Chi non la dà chi se le dà e chi gliele dà

Cari amici, ho dato una ripassata al mio catalogo, redatto dal fedele Leporello. Però, mica male, ho qualche buona ragione d’esser fiero di me. In Ispagna sono arrivato addirittura a milletré! Ma lì le donne sono irresistibili, procaci e focose. Avete presente la mia amica Carmen? Una vertigine, con quel suo profumo di sigaraia, più potente d’ogni afrodisiaco. Ma anche in Italia me la son cavata bene: seicentoquaranta. Perfino a Roma, dove è risaputo che sono piuttosto restie a concedersi. L’ha sperimentato anche il grande Giacomo Leopardi, di cui avrei cercato l’amicizia se fossi vissuto al suo tempo. Dice chiaramente che le donne di Roma non la danno. Uno penserebbe:forse a lui, per forza, con quella gobba e quel corpo rattrappito. No, vi assicuro che a Roma, a meno che non ci si chiami Don Giovanni, le donne non la danno. In compenso in parlamento gli uomini (e forse anche quelle poche donne che ci sono) se le danno. Avrete visto anche voi che belle scene! E quei signori dovrebbero rappresentare tutti gli italiani? Se fossi italiano me ne sentirei offeso. Anche perché io non voglio essere rappresentato da nessuno, sono io, e solo io che rappresento me stesso. E poi s’è mai visto un rappresentante che si prende la libertà di far tutto il contrario di quel che gli ha commesso il rappresentato? Gli sarebbe revocato immediatamente l’incarico. Invece quei signori in campagna elettorale promettono una cosa e poi, una volta eletti, ne fanno un’altra trincerandosi dietro l’obiezione che, secondo il dettato costituzionale, chi è eletto al parlamento esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato. Ma s’è mai visto un rappresentante che fa i cavoli suoi, senza attenersi a quanto stabilito nel contratto? Questi sono arzigogoli di filosofi e politologi, che fanno a pugni col buon senso. Fanno il paio con quell’altra panzana del contratto sociale, in base al quale sarebbero tenuti a sottomettersi a un governo tutti coloro che hanno avuto la disgrazia di nascere nel territorio ove quel governo esercita il suo potere. Ma quale contratto! Ma quando mai è stato sottoscritto! Ma quale mai sottoscrizione implicita risalente a mitici fondatori! E poi nessun contratto si tramanda di padre in figlio: quando muore il contraente dev’essere rinegoziato. Ma quale comportamento concludente! Nessun contratto risulta concluso per aver avuto la sfortuna di nascere qui invece che là, ammesso e non concesso che il nascere sia un comportamento ( il saggio Sofocle e il grande Leopardi lo ritenevano piuttosto una disgrazia). Nessun contratto può durare in eterno: anche i contratti matrimoniali, con buona pace di Santa Romana Chiesa, si possono sciogliere (e li scioglie anche Santa Romana Chiesa, con molta facilità, parecchia ipocrisia, tanti cavilli giuridici e un bel pacco di soldi per compensare il disturbo). Ascoltate me, cari italiani, mandateli a quel paese i vostri rappresentanti, e insieme con loro questo Stato che vi opprime attraverso un esercito di parassiti e mangiapane a tradimento. Morire di fame, devono! Avanti con il lavoro nero, avanti con l’evasione fiscale, avanti col contrabbando, avanti con la disobbedienza civile. E, mi raccomando, disertare le urne, rispondendo con una sghignazzata a chi vi si propone come salvatore della patria, pretendendo di raddrizzare dall’interno quelle che sarebbero soltanto gestioni distorte d’un meccanismo sano. E’ il meccanismo in sé ch’è marcio, signori miei! E come non potrebbe esser marcia un’associazione fondata sul furto e sulla coercizione? Garantisce l’ordine pubblico? La mafia lo garantisce meglio. Costruisce gli ospedali? Una volta ci pensavano i preti (qualcosa di buono hanno fatto anche loro): al tempo della peste manzoniana se non ci fossero stati i padri cappuccini tipo frate Cristoforo il governo poteva attaccarsi al tram. Costruisce le strade e i ponti? A me pare che il ponte sullo stretto di Messina sia ancora in mente Dei, anche se è già costato una barca di soldi; per non parlare del Mose di Venezia. Dà da mangiare ai poveri? No, ai banchieri amici degli amici, agli industriali ammanicati col potere, alle consorterie meglio organizzate, a chi sa ungere e pestare i pugni… Ascoltate me, cari italiani, è delittuoso sedersi a un tavolo da gioco quando si è consapevoli che le carte sono truccate. Bisogna buttare all’aria con un calcio il tavolo! E alla prossima tornata elettorale, fate così. Non rimanete a casa, che sarebbe da neghittosi, presentatevi al seggio, esibite la carta d’identità e quando vi porgono le schede respingetele, e fate mettere a verbale che vi rifiutate di legittimare col vostro voto un’associazione criminale. Vedrete il presidente del seggio sbiancare. Se un buon manipolo di autentici libertini come me mettesse in atto, un po’ in tutt’Italia, un piano del genere, le operazioni elettorali verrebbero rallentate fino alla paralisi, e voglio proprio vedere quei signori grattarsi la pera… Sto istigando a disobbedire alle leggi? Nossignori! Il voto, dice la costituzione più bella del mondo, è dovere civico. Altra furbata di legulei: esistono doveri morali (e religiosi, per chi ci crede) e doveri giuridici. I doveri civici sono un flatus vocis, chi non vota non viola un bel niente. E anche se violasse qualcosa, chissenefrega? Non fa del male a nessuno, anzi fa solo del bene. E così, fra chi non la dà e chi se le dà ci sarà chi gliele dà, e di santa ragione.
Per inciso, a proposito di benefattori dell’umanità, ho letto che dopo la rivalutazione del Franco in Svizzera il contrabbando sta riprendendo alla grande. Benissimo. Viva Carmen e la sua santa masnada! I contrabbandieri sono fra i più grandi benefattori dell’umanità. Se volete mettermi in galera per apologia di reato, mettete dentro anche Adam Smith: sto ripetendo pari pari le sue parole.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

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