Flat tax: molto rumore per nulla

Continuo a pensare che se Adamo ed Eva rinunciarono al Paradiso Terrestre, mangiando la fatidica mela dietro suggerimento del Tentatore, qualche buona ragione dovevano averla. Forse il Paradiso non era proprio un Paradiso. Vi si aggiravano nudi, oziosi, come bambinoni. Potevano mangiare tutti i frutti, fuorché quello proibito, non avevano bisogno di lavorare. Che noia, amici miei! Se non si conosce la Scienza del Bene e del Male non si matura più, si rimane nudi senza vergognarsene. Meglio farne una grossa. Uno sberleffo al Padre Padrone, e si viene cacciati. Si diventa come lui, conoscitori del Bene e de Male. Persone responsabili.
Valerio Onida (che continuo a stimare per la limpidezza della scrittura e la saldezza argomentativa) crede che la Socialdemocrazia sia un Paradiso Terrestre, che sarebbe delittuoso abbandonare. La Costituzione più bella del mondo ne è la massima incarnazione, sotto gli auspici di quel Giorgio La Pira che chiedeva, in sede costituente , un superamento dei principi “liberali” dell’89 in nome dei principi “sociali”: dalla libertà formale alla libertà sostanziale, grazie alla corposa presenza dello Stato come supremo regolatore e arbitro dell’Eguaglianza nella Libertà.
E se a un certo punto ci si accorgesse che il Paradiso socialdemocratico non è poi così Paradiso? Che i costi (in termini di tassazione) diventano così proibitivi da fornirci sì ogni servizio (magari scadente) ma costringerci anche ad andare in giro nudi? Che ci rende tutti irresponsabili, perché tanto c’è il Padre Padrone a provvedere? Che è una gran noia trovarsi la pappa fatta dalla culla alla tomba? Che uno a istruirsi e a curarsi potrebbe anche pensarci da solo? Che forse sarebbe meglio buttare tutto per aria, andando a vivere altrove? Fare come Caino e i suoi discendenti, che si rimboccano le maniche, costruiscono città, danno vita ai commerci, fanno rifiorire il mondo, fottono ch’è un piacere, al punto che il Padre Padrone si stizzisce, si pente di avere fatto l’uomo e manda il Diluvio?

Forse è proprio questo che teme Onida: se si toccasse la Costituzione, ritornando ai principi dell’89, potrebbe arrivarci addosso qualcosa di peggio del Diluvio. La società si sfascerebbe. Prevarrebbe l’individualismo egoistico. I ricchi schiaccerebbero i poveri. Il mercato selvaggio porterebbe a nuove schiavitù. Trionferebbe l’Anarchia del Maligno.
E se invece fosse tutto al rovescio? Se l’Anarchia del Maligno, che richiede un forte senso di responsabilità, fosse molto meglio della tranquillità soporifera e bambinesca offerta dal Padre Padrone? Se si mangiasse il frutto proibito? Se si avesse il coraggio di gettare alle ortiche la Costituzione?
Perché, a quanto dice Onida -confermando, da “sinistra” quel che da “destra” hanno sempre sostenuto Ostellino e Panebianco, la Costituzione è socialdemocratica, quindi rende impossibile ogni politica che, pur rimanendo nell’ambito della democrazia liberale, si ispiri a principi opposti.
I principi cui vorrebbe richiamarsi la cosiddetta “Flat Tax”, un’imposta unica del 25%, su redditi, patrimoni e consumi, che l’Istituto Bruno Leoni in questi giorni ha proposto, suscitando un vivace dibattito. A quanto pare, sarebbe incostituzionale, perché verrebbe meno al dogma della progressività impositiva, per due ragioni: innanzitutto prevede un’imposta uguale per tutti, proporzionale ma non progressiva, e le detrazioni concesse agli imponibili più bassi non basterebbeno a rendere operativo, se non in modo assai attenuato e più formale che sostanziale, il principio costituzionalmente sancito della progressività; in secondo luogo l’estensione dell’imposta ai consumi introdurrebbe di fatto una progressività negativa, in quanto ricchi e poveri pagherebbero una medesima aliquota del 25% (sotto forma di IVA) anche per i beni di prima necessità, la cui utilità marginale è più alta per i meno abbienti e più bassa per i benestanti (per il povero Lazzaro le briciole che cadono dalla tavola del ricco Epulone sono preziosissime; per Epulone sono spazzatura). Si aggiunga che la proposta dell’Istituto Bruno Leoni, se prevede un più alto carico fiscale per il servizio sanitario a carico dei redditi più elevati, consente a chi lo desideri e ne abbia i mezzi di recedere dal servizio sanitario pubblico e di provvedere alla tutela della propria salute sottoscrivendo polizze assicurative private (che potrebbero garantire un servizio più efficiente e di più alto livello). Anche questo sembrerebbe urtare il principio dell’Eguaglianza. In somma: se a tutti possiamo garantire pane e marmellata, chi può comperarsi pane e cioccolato deve fare il piacere di mangiare anche lui pane e marmellata. Anche se rimane vero che comperandosi pane e cioccolato non ruberebbe niente a nessuno.

Cari amici,sapete che vi dico? Tutto questo ciacolare mi stucca. Molto rumore per nulla. A me non pare che la “Flat Tax” sia degna di tanta reverenza da suscitare un dibattito a così alto livello. Prima di tutto non è vero, come sostengono i suoi sostenitori, che renderebbe schiavi dello Stato al 25% anziché al 50% e più, com’è ora. Vista l’estensione dell’aliquota anche all’imposta sui consumi si arriverebbe, fatti tutti i calcoli, a una pressione fiscale complessiva del 39%*. Non si è più nelle condizioni degli Iloti di Messenia sudditi di Sparta, di cui parla Tirteo**, ma neppure se n’è tanto lontani. Poi continuo a pensare che la prima cosa da fare sarebbe tagliare drasticamente la spesa, e solo in un secondo momento, o tutt’al più contestualmente, tagliare le imposte. Altrimenti si corre il rischio di avere un minor gettito e veder crescere il debito pubblico, non solo in percentuale rispetto alle entrate, ma anche in valori assoluti, perché le spese non coperte dalle entrate dovrebbero essere pagate facendo nuovo debito. Si dice: minor imposizione produce aumenti di produzione, che si traducono in gettito fiscale più cospicuo.Tutto da dimostrare. E se così non fosse? Sono tutte congetture, anche se sorrette da una buona dose di ragionevolezza. Può sempre capitare l’imprevisto, che manda tutto a catafascio.
E poi. ammettiamo pure che la “Flat Tax” produca una così vorticosa ripresa produttiva da trasformare chi ha le toppe nel culo in un Paese di Bengodi, e fruttare all’erario una disponibilità finanziaria da leccarsi le dita. Che cosa pensate che ne farebbero? Chi penserebbe a tagliare le spese e ad abbassare il debito? Non si è riusciti a farlo in anni di vacche magre, quando le necessità di risparmio erano impellenti (ricordate che fine hanno fatto Cottarelli e compagni, con la loro famigerata “spending review”?), figuratevi se lo faranno in tempi di vacche grasse. A spendere e spandere, ricominceranno.
No, la “Flat Tax” lasciamola alle anime candide dei fautori dello “Stato minimo”: quelli che non hanno ancora capito che lo”Stato minimo” tende a diventare massimo (lo ha ben spiegato David Friedman). A noi anarchici, per combattere lo Stato, massimo o minimo che sia, rimangono due armi che, se usate in massa, pur essendo non violente hanno un effetto micidiale: la renitenza alla leva in tempo di guerra e l’evasione fiscale in ogni tempo.

* Vedi l’articolo di Silvano Campagnolo su “Movimento Libertario”, luglio 2017:” 25% per tutti. La proposta dell’Istituto Bruno Leoni e considerazioni critiche”.
** Tirteo era un poeta elegiaco, al servizio di Sparta come generale contro la rivolta dei Messeni. Ecco cosa dice: “Come asini affaticati da pesanti basti, costretti da una terribile necessità, essi (i Messeni) consegnano ai padroni la metà di tutti i prodotti agricoli” (Fr.25 Gentili-Prato). Non è che le condizioni del contribuente odierno siano molto differenti.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

2 pensieri riguardo “Flat tax: molto rumore per nulla

  • 28 luglio 2017 in 8:52 am
    Permalink

    Mi sembra fu Cioran a sostenere che l’aver voluto a tutti i costi assaggiare il frutto proibito era dovuto alla noia che i due abitanti di allora dell’Eden dovevano provare. Ma se in un posto ci si annoia, tanto paradisiaco non deve essere. Forse in quello celeste c’è più gente, più dialoghi diretti col proprietario (no, senatore Berlusconi, non mi riferisco a Lei), più corali polifoniche, più cetre, più trombe angeliche. Se però a queste ultime sarà vietata l’esecuzione del secondo atto della verdiana Aida, allora conviene ricogliere il frutto dell’Eden. Un Paradiso è tale se autenticamente libero.

    Risposta
  • 31 luglio 2017 in 10:29 am
    Permalink

    Recenti vicenede mi inducono a ricommentare. I proventi delle tasse vanno a lor signori in varie forme, una delle quali è il cinque per mille. Incapaci di gestirlo, vorrebbero rimettere il secchio nel pozzo. Il responsabile amministrativo di Forza Italia chiede il ritorno al finanziamento pubblico: alla faccia della rivoluzione liberale. Che forse, in nome dell’animalismo, diventerà ri…belare. Con una sola “bi”.

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *