Michael Novak e la libertà incompiuta

Novak sembra disposto ad accettare le peggiori canagliate a patto che chi le commette si presenti come paladino della vita, promettendo di battersi per rendere l’aborto un crimine penalmente perseguibile. Sparare sui migranti va bene, difendere i poliziotti quando massacrano un negro anche, ma lasciare che una donna possa liberamente decidere se conservare o no il frutto del suo concepimento, no e poi no! E’ tollerare un omicidio! Molti che in America si vantano di aver accoppato a man bassa i “nemici” (di chi?) nella famigerata guerra del Vietnam sono contro l’aborto in nome della vita.
Caro Michael Novak, pace all’anima tua! Ma non sei proprio dei nostri… Giusto che un cattolico, seguendo la propria coscienza, consideri l’aborto un delitto, si astenga dal compierlo e si dia da fare per sconfiggere, sul piano filosofico e nel comune sentire, l’ideologia che lo giustifica. Sbagliato farne un crimine, ponendo una questione di coscienza in potere dell’istanza più criminale, lo Stato. Sarà Dio, se c’è, a giudicare. Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

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Il fallimento delle democrazie liberali

Il fallimento delle cosiddette democrazie liberali è sotto gli occhi di tutti. Hoppe l’ha puntualmente dimostrato in un suo saggio, e non è il caso di ripetere qui le sue argomentazioni. Vien da sorridere pensando che, alla caduta del sistema sovietico, un politologo come Francis Fukuyama, fino a quel momento semisconosciuto, possa aver acquistato fama proclamando trionfalmente la fine della Storia come vittoria planetaria dei sistemi politici libreraldemocratici. In realtà, da allora è soltanto cominciata un’altra Storia, proprio con la crisi di quei sistemi, che era rimasta per anni occultata dal confronto-scontro con il totalitarismo comunista, destinato per la sua stessa natura alla sconfitta. Il connubio fra liberalismo e democrazia è stato precario fin dalle origini, come un matrimonio fra individui caratterialmente incompatibili. Può aver successo fin quando un ampio ceto medio, formatosi grazie ai progressi della rivoluzione industriale – e al successo delle conseguenti lotte del lavoro- ha tutto l’interesse alla conservazione dell’assetto istituzionale liberal democratico. Quando, per un motivo o per l’altro, di solito in seguito a una grave crisi economica che li impoverisce, i ceti medi finiscono in condizioni di insicurezza, maturano una progressiva disaffezione verso il sistema, che li induce a seguire il demagogo di turno. Il Fascismo e il Nazismo sono nati così. I cosiddetti “populismi” d’oggi stanno seguendo la stessa strada: non è un caso che si manifestino in parallelo con la più grave crisi economica che ha colpito il vigente (e per molti versi orrido) capitalismo dopo quella del 1929.

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Morale di Stato

Lo Stato, per il Bene Comune, può e deve fare tutto. Se io, privato cittadino, catturo un poveretto e lo costringo a lavorare alle mie dipendenze per un tozzo di pane, impedendogli ogni libertà di movimento, vengo condannato come schiavista. Se lo Stato costringe i suoi sudditi al servizio militare non è uno schiavista, agisce sul piano di una morale più alta, per la difesa della Patria e l’educazione del cittadino.

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Tullio De Mauro e la scuola democratica

Qualcuno c’è cascato, ha adottato la didattica democratica; dalla scuola sono usciti analfabeti che a loro volta sono andati a insegnare, sfornando analfabeti di secondo grado, che hanno prodotto analfabeti di terzo grado. E’ notizia di questi giorni: i professori universitari ormai sono ridotti a fare i maestri elementari, correggendo nelle tesi di laurea non il pensiero e le argomentazioni, ma la punteggiatura e gli errori ortografici.

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Maledetti economisti

Quanti più articoli di economia leggo (pur avendo giurato mille volte di non leggerne più, ci ricado sempre) tanto meno capisco che cosa si voglia dire e dove si voglia arrivare. Ho l’impressione che gli economisti plurilaureati e plurisuperaddottorati, provino gusto a prenderci in giro.

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Reagan e Thatcher, due santini da bruciare (ma Trump è peggiore).

Se Trump vuol perseverare in una politica di chiusura come questa, farebbe bene a impacchettare la Statua della Libertà e rispedirla in Francia: dopo tutto, anche quella è roba estera. Inoltre, sul suo piedistallo, sono riportati i versi di una poesia in cui in cui si invitano i poveri e i diseredati di tutto il mondo ad accorrere fra le sue braccia. Basta! I tempi sono cambiati!

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