Ideologismi

Quando imperversava la Covid, bastava che qualcuno avanzasse timidamente qualche obiezione sul modo in cui le istituzioni affrontavano quella che veniva definita come una sorta di peste nera; bastava che si dichiarasse scettico sulla politica vaccinale; bastava che proponesse terapie e misure protettive diverse da quelle che i sedicenti “scienziati” propalavano dai loro pulpiti, perché subito venisse messo al bando dalla società civile sotto l’infamante etichetta di “no vax”. Non importava se  era un medico non allineato con le imposizioni del famigerato Ordine, ma tutt’altro che contrario alla somministrazioni dei vaccini tradizionali, ormai sperimentati e dimostratisi efficaci per la prevenzione di molte patologie. No: bastava che dimostrasse qualche perplessità sui cosiddetti “vaccini”  (in realtà farmaci genetici) che le autorità politiche e sanitarie imponevano come unico rimedio farmacologico anti-Covid, con disposizioni di legge e ricatti di vario genere, a una popolazione impaurita da un’informazione distorta e a senso unico, perché venisse minacciato di radiazione e bollato come un mentecatto, indegno di esercitare la professione alla quale aveva dedicato anni di onorato servizio. Quei tempi sono ormai passati (ma non del tutto, basta vedere quanti scervellati portano ancora  la mascherina, magari sedendo da soli in auto su una strada deserta), ed ecco che, in circostanze e contesti del tutto diversi, il gioco si ripete. Adesso la nuova emergenza è la guerra. Draghi, a suo tempo, dopo averci detto che a non vaccinarsi si muore e si fa morire, ci aveva spiegato che per ottenere la pace bisogna fare la guerra. Quindi, a dispetto dell’art.11 della Costituzione, bisogna mandare armi a Zelensky per fermare quel cattivone di Putin e costringerlo al  ritiro delle sue truppe dal territorio ucraino, brutalmente invaso per una perversa volontà di potenza. In nome della Democrazia e dei Valori dell’Occidente si doveva rinunciare al gas russo, anche a costo di dover rinunciare all’aria condizionata in estate e al riscaldamento in inverno. 

Pochi hanno fatto una piega davanti all’una e all’altra panzana. Draghi è un grande statista, guai a parlar male di lui, anche quando dice le più grandi scemate. Il suo governo si schierò subito con i paladini più oltranzisti della Nato e degli Stati Uniti. Il governo Meloni è forse addirittura andato oltre, e si capisce bene il perché. Bollata fin dall’inizio come un personaggio pericoloso, a causa  delle sue presunte ascendenze fasciste, testimoniate da quella fiamma tricolore che caparbiamente si rifiuta di espungere dal simbolo del suo partito, la Giorgia ha dovuto fin da subito dimostrare la sua adesione alla linea di quei potentati che pretendono di essere il baluardo dei più nobili principi etico-politici. E’ paradossale, ma è proprio così. Di solito i fascisti vengono considerati come guerrafondai. Ora invece per non essere considerati fascisti bisogna inneggiare alla guerra, inviare armi a uno dei contendenti, incensare un burattino che si atteggia a eroe senza perdere occasione di pavoneggiarsi in tuta soldatesca non solo durante gli incontri ufficiali con gli esponenti dei Paesi che lo sostengono, ma anche in contesti mediatici e spettacolari (abbiamo corso il rischio di vederlo anche a Sanremo), mentre il suo popolo è ridotto a carne da macello. E’ il mondo alla rovescia.

Ebbene, come ai tempi del Covid, anche ora c’è qualcuno che non ci sta. E come ai tempi del Covid chi dissentiva dalla linea ideologica dominante veniva censurato con lo stigma di “no vax”, così adesso chi si permette di sollevare qualche dubbio sull’opportunità di continuare a mandare armi all’Ucraina  e di proporre nuove sanzioni contro la Russia viene immediatamente additato quale amico di Putin e  nemico dei valori democratici. L’anno scorso il “Corriere della sera” arrivò addirittura a sbattere in prima pagina i nomi e le foto di coloro che, a suo dire, parteggiavano per Putin. Poco importava se dicevano di condannare l’invasione, di non approvare i metodi dittatoriali del “monarca” russo. Poco importava se cercavano soltanto di dimostrare pacatamente che il sostegno armato all’Ucraina, anziché favorire una rapida soluzione pacifica del conflitto, poteva soltanto renderlo più atroce e più lungo (come infatti ormai si sta rivelando).Poco importava se spiegavano come la guerra della Russia contro l’Ucraina minacciava di diventare, per Putin ma anche per la Nato (e quindi per gli USA e per l’Europa) una guerra esistenziale; e che Putin non può permettersi di essere sconfitto, se non vuole fare una brutta fine e magari vedere la Federazione Russa andare in frantumi; cosicché il rischio del ricorso alle armi nucleari  diventa sempre più consistente. Niente da fare: se non vuoi che si mandino armi e si decidano sanzioni sei un vile putiniano, sei un fascista come Putin e il suo battaglione Wagner. Se poi ti azzardi a dire che, in realtà, i fascisti sono gli ucraini del battaglione Azov, quelli che inalberano spudoratamente svastiche naziste e altri simboli inequivocabili, ti si risponde che no, le cose non stanno così, perché quei simboli sono soltanto il retaggio di antiche tradizioni etniche, nulla più che qualcosa di folcloristico. Capito? La fiamma tricolore di Fratelli d’Italia, un partito che ha esplicitamente rinnegato l’ideologia fascista, a dispetto delle sue origini, è un segnale pericoloso (patetica la Segre, quando invitò la Giorgia a disfarsene: non basta essere stata una perseguitata per permettersi di dettar legge in casa d’altri), invece i gagliardetti del battaglione Azov, i cui capi non hanno mai abiurato i loro princìpi, sono soltanto folclore. Mi chiedo come si possa aver la faccia tosta di proferire enormità come queste.

I grandi giornaloni nazionali fanno a gara a chi è più anti-Putin e filo-Nato. Le notizie dal fronte di guerra riecheggiano la propaganda di uno solo dei due contendenti, il blocco dei Paesi che pretendono di difendere i  cosiddetti valori dell’Occidente. Tutto il bene è di qui, tutto il male è di là. Putin è un efferato dittatore, Zelensky un sincero democratico, anche se ha messo al bando tutti i partiti dell’opposizione, fatto chiudere giornali, oscurato le trasmissioni di notiziari non allineati. Si è sostenuto fino a ieri che forse è stato Putin a sabotare il gasdotto Nordstream (come quel marito che per protestare contro la moglie chiacchierona si tagliò la lingua), e c’è chi lo ripete ancora, quando ormai è assodato, grazie a testimonianze irrefutabili, che la responsabilità è di Biden. Si continua a ripetere che Putin è un terrorista, dimenticando che la morte di Maria Dughina, caduta vittima di un errore, perché il vero bersaglio era il padre Aleksandr, filosofo e ideologo del regime, può essere solo attribuita governo Zelensky (gli USA l’hanno chiaramente disapprovata).I massacri sono solo quelli perpetrati dai russi, non quelli delle truppe ucraine nei territori dei separatisti. E via di seguito.

Sul “Corriere della sera” i più accaniti sostenitori della guerra a oltranza, nel nome dei valori occidentali, sono due prestigiosi editorialisti come Angelo Panebianco e Ernesto Galli della Loggia. Devo confessare di averli spesso avuti in simpatia. I casi sono due. o non avevo capito niente di loro fino ad ora, e sono loro a essere sempre stati così, oppure sono cambiati. Se è vera la prima ipotesi, ho commesso lo stesso errore in cui sono incappato giudicando, prima dell’epoca Covid, Ilaria Capua come una persona di grande valore  (e mi vergogno di averla paragonata, stupidamente, a Ipazia: più idiota di così non potevo essere). Nel suo ultimo editoriale Galli della Loggia supera davvero sé stesso: dice che chi si oppone all’invio di armi e alle sanzioni, assumendo una veste di pacifista, è figlio di quell’ideologia che in Italia, nel passato, fu propria di un certo cattolicesimo antiamericano e di un certo comunismo filosovietico, entrambi ostili alla democrazia liberale, al mercato, al capitalismo. Chi è filo-Putin (e quelli che non vogliono mandare armi all’Ucraina, insistendo per soluzioni diplomatiche, sono filo-Putin, come chi era contro i “vaccini” Pfizer era un “no vax”) è un  attardato esponente di quei vecchi modi di pensare. 

Ma non è vero affatto che, come ha detto quel tale, con l’implosione dell’URSS e il fallimento del sistema comunista la Storia sia finita con il trionfo dell’unico modello possibile, la cosiddetta democrazia liberale. Una democrazia liberale, tra l’altro,  fragilissima proprio nella difesa di quei princìpi su cui pretende di fondarsi, come s’è visto in epoca Covid, quando un po’ dappertutto i diritti di libertà  proclamati a gran voce nelle costituzioni sono stati spesso gravemente conculcati. E che dire del capitalismo visto come sinonimo di economia di mercato? Ora che l’economia dei piani quinquennali ha dimostrato di essere un fallimento, non è sbagliato, anche da parte di chi non ha mai guardato con simpatia a quel modello e non ha mai amato neppure l’antiliberalismo di certo cattolicesimo,  fare i conti con il modello del sistema vincente. In particolare, è bene saper distinguere mercato e capitalismo, e sottolineare come il capitalismo è sempre stato connivente con lo Stato, in un rapporto di reciproci favori: con il risultato di un assetto sociale che, entrato in crisi anche il modello socialdemocratico, sta portando all’arricchimento spropositato di pochi potentati economici, all’assottigliamento della classe media, a un impoverimento generale. Il rimedio? Tassare, tassare tassare!

E della NATO, che dire? Quando la potenza della Russia sovietica era un autentico pericolo, era ragionevole sostenere un’alleanza difensiva capace di contenerla. L’Europa aveva tutto l’interesse a ripararsi sotto il suo ombrello. Ma dopo l’implosione dell’URSS, che motivo c’era di rafforzarla e di spingere la sua presenza fino a lambire i confini di una Russia ormai slegata da quelli che un tempo erano i suoi Paesi satelliti, tutti divenuti ormai svisceratamente filo-occidentali? Non era il caso, invece, di imbastire un rapporto amichevole con la Russia post-sovietica, senza per questo condividerne tutte le scelte politiche e ideologiche, per contenere il vero pericolo, quello della Cina, la potenza emergente che può davvero mettere in crisi l’egemonia degli Stati Uniti, e quindi anche gli interessi dei loro alleati di sempre? Invece, che cosa si è fatto? Tutto il contrario. Ma una Russia accerchiata poteva vedersi costretta a finire nelle braccia della Cina, come infatti sta capitando. Russia e Cina insieme, magari con il beneplacito dell’India e la condiscendenza di Paesi come il Sudafrica e il Brasile, sarebbero davvero un pericolo da far tremare le vene e i polsi. La politica degli USA, che mira a indebolire Russia ed Europa a proprio vantaggio, potrebbe alla fine portare davvero a una catastrofe mondiale irreparabile.

Che cos’abbiano che fare ragionamenti di questo genere con l’antiamericanismo cattolico dei tempi passati e l’anticapitalismo dei vecchi  militanti del PCI Panebianco e della Loggia me lo devono spiegare. 

Mi si permetta un’ultima osservazione. Ho paragonato prima l’ideologismo dell’epoca Covid all’ideologismo di ora. C’è però una differenza fondamentale. Allora i dissidenti erano una minoranza, talora combattiva, ma pur sempre una minoranza. Era abbastanza  facile prenderli a bastonate, irrorarli con gli idranti, invocare contro di essi un Bava Beccaris redivivo. Ora contro la guerra è la maggioranza della popolazione, non solo in Italia. Sono i governi a essere guerrafondai. Se a un certo punto le piazze si riempiranno di manifestanti, sarà difficile contenerli, e le scelte politiche non potranno non tenerne conto. Nel frattempo, in questo Bel Paese, il questore che annaffiò a Trieste i manifestanti pacifici, seduti a terra con il rosario in mano, è stato promosso di grado. Anche Bava Beccaris si guadagnò una medaglia dal re dopo i nefasti di quelle terribili giornate milanesi. Nella Storia, ha detto qualcuno, talora la tragedia si ripete come farsa. Sappiamo che fine fece il re, allora. Adesso nessuno farà una brutta fine. E sono contento che sia così, sia ben chiaro. Gaetano Bresci finì in galera dopo, Cospito è già al 41 bis. 

Giovanni Tenorio

Libertino

Un pensiero su “Ideologismi

  • 11 Marzo 2023 in 12:49 pm
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    Una volta Bombacci era antifascista, poi finì repubblichino. Deve essere stata la stessa parabola di certi “autorevoli” pennaioli de Il Corriere della Feccia che per ragioni opportunistiche preferiscono conformarsi alla volontà dei potenti; oscurando così un loro apprezzabile passato. Io dico loro che sono contrario all’invio di armi in Ucraina non perché sia pacifista: sarei favorevole a inviare le armi alle popolazioni del Donbass bombardate dall’esercito ucraino solo perché non vogliono più stare con i capi di quest’ultimo e nei loro confini. Sulle parole di Liliana Segre voglio essere più conciliante e considerare l’invito a togliere la fiamma come un bonario consiglio, non come un dettar legge in casa altrui. Ben peggio si espresse sulla riammissione in corsia dei medici autentici e sulle altrui similitudini con la Germania degli scorsi anni trenta. In questo caso sì che non basta essere stati perseguitati per potersi permette di chiudere gli occhi e non vedere l’oggettività e la congruenza del paragone. In situazioni del genere ci si comporta come quei personaggi ben descritti da Giorgio Bassani ne Il Giardino dei Finzi Contini. Persone appartenenti alla comunità ebraica che prendevano la tessera del Partito Nazionale Fascista illudendosi di trarne beneficio; poi arrivò il 1938. Forse Liliana Segre ha dimenticato sia il libro che il periodo.

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