Don Giovanni

Criminalità organizzata

Mi è capitato più volte di leggere, su pubblicazioni ispirate al pensiero libertario, critiche alquanto vivaci contro le agenzie pubbliche cui è demandato il compito di autorizzare la commercializzazione di nuovi farmaci e di controllare il mercato dei prodotti sanitari, sospendendone eventualmente la vendita nel caso che manifestino effetti collaterali gravemente nocivi. L’argomentazione, ridotta all’ osso, si articola in questi termini: per ragioni più burocratiche che tecnico-scientifiche, le agenzie di controllo, come la FDA americana, forse la più famosa, o l’EMA europea, impiegano tempi eccessivamente lunghi per verificare la sicurezza e l’efficacia dei nuovi farmaci, che così diventano disponibili sul mercato solo dopo lunghe attese. Nel frattempo, molti pazienti che potrebbero trarne beneficio per patologie fino al momento incurabili, vanno incontro a morte sicura, mentre grazie ai nuovi farmaci, qualora fossero resi accessibili in tempi brevi, con ogni probabilità riuscirebbero a sopravvivere. Il ragionamento è stato di recente ripreso in un articolo di “Everything voluntary”, con riferimento ai vaccini che sono stati sperimentati da diverse case farmaceutiche per combattere la pandemia in corso. Anche in questo caso – si sostiene- si è indugiato troppo: se fossero stati messi sul mercato subito dopo terminata la sperimentazione, si sarebbero evitati molti decessi. L’argomentazione, che un tempo mi sembrava convincente, dopo qualche ripensamento mi appare del tutto discutibile. Premetto che di medicina e di farmacologia sono ignorantissimo. So però – e nessuno mi può smentire – che più volte farmaci dati per sicuri si sono rivelati dannosi, con conseguenze talora molto gravi. Uno dei casi più noti è quello del famigerato Talidomide, che, assunto dalle donne incinte, provocò la nascita di molti bambini affetti da terribili deformità. Come sempre capita, il lungo processo intentato contro la società produttrice si concluse con pene miti. Così come con pene del tutto inadeguate (sanzioni pecuniarie corrispondenti a poche settimane di fatturato) si sono conclusi molti altri processi per motivi analoghi, che però hanno fatto meno rumore. Io a questo punto mi metto nei panni del CEO di un grande colosso farmaceutico. Visto che siamo in tema di vaccini anti-Covid, sceglierò la maschera di Albert Bourla (nomen omen!), il CEO della Pfizer che, una volta autorizzato il vaccino dalla FDA, quando ha visto che in borsale azioni della sua società hanno avuto un improvviso aumento di valore, ha provveduto a vendere un buona quota del suo pacchetto per ragioni speculative. Evidentemente teme che il vaccino, a dispetto dei risultati sperimentali proclamati, possa riservare quanto prima qualche brutta sorpresa, nel qual caso le azioni subirebbero un tonfo. Farei esattamente la stessa cosa. E se poi il vaccino si rivela una burla, poco male. Se non è efficace, peggio per chi se l’è fatto iniettare. Se, invece, anziché una burla sarà una tragedia, a causa di effetti collaterali gravi e magari mortali, niente paura : i processi, quelli sì, si risolveranno nella solita burla:tanto più che tutti gli Stati hanno sottoscritto contratti davvero infami, che esimono le case farmaceutiche produttrici dei vaccini anti-Covid da ogni responsabilità civile e penale nel caso di danni per effetti collaterali. Un vero insulto alla civiltà giuridica. È aberrante che sia lo Stato a risarcire eventuali danni da vaccino anche con il denaro dei contribuenti che non si sono voluti vaccinare. Inoltre – e questa è la cosa più oscena – non c’è contratto, neppure nei sistemi giuridici più barbari, che possa garantire l’esenzione da responsabilità penale a chi commetta un’ azione che l’ordinamento riconosce come reato. Mettere in commercio un farmaco non adeguatamente sperimentato è un crimine colposo. Tacere di effetti nocivi di cui si ha piena contezza è un crimine doloso. Se è vero, per fare un esempio e facendo finta che sia vero, che l’Aulin, uno dei più diffusi antidolorifici, è cancerogeno, ma nessuno ne riconosce la pericolosità e ne impedisce la vendita, siamo in piena criminalità organizzata con il beneplacito dello a Stato. In somma, il problema è sempre lo stesso: non il “mercatismo”, come direbbe Tremonti, ma il peggior capitalismo che lucra enormi rendite grazie alla protezione dello Stato. Quanto al vaccino della Pfizer, sarà anche il frutto di una prodigiosa tecnologia d’avanguardia, ma non può essere testato sulla popolazione in una campagna vaccinale proclamata come sicura sulla base dei dati forniti dai produttori(s’ è mai visto un oste che parla male del proprio vino?) e magari resa obbligatoria. Lo dice il prof.Giulio Tarro. In compenso, la Chiesa di Bergoglio approva che in certi vaccini si usino come adiuvanti tessuti di feti da aborti volontari. Il fine giustifica i mezzi. E pensare che quel gesuita di Commendatore mi ha trascinato all’inferno per cose che, in confronto, sono peccatucci da nulla.

Giovanni Tenorio

Libertino

7 pensieri riguardo “Criminalità organizzata

  • Alessandro Colla

    Il problema con le Agenzie del Farmaco è che lasciano passare anni per antidoti ultrasperimentati (così nel frattempo si vendono le riserve di magazzino) e poi lasciano passare il Talidomide o i preparati cancerogeni. A me sta anche bene che non si impediscano le vendite, è meglio evitare il proibizionismo anche in campo farmaceutico. Il vero crimine è pretendere l’obbligo di essere sottoposti a trattamenti sanitari. Tra l’altro, solo perché qualche azienda deve risarcire miliardi di danni a persone trattate con il proprio prodotto scadente. Ed è il caso della Pfizer, gli compriamo il vaccino così i risarcimenti miliardari pesano sulle nostre tasche in luogo di quelle dell’azienda. Mercantilismo e non mercatismo, con buona pace di Monti, Tremonti e Con…Tonti. Si favorisce un gruppo o un settore a danno degli altri, la negazione del mercato autentico. Ho scritto negazione? Quindi negazionisti, loro sì che lo sono veramente. E’ peccato pensare che qualcuno dei grandi decisori sia sul libro – paga di certi produttori? E’ dal 2003 che non riescono a trovare il vaccino contro la Sars – Covid 1. In più di diciassette anni non ci sono riusciti e ora, miracolo bergogliano, lo hanno trovato per questa variante della Sars in meno di diciassette settimane. Sileri, che minaccia di radiare dall’ordine professionale gli operatori sanitari che non tradiscono Ippocrate, afferma che i medici obiettori hanno sbagliato mestiere. Lui ne ha sbagliati due. Come medico dimostra di credere ai miracoli laici dello scientismo al posto della ricerca scrupolosa che vuole logicamente sia usato sempre il dubbio e non il fideismo; come politico si rivela come un qualsiasi Farinacci del suo Movimento Cinque Fasci che ha sostituito la marcia su Roma con la marcia del virus. Mi auguro che Riccardo Muti esegua presto una danza macabra dedicata a questi squallidi personaggi.

  • Bourla che vende pate del suo pacchetto fa parte del gioco.

    Anche Agnelli alleggeriva quando la Fiat era un po’ troppo sopravvalutata per riacquistare quando tornava a prezzi più ragionevoli o viceversa aquistava per difendere il prezzo del titolo in momenti di calo per poi cedere in periodi migliori.

    Tutto ciò in presenza di normali movimenti borsistici, nelle psicosi da compro tutto o vendo tutto ovviamente non vale più nessuna regola.

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    Premesso che i vaccini non sono un grande affare per le multinazionali del farmaco, che campano alla grande sulle cure ripetitive ed eterne (ipertensione,diabete, tumore…), se gli stati vogliono da questi giganti qualcosa ad un prezzo equo ed accessibile (perchè questo è quanto è avvenuto), quantomeno verranno chieste contropartite (finanziamenti, malleverie…)
    e fanno benissimo, normale give-and-take del mondo degli affari.

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    Ma non dovrei essere io qui il più scettico se non eretico sulla presunta funzione del mercato?

  • Alessandro Colla

    Quello che viene accordato con favori legislativi non è il mercato ma il suo contrario. Vale anche per la famiglia Agnelli ma un conto sono i giochetti di borsa ordinari, un altro quelli basati sul terrore e sulla corruzione più sfacciata. Se i vaccini non fossero un grande affare per le industrie del farmaco non si spiega la loro pressione affinché essi vengano adottati; in questo periodo, tra l’altro, con fretta sospetta. E a giocare in borsa, che strano, c’è anche la famiglia Gates che è nota azionista Pfizer. Qualora i vaccini non fossero veramente un affare, le industrie farmaceutiche smetterebbero semplicemente di produrli. La Pfizer deve risarcimenti miliardari alle proprie vittime e ai loro parenti. Glieli stiamo pagando noi comprando il suo vaccino con i soldi pubblici ma questo non sembra impensierire i noti sostituti procuratori, italiani e non, che imperversavano quando si trattava di cambiare governi non graditi alla loro corporazione. Ora che maggioranza e opposizione sono d’accordo nella narrazione terroristica grazie alla partecipazione agli introiti da farmaco e da vaccino, per loro lo spazio si è ristretto. Attenderanno tempi migliori per tornare alla dittatura giudiziaria momentaneamente sostituita da quella pseudosanitaria.

  • Chissà perchè una multinazionale dovrebbe produrre vaccini per pandemia se non in presenza di filantropi o stati che gli garantiscano il deretano blindato. Spese enormi di ricerca col rischio di non farcela e la quasi certezza che il morbo se ne andrà in 18-24 mesi dopo 2-3 ondate, come quasi tutte le pandemie. Davvero un bell’affare: a parte un ritorno di immagine, non vedo altre motivazioni (certo che poi premono per la approvazione: dum Romae consulitur Saguntum expugnatur; il prossimo anno poi potrebbe anche non essere più necessario nulla).

  • Alessandro Colla

    Quindi è morale che gli stati “filantropicamente” garantiscano le multinazionali con una politica mercantilistica in tipico stile colbertiano. In passato le spese di ricerca sono state premiate contro poliomielite, difterite, vaiolo e altro. Se c’è la certezza che il morbo se ne andrà comunque (anche in meno di diciotto mesi) che senso ha da parte del legislatore allestire tutta questa manfrina? Ritorno di immagine elettorale? Purtroppo sì, anche se spero sia a rischio. Il motivo reale mi sembra di averlo espresso: i miliardi di risarcimento che la Pfizer deve ai propri clienti li paga il contribuente. In realtà è già da ora che l’unica cosa necessaria è il nulla. Costa meno pagare la campagna elettorale a un numero ristretto di politici che risarcire direttamente un numero notevolmente superiore di clienti. La “virata” di questi ultimi undici mesi non si chiama diffusione né confusione, semplicemente corruzione.

  • Che sia morale che gli stati garantiscano le multinazionali lo dice il solito Colla, io dico che così è se vi pare.

    E poi basta con ste uscite ad effetto, siete peggio dei vecchi extraparlamentari marxisti: quelli stavano sempre a dire che il vero comunismo non c’era a causa dello stato oppressore; voi a dire che il vero mercato non c’è perchè è mercantilismo colbertiano drogato dallo stato oppressore. Comodo rifugiarsi nell’iperuranio, vero? Aspettiamola questa caduta dello stato oppressore, ma intanto la realtà è un’altra e bisogna farci i conti.

    Compitino per domani: ripassare la differenza tra malattia endemica e malattia pandemica.

  • Alessandro Colla

    I compitini li assegnano coloro che si sentono in cattedra. Io non sono in cattedra ma se debbo stare dall’altra parte, prima mi scelgo il docente. In ogni caso sono proprio quelli che la pensano come me a ritenere più endemica che pandemica l’attuale patologia dal momento che, specialmente nella prima fase, ha colpito più la Lombardia e l’Emilia che il resto della penisola. Così come ha colpito solo la provincia di Wuhan e non l’intera Cina. Ognuno può dire così è se vi pare ma non è detto che il così è debba necessariamente essere approvato. Nessuno ha chiesto alle multinazionali di produrre alcunché di inutile, se proprio vogliono produrlo non vedo perché debbano farlo con i soldi miei. A meno che il così è che vi pare non sia piazzato lì per giustificare tutto. Ad esempio ci si può chiedere perché si pretende che il tiranno non debba servirsi della polizia per mantenere il suo privilegio, quella polizia che gli consente di avere la sua figura blindata e quindi sicura. Uno può affermare di non aver mai detto che sia morale ma così è . Ebbene, così non dovrebbe essere. Se non si prende posizione è inutile lamentarsi se chi invece la prende fa notare la cosa all’ignavo. Quanto alle similitudini, il consiglio è ripassare il metodo speculativo. Lo stato oppressore non limita il comunismo ma lo facilita, quindi se l’ultramarxista si lamenta dello stato è solo un imbecille analfabeta che non capisce che più c’è marxismo più c’è stato e più c’è stato più ci si avvicina al comunismo. Se si sostiene che più ci sono latrine a cielo aperto e meno ci sono malattie, vuol dire che è meglio tornare alla scuola per l’infanzia ma non come insegnanti. Il liberista ha ragione a lamentarsi dello stato perché non lo vuole. Lo statalista che non vuole lo stato è come il sedicente liberista che non vuole la libertà. Vero comunismo e stato oppressore sono la stessa cosa, liberalismo e mercantilismo sono due cose antitetiche. Fingere di non capirlo o di non saperlo è comportamento analogo a quello dei vecchi extraparlamentari marxisti. Chi ha mai sostenuto che non si debbano fare i conti con la realtà? E proprio perché questa realtà non piace che si portano avanti, nei propri limiti, idee alternative. Che dovevano fare gli ebrei negli anni trenta? Accettare la realtà senza difendersi perché tanto così è? Il vero mercato non c’è perché il mercantilismo è la sua antitesi, questo è ciò che corrisponde ai fatti. Se da qualche parte il comunismo completo non sono riusciti a realizzarlo, il merito è stato dell’economia sommersa; altro che stato oppressore che l’avrebbe impedito. In Cambogia, a suo tempo, l’economia sommersa non c’è stata e lì il comunismo si è realizzato in pieno. Il mercantilismo colbertiano non è drogato dallo stato oppressore, sono lo stato oppressore e il mercantilismo colbertiano a drogare il mercato. Le opposizioni a un sistema non sono tutte uguali, non hanno le stesse motivazioni né gli stessi fini. Soprattutto non sono automaticamente sovrapponibili come se fossero specchi di una stessa immagine. Quale iperuranio, quale rifugio? E quali uscite a effetto se si ribadiscono soltanto concetti ormai secolari? Ci si sta opponendo a ciò che si ritiene inaccettabile, così è se vi pare possiamo dirlo tutti; diverso è accettarlo solo perché “è”. O meglio “esiste”, che è cosa diversa. La comodità è quella di “aspettare questa caduta” senza un minimo di opposizione anche solo teorica, quasi a giustificare la realtà stessa e chi la tiene indebitamente in pugno con la forza. Forse negli scorsi anni quaranta le brigate ebraiche dovevano “aspettare” e quindi sciogliersi? I partigiani dovevano aspettare la morte di Mussolini per vecchiaia? Ci può essere una “compitino” alternativo per autodidatti: studiare tutti quei pensatori che non hanno mai confuso il mercantilismo con il libero mercato e che ne hanno onestamente sottolineato le reciproche contrapposizioni. Ad esempio Locke, Voltaire, Tocqueville, Spencer, Bastiat, Say, Menger, Mises, Leoni, Ricossa, Rothbard, De Soto, Vargas Llosa e pazienza se ho dimenticato le altre centinaia. Ma forse erano tutti rifugiati nell’iperuranio e similari a Mario Capanna.

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