Alberto Airoldi

Il vero torto di Alberto Airoldi, per i signori della sinistra, è quello di non essersi riciclato nelle loro file. Se fosse stato così furbo da dichiararsi, subito dopo la liberazione, comunista nell’intimo, anche quando vestiva la camicia nera, e da fare ammenda dei suoi trascorsi sventolando d’allora innanzi la bandiera rossa, state pur sicuri che una via o una piazza della sua città gli sarebbe già stata dedicata da un pezzo. Sapete che vi dico? Che certi antifascisti mi fanno più schifo dei fascisti.

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Sea Watch

Quel che più mi sconcerta nella vicenda della nave “Sea Watch” è la reazione di tutto il mondo statalista, dai bravi cattolici che inneggiano alle aperture del papa regnante a tutta la sinistra progressista che ha dimenticato gli operai e se la fila con il peggior capitalismo. Riepiloghiamo un momento. Una nave appartenente a una ONG tedesca e battente bandiera olandese raccoglie alcuni migranti che provengono dalle coste della Libia. Invece di riportarli in Libia, dove sicuramente li attenderebbe una vita grama, senza esclusione di torture e sevizie, punta verso il porto di Lampedusa, chiedendo di potervi sbarcare. In base al “Decreto Sicurezza” che il Parlamento italiano ha da poco approvato, il permesso viene negato. Si fa appello alla Corte di Giustizia di Strasburgo, che non rileva illegittimità alcuna nella posizione del governo italiano. Dopo quattordici giorni di attesa, la nave decide di forzare il blocco del porto, speronando un’ imbarcazione della Guardia di Finanza che tenta di impedirle il passaggio, col rischio di provocare danni anche biologici, con morti e feriti (per fortuna evitati).

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