Stupidità, pazzia e tecnologia

Germanwings
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Cari amici, pensate come sarebbe bello se si potesse individuare, nel cervello umano, una struttura neuronale responsabile della stupidità. Sarebbe possibile, innanzitutto, difendersi dagli stupidi, tenendoli sotto controllo e impedendo che provochino danni; in secondo luogo, col tempo si potrebbe arrivare a escogitare una terapia che elimini le falle intellettive, sanando gli organi difettosi, con benefici per chi ne soffre e per la società intera. Lo stupido diventerebbe un malato come tutti gli altri: non potrebbe essere tenuto responsabile dei guasti che causa (la responsabilità sarebbe di chi gli ha affidato senza i dovuti controlli medici mansioni inadatte alle sue capacità intellettive), allo stesso modo in cui una persona affetta da raffreddore non può essere sanzionata con l’accusa di contagiare l’aria con i suoi starnuti. In uno scenario del genere, una volta individuata l’anomalia, lo specialista-potrebbe chiamarsi Elitiologo, dal greco “Elithios” che significa “stupido”, formula la diagnosi, prescrive una terapia, sottopone il paziente ai dovuti controlli periodici per accertarne i progressi e, una volta ottenuta la guarigione, ne redige un attestato, valido a tutti gli effetti di legge. Pensate che meraviglia: uno Schettino non avrebbe mai conseguito il diploma di pilota navale, prima di essersi sottoposto con successo a una rimodulazione chimica o chirurgica delle sue strutture cerebrali malate: non avremmo avuto il disastro della Costa-Concordia. Lo stesso si dica per quell’altro suo degno compare che qualche tempo dopo provocò la morte di numerosi passeggeri su una linea ferroviaria spagnola, per aver affrontato una curva pericolosa a velocità elevatissima, in una prova di bullismo da esibire ai colleghi come titolo di vanto. Chiaro, no? Si avrebbero: 1)una ben definita malattia, l’Elithiotes, volgarmente detta Stupidità; 2)una ben individuata struttura organica responsabile della malattia stessa;3) un insieme di terapie, farmacologiche e/o chirurgiche, testate secondo le metodiche proprie della scienza medica e idonee alla soluzione dei casi rientranti nella suddetta fattispecie nosologica ;4)una specializzazione medica a livello universitario che offra le abilità tecniche e gli strumenti gnoseologici all’uopo necessari.
Accanto alla stupidità abbiamo la pazzia. Qui sì, dirà qualcuno, siamo pienamente attrezzati! Sappiamo di che si tratta, sappiamo che colpisce il cervello, abbiamo le terapie , abbiamo le specializzazioni universitarie. Le cose non stanno così! E’ vero soltanto il punto n. 4. La specializzazione esiste, ma: a)non si sa che cos’è la pazzia ;b)non si sa da che cosa è determinata; c)esiste un’accozzaglia di terapie in parte inutili, in parte dannose, in parte puramente sintomatiche: solo queste ultime hanno qualche successo, allo stesso modo in cui un buon bicchiere di vino può servire a curare il taedium vitae, senza minimamente rimuoverne le radici… Lo psichiatra, se non è un santone devoto alla dottrina di Freud, nella forma ortodossa o in qualcuna delle sue tante eresie, è uno spacciatore di droga legalizzato. Ha il potere di trasformare i piccoli disturbi dell’umore e del carattere, che sono la norma dei questa nostra vita, in malattie psichiche. Una volta faceva scialo di elettroshock e lobotomie, oggi dispensa a piene mani Prozac e altre porcherie del genere. Un bambino è irrequieto a scuola (e giustamente, visto che la scuola è una noia mortale; solo uno stupido – non un pazzo!- può star fermo nel banco)? Disturbo psicomotorio, si prescrive il Ritalin. Il bimbo così impara a drogarsi per legge; quando poi, qualche anno più tardi, vorrà assumere lui, liberamente, le droghe che più gli aggradano, verrà incriminato e sbattuto in carcere; o, ancor peggio, verrà sottoposto a una terapia di recupero coatta, dove per ironia della sorte potrebbe trovarsi davanti lo stesso psichiatra che gli ha insegnato a risolvere con la chimica il disagio esistenziale… Altro che scienziati! Stregoni. Gente che gioca con le parole. Basta che uno di loro rediga una diagnosi di “cleptomania” perché un ladro cessi di essere tale e diventi un malato. Mi sappiano indicare qual è l’organo che provoca questa malattia! Io so soltanto che in greco “klepto” ha lo stesso preciso significato del nostro “rubare”. Non basta ricorrere alla lingua di Platone per trasformare un crimine in una malattia. Purtroppo i nostri codici penali hanno recepito la dottrina di Lombroso, che tendeva ad assimilare la criminalità alla malattia psichica. Ma in questo modo nessuno più è responsabile; e può addirittura capitare che dentro ci vadano gli innocenti, e fuori rimangano i delinquenti: perché davanti a un referto psichiatrico che attesta la capacità o l’incapacità di intendere e di volere il giudice che può dire? Il guaio è che se interroghi dieci psichiatri diversi, ti danno dieci diagnosi diverse. Nell’Unione Sovietica con le diagnosi psichiatriche si mandavano in manicomio i dissidenti (i nemici del proletariato non possono essere che pazzi); nell’Occidente liberal-democratico si è fatto lo stesso con il poeta Ezra Pound (anche un sostenitore impenitente del fascismo non può che essere pazzo). Ideologia al servizio del potere. Come stupirsene? Nessuno psichiatra saprebbe mai dirti che cos’è la psiche. Ergo, la sua è una scienza del nulla. Sarebbe come se un cardiologo non sapesse dirti che cos’è il cuore. Sapete che anch’io, ai miei tempi, corsi il rischio di finire in manicomio? I miei augusti parenti volevano farmi internare perché, rincorrendo le donne pel piacer di porle in lista, scialavo il patrimonio di famiglia: solo un pazzo può scialare il patrimonio per andar dietro alle donne. Sarà da savi scialarlo per comperare blasoni e cariche pubbliche, come quel mentecatto di Don Ottavio, o per farsi costruire tombe sormontate da statue a cavallo, come quel rimbambito di Commendatore, sperando che prima o poi queste statue si muovano e vadano a punire il libertino trascinandolo all’inferno. E il pazzo sarei io?
Tutto questo bel discorso per dire che il disastro aereo di questi giorni, dovuto all’atto suicida e insieme omicida di un copilota non può essere imputato a un’assenza di rigorosi controlli psichiatrici, la cui utilità è del tutto indimostrabile. Il copilota può anche essere stato depresso, ma è prima di tutto un criminale. La depressione non lo giustifica. Si sarebbe potuto uccidere in mille altri modi, senza coinvolgere persone innocenti, che con la sua depressione non hanno nulla da spartire. La psichiatria non potrà mai individuare in anticipo le tendenze criminali. Ognuno di noi è un criminale potenziale; nessuno di noi conosce se stesso così a fondo da poter giurare che non si macchierà mai di un atto di criminalità. Il comportamento umano è imprevedibile, perché l’umanità è mal fatta. Inutile consolarsi dicendo che in fondo in fondo siamo tutti buoni, quando ci comportiamo male è perché siamo malati. No! “Forse noi siam l’homunculus d’un chimico demente”, diceva un poeta dell’Ottocento. Il legno storto dell’umanità, di cui parlava Kant, non si potrà mai raddrizzare.
Altro che rafforzare i controlli psichiatrici, la vera salvezza sta nella tecnologia. Forse fra qualche tempo i piloti potranno essere sostituiti da robot: potranno sempre guastarsi, ma non saranno mai né stupidi alla Schettino né criminali alla Lubitz (forse depressi sì, ma allora basterà cambiare qualche microchip).Se gli aerei saranno dotati di robot d’emergenza, il problema dei guasti potrebbe in gran parte risolversi. Ma senza ricorrere a scenari avveniristici, sarebbe bastata la tecnologia più modesta, alla portata di ogni buon artigiano, a impedire il disastro aereo della Germanwings. Se soltanto il portellone della cabina di pilotaggio fosse stato apribile dall’esterno… Se almeno l’altro pilota ne avesse avuta la chiave… Ci voleva tanto?

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

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