Don Giovanni

Il nuovo Fascismo viene da sinistra?

Il Fascismo viene da sinistra o da destra? Oppure il totalitarismo è innato nel concetto di Stato e sono Destra e Sinistra a convergere verso il Fascismo?

Divertiamoci a costruire uno scenario fittizio. A Milano è in carica una giunte di destra, che, in linea con il governo nazionale, sempre di destra, nella guerra in corso ai confini dell’Europa parteggia per l’Ucraina e si proclama favorevole all’invio di armi a sostegno di quel Paese. La sinistra PD (ammesso che quella del PD, perduta per strada la classe operaia, possa ancora chiamarsi sinistra) è all’opposizione e, sia a Milano, sia a livello nazionale, depreca la politica estera del governo, dichiarandosi contraria all’invio di armi e a favore di un intervento diplomatico per risolvere il conflitto (come una vera sinistra, in passato, avrebbe fatto). Un giorno a Milano, a qualcuno della giunta, con il consenso tacito del primo cittadino, salta il ghiribizzo di promuovere e di patrocinare una mostra dedicata al famigerato battaglione Azov, quello che, fatte le debite differenze, è l’immagine speculare di quel che era il battaglione Wagner dalla parte dei Russi: canaglie gli uni e canaglie gli altri, perché, se la guerra è un delitto, i poveri soldati di leva che sparano contro chi gli è stato dipinto come nemico sono anch’essi povere vittime, mentre le truppe mercenarie che combattono per denaro sono masnade di delinquenti, come a suo tempo aveva già detto Erasmo da Rotterdam. Che cosa succede, a questo punto? Si scatena il finimodo. La sinistra insorge, i giornali di regime, schierati dalla sua parte, pubblicano articoli di fuoco, si organizzano manifestazioni di protesta alle quali partecipa tutta la galassia della militanza antifascista. Anche il Presidente della Repubblica non perde l’occasione di rimanere, una volta tanto, zitto: interviene ancora una volta deprecando il rigurgito dell’ideologia fascista e difendendo i valori della Costituzione repubblicana, presidio di sacri principi irrinunciabili (salvo poterli comprimere a piacimento, con semplici DPCM, in nome di un fantomatico “bene comune”, come s’è visto in occasione della cosiddetta pandemia, e come vedremo ancora fra poco). La giunta di Milano deve tornare sui suoi passi. Niente patrocinio, niente mostra, nessuno spazio ai fascisti del battaglione Azov, che combatte inalberando i vessilli di Stepan Bandera e ostenta il simbolo della croce uncinata.

Adesso passiamo a uno scenario reale. A Milano è in carica una giunta di sinistra, che, come l’opposizione a livello nazionale alla quale è affiliata, è favorevole all’invio di armi all’Ucraina, sia pur con qualche distinguo e qualche voce dissenziente al proprio interno (ma anche fra le forze che sostegono il governo nazionale di destra si manifestano, in proposito, da parte di alcuni esponenti dei partiti alleati a quello di maggioranza reativa, non poche perplessità).La giunta milanese promuove e patrocina la mostra del battaglione Azov. Non è certo la destra a protestare, ma parti ben consistenti dello stesso schieramento di sinistra. D’accordo il sostegno all’Ucraina, ma onorare un soggetto a dir poco ambiguo come il battaglione Azov, che non ha mai fatto mistero delle sue ascendenze nazi -fasciste e ha a suo carico episodi di violenza criminale degni di ogni abominazione  è un po’ troppo. Il sindaco, che ha tacitamente avallato il patrocinio, tace. Anche perché è finito in un bel pasticcio: proprio lui, che ha dichiarato di  voler concedere spazi pubblici solo a quelle organizzazioni che accettano di certificare per iscritto la propria adesione ai valori dell’antifascismo su cui si fonda la Costituzione, si trova ad aver avallato il patrocinio a una mostra che glorifica una formazione paramilitare chiaramente ispirata a principi del tutto opposti. La faccenda ha suscitato anche gli interventi del console russo e di quello ucraino. Il primo ha deprecato che si sia voluto glorificare una formazione criminale che, sotto la maschera di battaglie combattute in difesa della Patria e della libertà, ha sempre perseguito di fatto obiettivi repressivi e discriminatori a danno delle minoranze russofone in Ucraina; il secondo ha ribattuto che quella del suo omologo è tutta propaganda (il che, sia detto per inciso, non è una risposta. Si dimostri, piuttosto, dati alla mano, che le insinuazioni sulla matrice nazi-fascista del battaglione Azov sono false: cosa obiettivamente molto difficile).

Come finirà tutta questa faccenda? La giunta di sinistra farà marcia indietro? Forse che sì forse che no. Ma non è questo il punto. Il punto è un altro. La sinistra, con questa faccenda, si è impelagata in un bel pasticcio. Si è tirata addosso, suo malgrado, quell’immagine di filo-fascismo con cui ha sempre voluto bollare il governo in carica. Non potendo attaccarlo su questioni davvero essenziali, perché fin dal suo insediamento si è allineato alle posizioni che erano state dei due governi precedenti, quello di Conte 2 e quello di Draghi, entrambi sostenuti dal PD, finora lo ha attaccato soltanto di striscio, cogliendo nelle dichiarazioni, talora incaute, e negli atteggiamenti, talora discutibili,  di alcuni suoi esponenti, presunti indizi di nostalgia del Ventennio. Ma dichiarare che si vuol applicare la legge sull’aborto in tutti i suoi aspetti, senza volerla né modificare né tanto meno abrogare; rifiutarsi di considerare l’aborto un diritto, da introdurre magari nella Costituzione; respingere l’ideologia “gender”; esprimere contrarietà alla maternità surrogata; dichiararsi contrari al DDL Zan per i reati d’opinione che surrettizamente introduce significa forse essere fascisti? Forse non basta neppure per essere considerati conservatori. Su alcuni di questi temi molti personaggi di spicco, non certo schierati a destra, continuano a mostrare molte perplessità. Ricordiamoci che, in passato uomini come Pasolini e Bobbio non esitavano a considerare l’aborto un omicidio. Bobbio arrivò addirittura a chiedersi per quale motivo la sinistra, anziché far propria la difesa del diritto alla vita, quindi anche dell’embrione, ne volesse lasciare l’onore alla destra. Davvero esilarante quel che è capitato pochi giorni fa al giornalista Giambruno, compagno della presidente Giorgia Meloni. Ha detto una cosa di buon senso: le ragazze, per evitare spiacevoli sorprese, dovrebbero stare attente a non ubriacarsi quando sono in compagnia. “Testa sulle spalle!” dicevano una volta alle figlie i buoni padri e le buone madri di famiglia. Puro buon senso.Il che non significa che, quando una ragazza è ubriaca, se poi subisce un atto di violenza è colpa sua! Tutt’al contrario, direi: se una vittima è stata violentata in stato di ubriachezza, questo dovrebbe essere un motivo di aggravante per il violentatore, con effetti pesanti sulla consistenza della pena che il giudice dovrà infliggere. Giambruno non ha detto che le ragazze non devono potersi abbigliare come vogliono, evitando di indossare minigonne o abiti che mettano in mostra le loro grazie. Giusto che ogni donna si vesta come vuole. Esibire le proprie attrattive erotiche non è un invito indiscriminato a tutti quelli che ne vogliano approfittare. E’, semmai, un invito selettivo, rivolto alla persona. o alle persone, dell’altro sesso (o anche, perché no? dello stesso sesso) dalle quali ci si sente attratte. E’ un diritto? Chiamiamolo pure così. E’ un diritto anche ubriacarsi?  Qui andrei un po’ più cauto. Uno deve potersi ubriacare come e quando vuole, purché non provochi molestie ad altri. Io però non lo metterei in Costituzione. Neanche quello di abbigliarsi come si vuole. Neanche l’aborto: una donna può abortire, assumedosene tutte le rsponsabilità. La Legge non entra nel merito se sia un delitto o no. Ognuno è solo davanti alla propria coscienza.

Si è giunti addirittura a chiedere alla Meloni che cosa ne pensi delle dichiarazioni del suo compagno. Assurdo! Di quel che dice Giambruno è responsabile Giambruno, che non è membro del governo, ma lavora come giornalista (e ,a mio parere, non è dei peggiori).La Meloni ha risposto per le rime. Per una volta le dico: brava! Per concludere: la sinistra, inparticolare la sinistra PD, crede di vedere il fascismo in tutte queste sciocchezze. Ma il fascismo che certamente tornerà non è quello dei gagliardetti, delle camicie nere, dei nostalgici che ogni anno si radunano a Predappio. Non si tornerà ai discorsi di un nuovo Duce dal balcone di Palazzo Venezia. Il nuovo fascismo viene da sinistra. Da quella sinistra che, rinnegando il suo passato, ha abbandonato le lotte operaie, ha lasciato al suo destino la piccola impresa e l’artigianato di qualità per votarsi al capitalismo predatorio delle multinazionali e dei potentati finanziari che un tempo aborriva. Il mondo di Klaus Schwab, del World Economic Forum di Davos, della Trilateral e del Club di Bildeberg. Il mondo dei grandi fondi di investimento come Blackrock e delle grandi case farmaceutiche come Pfizer. Tutte forze potentissime che, controllando la cosiddetta “digitalizzazione e manovrando le leve dell’Intelligenza Artificiale ci porteranno a un sistema totalitario non molto diverso da quello della Russia sovietica, anche se molto più efficiente. Non avremo più nulla ma saremo contenti. Come il protagonista di “1984” di Orwell, alla fine di tutto ameremo il Grande Fratello.

Giovanni Tenorio

Libertino

4 pensieri riguardo “Il nuovo Fascismo viene da sinistra?

  • Solita voluta tendenziosa confusione tra veri mercenari (Wagner) e volontari paramilitari (Azov) inizialmente, successivamente inquadrati nei ranghi dell’esercito.
    Dopo l’eroica resistenza nell’acciaieria, gli Azov hanno legato per sempre il loro nome alla gloria e.come già dissi, anche intellettuali di sinistra intelligenti come Mughini lo hanno capito. L’eventuale mostra su Azov sarebbe dunque stato un tributo alla loro eroica resistenza, non certo al folklore retrò dei combattenti.
    “Mancò la fortuna, non il valore” si legge ad El Alamein, e la si ricorda sempre per ciò che è stata, non certo per le ideologie che vi erano dietro.

  • Lasciamo perdere tutto il discorso sull’eroica resistenza e sulla gloria, nonché su truppe mercenarie e truppe paramilitari. Ognuno la pensi come vuole. A me tutto quello che riguarda la guerra fa venire il voltastomaco. Se non ci fosse il preteso monopolio della violenza che si incarna nello Stato, non per questo la società umana diventerebbe pacifica (sarebbe utopia pensarlo), ma sicuramente non saremmo giunti a un potenziale distruttivo come quello che ci ritroviamo, capace di annientare in un attimo tutto il genere umano. Aborro le 6000 testate nucleari di Putin come gli arsenali ugualmente temibili della NATO. Mi limito qui a porre umilmente una domanda: perché la fiamma tricolore che campeggia nel simbolo di FdI è indubbio segno di residui fascisti, come paventa la signora Segre, pur non essendo mai stato ostentato fra gli emblemi del regime durante il Ventennio, mentre le insegne dichiaratamente naziste del battaglione Azov sono semplice folclore? Sia ben chiaro: non ho nessuna intenzione di difendere né la Meloni né il suo partito: che mi fanno letteralmente ribrezzo; ma non certo per i presunti residui di fascimo che le Sinistre pretendono di ravvisarvi.

  • La Sua domanda non è umile, è stucchevole e ripetitiva, ed è stata già soddisfatta, direttamente o indirettamente.
    Eh… il gran regalo del liceo classico: l’inevitabile leggerezza dell’afferrare.
    E’ stato già risposto e sviscerato tutto, più che linkare…
    .
    realismo-e-opportunismo
    la-macchia-nera
    il-fascismo-deli-antifascisti
    ideologismi
    .
    A tutti fanno ribrezzo le guerre, ma le guerre continuano ad esserci, e quelli che le iniziano trovano sempre qualcuno che li guarda con occhi comprensivi. Ed è sempre un qualcuno che dice di detestare le guerre,

    • Che cosa vuol dire “inevitabile leggerezza nell’afferrare?” Urgono interventi ermeneutici. Gli studi classici non mi sorreggono nell’interpretazione di concetti così sottili. Quanto alla giustificazione delle guerre, qui non si è mai inneggiato alla guerra di Putin, si è solo cercato di spiegare le ragioni che l’hanno determinata. Che sia stata la NATO a rifiutare ogni trattativa proposta dalla Russia per evitare l’invasione l’ha dichiarato pubblicamente Stoltenberg stesso davanti alla Commissione Affari Esteri del Parlamento europeo il 7 settembre 2023. Da tale relazione risulta inoltre che: 1) la guerra in Ucraina, contrariamente a quanto la grande stampa ha sempre sostenuto, è in realtà una guerra tra Russia e NATO; 2) tale guerra è in corso dal 2014, non è cominciata nel dicembre 2021. I veri guerrafondai sono i pacifisti, che, a dispetto della loro ideologia, giustificano alla fin fine tutte le guerre? A giustificare la guerra in Ucraina è chi continua a sostenere l’invio di armi anziché cercare di risolvere il conflitto per via diplomatica, escludendo di poter trattare con la Russia prima che questa abbia accettato di ritirare le sue truppe dai territori occupati. Un’assurdità. E’ chiaro che la pace si può raggiungere solo se si è disposti a un compromesso, tenendo conto dei rapporti di forza. Per la Russia la guerra in Ucraina è una guerra esistenziale. Una sconfitta porterebbe al crollo non solo del regime di Putin ( di cui nessuno qui ha mai fatto il panegirico), ma di tutto il sistema di governo nato sulle macerie dell’URSS. Ecco perché perseverare nel respingere ogni trattativa può condurre a un conflitto mondiale (tra parentesi, per gli odiatori della cultura classica: sono fiero di aver letto e riletto Tucidide in greco, che mi ha dato le chiavi per comprendere il presente attraverso la l’interpretazione del passato Me ne vanto più di tutte le conquiste elencate nel catalogo del mio fedele Leporello).

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