Le ragioni della politica e quelle dell’anarchia

Non so trattenere le risa quando un uomo politico, facendo proprie le rivendicazioni di qualche associazione di categoria, ordine o corporazione, parla di mercato, sentendo il bisogno di aggiungere qualificazioni che ne limitano l’ambito, con la pretesa di correggerne le distorsioni, le prevaricazioni ai danni dei soggetti più deboli, l’abuso di posizione dominante; o di proteggerlo dai presunti danni dovuti all’invasione dei prodotti stranieri, al predominio delle multinazionali, al cosiddetto “dumping”; o di salvaguardarlo dalla concorrenza sleale di chi lavora in nero, o non paga le tasse, o si sottrae alle sacrosante prescrizioni di legge; e via di questo passo. C’è una categoria che gode di protezioni statali, sotto l’ombrello di licenze, esclusive, brevetti, monopòli riconosciuti dalla legge? Guai al cielo se qualcuno ha l’ardire di sfidarla, grazie alla propria inventiva, con iniziative imprenditoriali o cooperative che di fatto aggirano ogni protezione pubblica, riconquistando spazi di libertà che ridondano a vantaggio dei consumatori. E’ il caso della rovente polemica in corso contro Uber da parte dei tassisti. Per scongiurare gli scioperi (che in verità, tecnicamente, dovrebbero essere definiti “serrate”, visto che i tassisti sono “padroncini”), il governo interviene nella persona del ministro Delrio, che propone un provvedimento legislativo per regolamentare la materia. E’ davvero paradossale: le regolamentazioni pubbliche producono distorsioni del mercato, regalando a categorie privilegiate posizioni di rendita. Ragione vorrebbe che tali privilegi venissero aboliti una volta per tutte, lasciando libero sfogo a un sistema concorrenziale senza limiti. Nessuno potrebbe più invocare la legge, o la licenza, o l’esclusiva, o la proprietà intellettuale o altri arzigogoli inventati da cervelli malsani per difendere il proprio buon diritto di vessare i consumatori imponendo prezzi monopolistici. Ma la ragione non appartiene alla politica. O, meglio, la politica ha ragioni tutte sue: prima fra tutte quella di non scontentare categorie potentemente organizzate, che alle elezioni potrebbero far pesare i loro voti, come espressione di consenso o di dissenso verso le scelte pubbliche che le riguardano. Chi potrà mai scontentare i farmacisti, liberalizzando la vendita di medicinali? Nessuno. Bisogna pur proteggere il popolo bue, che altrimenti si avvelenerebbe di farmaci, ingerendoli senza criterio. Tutto quel che si è stati capaci di fare è di autorizzare le cosiddette”parafarmacie” all’interno dei centri commerciali, dove al massimo si può comperare qualche pomata, qualche cerotto, qualche lassativo, qualche cosmetico, e poco di più; quando negli Stati Uniti psicofarmaci come il Prozac si trovano sui comuni scaffali dei supermercati, senza, a quel che pare, indurre ad abusi che si trasformano in emergenze sociali.

Torniamo ai tassisti. Il sistema delle licenze distorce il mercato. Sarebbe da abolire. Obiezione: i tassisti quelle licenze se le son pagate a peso d’oro, non è giusto azzerarle di punto in bianco. Vero. Allora,le autorità che gliele hanno concesse, gliele ritirino, restituendo il maltolto ai prezzi d’oggi. Obiezione: in questo modo i conti pubblici andrebbero a catafascio. Volesse il cielo! Se lo Stato, in tutte le sue articolazioni, potesse far kaputt, ci sarebbe da ubriacarsi per la gioia. Chiaro che non capiterà mai. E allora, invece di eliminare le regolamentazioni, se ne introducono altre. Ecco che il ministro Delrio propone di consentire il servizio di noleggio auto con conducente (Ncc), a patto che gli operatori, dopo ogni trasporto, anziché fermarsi negli spazi pubblici rimanendo a disposizione di altri clienti, ritornino nelle autorimesse di partenza, in attesa di nuove prenotazioni. Quanto ai servizi tramite App – come Uber – saranno legalizzati istituendo, presso il Ministero dei Trasporti, un registro delle piattaforme tecnologiche di intermediazione, i cui gestori dovranno aver sede legale e domicilio fiscale nell’UE. C’è da sentirsi girare la testa. Avete presente il Finale Primo dell’ “Italiana in Algeri”, Nella testa ho un campanel? L’ effetto che mi fa è quello, quando sento parlare di albi, registri,domicili fiscali e altri orrori del genere.

Se gli uomini di Stato sono gente di questa risma, gli economisti – che dello Stato sono ormai diventati i lacchè – non sono da meno. Anche loro suggeriscono di moltiplicare le regole, o di introdurre nuove tasse, a scopi perequativi, s’intende. Uno di loro, qualche giorno fa, sul solito Corrierone, ha proposto di riequilibrare la concorrenza sleale di Uber ai tassisti attraverso una tassa su ogni trasporto con chiamata web a distanza. Un simile dispositivo produrrebbe…udite udite..inflazione! Dice proprio così, quel signore, confondendo l’aumento di un singolo prezzo (in questo caso quello del trasporto offerto da Uber) con l’aumento generalizzato dei prezzi ( ignorante come un asino! Dove ha studiato?) Il trasporto Uber diverrebbe così più caro, e i tassisti ne trarrebbero qualche sollievo. Che gran cervellone ,vero? Sembra una barzelletta, e invece è pubblicata in tutta serietà su un quotidiano che la serietà sta perdendola pezzo per pezzo.
Mi consolo leggendo un bell’articolo che potete trovare sul blog del “Center for stateless society” (di cui esiste anche l’edizione italiana a cura di Enrico Sanna). L’autore, Kevin Carson, approva il comportamento eversivo di Uber ai danni dei monopoli protetti dalle pubbliche autorità. Fa notare però che, a sua volta, Uber assume posizioni monopolistiche grazie alle leggi sulla proprietà intellettuale, mantenendo così il possesso esclusivo della propria applicazione, e ritagliandosi, di conseguenza, spazi di rendita. Per avere un autentico servizio cooperativo da pari a pari, si dovrebbe “piratare” il database di Uber, dove sono registrati i nomi dei passeggeri e degli operatori, e con questi mettere in opera un vero e proprio sistema “open source” privo di intermediazioni. Si tratterebbe di usare contro Uber le stesse armi che Uber ha usato per aggirare le normative locali poste a protezione dei tassisti.
Anarchia pura! Dopo tanti gas tossici, sembra di respirare l’aria fresca di alta montagna.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

Un pensiero riguardo “Le ragioni della politica e quelle dell’anarchia

  • 29 marzo 2017 in 7:24 am
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    Più che il campanello dell’Italiana in Algeri, a volte sembra che si riviva il finale del primo atto di Almamorta, ossia l’Inutil Legislazione. E pare d’esser con la testa in un orrida fucina; ove ci ridurremo ad impazzar. Da Del Rio a Delirio? Infatti il ministro si sbaglia sempre quando si presenta e involontariamente anagramma il suo nome: “piacere Deliro”.

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