Le leggi fondamentali della stupidità umana

Nell’arguto saggio di “Le leggi fondamentali della stupidità umana” l’illustre e compianto storico dell’Economia Carlo Maria Cipolla dimostra che gli stupidi sono il peggior flagello dell’umanità, perché la loro logica è incomprensibile e quando sono al governo fanno più danni dei banditi. In più, oltre a danneggiare gli altri, danneggiano anche sé stessi.

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Legittima difesa

Fra poco assisteremo a un’altra rissa che vedrà ancora schierati da una parte Salvini e la sua Lega, dall’altra la magistratura, per bocca dei suoi esponenti più combattivi e politicizzati. Per ora se ne colgono soltanto le avvisaglie, ma aspettate che lo sgangherato governo in carica abbia superato lo scoglio della Finanziaria e, a meno di clamorosi capitomboli, la tormentosa questione si porrà in tutto il suo aspetto dirompente. Intendo dire quella della legittima difesa.

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Magistratura e democrazia

Sogno un sistema dove i giudici sono arbitri privati e i pubblici ministeri non esistono. Niente democrazia, ancora una volta mercato e solo mercato. Le agenzie giudiziarie che lavorano meglio e si dimostrano più imparziali saranno premiate, le altre dovranno chiudere. Le parti in lite potranno scegliere di comune accordo, tramite i loro avvocati, l’agenzia che ritengono più affidabile.

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Viva l’anarchica Antigone!

Anche i nemici più efferati, quando sono morti, meritano pietà. Fu un atto deprecabile gettare in mare il cadavere di Osama bin Laden, quando il terrorista che era stato la mente dell’attentato alle Torri Gemelle di New York fu catturato e ucciso. La pietà per i morti, anche quelli che in vita si sono macchiati dei crimini più orrendi, trascende addirittura l’amore per il nemico insegnatoci da Cristo, perché costituisce da sempre il discrimine fra umanità e ferinità. E’ l’autorità tirannica dello Stato a ordinare di non seppellire i morti che sono stati nemici della patria. Inevitabile: è l’esistenza del nemico a giustificare lo Stato; quindi il nemico va esecrato e dileggiato anche da morto.

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