Passato e presente

Chi guarda ai primi anni Sessanta dello scorso secolo a distanza di decenni, ora che siamo entrati nel cuore del secolo XXI, se ha i capelli bianchi corre il rischio di farne un mito. Non era l’età dell’oro. Certo, l’Italia era ormai diventata un Paese industriale, il reddito medio cresceva, nonostante i gravi squilibri tra Nord e Sud si stava uscendo da una miseria millenaria. Ma dominavano ancora molti pregiudizi, e la società rimaneva in gran parte bigotta e prona al potere, abituata da sempre a venerare (o a temere) il prete, il farmacista e il carabiniere. Qualcosa però cominciava a muoversi. Si parlava, dapprima timidamente, poi con sempre più foga, della possibilità di introdurre nell’ordinamento civile il divorzio. Si dibatteva molto anche il problema dell’aumento demografico. Si diceva che gli italiani facevano troppi figli. Però la propaganda contraccettiva era ancora vietata per legge (il fascismo è duro a morire) e la Chiesa rimaneva ferma al “crescite et multiplicamini”. Altro problema era quello dell’eccesso di medici. Troppi ragazzi si iscrivevano alla Facoltà di Medicina, con il rischio di rimanere disoccupati. Nel pieno del cosiddetto “boom economico” altro problema era quello della scarsità di manodopera. Ad alcuni ragazzi che, nella ricca Brianza, cercavano un ristorante dove festeggiare con i loro professori la fine del ciclo liceale, la proprietaria di un locale confessò sconsolata: “Siamo nei guai:non si trovano camerieri”.

Quanto mutati i tempi d’oggi! Una volta si facevano troppi figli, adesso troppo pochi. Si rischia di diventare un Paese di vecchi. Eppure l’Italia rimane uno dei Paesi più densamente popolati. Prima si diceva che troppi figli portano miseria, adesso si dice che a farne pochi si va in recessione economica.Si mettano d’accordo, questi benedetti demografi. Negli ultimi anni della sua vita l’illustre politologo Giovanni Sartori ci deliziava, in tutti i mesi d’agosto, con articoli un po’ catastrofisti in cui si parlava proprio dell’aumento demografico su scala mondiale. Dell’Italia, se ben ricordo, non diceva nulla, tranne citare il detto “Santa finìmola”, con cui i vecchi popolani della sua Toscana indicavano l’opportunità di interrompere, a un certo punto, il ciclo delle figliazioni. Vallo a capire, anche lui. 

Adesso di medici ce ne sono pochi. I test d’ingresso demenziali con cui si filtrano le iscrizioni alla Facoltà di Medicina hanno provocato il disastro. Molti ragazzi volenterosi che potrebbero diventare buoni medici vengono respinti e costretti a rivedere i loro piani per il futuro. Aumenta la caterva di avvocati (così crescono le liti, devono pur vivere tutti, lo diceva già Plinio il Giovane ai suoi tempi), di psicologi  ( apprendisti stregoni che provocano l’aumento delle turbe psichiche), di laureati in Scienze Politiche che poi vanno a fare il vigile    urbano…scusate, l’agente della Polizia Locale. La sciagurata politica anti-Covid, che ha espulso dalla professione i medici renitenti alla vaccinazione obbligatoria per la loro categoria, ha reso ancor più sparute le schiere degli addetti alla sanità. Le rimpolperanno con i medici profughi dall’Ucraina, quei vigliacchi che, invece di rimanere in patria a curare i feriti in tempo di guerra, come sarebbe loro dovere morale, preferiscono scappare. Medici in gran parte non vaccinati, laureati e abilitati chissà dove e chissà come, che non spiccicano una parola di italiano. Allegria!

L’unico problema che sembra accomunarci a quei tempi ormai consegnati ai libri di Storia è quello della carenza di manodopera. Uno si domanda: ma com’è possibile? Per effetto della politica anti-Coid molte attività hanno chiuso, cosicché la disoccupazione è aumentata. In particolare hanno chiuso molti bar, molti ristoranti, molti alberghi, lasciando a casa camerieri, cuochi e dipendenti vari. Com’è possibile che ora, con la ripresa delle attività turistiche nella stagione estiva, non si trovi personale per la ricettività alberghiera e la ristorazione? Colpa del reddito di cittadinanza, si dice. Chi è riuscito a ottenerlo, se lo tiene ben stretto. Non si dà pena per cercare un nuovo lavoro, e spesso, per non perdere il sussidio, accetta soltanto di lavorare in nero. Se i servizi legati al turismo andranno in crisi e non potranno soddisfare la domanda, i potenziali clienti sceglieranno altre mete. La Spagna, per esempio. La recessione economica si avviterà. La guerra russo-ucraina, che minaccia di diventare sempre più invasiva e incombente, farà il resto. Razionamento del gas, interruzioni nell’erogazione dell’ energia elettrica, benzina alle stelle, tessera del pane, scaffali vuoti nei supermercati. Se ne vedono già le avvisaglie. Ne riparleremo fra qualche mese, all’inizio dell’autunno.

Io non mi commuovo troppo ai piagnistei di baristi, ristoratori, albergatori. In tempi di “lockdown”, coprifuoco,  quarantene, stavano quasi tutti con il governo. Quando per gli avventori è diventato obbligatorio il “green pass”, si sono adeguati. I pochi che si sono ribellati sono stati lasciati soli dai colleghi e dalle associazioni di categoria, prone alle direttive di Draghi e di Speranza, spesso elogiati come salvatori della Patria, con una piaggeria degna di miglior causa, nell’attesa di ricevere, come premio di fedeltà, qualche lucrosa sovvenzione alla fine dell’emergenza. Molti bar e molti ristoranti ostentavano con evidente compiacimento cartelli in cui si ricordava agli avventori l’obbligo di esibire l’infame passaporto vaccinale. Quando i cosiddetti “no vax”  protestavano contro le misure governative, occupando pacificamente i centri delle città, ristoratori e baristi, anziché unirsi alla protesta, se la prendevano con loro perché- così dicevano, con tali manifestazioni allontanavano la clientela. Se fossero stati fin dall’inizio solidali con chi si opponeva all’infame politica governativa, fatta di chiusure,. mascherine, obblighi vaccinali,ecc.ecc., molti di loro non sarebbero stati costretti a ridurre l’attività e a licenziare personale: ora disporrebbero di tutte le risorse umane di cui hanno bisogno.

L’avete voluto? Vostro danno!

Giovanni Tenorio

Libertino

Un pensiero su “Passato e presente

  • 9 Giugno 2022 in 6:09 am
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    Se fossero stati fin dall’inizio solidali con chi si opponeva all’infame politica governativa, oggi non avremmo più Draghi primo ministro. Come avrebbe fatto “l’Europa”? O meglio: come avrebbero reagito le banche, dal momento che il Monte dei Paschi di Siena conta quattromila esuberi?

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