Sea Watch

Quel che più mi sconcerta nella vicenda della nave “Sea Watch” è la reazione di tutto il mondo statalista, dai bravi cattolici che inneggiano alle aperture del papa regnante a tutta la sinistra progressista che ha dimenticato gli operai e se la fila con il peggior capitalismo. Riepiloghiamo un momento. Una nave appartenente a una ONG tedesca e battente bandiera olandese raccoglie alcuni migranti che provengono dalle coste della Libia. Invece di riportarli in Libia, dove sicuramente li attenderebbe una vita grama, senza esclusione di torture e sevizie, punta verso il porto di Lampedusa, chiedendo di potervi sbarcare. In base al “Decreto Sicurezza”  che il Parlamento italiano ha da poco approvato, il permesso viene negato. Si fa appello alla Corte di Giustizia di Strasburgo, che non rileva illegittimità alcuna nella posizione del governo italiano. Dopo quattordici giorni di attesa, la nave decide di forzare il blocco del porto, speronando un’ imbarcazione della Guardia di Finanza che tenta di impedirle il passaggio, col rischio di provocare danni anche biologici, con morti e feriti (per fortuna evitati).

In uno Stato serio che cosa dovrebbe succedere a questo punto? Sequestro della nave, arresto del comandante, processo per direttissima. Che cosa succederà in Italia? Staremo a vedere. Per ora la magistratura s’è mossa; gli stessi magistrati che avevano tentato di mettere sotto accusa Salvini per la presunta illegittimità dei suoi provvedimenti anti-immigrazione non hanno esitato a incriminare la comandante della nave, Carlola Rackete. E i giornali che l’hanno incitata a perseverare nella violazione della legge, forzando il blocco, al grido di, “Forza Capitana”? Non è forse un reato di istigazione a delinquere? Reato fascista, fascistissimo, che però in settant’anni di repubblica antifascista nessuno si è mai sognato di abrogare: quindi è vigente, e va applicato, visto che l’azione penale è obbligatoria.  E che ne facciamo di quelli che, consumato il reato, lo magnificano come un atto di coraggio degno del massimo encomio? Un vescovo è arrivato addirittura a proporre che una piazza di Lampedusa sia dedicata alla comandante (non sa, poveretto, che non si possono dedicare vie e piazze a personaggi viventi; e in ogni caso non spetta ai vescovi). Un altro articolo fascistissimo punisce l’apologia di reato. Anche questo non è mai stato abrogato. Se l’azione penale è obbligatoria, i magistrati responsabili sono perseguibili a loro volta di omissioni di atti d’ufficio, se si astengono dall’applicarlo.

Non arricciate il naso, amici miei. Sto ragionando come dovrebbe ragionare, in tutta coerenza, uno statalista. Da anarchico, sono per la disobbedienza civile. Quella vera, di Thoreau, di Gandhi, di Martin Luther King, che si astiene da ogni atto di violenza e accetta di pagare fino in fondo, davanti alla legge, le conseguenze delle sue trasgressioni. Il disobbediente non-violento attira sopra di sé la violenza del potere, di ogni potere, per indurre i responsabili a vergognarsene e denunciarne la brutalità davanti agli occhi di tutto il mondo. Il disobbediente non violento non è necessariamente un progressista, talvolta è un po’ reazionario. A Thoreau piaceva la vita nei boschi, non era certo un fautore della modernità capitalistica (qualcuno potrebbe pensare che piaccia a Greta Thunberg, ma non ne sarei del tutto sicuro). Gandhi, che esaltava il vecchio artigianato dell’India, contrapponendolo all’invasione di prodotti industriali provenienti dalla potenza coloniale dominante, resterebbe molto perplesso di fronte all’incredibile sviluppo industriale del suo Paese, secondo, in Asia, soltanto a quello della Cina.

Anch’io sono un po’ reazionario. Una bellissima impiegata di banca mi chiese un giorno perché mi ostinassi a ritirare contante allo sportello, sobbarcandomi talora a  lunghe file, anziché servirmi del bancomat. Le risposi che preferivo il rapporto umano, specialmente con una bella ragazza come lei. Peccato che poi sia stata trasferita in un’altra filiale, altrimenti prima o poi sarebbe finita nella lista di Leporello (e ne sarebbe stata contentissima). Purtroppo il marchingegno del bacomat non posso portarmelo a letto. Ma non divaghiamo. Perché i “laudatores” della Capitana (faccio presente che chi comanda una nave si chiama correttamente “comandante”, non “capitano”; se è una donna come la chiamiamo? Boldrinianamente,  “comandanta”?) mi lasciano perplesso? Perché sono statalisti fino al midollo, quindi dovrebbero aborrire la disobbedienza civile, in quanto, nella loro visione sacrale, costituisce un “vulnus”  alla legalità, quella legalità di cui si riempiono continuamente la bocca. Conosco già l’obiezione: quando una legge è democratica, allora è sacra e va rispettata, quando è fascista va respinta, anche con la disobbedienza. Ma nel nostro caso non ci troviamo di fronte a una legge fascista. E’ una legge brutta, anzi bruttissima, sono il primo a dirlo. Ma è stata proposta da un governo nel pieno del dei suoi poteri legittimi, approvata da una maggioranza parlamentare eletta dal popolo, promulgata da un Capo dello Stato nell’esercizio dei suoi poteri. Il governo Conte-Salvini-Di Maio è il più sgangherato della storia d’Italia, e porterà il Paese verso il baratro. Ma non può essere neppure lontanamente paragonato a quelli di Hitler, di Mussolini, di Stalin. Salvini rimane un personaggio deplorevole, certi suoi atteggiamenti possono anche essere fascistoidi, ma non si può dire che il suo operato violi i principi irrinunciabili dell’ordinamento costituzionale.Prescindendo da tutto quanto abbiamo finora detto, e ragionando da anarchici, il comportamento di Carola Rackete può veramente definirsi disobbedienza civile? Io ho qualche dubbio. Innanzitutto, per forzare il blocco del porto ha compiuto un vero e proprio atto di aggressione, mettendo in pericolo la vita di esseri umani che tali rimanevano, anche se al servizio di una causa a lei invisa. Non mi venga a dire che non l’ha fatto apposta. Sapeva benissimo che cosa può capitare quando una nave di media stazza sperona un’imbarcazione di dimensioni molto più ridotte. Se non lo sapeva, che razza di comandante è? Chi le ha dato il brevetto? Dove ha studiato? In secondo luogo, la disobbedienza civile, di solito, è esercitata da un cittadino contro il suo governo. La Rackete è cittadina tedesca e comandava una nave battente bandiera olandese. La sua protesta doveva essere indirizzata a tutto il sistema europeo, non soltanto all’Italia. E’ vero che l’approdo le veniva impedito da una legge del governo italiano; ma le disposizioni del ministro degli interni venivano di fatto legittimate dalla Corte europea di Strasburgo, e altri Paesi europei si dichiaravano indisponibili ad accoglier i profughi della “Sea Watch”. Perché questa ostinazione a voler forzare il porto di Lampedusa? Perché non tentare di entrare in altri porti,  francesi, spagnoli, olandesi? Dopo tutto, se la nave batte bandiera olandese, i profughi, una volta imbarcati su di essa, si trovano in territorio olandese, quindi non è del tutto fuori luogo che sia l’Olanda ad accoglierli. Allora sì la disobbedienza civile avrebbe avuto una sua ragione e un suo senso. Così come è stata esercitata, sembra soltanto uno schiaffo all’Italia, dimenticando che altri Paesi, nei confronti dei migranti, si comportano molto peggio. La Francia, in particolare, farebbe bene a tacere. Sappiamo che cosa succede a Ventimiglia, dove di fatto gli accordi di Schengen sono stati sospesi. E non solo lì.Gli statalisti al caviale, fautori dello Stato etico, si compiacciono di paragonare la Comandanta al personaggio di Antigone. Finché è padre Alex Zanotelli a farlo, passi. Ma loro proprio no! A evocare Antigone rischiano di tirarsi la zappa sui piedi. Chi frequenta questo blog sa quanto io ami il personaggio di Sofocle. Un personaggio anche lui un po’ reazionario: viola le leggi dello Stato, molto più moderne (la Patria innanzitutto! Il resto è subordinato) in omaggio alle arcaiche leggi del sangue (l’amore per il fratello innanzitutto: se mi muore il fratello, nessuno me ne potrà dare un altro). Questo è tanto vero che ad Hegel Antigone non piace mica tanto. Lui, teorico dello stato etico, sta piuttosto dalla parte di Creonte. E Sofocle da che parte sta? Come in tutte le grandi tragedie, ci mette di fronte a un dilemma irresolubile.

Una cosa è certa: gli statalisti farebbero bene a lasciar stare Antigone. La lascino a noi anarchici. Chi è statalista deve rimanere dalla parte di Creonte. Noi risolviamo il dilemma che Sofocle non risolve buttando via lo Stato. Buttando via i confini. Irridendo ogni territorialismo. Aborrendo dazi, dogane, frontiere, visti, passaporti. Proclamando che la Terra è res communis omnium, quindi ciascuno dev’essere libero di muoversi come vuole. L’ospitalità non dev’essere delle Nazioni, ma degli individui, ciascuno secondo le proprie tendenze, i propri sentimenti, i propri mezzi e la propria moralità. Se io ospito in casa mia uno zingaro (sì zingaro, zingaro, come la mia amica Carmen ama essere chiamata) o un negro (sì, negro, negro, non è un’offesa, non siamo in America, se Dio vuole!) il mio vicino non deve avere niente da ridire.  Né io posso pretende che, a suo volta il mio vicino ospiti zingari o negri, se non ne vuole sapere. Purtroppo non viviamo in un sistema anarchico, e non è neppur detto che prima o poi ci arriveremo, anche se la speranza è un dovere. Quindi in qualche modo le migrazioni vanno regolate. Quando, in Italia, Minniti ha cercato di farlo, con qualche successo, si è attirato il dissenso e anche il disprezzo di non pochi della sua stessa parte politica. Certo, chiedere la collaborazione della Libia di Sarraj e di Haftar per contenere il flusso migratorio comporta gravi rischi, perché nella Libia di oggi i migranti finiscono in veri e propri lager, dove spesso subiscono sevizie di ogni genere. E’ il bel risultato della guerra contro Gheddafi, che ha gettato la Libia nel caos.

Nessuna simpatia per Gheddafi, sia ben chiaro. Fui il primo a deplorare che Berlusconi l’avesse ospitato a Roma con tutti gli onori, permettendogli di attendarsi come un beduino nel deserto e dandogli spazio per pronunciare discorsi demenziali. Ma un buon rapporto dell’Italia con la Libia di Gheddafi avrebbe consentito di contenere i flussi migratori senza pericolo di avallare condizioni disumane: in cambio di aiuti economici, si sarebbe potuto chiedere a Gheddafi che le autorità italiane esercitassero un controllo sul trattamento dei migranti in Libia. E invece come sono andate le cose? Sei mesi dopo l’accoglienza trionfale di Gheddafi a Roma, Berlusconi, sia pur obtorto collo, accettò di mettere a disposizioni le basi aeree di Napoli per la guerra contro la Libia. Avrebbe potuto dire di no, anche perché l’Italia non aveva subito alcuna aggressione, con la Libia aveva buono rapporti, e la tanto lodata costituzione più bella del mondo non ammette guerre aggressive, ma solo difensive. A parte le pressioni dell’allora presidente Napolitano, Berlusconi, in caso di diniego, temeva qualche rappresaglia da parte dei suoi avversari europei, Merkel e Sarkozy in testa. Cedere non gli servì a niente  Qualche tempo dopo bastò una strizzatina d’occhio fra quei due compari perché la Deutsche Bank cominciasse a vendere i titoli di debito pubblico italiano che aveva in portafoglio. Sappiamo com’è andata a finire. Arrivò il governo Monti, che rimise i conti in ordine grazie all’appoggio di Draghi, con la sua politica di espansione monetaria (“whatever it takes”!) riportando il famigerato “spread” a dimensioni più ragionevoli. Monti e Draghi: due personaggi che proprio Berlusconi aveva sostenuto, il primo come commissario europeo alla concorrenza, il secondo come governatore della BCE. Verrebbe voglia di dire: è proprio vero che a far del bene te lo mettono nel culo.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

Un pensiero riguardo “Sea Watch

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    2 Luglio 2019 in 4:48 am
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    “Una bellissima impiegata di banca mi chiese… …Le risposi che preferivo il rapporto umano…”

    Più o meno quanto dice un grande Servillo diretto da un grande Sorrentino; lui però, molto meno prosaicamente, con questa scusa fotte 100mila dollari alla banca.

    Un piccolo grande capolavoro; per chi se l’è perso: hd4me.net/17598

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