Don Giovanni

Benedetto lapsus!

Troppe volte ho sbeffeggiato il povero Leporello per la sua durezza di comprendonio, ma questa volta sono io a confessare di non capire molte cose. Dovrò imparare a essere un po’ più tollerante anche con  lui. Gliene ho fatte passare di brutte, e in molti casi mi è stato davvero più amico fedele che obbediente servitore. Ma, in breve, che cosa non capisco? L’elenco supererebbe il catalogo delle mie conquiste amorose:devo limitarmi a un breve florilegio, sperando di non tediare il benevolo lettore.
Ogni anno, sul finir dell’estate, si celebra il rito del convegno a Villa d’Este promosso dallo Studio Ambrosetti. A che cosa serva non l’ho mai capito. O forse l’ho capito fin troppo: è una vetrina dove si mettono in mostra i più bei nomi (si fa per dire) della finanza, della grande industria spesso foraggiata dallo Stato, della politica. Un bello spettacolo (si fa per dire: bella è soltanto la Villa, opera di Pellegrino Tibaldi, e non di un qualsiasi Botta o Libeskind), che la TV e i giornali diffondono  sontuosamente in lungo e in largo. E alla fine che cosa resta? Nulla di nulla. E’ la fiera della chiacchiera. Quest’anno ha partecipato all’officiatura anche il Renzino, che lo scorso anno, forte del successo alle Europee, aveva snobbato l’incontro sulle rive del Lario come cosa che non lo riguardasse. Alla faccia del risparmio, anzi della “spending rewiew”, per parlare da barbari come lui, è arrivato con un elicottero di rappresentanza, di quelli che, a quanto si dice, costano in carburante 8000 euro all’ora o giù di lì. Per che cosa? Per il solito discorso da oratore tribunizio, anzi da Dottor Dulcamara che vende per quattro soldi il suo specifico miracoloso. Unico pregio: parla a braccio. Forse i suoi discorsi, a differenza di molti suoi colleghi, che non sanno spiccicar due parole quando non hanno davanti un foglio, se li prepara da sé. In compenso, il caro ministro Padoan il suo bel foglio ce l’ha davanti. E, ciononostante, il suo bravo strafalcione riesce a farlo. Dice che il debito italiano è inferiore al 3%del PIL. Quanto siamo virtuosi! Ma a me pare che il debito sia al 130%, o qualcosa di simile. Il buon uomo voleva dire disavanzo. Ma come può un illustre economista, o ritenuto tale, confondere disavanzo e debito? Un lapsus? Anche con tanto di foglio davanti? Non capisco! O forse capisco troppo bene. Mentre parla, le telecamere lo riprendono, la sua affermazione è diffusa da tutti i telegiornali. Benedetto lapsus! Quanti italiani su cento sanno distinguere debito e disavanzo? Saranno la stessa cosa, no? E così passa l’idea che siamo davvero virtuosi, e che questo governo è una benedizione di Dio. Invece, l’Italia ha le toppe nel sedere…

Giovanni Tenorio

Libertino