Abuso di stupidità dominante

Ci risiamo. “Abuso di posizione dominante”: così recita la motivazione in base alla quale la Commissione Europea, su impulso della mascolina commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager, ha inflitto una dura sanzione pecuniaria a Google. A gongolarne è innanzitutto il lugubre, spettrale ex-commissario Mario Monti, che con la stessa motivazione colpì a suo tempo Microsoft. Gongola, concede interviste, e arriva a dichiarare che, se non ci fosse l’Anrtitrust europeo, di gran lunga più severo di quello USA (tra l’altro soggetto alle oscillazioni della politica, nella dialettica Democratici-Repubblicani), gli Stati sarebbero azzannati dalle proterve Multinazionali. Ma ci crede davvero a queste fanfaluche? Non sarò certo io  ad affermare che le Multinazionali sono angioletti. Come tutti gli umani, quando possono, approfittano dei benefici che vengono loro elargiti. Se c’è un aiuto di Stato, se lo accaparrano. Se c’è la possibilità di eludere il fisco, lo fanno (ed è molto ben fatto!). Se possono difendere le proprie rendite grazie alla proprietà intellettuale, che tutti i sistemi politici puntellano strenuamente, non se ne fanno un problema. E allora, gli Stati comincino a evitare elargizioni, introducano sistemi fiscali equi, che non penalizzino determinate categorie produttive a vantaggio di altre, aboliscano, in ogni campo, la proprietà intellettuale. Altro che estendere i brevetti anche laddove non ci sono. Abolirli del tutto. O, se proprio non si può  – ma non vedo il perché – ridurne la durata al minimo indispensabile (è un principio liberale classico, anche Einaudi ebbe a parlarne in più occasioni). Io sogno un mondo anarchico, in cui un imprenditore, se vede copiato un suo prodotto, anziché intentare causa al concorrente impinguando i bilanci degli studi legali, se ne compiace: segno che la sua invenzione è buona, altrimenti nessuno la copierebbe. Tra l’altro, il fatto che altri se l’appropri è uno stimolo a non adagiarsi sugli allori e a spremere le meningi per inventare sempre qualcosa di nuovo. Via i brevetti sui farmaci. Le medicine costerebbero molto meno, sarebbe più facile aiutare i poveri che ne hanno bisogno. Via anche il copyright sulle creazioni d’arte. Il mio papà Mozart si impresse nella mente il “Miserere” dell’Allegri, ascoltato in un’esecuzione dal vivo, e lo trascrisse a memoria, senza pagare diritti e alla faccia del papa di allora. Se al grande Wolfgang Amadeus qualcuno avesse detto che un altro musicista, magari mediocre, aveva inserito in un’Opera una sua Aria gabellandola come propria, anziché stizzirsi avrebbe fatto salti di gioia: segno che piace!* Anche lui qualche volta scopiazzava. Avete presente il delizioso coretto delle contadinelle:”Ricevete o padroncina/queste rose, questi fior”,  nelle “Nozze di Figaro”? Il motivo è preso di peso da una canzoncina popolare lombarda, che fino a qualche decennio fa le vecchie nonne ancora cantavano ai nipotini, sotto le feste di Natale: “Piva, piva, l’oli d’oliva, gnaca gnaca l’oli che taca”. Dove l’avrà ascoltata? Sicuramente durante i suoi soggiorni milanesi, di cui serbava lieta memoria. E il coro dell’ultimo atto della belliniana “Sonnambula”? Ricordate? “Qui la selva è più folta ed ombrosa”. Ricalca una canzone popolare che si cantava sulle sponde del Lago di Como**, dove il grande Catanese al tempo della composizione era ospite, godendo le belle grazie concessegli, alternativamente, dalle due deliziose Giuditte, la Turina Cantù, su una sponda, e la Pasta Negri, sull’altra( (mio grande emulo! Morto anche lui troppo giovane, purtroppo, come il mio papà).

Ma lasciamo la poesia e torniamo alla prosa. Inutile porre le condizioni per formare i monopoli e poi gridare contro i monopoli. E poi, che vuol dire “abuso di posizione dominante”? Se uno arriva a dominare perché è più bravo degli altri, perché impedirglielo? Tra l’altro, di solito non sono i consumatori a lamentarsene, ma i concorrenti. Gli utenti, grazie alle economie di scala di cui un colosso mondiale può beneficiare, riescono a spuntare prezzi più bassi per i servizi richiesti. Lo afferma chiaramente Hal Varian, capo economista di Google: offrire un mercato digitale privo di barriere consente la costituzione di imprese novelle con costi di avviamento spesso tendenti a zero. “Adam Smith -sono parole sue- disse che la divisione del lavoro è limitata solo dalla dimensione del mercato. Oggi si può dire che anche la divisione dei servizi alle impresse è limitata solo dalle dimensioni del mercato. Esso è globale,e oggi questi servizi possono essere forniti molto facilmente da noi” (intende:da Google).
Altro che Stati azzannati dai colossi informatici! Altro che limitazione della concorrenza! L’è proprio tutta a rovescio. I prezzi calano, e gli utenti sorridono. Che ci si mettono di mezzo a fare le autorità antitrust (anzi, le “Authorities”, che non fa più chic, ma più cafone)? Vadano a farsi friggere. E il lugubre bocconiano ritorni sulla sua cattedra a far sbadigliare i poveri studenti, con quella sua voce soporifera. Se qualcuno è così masochista da sopportarlo, pagando per di più tasse universitarie da capogiro, si accomodi.
Questo astio contro chi arriva a controllare una buona fetta di mercato perché è più bravo dei concorrenti è d’altra parte in linea con l’ideologia antimeritocratica di cui s’è fatto portavoce anche l’ineffabile papa Francesco, che è finito sulla cattedra di Pietro non si sa bene per quali meriti (anche Monti è diventato senatore a vita non si sa bene per quali meriti. Qualche articoletto di fondo sul “Corriere”? Che cosa ha scoperto, che cosa ha inventato, che saggi innovativi ha scritto? Avrei più titolo io di diventare senatore -Dio me ne guardi e liberi!- per le mie imprese galanti, testimoniate dal catalogo di Leporello. Nessuno mi batte, lo giuro sul mio onore!). In occasione delle commemorazioni di Don Milani, nell’anniversario della morte,  l’antimeritocrazia ridiventa di moda, come ai tempi del Sessantotto. Vi ricordate che si dice nella “Lettera a una professoressa”? Che se un ragazzo ha una spiccata attitudine in una determinata materia la scuola non deve coltivarla, ci penserà lui; l’importante è che riceva né più né meno quel che ricevono gli altri, anche i più ritardati, in nome dell’eguaglianza. Come dire, contraddicendo Cristo, che i talenti vanno sotterrati, non fatti fruttare.
Ecco, allo stesso modo si pretende di impedire che un’impresa commerciale, se più efficiente delle altre, venga messa in riga. Abuso di posizione dominante. Come quel ragazzino saccente e antipatico che, quando in classe il maestro fa una domanda, è sempre il primo ad alzare la mano e a rispondere, mentre gli altri se ne stanno zitti. E’ figlio di un prestigioso professionista, ha la casa piena di libri; i suoi genitori parlano un italiano forbito. In casa sua ci sono servizi igienici profumati, mentre i suoi compagni devono servirsi di un cesso comune, in fondo al ballatoio.***  E allora, bisogna mettergli la museruola. Che meriti ha ad esser nato nella bambagia? Si vede che Dio, per dirla con Francesco, ogni tanto fa un po’ lo scemo… DON GIOVANNI TENORIO
*Unicuique suum, L’esempio non è mio. Lo ascoltai qualche tempo fa dal Maestro  Michelangelo Gabbrielli, in una bella conferenza che tenne dopo un suo concerto in cui si eseguivano musiche di Claudio Monteverdi. E’ una dichiarazione che faccio di mia spontanea volontà, perché la ritengo moralmente dovuta. Mi avessero obbligato a farla, mi sarei rifiutato.
** Lo scrisse il compianto critico musicale, e finissimo umanista, Giulio Confalonieri, che sul settimanale  “Epoca” negli anni Sessanta dello scorso secolo era titolare di una rubrica. Non ho ragione di non credere a un gentiluomo come lui, anche se mi mancano altre testimonianze in merito. Difficile, ma non impossibile, recuperare quello scritto, che, se non ricordo male, era stampato sul libretto  allegato a un’edizione discografica dell’Opera. Se qualcuno dei miei venticinque lettori volesse cimentarsi nell’impresa, gliene sarei sommamente grato.
*** Questa del cesso viene dalle considerazioni di uno psicologo, che da giovincello sdottoreggiava nelle conferenze propinate ai docenti della Scuola Media, poi sarebbe diventato docente universitario. Potrei farne il nome, ma non voglio infierire contro un povero pirla.
Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

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