Siccità? Colpa di Trump!

Signori miei, vi prego, non facciamone un Padreterno. Ha già tanta boria per suo conto, vediamo di non farlo ringalluzzire ancora di più. D’accordo, Trump è ricco sfondato; è a capo del Paese più potente del mondo (forse), ha nelle sue mani l’esercito più potente del mondo (sicuramente) dispone di una moneta che, nonostante tutto, rimane la misura di tutti gli scambi internazionali. Ma non basta un suo NO a mandare all’aria tutto il pianeta Terra. Non è mica il Dio geloso dell’Antico Testamento, quello che con un cenno inondò la dimora degli uomini scatenando il Diluvio e con una parola mandò in cenere Sodoma e Gomorra, soltanto perché i loro abitanti maschi preferivano godersi i maschietti anziché le femminucce (sui gusti delle femminucce non siamo informati). Eppure, è bastato il rifiuto di continuare a recitare la sua parte nella farsa degli accordi di Parigi sul Riscaldamento Globale perché qualcuno  dipingesse il biancocrinito elefante yankee come il cattivo demone che sta flagellando l’Italia riducendola a un deserto e condannandone la popolazione alla sete.. Il livello del Lago di Bracciano, uno dei serbatoi naturali che provvedono alle esigenze idriche della Capitale, si abbassa paurosamente, costringendo le autorità competenti a limitare drasticamente l’erogazione? A nessuno viene in mente che nell’antica Roma, che pur ebbe a soffrire in diversi momenti bizze meteorologiche ben più gravi delle nostre, non rimase mai, nella sua storia millenaria, a secco d’acqua, neppure nel Medioevo più buio, quando gli antichi palazzi crollavano, pochi sapevano costruire archi e voltare cupole, ma bene o  male i vecchi acquedotti dell’età dei Cesari continuavano egregiamente a svolgere il loro lavoro. E allora? Che c’entra Trump? C’è qualcosa che non va nell’odierna gestione italica delle risorse idriche. Ricordate il referendum di qualche anno fa sulla cosiddetta”privatizzazione dell’acqua” ? Non si trattava di privatizzare un bel nulla; si trattava solo di affidare la gestione degli acquedotti a imprese private, in base a regolari appalti, perché provvedessero agli opportuni investimenti per riparare e ammodernare una rete ridotta a un colabrodo, in cambio di un’adeguata remunerazione del capitale investito. Il tutto sotto il controllo pubblico. Il Popolo Sovrano disse no, perché l’acqua è di tutti. E come le cose di tutti, non è di nessuno, così continua a venir sprecata. Il colabrodo è rimasto un colabrodo. Pare che a Roma vada perduto qualcosa come il 43% dell’erogazione. E poi ci stupiamo se basta un po’ di siccità per mandare in crisi la città? C’è da meravigliarsi che non capiti più spesso.

Eppure, secondo l’ineffabile Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, bisognerebbe invitare sul Lago di Bracciano il presidente Trump, per fargli capire che cosa significa non rispettare gli accordi sul clima. Io non vedo il nesso, voi lo vedete? Che c’entra Trump? Che c’entrano gli accordi sul clima con i rubinetti italici che perdono? Con le decisioni insane del Popolo Sovrano? Con una rete idrica abbandonata a se stessa, manutenzione ridotta all’osso e niente investimenti?
Mi chiedo come certi personaggi,guardandosi allo specchio e riascoltando i propri discorsi, non riescano a ridere di se stessi. La siccità di quest’anno – lasciando da parte Trump e tutte le sciocchezze sul suo conto- non ha proprio nulla di eccezionale, non è l’inizio della fine. Correva forse l’anno 1951 (bisognerebbe controllare). Durante l’estate il Lago di Como si ritirava a vista d’occhio, con pericoli di frane sulle sponde e difficoltà di attracco per i battelli del servizio pubblico di navigazione. Il fenomeno era così eccezionale che le suorine di una scuola materna organizzarono addirittura un’escursione per portare i bambini a vedere qualcosa che forse nella loro vita non avrebbero più avuto occasione di sperimentare. Capitasse ora, sarebbe il segno di un’imminente catastrofe. Trump allora doveva avere 5 anni. Non penso potesse già scagliare maledizioni. Circa un decennio dopo, un’estate senza piogge fece mancare l’acqua nei quartieri alti della città. Anche allora Trump non c’entrava. Poteva avere 15 o 16 anni. Passarono vent’anni e arrivò un’estate ancora più infocata, un po’ in tutta Italia. I giornali scrissero che ci sarebbero voluti secoli per reintegrare le risorse idriche prosciugate dalla siccità. Poche settimane dopo, una bella burrasca di Ferragosto cambiò le carte in tavola. Un autunno precoce aprì le cateratte del cielo e rovesciò un tal cascata d’acqua da far tracimare fiumi e laghi. Le falde freatiche si rimpinguarono come d’incanto. Il pericolo non era più il Deserto, ma il Diluvio. Trump doveva avere sui 35 anni. Forse non sognava neppur lontanamente che sarebbe diventato presidente. Di certo non sapeva neppure che cosa e dove fosse il lago di Bracciano. Forse neppure il Lago di Como. In ogni caso, se ne sfotteva. Oggi Como è al riparo da ogni siccità perché per tutti gli usi -agricoli, domestici, industriali- si pompa acqua dal lago: che avendo una profondità massima di metri 410, almeno a breve termine è difficilmente esauribile. Certo, quando uno beve acqua del rubinetto e pensa che viene dal lago – sia pur attraverso procedimenti di purificazione e rigenerazione- con tutte le schifezze che raccoglie nei suoi bacini, si sente venire il voltastomaco. Ci si tappa il naso, si chiudono gli occhi e si trangugia. Finora non è morto nessuno.
Può anche darsi che le temperature medie stagionali stiano effettivamente aumentando. Faccio notare però che i fenomeni di siccità cui sopra ho fatto cenno sono tutti compresi in quell’epoca, che ha come confine superiore la metà degli anni Settanta dello scorso secolo, in cui si era unanimi nel proclamare che la Terra si stava raffreddando,. avviandosi verso una nuova glaciazione. Eppure si era in un periodo di piena espansione economica, che produceva ogni anni una quantità esorbitante di gas serra destinati a finire nell’atmosfera. C’è qualche conto che non torna. Quando finiremo di essere così presuntuosi da pensare che le nostre miserevoli attività di omuncoli possano determinare le sorti del Creato? L’ho già detto: un giorno arriverà un bel meteorite e faremo la fine dei dinosauri.
Non sarà colpa nostra. E  probabilmente Trump sarà già morto da un pezzo. O forse sì, sarà colpa nostra. Se invece di dedicarci alla folle impresa di bloccare il surriscaldamento atmosferico -vero o presunto che sia- sprecando senza costrutto  una quantità enorme di denaro; se invece di costruire ordigni per distruggerci a vicenda pensassimo a costruire un bel cannone per annientare eventuali meteoriti che abbiano intenzione di prenderci come bersaglio? Non siamo noi i nemici della Natura, è la Natura la nostra Nemica. L’aveva ben capito il divino gobbetto di Recanati. Sarà bene andare a rileggersi la “Ginestra”.
Contro la siccità che, a detta di qualcuno, in un breve lasso di tempo potrebbe ridurre l’Italia a un deserto possediamo già la tecnologia per la dissalazione delle acque marine. Adottiamola e perfezioniamola Il Belpaese è immerso nel Mediterraneo, che per esaurirsi avrà bisogno di millenni (altro che quella pozzanghera del Lago di Bracciano e quel pantano del Lario!). Ci sarà acqua per tutti. A meno che il Popolo Sovrano non ascolti ancora la voce di qualche idiota proclamare:” Giù le mani dai mari e dagli oceani, l’acqua salata, come quella dolce, è di tutti; guai a concederla ai biechi capitalisti per lucrarci sopra, con la scusa di renderla potabile”. Allora non ci resterà che munirci di capienti secchi e far rifornimento giornaliero, accedendo di persona alle spiagge marine. Poi, che so, si farà bollire l’acqua, si cercherà di renderla confacente ai normali usi quotidiani. Qualche santo provvederà…
Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

Un pensiero riguardo “Siccità? Colpa di Trump!

  • 1 agosto 2017 in 5:57 am
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    Il presidente della regione Lazio, avendo il fratello attore drammatico, vuole mostrarsi attore comico. Verrà ricordato solo come comparsa ridicola. Già negli anni sessanta del secolo scorso sentivo parlare di tecniche di desalinizzazione delle acque marine. Mi ricordo che si diceva avanzata la tecnologia sul piano operativo ma che i costi erano ancora alti. Anche i primi computer costavano tantissimo, oggi li regalano per poter vendere i quotidiani cartacei. Non so a che costi si sia arrivati, l’informazione in merito non è precisa. Forse volutamente. Però c’è una grande notizia a costo quasi zero: Liprandi è passato con i democratici. Sicuramente una scelta civica la sua.

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