Don Giovanni

Ogni ladrone ha la sua devozione

Cari amici, confessiamolo francamente: siamo tutti un po’ superstiziosi. Anch’io devo ammetterlo: ogni tanto ci casco. Ho sfidato l’inferno con tutti i suoi demòni, ho sghignazzato davanti all’effigie del Commendatore posta sul suo monumento funebre, ho attaccato tutti i simboli civili e religiosi senza temere i fulmini del cielo né le manette degli sbirri. Però, sapete com’è… In fondo in fondo, qualche dubbio rimane. Si dice che un famoso libero pensatore napoletano bestemmiasse tranquillamente Dio la Madonna e tutti i santi, però aveva timore di mancar di rispetto a San Gennaro. Gli altri sì, ma San Gennaro no! Non si sa mai, potrebbe vendicarsi…
Chi oggi crede all’astrologia? Legioni di persone, se è vero che sui giornali gli oroscopi vanno alla grande. D’altra parte ci credeva Isaac Newton, forse il più grande scienziato di tutti i tempi. Direte: d’accordo, ma si va indietro di secoli, quando la scienza moderna era ancora bambina. Non è proprio così: ci crede anche Kary Mullis, lo scopritore della reazione a catena della polimerasi, scienziato d’oggi, vivo e vegeto, premio Nobel della Chimica (senza i suoi studi i procedimenti impiegati nelle attività biotecnologiche non esisterebbero). Leggete il suo divertentissimo libro “Ballando nudi nel campo della mente”. Vedrete che non ha dubbi a proposito della reincarnazione, giura sull’esistenza degli extraterrestri (con cui avrebbe avuto addirittura un’esperienza) e ammette gli influssi astrali sul destino umano. “Perché tutti i medici nascono in un determinata stagione dell’anno, sotto certe costellazioni?” – si chiede. E potete immaginare qual è la risposta: c’è un chiaro nesso di causalità! Margherita Hack si sganascerebbe dalle risa, ma ci scommetto che anche lei, a dispetto del suo proclamato materialismo, qualche occulto San Gennaro l’aveva. Toscanini, che bestemmiava al solo sentire una nota calante o crescente, prima di salire sul podio davanti al pubblico si dice toccasse un crocifisso nascosto nelle tasche del frac.
Ogni ladrone ha la sua devozione, recita un antico adagio.

Detto questo, anche il più superstizioso essere umano, purché dotato di un minimo di buon senso, non accetterebbe in toto il principio “post hoc, ergo propter hoc”, vale a dire l’idea che, se un avvenimento fa seguito a un altro, quest’altro ne è sicuramente la causa. Posso credere che sono stato travolto su un attraversamento pedonale perché prima ho visto un gatto nero, e non perché l’autista era ubriaco; ma non posso credere che la mia sventura dipenda dal fatto che il sole, come tutte le mattine, s’è alzato all’orizzonte. Posso pensare che la disgrazia sia dovuta alla data, il 13 o il 17 del mese, magari di venerdì; ma non a una qualsiasi data. Qualcuno dirà: ma sono stati proprio alcuni grandi filosofi a negare il principio di causalità, riducendolo al “post hoc, ergo propter hoc”: pensiamo a Hume, o a Kant, che ne fece una semplice categoria mentale, estranea alla “cosa in sé”. Vero: però non penso che né Hume né Kant si sarebbero azzardati a lasciar libero un macigno sopra i loro piedi, pensando che, se è sempre caduto verticalmente, quella volta sarebbe potuto rimaner sospeso nell’aria… Come principio operativo, la scienza non può rinunciare alla causalità: purché verifichi che a un dato fenomeno, fino a prova contraria, segue sempre, sperimentalmente un altro ben determinato fenomeno.
Non pare che finora, tutte le volte che si vede un gatto nero si finisca travolti sulle strisce pedonali da un’auto guidata da un ubriaco.

C’è però una categoria di scienziati, o sedicenti tali, che oggi portano l’idea del “post hoc ergo propter hoc” al di là d’ogni minimo buon senso. Peggio dei superstiziosi più incalliti. Chi sono costoro? I soliti economisti, insigniti di lauree eccellenti e prestigiosi dottorati. Sapete cos’ha detto recentemente uno di loro, un esperto che pontifica dalle pagine di quello che un tempo era un grande quotidiano, su cui scrivevano personaggi come Luigi Einaudi, Epicarmo Corbino, Libero Lenti? Che il successo dei partiti “populisti”, in Olanda come in Francia come in Germania – e aggiungiamoci pure i Cinquestelle del Bel Paese, il partito della Commedia dell’Arte con le sue maschere – dipende…dall’inflazione e dalla deflazione! E sapete come ci arriva? Prende i dati monetari degli ultimi mesi e li confronta con i sondaggi delle preferenze elettorali relative al medesimo periodo. Nota che l’inflazione sale, mentre il consenso per i “populisti” decresce. Quindi, viva l’inflazione, che ammazza il virus eversivo, e viva tutti quelli che fanno “whatever it takes” per attizzarla. Uno, quando vede che i suoi debiti, grazie ai prezzi che salgono, cominciano a pesare meno, dice:” Che meraviglia!” Posso ricominciare a spendere e spandere”: L’economia si riattiva, siamo tutti contenti e i “populisti” non possono più far incetta di voti approfittando del malcontento popolare. Per parafrasare Shakespeare, l’inverno del nostro scontento è terminato, dissolto dal sole dell’inflazione.
Sembra impossibile che si possano pubblicare, in tutta serietà, bischerate del genere.

Giovanni Tenorio

Libertino

2 pensieri riguardo “Ogni ladrone ha la sua devozione

  • Alessandro Colla

    Quando l’inflazione era a due cifre, cresceva il consenso a comunisti e missini che in quanto a populismo non avevano certo qualcosa da invidiare ad alcuno. Uno di loro, Fortebraccio, si vantava di esserlo, sostenendo che il populista sia colui che “sta sempre dalla parte del popolo”. Dove “parte del…” vuole significare non difendere gli autentici interessi delle persone ma dar loro ragione anche se sostengono che la peste sia causata dagli untori e che per risolvere il problema del pane sia opportuno distruggere i forni. O magari direttamente i campi di grano e di mais. Non parliamo poi di chi andava e va il consenso politico nelle situazioni iperinflattive dell’America Latina. Sarei però curioso di conoscere chi sia stato il noto libero pensatore napoletano, bestemmiatore ma devoto a San Gennaro.

  • La notizia del personaggio napoletano che, ateo dichiarato, aveva un timore reverenziale per San Gennaro mi fu riferita molti anni fa. Garantisco che è autentica, ma non sono in grado di dare nome e cognome del personaggio in questione, perché ho perso le tracce di chi me ne ha parlato. So solo che era molto noto e rispettato. Se tra i miei venticinque lettori ci fosse qualche napoletano verace – sarebbe un onore, ma ho poche speranze – forse potrebbe illuminarci. Chissà mai…La realtà è spesso più sorprendente di ogni fantasia.

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