Viva Bojo! La libertà è una cosa seria.

Fin da quando è entrato al numero 10 di Downing Street, Boris Johnson ne ha dette e ne ha fatte di grosse. La più gravida di conseguenze è la recente decisione di rimettere in discussione gli accordi tanto faticosamente raggiunti per un’uscita “morbida” del Regno Unito dall’Europa, rigettando quanto già stabilito di comune accordo per risolvere la questione del confine tra Northern Ireland (legata all governo di Londra, e quindi destinata anch’essa a seguire le sorti della Brexit) e Republik of Ireland (che rimane nell’UE). La più esilarante è stata la bella trovata di dichiarare, quando l’epidemia della Covid 19 era ancora agli inizi, che avrebbe lasciato diffondere il contagio fino al raggiungimento di una fantomatica herd immunity (e pazienza se fosse morto qualche vecchietto in più), come se il virus del raffreddore (di cui il Coronavirus è lontano parente) potesse dare immunità. Eppure devo confessare che Boris Johnson mi è simpatico. Sarà per quel suo aspetto di ragazzotto, un po’ avanti con gli anni, sempre scapigliato. Sarà perché, con i tempi che corrono, un uomo politico che in Parlamento cita a memoria Omero è davvero cosa rara. Il paragone con lo squallore italico, dove sono pochi i politici capaci di spiccicare due parole senza un foglio davanti, scritto per loro da qualche galoppino, è addirittura devastante. Ve lo immaginate un Di Maio che cita l’Iliade o l’Odissea in greco? Ha problemi con i congiuntivi della lingua di Dante, figuratevi con gli aoristi della lingua di Omero!

Eppure una volta non era così. Togliatti aveva una cultura classica di prim’ordine, e si sentiva. Malagodi, a quanto si dice, parlava correntemente in latino con la moglie. Andreotti era un fine parlatore e uno scrittore arguto. Un bel tonfo, non c’è che dire. Sono i frutti del graduale smantellamento della riforma Gentile, perpetrato da tutti i ministri dell’istruzione del dopoguerra, con una repentina accelerazione a partire dal famigerato Sessantotto. Un disastro di cui si vedono le tracce anche negli articoli dei giornalisti delle ultime leve, dove abbondano strafalcioni come “fila” per “file” e può capitare di leggere “reticente” per “renitente”, e altre amenità del genere. Questa è una delle ragioni per cui voglio difendere Johnson, anche se probabilmente tra le mie e le sue idee –  a parte forse qualche affinità di gusto letterario – c’è poco o niente in comune. So già che il mio giudizio sarà sbilanciato a suo favore per motivi che solo in parte sono riconducibili ad argomentazioni razionali. Ma cercherò di essere il più distaccato ed equanime possibile. Dunque, cominciamo.

Qual è l’accusa? Quella di averne detta un’altra delle sue, grande come una casa. Ha osato affermare che nel Regno Unito il contenimento dell’epidemia presenta qualche difficoltà perché i suoi concittadini, lungi dall’essere proni a tutte le imposizioni che arrivano dall’alto, come ad esempio capita in Italia, amano la libertà e, grazie alla loro Storia di lotte per ridurre i poteri assoluti dei monarchi in nome dei principi liberali, sono poco disponibili ad accettare norme troppo coercitive. Apriti cielo! A rintuzzare le maliziose allusioni al carattere gregario degli italiani si è mosso addirittura il Presidente della Repubblica fondata sul lavoro, quello che non ha pronunciato mezza parola per ammonire il governo Conte reo di calpestare la Costituzione più bella del mondo conculcando la libertà dei cittadini a furia di atti amministrativi, con l’ossequiosa condiscendenza d’un Parlamento di anime morte. E tutti i gazzettieri d’ogni risma, nessuno escluso, gli sono andati a ruota. Come osa dire, il Bojo, che noi italiani siamo pecoroni? Non si è sempre detto fino a ieri che siamo  anarchici? Invece siamo responsabili e rispettosi della legge! Anarchici saranno gli inglesi, se irresponsabilmente non si attengono alle disposizioni delle autorità per il contenimento dell’epidemia. Cominciamo col dire che l’anarchia non c’entra un bel nulla. L’anarchia è ordine, come diceva Proudhon. Ordine spontaneo, senza coercizione. Un ordine come quello del mercato, dove l’armonia si raggiunge grazie all’interazione di scelte individuali le più diverse e le più pacifiche, senza che nessuno possa  regolarne lo svolgimento e prevederne i risultati (nel mondo non esiste niente di simile, almeno finora, perché il capitalismo è altra cosa, pappa e ciccia con lo Stato; ma anche l’anarchia finora non esiste se non nei sogni degli anarchici). L’anarchico viola la legge come atto rivoluzionario, con il rischio di finire al fresco, non certo per egoistica furbizia. Il furbastro non è un anarchico, è un anomico, Come anomico, non anarchico, è chi attraversa in auto un incrocio con il rosso, mettendo in pericolo l’incolumità del suo prossimo. Anche in una società anarchica non si potrebbe passare col rosso, non perché scritto nel Codice della Strada, ma in omaggio al principio, antichissimo ed eternamente valido, del neminem laedere. I ragazzotti che scorrazzano sui monopattini a motore – altro bel regalo di questo governo infame – provocando incidenti con molti feriti anche gravi, e persino qualche morto, non sono anarchici, sono delinquenti. Ebbene, il carattere degli italiani va definito come anomia, non come anarchia. L’italiano, quando può, fa il furbastro, violando le leggi. Ma quando qualcuno mostra il pugno di ferro, si accuccia. Ama l’uomo forte. Aveva ragione Gobetti a dire che il Fascismo non era una parentesi momentanea, ma l’autobiografia della nazione. Che fondamentalmente fascista è rimasta, senza distinzione di rossi e neri e grigi. In Germania (altro Paese che ha sempre amato l’Autorità) ci sono state manifestazioni contro i provvedimenti repressivi motivati dall’epidemia, cui hanno partecipato un gran numero di cittadini (i giornali italici non ne hanno quasi fatto parola, o le hanno bollate come stravaganze di negazionisti, no-vax e altra feccia del genere). In Inghilterra qualche giorno fa c’è stata una grande manifestazione, di circa 15.000 persone, a Trafalgar Square, sempre per protestare contro le limitazioni della libertà dovute alla dittatura sanitaria. Anche di questa quasi nessuno ha parlato. Era presente anche il dottor Heiko Schoning, il fondatore del  gruppo “Ärzte für Aufklärung” (medici per il chiarimento), nato per denunciare la menzogna di un’epidemia simil-influenzale dipinta come un flagello d’altri tempi. E’stato arrestato dalla polizia, che a un certo punto è intervenuta a disperdere i manifestanti.  Anche su di lui, silenzio assoluto. Eppure è personaggio noto, anche perché medico di fiducia di Robert Kennedy jr.  Vogliamo scommettere che gli inglesi ritorneranno in piazza? Che se il governo di Sua Maesrà insisterà con le misure repressive (che sono sempre state più blande di quelle inflitte agli italiani dai DPCR dell’avvocaticchio senz’arte né parte devoto di Padre Pio) faranno sentire rumorosamente la loro protesta? E lo faranno proprio perché non sono anomici, si mettono pazientemente in fila senza fare i furbastri, rispettano le norme quando sono sensate, non si sottraggono alle sanzioni quando sono motivate, si comportano sempre da buoni cittadini. Non sono neanche anarchici, ma è vero che la loro Storia è una Storia di libertà, dalla Magna Charta, al Bill of Rights, a tutte le altre tappe che hanno segnato il lento, ma irreversibile cammino dalla monarchia assoluta alla monarchia costituzionale: un modello che ha fatto scuola (ispirando il Montesquieu dell’ Esprit des lois) ed è stato spesso malamente imitato. Senza bisogno di una costituzione scritta! Si fa così perché si è sempre fatto così, almeno dal momento in cui si è deciso di fare così. Non è anarchia, è liberalismo puro. Per arrivare all’anarchia bisogna fare qualche passo avanti. Purtroppo, con i tempi che corrono, si corre il rischio, anche lì, di farne molti indietro. La Common Law resiste, ma è sempre più insidiata dalla Civil Law.

Ha ragione Bojo e torto Mattarella con i suoi caudatari. La libertà liberale l’hanno inventata gli Inglesi, non i francesi, che hanno tagliato la testa a un re mite per trovarsi tra i piedi, dopo pochi anni, un imperatore guerrafondaio. E neppure gli svizzeri, che possono approvare con referendum anche provvedimenti liberticidi. E gli italiani? Stendiamo un velo pietoso. In Italia il liberalismo è sempre stato una pianta fragile. Quello di Croce, nobilissimo ma tutto fine e niente mezzi. Einaudi? Qualcosa di simile a un marziano, nato per caso nel Piemonte di quei Savoia che avrebbero venduto l’Italia a Mussolini e firmato le infami leggi razziali.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

5 pensieri riguardo “Viva Bojo! La libertà è una cosa seria.

  • Leporello Servitore
    30 Settembre 2020 in 8:05 am
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    Bojo mi è molto simpatico. Nella vicenda dell’epidemia di raffeddore (*) era partito in molto razionale, con un approccio “svedese”: purtroppo non ha avuto la forza politica di insistere, tollerando la retorica terroristica della stampa (un po’ come fece la Thatcher quando veniva rappresentata, nel pieno dello scontro con il sindacato dei minatori, come il demonio da poeti e rockettari). Probabilmente deve avere un occhio di riguardo per il consenso, essendo il suo approccio alla Brexit (e solo questo a mio aprere) discutibile.

    Quanto a Mattarella: la sua affermazone circa amore per la libertà è amore per la serietà è coerente con quello che temevo (e che mi appare evidente). Nella considerazione del Presidente della Repubblica Italiana, la libertà non è una cosa seria.

    (*) il Coronavirus è sempre stato uno dei tre o quattro virus propensi a casuare il raffreddore o la parainfleunza: non è un parente stretto… è proprio lui il raffreddore! La variante 2019 necessitava solo di essere “schedata” dal sistema immunitario, cosa avvenuta tra dicemenre 2019 e febbraio 2020 (altro che lockdown…). Gli eventi tragici sono purtroppo inclusi, da sempre, anche nella casistica del raffreddore, cosi come la degenerazione in polmonite, o le risposte autoimmuni dell’organismo (tra le altre, la sindrome di Kawasaki o la trombosi venosa profonda). Essendo nel proprio campo di competenza, anche il Dott. Montanari sostiene, in modo condivisibile, questa chiave di interpretazione.

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    3 Ottobre 2020 in 10:26 am
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    Io sono stato anglofilo fino all’85, grazie a Beatles-Stones-Zeppelin e al rock-blues in genere.

    Dopo l’Heysel e – proprio in quel periodo – aver avuto per vicino di casa un britannico, insegnante di mestiere, ma vaccaro di fatto, che si comportava peggio di un subumano di Scampia (rumori, casini di notte, radio sempre “appalla”) ho rivisto le mie posizioni.

    Consiglio a Don Juan la visione di un vecchio B-movie inglese, “I piloti dell’inferno” (b/n,1957)
    [RaiMovie ogni tanto lo passa di notte]. Se dopo la visione ancora pensasse che gli inglesi non siano fottimadri (o furbastri anomici) almeno tanto quanto lo siamo noi, allora non c’è speranza.

    • Giovanni Tenorio
      8 Ottobre 2020 in 9:42 am
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      Non basta un’esperienza negativa con una persona per giudicare tutto un popolo. E’ quella che si chiama “generalizzazione indebita”. Sarebbe come dire: “Don Giovanni, che è un libertino, ha ucciso un Commendatore. Tutti i libertini uccidono Commendatori”. Anche un film di denuncia, per quanto veritiero, non può screditare tutto un popolo in ogni suo aspetto e comportamento. Io degli inglesi aborro la cucina,davvero pessima. Non è un buon motivo per dire che gli inglesi sono pessima gente. Amo Burgess, Mc Evan e Britten. Non è un buon motivo per dire che tutti gli inglesi sono amabili. Prendo in considerazione la Storia del Regno Unito e mi avvedo che il Liberalismo è nato lì, non in Francia e non in Svizzera. Il Liberalismo come io lo intendo, sia ben chiaro. Perché con i tempi che corrono si dicono liberali anche quelli che fino all’altro ieri inneggiavano a Stalin o a Mao, e oggi strizzano l’occhio alla Cina di Xj Jinping.

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        8 Ottobre 2020 in 10:04 am
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        Sì, anche Massimo D’Alema si definì una volta liberale. Ricordo Vilfredo Pareto che scriveva “… oggi tutti si definiscono liberali, ma…”. Era il diciannovesimo secolo dell’era pseudocristiana. Oggi è il secondo dell’era neodemocristiana antemarcia. Pur sempre marciante e sopratutto marcia come aggettivo.

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    7 Ottobre 2020 in 11:25 am
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    Somethin’ more.

    “Quelli che si mettono pazientemente in fila senza fare i furbastri.”

    liberoquotidiano.it/news/esteri/24788279/birmingham-calci-in-faccia-ragazza-16-anni-non-indossa-mascherina-aggressore-finisce-in-tragedia.html

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