Piena solidarietà a Valerji Gergiev

“Right or wrong, my country”, che sia dalla parte della ragione o del torto, è pur sempre la mia patria. E’ un adagio che piace a molti. Non so più in quale occasione anche Indro Montanelli ebbe modo di citarlo, mostrando di condividerlo. Io, da anarchico, non lo condivido affatto. Inutile condannare il cosiddetto “familismo amorale”, cioè l’atteggiamento di chi difende gli interessi del proprio parentado anche a costo di violare le leggi, e poi estendere, facendolo proprio, questo stesso atteggiamento a quella grande famiglia che si presume debba essere la patria. Se un’azione è ingiusta, non diventa giusta perché l’ha compiuta il mio nonno, il mio babbo o il mio fratello: rimane un’azione ingiusta, e per questo moralmente condannabile. Ricordate il film “Rocco e i suoi fratelli”, uno dei capolavori di Luchino Visconti? Quando Simone viene a sapere che il fratello Rocco si è macchiato di omicidio, uccidendo la prostituta che un tempo fu sua amante, vorrebbe sottrarlo alla giustizia offrendogli riparo in casa sua. Ma l’altro fratello, Ciro, crede sia suo dovere denunciarlo all’autorità giudiziaria, e lo fa. Il comportamento moralmente corretto è quello di Ciro, non quello di Simone, che è un’anima buona ma con il suo “buonismo” rischia di mettere a soqquadro le regole su cui si fonda il consorzio civile. Allo stesso modo, non è che una scelta politica in sé abominevole diventi meritoria perché compiuta da un governo regolarmente eletto che regge il Paese in cui si è nati. L’amor di patria può essere una bella cosa (è naturale amare il luogo in cui si è vista la luce, dove vivono le persone care che parlano la stessa lingua e vivono secondo gli stessi usi e gli stessi costumi). La patria però può anche essere aborrita, quando si rivela matrigna. La patria può essere talvolta un luogo d’elezione, anche se si è nati altrove. “Ubicumque bene est, patria est”, la patria è là dove si sta bene, dicevano gli antichi. In ogni  caso, ritengo che sia sempre opportuno distinguere la patria che si ama dal governo che su tale patria esercita il suo potere. Un anarchico, per essere coerente, avverserà ogni tipo di governo ma potrà amare, senza contraddirsi, il luogo natio, o una patria d’elezione, o sentirsi semplicemente cittadino del mondo intero. Per questa ragione, non si sentirà mai in dovere di sostenere un governo che compie scelte sbagliate, forse addirittura rovinose, per il solo fatto di abitare in un certo luogo o di essere titolare, suo malgrado, di un documento di identità che attesta la sua cittadinanza in base ai dati anagrafici. 

Ciò detto, devo riconoscere che il mio ragionamento forse pecca di eccessiva astrattezza. Razionalmente, credo che non faccia una piega, anche per chi non si professa anarchico come me. Ma non siamo fatti soltanto di ragione; siamo fatti, soprattutto, di sentimento. Quindi, se ci hanno inculcato nella mente, fin dai primi anni di scuola, che la patria è bella, che le sue leggi vanno rispettate, che i governi sono costituiti per fare il bene del popolo, che in caso di guerra bisogna diventare soldati per difendere i sacri confini della propria terra, allora diventa naturale ritenere che, anche in caso di scelte gravi e financo pericolose, si debba sostenere il governo, nella convinzione che, in determinate circostanze in cui sono in gioco valori supremi (o ritenuti tali) governo e patria si sovrappongano e si compenetrino fino a diventare la stessa cosa. Giolitti era contrario all’ entrata dell’ Italia nella Prima Guerra Mondiale, ma quando il governo Salandra mise il Paese dinanzi alla scelta interventista, in seguito a maneggi poco trasparenti e di dubbia costituzionalità, si schierò dalla parte della Patria in guerra, senza più nulla eccepire. Putin è un tiranno aggressore, che vuol calpestare la libertà del popolo ucraino conquistandone il territorio per un disegno perverso di dominio, o il capo di una grande potenza qual è la Russia che è voluto intervenire con le armi per difendere le ampie minoranze russofone e russofile residenti in Ucraina, vittime di soprusi e discriminazioni? “Right or wrong”, il direttore d’orchestra Valerji Gergiev, da buon cittadino russo che ama la sua terra, si è schierato con Putin.

Chi ha sempre trovato apprezzabile l’adagio da cui siamo partiti, dovrebbe rispettare la sua scelta. Anche chi, come me, non accetta la morale ad esso sottesa, dovrebbe, per le ragioni sentimentali che sopra abbiamo esposto, fare lo stesso. Se Gergiev ritiene giusto stare dalla parte di Putin, ne risponderà davanti alla propria coscienza (ammesso e non concesso che Putin sia quel demonio che tutta l’informazione di regime ci dipinge). Sono fatti suoi, puramente personali, di cui non deve rendere conto a nessuno. Invece quel bel tomo di Giuseppe Sala, sindaco di Milano, ha preteso che l’illustre direttore, molto amato dal pubblico e meritevole di ogni encomio per aver diretto Opere e concerti in allestimenti di alto livello (meravigliosa la sua “Kovancina”, alla Scala, nella stagione 1918-19), dichiarasse di disapprovare l’azione bellica di Putin, nel nome dei sacri valori dell’Occidente, per poter continuare a dirigere, secondo contratto, sempre nella sala del Piermarini, la “Pikovaja dama” di Ciaikovski. Gergiev non ha neppure risposto e, dopo aver diretto la “prima” proprio la sera antecedente alla dichiarazione di guerra, se n’è andato. Ha fatto benissimo. Come si permette il signor Sala? Gergiev non era certo venuto a Milano per tener comizi pro Putin. Mica si sognava di salire sul podio della Scala per rivolgere al pubblico un appello a favore dell’attacco all’Ucraina in barba ai valori dell’Occidente. Doveva soltanto dirigere la “Pikovaja dama” per donare ancora una volta al suo pubblico un’interpretazione prestigiosa d’un capolavoro inestimabile della musica russa. Che c’entra tutto questo con la guerra di Putin e con i valori dell’Occidente? Nulla, assolutamente nulla. L’Italia è forse formalmente in guerra con la Russia (purtroppo, di fatto sì, dopo che quel delinquente di Draghi, con il beneplacito di un Parlamento in stato di vassallaggio, ha violato un’altra volta la Costituzione, decidendo, in barba all’art.11, l’invio di armi al governo ucraino), e Gergiev potrebbe per questo essere una spia? Cerchiamo di non essere ridicoli. Se la Scala dovesse annullare una “tournée” al Bolscioi per protesta contro la guerra, forse non ci sarebbe nulla da obiettare. Ci si troverebbe su un piano istituzionale, e non sarebbe opportuno dar lustro a un Paese nemico rendendogli omaggio con manifestazioni artistiche di grande risonanza. Dopo l'”Anschluss” Toscanini si rifiutò di dirigere al Festival di Salisburgo proprio per non sostenere, con la sua partecipazione, la fama di una manifestazione culturale da cui un Paese convertitosi al Nazismo traeva grande prestigio. Non mise più piede neppure a Bayreuth, dove godeva di grande ammirazione e aveva avuto l’onore di essere il primo direttore italiano invitato a dirigere nel tempio wagneriano.  Ma non mi risulta che abbia mai rifiutato di lavorare con un artista tedesco o austriaco per protestare contro il Nazismo. Non so chi sia stato chiamato a sostituire Gergiev per le prossime repliche, né voglio saperlo. Forse sarà una delle solite scartine tuttofare, uno i quei mestieranti chiamati in extremis a salvare allestimenti nati sotto cattiva stella e prossimi al naufragio. Una cosa è certa: con questa risibile politica la Scala si avvia a sprofondare sempre di più  in quella palude di mediocrità cui si è condannata dal tempo in cui Riccardo Muti, artefice di spettacoli memorabili e meritevole di gratitudine per  aver elevato il livello dell’orchestra, rendendola degna  di stare accanto alle più blasonate compagini straniere, fu costretto a dare le dimissioni per ragioni non ben chiare, politiche e non certo artistiche, fra lo stupore degli osservatori stranieri di cui si fece interprete addirittura il “New York Times” e l’indifferenza di una Milano più che mai “città della merda”, come la chiamava Ugo Foscolo. Bene, si continui così! Per solidarietà con il conterraneo Gergiev, cui deve tra l’altro gratitudine per essere stata da lui scoperta  al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, dove lavorava  come addetta alle pulizie, e avviata a una gloriosa carriera, Anna Netrebko ha deciso di rinunciare all’impegno di cantare come protagonista nell’ “Adriana Lecouvreur” in programma per leprossime settimane. Io sono così cattivo da augurare alla Scala di chiudere i battenti e diventare un centro commerciale. Ci ha già pensato l’ “archistar” Mario Botta a guastarne l’acustica e a sconciarla con orride superfetazioni cubiche e cilindriche, simili a scatoloni, e con uno scalone che sale dritto dal livello della piazza alle gallerie, di fatto impraticabile senza correre pericolo (e per questo reso inaccessibile con uno sbarramento). Sarà la volta buona che la città della merda scopra finalmente un vero gioiello, le Marionette di Carlo Colla e Figli, accolte all’estero con recensioni entusiastiche e grande successo di pubblico, ma a Milano da sempre snobbate come cosucce per bambini. Si prenda esempio da Salisburgo, il cui Marionettentheater, giustamente famoso, offre al pubblico spettacoli bellissimi, ma forse meno poetici di quelli delle consorelle “teste di legno” meneghine. Tornando a Gergiev, io, che ne sono stato sempre grande ammiratore, gli esprimo la mia piena solidarietà, per quel che può valere. Se non lo vogliono nel civilissimo occidente, andrò ad ascoltarlo nella incivilissima Russia, se mai sarà possibile.

Giovanni Tenorio

Libertino

3 pensieri riguardo “Piena solidarietà a Valerji Gergiev

  • 7 Marzo 2022 in 9:58 am
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    Ancora una volta, buio in… Sala. Ma non c’è da meravigliarsi, le vere scartine non sono i direttori d’orchestra di medio livello ma i membri della classe politica espressa dal Partito Fasciodemocratico. E se quest’ultima espressione non l’ha mai… Letta nessuno, questa è la volta buona. Perché negare il diritto di espressione a chi non la pensa come lui sulle recenti questioni sanitarie, è proprio il kapò del citato partito. Insieme al sottosegrariucolo all’insalute, sostenitore della tesi che fin qui si sia “ascoltata la scienza”, è uno dei più realisti del re Pen… Dragone. Spero che vadano tutti e quattro a passare sotto una… Scala e che che vengano coperti di vernice come avveniva in epoche sessantottine. Tanto loro di cultura sanno un bel nulla già a livello generale, figuriamoci in ambito musicale dove in Italia (e non solo) sono ignoranti anche coloro che passano per colti. E che magari apprezzano le “regie” prodotte, anzi protette, da san Michieletto Arcangelo.

  • 15 Marzo 2022 in 12:19 pm
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    E’ scomparso l’articolo di oggi, martedì 15 marzo 2022, sull’incoerenza occidentale.

    • 15 Marzo 2022 in 7:02 pm
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      Grazie per la segnalazione. Sembra che il nostro server sia stato bloccato e il provider che ci fornisce il servizio, nel ripristinare una nuova macchina, ha fatto riferimento al più recente salvataggio del database. L’articolo sarà sarà ripubblicato appena possibile.

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