Giubileo: l’appetito vien mangiando (e l’Expo è stato una ghiottoneria)

Cari amici, sarà anche vero quanto si dice: dopo i luttuosi fatti di Francia, se si rinunciasse, per il timore di qualche attentato, a celebrare il Giubileo proclamato per il prossimo anno, si darebbe un segnale di debolezza, che i terroristi islamici non esiterebbero a sbandierare come una vittoria. Però… Però mi frullano in testa parecchie perplessità. Perché sui giornali tutti scrivono e riscrivono che questo Giubileo s’ha da fare? Senza dubbio per ragioni nobili come quella sopra accennata, che non è da prendere sotto gamba, ma anche perché l’appetito vien mangiando. Che intendo dire? Mi spiego subito. Nell’anno che sta per finire l’EXPO è stato una ghiottoneria: ogni giorno pagine e pagine sui quotidiani per magnificarne le splendide sorti. Il Giubileo ne sarebbe la naturale continuazione, con tanto lavoro ancora per cronisti commentatori scribacchini. E poi, c’è un filo rosso che coniuga i due eventi: se è vero che l’EXPO appartiene alla Città degli Uomini e il Giubileo alla Città di Dio, è anche vero che, come diceva Sant’Agostino, i confini fra le due città non sono così netti, spesso sfumano e si confondono. Così abbiamo visto un pezzo di Spirito Santo nel padiglione del Vaticano all’Esposizione e, nell’occasione dei dibattiti sul modo di nutrire il pianeta, abbiamo udito anche il papa dire la sua. Inutile il padiglione, piene di fanfaluche anticapitalistiche le parole del servus servorum Dei, però quanta materia padiglione e fanfaluche hanno fornito per commenti d’ogni genere, alcuni ancor più bizzarri e del padiglione e delle fanfaluche! Allo stesso modo il Giubileo, pur essendo evento spirituale, farà girare tanti soldini, quindi ingrasserà la Città degli Uomini.  Non dimentichiamo che l’idea del Giubileo come evento istituzionale della Chiesa fu di Bonifacio VIII, il papa per cui Dante non esita a prenotare un posticino all’Inferno, fra i simoniaci, bollandolo come “lo principe dei nuovi farisei”. Fu lui a proclamare il primo Giubileo nell’anno di grazia 1300. Aveva bisogno di quattrini, e allora che c’era di meglio che richiamare a Roma una frotta di pellegrini, promettendo indulgenze? Venite a Roma, visto che a Gerusalemme, fallite le Crociate, si rischia la pelle! Fu un successone, arrivarono 200.000 persone, che per quei tempi era un’enormità. Si decise di ripetere l’esperienza ogni cento anni, ma visto che anche in questo caso l’appetito vien mangiando, si passò a cinquanta, poi a venticinque. Giusto, primum vivere, deinde  philosophari, e se è vero che non di solo pane vive l’uomo, come disse un tale, è anche vero che di solo Spirito si crepa. Però, che grande organizzatore, quel Bonifacio! E’ sempre Dante a dirci che a Roma la mobilità dei pellegrini era regolata secondo una logistica perfetta: il ponte di Castel Sant’Angelo era stato diviso per il lungo in due parti, per mezzo di transenne, così chi andava verso San Pietro camminava da un lato, chi tornava dall’altro, senza che i due gruppi si intralciassero a vicenda. A proposito, il ministro Alfano e tutti i suoi prefetti garantiranno l’ordine con la medesima sagacia? A giudicare da quel ch’è capitato all’apertura di EXPO si giurerebbe di no. Mi chiedo poi: i costi di tutto l’apparato che si dovrà allestire sia per accogliere i penitenti sia per garantire la sicurezza a chi saranno accollati? Chiaro, al contribuente italico, anche a chi del Giubileo farebbe volentieri a meno, perché, come me, pensa da buon epicureo che se gli dèi esistono se ne stanno nel .loro mondo beato e se ne impipano delle vicende umane. E’ un po’ come ll’8 per mille nella dichiarazione dei redditi: anche se un tartassato non vuol concederlo a nessuno, una parte del denaro a lui estorto dallo Stato grifagno finisce ugualmente nella saccoccia dei preti. Non sarebbe giusto che fosse il Vaticano a pagar tutte le spese del Giubileo? Per finanziarsi, faccia pagare il biglietto, come all’EXPO, garantendo che l’acquisto offre come servizio aggiuntivo la concessione di un’indulgenza anche per i peccati più gravi, esclusa l’evasione fiscale, che grida vendetta al cospetto di Dio. Simonia? Saremmo sulla linea del grande Bonifacio…
Leggo che in questi giorni il papa, durante le sue peregrinazioni pedestri, continua a inciampare. Sarà perché ha la sottana troppo lunga: la accorci o la rimbocchi! Ma potrebbe esserci sotto qualcosa di peggio. Quando gli antichi Romani, uscendo di casa ol mattino, inciampavano, se ne preoccupavano assai, perché lo ritenevano un segno funesto. Erano intelligenti, canaglie e superstiziosi. Però Freud ci insegna a non deriderli troppo: un inciampo non sarà un segno del destino, ma dell’inconscio sì! Brutta faccenda, quindi, se il papa prima del Giubileo inciampa. Speriamo non gli capiti anche durante la cerimonia d’apertura della Porta Santa: già il suo sgangherato latino farà inquietare il Padreterno, se poi ci mettiamo anche gli inciampi, è finita! Atro che attacchi terroristici, arriva la fine del mondo!
Brutto affare, in somma, questo Giubileo, anche peggio di EXPO. Il governo italiano dovrebbe lavarsene le mani: fate voi, attingendo al vostro IOR e impiegando i vostri mercenari svizzeri. Ma il presidente del consiglio, pur con tutta la sua laicità, non può dimenticare d’esser stato allevato nelle sacrestie e di aver militato nelle file dei boy-scout. Ancora una volta la Città degli Uomini dovrà dare una mano alla Città di Dio. Non so se Sant’Agostino in questo caso apprezzerebbe. Fu lui a chiamare lo Stato “latrocinium magnum”.
Concludo con uno dei miei sogni. Che diamine, lasciatemi sognare ogni tanto! Anche gli ebrei avevano un Giubileo, ogni cinquant’anni. Lo stesso termine “Giubileo” pare derivi da “yobel”, il corno al cuoi suono si dava inizio alle celebrazioni. In quell’occasione, tutti i beni acquistati negli anni precedenti dovevano tornare al loro proprietario di prima. Perché non riesumare quella tradizione, innestandola nel corpo del Giubileo cattolico? Aperta la Porta Santa, lo Stato italiano restituisca alla Santa Sede il maltolto, Roma ritorni al papa. Che liberazione! Il malgoverno capitolino s’aggiungerebbe al marciume della curia pontificia , formando un bel concime.Il futuro potrebbe essere radioso. Dal terreno concimato con la merda possono spuntare fiori profumatissimi.
Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino