Don Giovanni

Cui prodest?

Attacco terroristico dell’Isis a Mosca: operazione dei servizi segreti russi sotto falsa bandiera? Qualcuno lo pensa, e la cosa in astratto non ha proprio niente di inverosimile. Allargando un pochino il concetto, così da comprendervi tutte quelle operazioni che, senza consistere in un’azione  diretta di sabotaggio della quale riversare   la responsabilità su soggetti nemici del sistema (o additati come tali) , vengono date in appalto a questi soggetti stessi, o  si limitano a favorire, quando non addirittura a promuovere, disegni macchinati autonomamente da altri, sempre al fine di sfruttarne le conseguenze a proprio vantaggio, non sarebbe la prima volta. C’è ancora qualcuno così ingenuo da credere che l’attacco alle Torri Gemelle, con quel crollo che fa a pugni con tutte le leggi della fisica classica, sia stato messo in atto da terroristi sfigati che sapevano a malapena manovrare un aquilone, violando lo spazio aereo del Paese più potente del mondo, sottoposto a rigidissimi controlli? C’è ancora qualcuno disposto a credere che l’attacco di Hamas contro Israele dell’ 7 ottobre abbia colto alla sprovvista un governo ignaro di quanto si stava preparando, quando invece è risaputo che da giorni riceveva avvertimenti in proposito da parte dei servizi segreti di Paesi amici? E che dire, per passare dalla cronaca alla Storia, dell’attacco dei giapponesi a Pearl Harbour? Ormai tutti dovrebbero aver chiaro che se ne aveva contezza, e non si fece nulla per sventarlo. Di fronte a un’opinione pubblica che avversava l’intervento degli USA nella guerra contro la Germania di Hitler, il governo di Roosevelt aveva bisogno di una forte motivazione per indurre il popolo a cambiare idea e a sostenere la partecipazione diretta al conflitto. Allargando ancora un pochino, si potrebbe includere anche la manipolazione di dati e documenti ufficiali, con lo scopo di causare reazioni che mirino all’obiettivo di scatenare conflitti anche di enormi dimensioni. Si pensi alla Guerra Franco-Prussiana del 1870. Il problema che era sul punto di provocarla era ormai di fatto risolto: il principe Leopoldo di Hohenzollern Sigmaringen, proposto da Bismarck come successore al trono di Spagna ma avversato da Napoleone III, aveva ufficialmente rinunciato all’offerta. Bismarck, che voleva lo scontro armato con la Francia, manipolò il contenuto del famoso “dispaccio di Ems” con cui il re Guglielmo I di Prussia rinunciava ufficialmente a sostenere la candidatura di Leopoldo, in modo da renderne il contenuto gravemente offensivo per il governo francese.  Fu la scintilla che fece deflagrare il conflitto da cui sarebbe nata la Germania moderna, quella imperiale del Secondo Reich.

Tornando a noi: se in astratto si può pensare a un’operazione russa sotto falsa bandiera, ancora una volta vale la pena di domandarsi: cui prodest? Putin ha sempre vantato il merito di aver saputo garantire la sicurezza interna della Federazione Russa, messa in grave pericolo al tempo dei traballanti e corrotti governi di Eltsin. Anche la sua ultima campagna elettorale, conclusasi con un trionfo alle urne di là di ogni attesa, ha puntato su questo aspetto. Un attacco terroristico così disastroso come quello subito pochi giorni fa toglie credibilità al suo autocompiacimento di saper garantire l’ordine pubblico, in un momento in cui ha più che mai bisogno di mantenere il consenso tributatogli dagli elettori, per condurre il conflitto armato contro l’Ucraina  – di fatto contro la Nato – a una vittoria trionfale: senza improvvisi inasprimenti dello scontro armato, ma proseguendo nella strategia di avanzamento tanto graduale quanto inesorabile verso Odessa e forse anche verso Kiev, mentre le forze avversarie sono ormai del tutto logorate, per non dire annientate. A meno che la politica criminale dei Macron e dei Sunak non prenda piede, con l’invio in Ucraina di unità combattenti, che trasformerebbe ufficialmente lo scontro Russia-Ucraina in un conflitto Russia-NATO, cioè nella Terza Guerra Mondiale. 

Ma la Terza Guerra Mondiale è proprio quello che Putin non vuole. Non la vogliono neppure i popoli dell’Europa. Non la vuole neppure il popolo americano. La vuole, forse senza rendersene ben conto, uno squilibrato come Zelenski, che non può ammettere di essere stato sconfitto, continuando a pretendere un impegno sempre più massiccio da parte dell’Europa e degli USA nell’invio di armi. Certe armi sofisticate, però, come i missili Taurus, abbisognano, per il loro impiego, di tecnici specializzati. Deve metterli a disposizione chi le fornisce.In Ucraina per questa bisogna ci sono già soldati inglesi, e non solo, quindi contingenti di Paesi che fanno parte della NATO. Se qualche missile Taurus, di proposito o per sbaglio, colpisse in profondità il territorio russo, magari in prossimità di Mosca o di San Pietroburgo, sarebbe la scintilla che fa deflagrare la polveriera. In base al diritto internazionale Putin sarebbe legittimato a colpire le fabbriche degli ordigni che devastano il suo territorio. I missili Taurus sono fabbricati dall’italiana Leonardo, il cui amministratore delegato è quel Cingolani che, per lavarsi la coscienza nera di mercante di cannoni, ha offerto un lauto assegno in beneficenza a Santa Romana Chiesa, prontamente rifiutato dal signor Bergoglio (ogni tanto l’abusivo occupante del soglio di Pietro ne fa qualcuna giusta). La Leonardo potrebbe essere un bel bersaglio dei missili russi. Anche Sigonella, da cui partono i droni che raccolgono sul Mar Nerto i dati relativi alla flotta russa, per comunicarli all’Ucraina. C’è da farsi venire la pelle d’oca.

Detto tutto questo, un allargamento del conflitto fino a farlo esplodere in una guerra mondiale prodest piuttosto a Zelenski e ai criminali che continuano a sostenerlo, costi quel che costi. Siamo di fronte a un conflitto esistenziale. I veri contendenti sono Russia e NATO. Nessuno dei due può permettersi di perdere. La Russia, se le cose rimangono così, ha già vinto. La NATO ha perso, a meno che le cose non rimangano più così. Un bell’ attentato a Mosca che innervosisca il governo di Putin e lo induca, riversandone la responsabilità              sull’ Ucraina e i suoi alleati, ad aumentare l’intensità delle operazioni belliche fino al confronto diretto non solo con le armi ma anche con le truppe NATO sarebbe come il cacio sui maccheroni. Basta procurarselo, questo cacio. Gli ingredienti sono disponibili…

Siamo ridotti al punto di sperare nell’elezione di Trump a presidente USA. E’ l’unico che, se mantiene le promesse, può porre fine al conflitto, con buona pace della NATO e dell’Europa, che non ha mai amato. Chi l’avrebbe detto, solo qualche anno fa? Come diceva Pirandello, tante cose non hanno bisogno di essere verosimili perché sono vere.

Giovanni Tenorio

Libertino

6 pensieri riguardo “Cui prodest?

  • Alessandro Colla

    Abito a pochi kilometri di distanza dalla Leonardo…!

  • Mi sa che quel crollo fa a pugni solo con le leggi della fisica DA MATURITÀ classica.

  • Quel crollo è stato giudicato improbabile da 5000 ingegneri di tutto il mondo. Anche loro avranno il diploma di Maturità Classica.

    • Improbabile, non impossibile. Molti incendi causano il collasso, altri no: su YT c’è una vasta documentazione. Certo Giulietto Chiesa (liceo classico – RIP) fece il suo bel cherry picking…

      5000 ingegneri (molti dei quali neppure edili e se non eserciti si sa quanto può valere il titolo) sono comunque davvero pochini rispetto alla totalità degli ingegneri del mondo. Peccato che i complottardi non abbiano trovato 1 – dico 1 – esperto in demolizioni controllate da arruolare nella loro armata.

      Poi qualcuno mi spieghi il senso di demolire due edifici “on stage”, dopo averli già colpiti con aerei e quindi irrimediabilmente danneggiati (a meno che gli aerei fossero solo ologrammi, ho sentito paventare anche questa str…)

      Ne han colpiti 2, ma ne hanno spianati 7, bastava attendere.

  • Penso che l’ipotesi del crollo come conseguenza indesiderata del danneggiamento sia compatibile con il profilo di un governo talmente inetto da organizzarsi per costituire il consenso per l’imminente intervento in Medio Oriente a costo di tollerare, in modo opportunistico, la possibilità di esporsi ad attacchi terroristici. Il crollo potrebbe essere stato un effetto collaterale (cedimento per instabilità euleriana della struttrua compromessa) non valutato. Più sospetto è invece il fatto che il secondo aereo si sia potuto schiantare 17 minuti dopo il primo, quando un caccia militare in 5 minuti poteva decollare e abbatterlo (era una procedura standard anche nel 2001).

    • Non escludo certo che cia e apparati deviati del deep state fossero a conoscenza del piano e abbiano lasciato fare per i loro scopi reconditi. La mancanza di intervento fu attribuita mi pare ad una “strana” esercitazione prevista proprio quel giorno. Gli elementi del mistero dunque ci sono tutti.

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