, Omero perchè razzisti, omofobi, antisemiti, anti-islamici ecc. ecc, non ci si può più meravigliare di nulla. Siamo arrivati ben oltre quello che, qualche decennio fa, paventava Allan Bloom nel suo saggio “La chiusura della mente americana”, un libro che sarebbe opportuno andare a rileggere. Si può solo sperare che, toccato il fondo, finalmente si ricominci a risalire. Ma non è detto. Einstein diceva che due cose sono infinite: l’Universo e la stupidità umana; ma sull’Universo aveva qualche dubbio.Seconda risposta. D’accordo sulla stupidità umana, ma uno prima di spendere i suoi soldi ci pensa tre o quattro volte. Perché finanziare uno studio palesemente idiota? Perché sicuramente ci saranno milioni di idioti che ne prenderanno le conclusioni per oro colato. Chi ha guadagnato fior di quattrini in questi mesi di crisi, conseguenza di una pandemia gonfiata dai media oltre misura? Le case farmaceutiche senz’altro. Gli editori di giornali anche: più si terrorizza e più si vendono copie (in Italia Urbano Cairo, editore, tra l’altro, del “Corriere”, è arrivato addirittura a vantarsene). Infine, chi si è dato anima e corpo alla produzione e alla vendita di mascherine. Mi fermo qui. Ognuno tragga le conclusioni che vuole.

Giovanni Tenorio

Libertino

2 pensieri riguardo “Stupidità o dolo?

  • 16 Luglio 2020 in 4:39 am
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    Poichè il contagio avviene per scambio virus tra soggetti, è chiaro come il sole che il famigerato lockdown medicalmente è sicuramente servito, con buona pace degli estremisti delle libertà che ci tuonano contro e ne negano la validità. Casomai si può valutarne l’opportunità, date le serie implicazioni economiche e sociali che comporta; idem dicasi per le mascherine e altri metodi di profilassi, senza nessuno studio che lo debba stabilire, se non il comune buon senso.

    E in quanto al “politicamente corretto” dilagante mi stupisco che con tutti i suoi sacerdoti in circolazione a grattarsi le palle e cercare in ogni casa il pelo nell’uovo, nessuno abbia ancora stigmatizzata (se non censurata) la locuzione “distanziamento sociale” che è smaccatamente scorretta politicamente. Si dovrebbe dire “distanziamento fisico”, poichè “sociale” può alludere ad un atteggiamento di classe (tipo sciur padrun ante 68, quando le “colf” di chiamavano “serve”; frase mitica: “la servitù deve stare al suo posto”).

    Niente “h” finale per il dodecafonista.

  • 16 Luglio 2020 in 11:39 am
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    Se bloccare tutto “medicalmente” serve, c’è da chiedersi perché ogni anno non sia già terminata la specie umana negli anni precedenti. I virus influenzali ci sono sempre e di conseguenza anche lo scambio tra soggetti. Quelli del passato erano anche più forti di questo, qualcuno maggiormente letale cose i casi dell’aviaria, della peste suina e della vacca folle. In questo abbiamo la controprova temporale perché i dati statistici consentono di tornare temporalmente indietro. Tutto può servire, se non esco mai da casa nessun veicolo mi investe. Medicalmente può essere una buona prevenzione che non intasa alcun pronto soccorso. La vera cosa chiara come il sole, tale perché le stesse cifre involontariamente fornite da lor cialtroni sono lì a confermarlo, è il gonfiamento mediatico della patologia. L’aggettivo “sociale” è un lapsus freudiano dei politicamente imbecilli in quanto la loro intenzione non è stata medicale ma economica. L’assoggettamento completo al potere è il loro obiettivo primario, distanziare la gente “socialmente” significa limitare le possibilità di ribellione. Ci sono riusciti in pieno, nemmeno i centri sociali più agguerriti si sono mossi; figuriamoci la falsa opposizione parlamentare.

    Offri un bicchiere di Marzemino all'autore del commento 12

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