L’economia di Pinocchio (anzi, del Gatto e della Volpe)

Ho fatto un balzo sulla sedia quando, qualche giorno fa, imbattutomi per caso in un video in cui si celebravano le magnifiche sorti e progressive dell’Economia di Pinocchio, mi sono sentito proporre, come sostegno all’ideologia che la sottendono, una dichiarazione di Alan Greespan, il famigerato banchiere della FED negli anni ruggenti che precedettero la crisi del 2008. Urgono chiarimenti? Provvedo subito. Chiamo “Economia di Pinocchio” quel coacervo di teorie, variamente denominate ma identiche nella sostanza, secondo cui la moneta, lungi dall’essere una merce fra le merci dotata di valore intrinseco, con l’unica differenza di essere  comunemente accettata come mezzo di scambio per ogni transazione, sarebbe una pura convenzione garantita dalla sua certificazione giuridica e dalla fiducia che ne deriva. Quindi può essere prodotta e moltiplicata a piacere. Il Gatto e la Volpe fecero credere a Pinocchio che bastasse sotterrare qualche moneta d’oro per vederne crescere una pianta rigogliosa. Due farbutti? Indubbiamente, ma non molto diversi da quei monarchi del passato che moltiplicavano la moneta ritirando il circolante aureo, fondendolo e rimettendolo in circolazione in misura più abbondante, misto a metallo vile. Da quando il sistema aureo è andato in pensione (prima con gli accordi di Bretton Woods del 1944, che lo diluironono nel “Gold Standard Exchange, poi, in via definitiva, con la cancellazione della parità dollaro-oro decretata da Nixon nel 1971, il gioco è diventato fin troppo facile. Non sono più i sovrani ad agire come falsari in prima persona, sono le banche centrali, più o meno in combutta con i sovrani. Fino al “divorzio” fra la Banca d’Italia e il Tesoro, nel 1981, in Italia la banca centrale era di fatto obbligata a comperare i titoli di debito pubblico che il mercato non assorbiva. Famosa la giustificazione del governatore Guido Carli, a capo dell’istituto negli anni Settanta dello scorso secolo. Disse più o meno così: è un dovere patriottico non far mancare finanziamenti ai governi che ne hanno bisogno”. Erano gli anni in cui nel Bel Paese l’inflazione (chiamiamola così, per intenderci, anche se il termine è improprio) correva a due cifre. Colpa del prezzo del petrolio, salito alle stelle per le pratiche monopolistiche dell’OPEC! Balle. In Germania il petrolio si pagava allo stesso prezzo, non è che l’OPEC facesse sconti ai tedeschi per la loro bella faccia, ma l’aumento del costo della vita là era molto più contenuto. Evidentemente i governi erano meno spendaccioni e la Bundesbank meno generosa. Il “divorzio”, checché se ne dica, non fu un male, anzi fu un atto di resipiscenza in un sistema in cui il debito pubblico tendeva a crescere a dismisura, e si stentava a tenere sotto controllo il livello generale dei prezzi. Fu un atto infame, invece, azzerare di fatto il meccanismo della cosiddetta “scala mobile”, che adeguava i redditi fissi all’aumento del costo della vita. Un meccanismo che aveva le sue pecche, prima fra tutte quella di causare un graduale appiattimento di stipendi e salari, a vantaggio dei lavoratori più giovani e a scapito dei più anziani. Andava corretto, non azzerato. Chiarito questo punto, che c’entra Greespan? C’entra, eccome. Nella dichiarazione citata nel video di cui sopra, diceva proprio questo, in termini quasi trionfalistici: oggi la moneta non è più una merce dotata di valore intrinseco, si può produrre a piacere. Basta stamparla. Anzi, basta digitare una cifra e inviarla alla memoria elettronica di un conto corrente bancario. Semplice, no? Ecco perché i fautori dell’Economia di Pinocchio vanno in brodo di giuggiole. Lo diceva anche Greespan, che era un liberista! Perché non potremmo dirlo anche noi “sovranisti”, che, con un radicale cambiamento di paradigma, vorremmo addirittura abolire le banche centrali e conferire ai governi il potere di produrre direttamente moneta a piacimento? Moneta a credito, quindi, non a debito, com’è invece quella emessa dalle banche centrali. Solo una volta che questa moneta creata dal nulla, come la luce al cenno del Dio onnipotente, sia stata immessa nel sistema, è possibile, a livello di transazioni fra soggetti privati, prestarla a interesse. Dio crea, i Demiurghi si limitano a manipolare la materia creata.La crisi economica in cui si è precipitati non tanto per effetto n di una pandemia in grande misura provocata ad arte, quanto per i provvedimenti demenziali con cui tale pandemia è stata affrontata da governanti di certo insipienti, e forse in qualche caso anche delinquenti, ha offerto ai fautori dell’Economia di Pinocchio l”occasione di dar fiato alle trombe. Bisogna far debito, bisogna immettere a iosa moneta nel sistema, bisogna allentare ogni vincolo al bilancio e alla spesa pubblica. Solo così l’economia può riprendere! Negli Stati Uniti hanno immesso nel sistema trilioni di dollari, la FED “stampa” a pieno ritmo, il debito pubblico  cresce bellamente senza che nessuno se ne preoccupi. L’economia vola.Così s’ha da fare!Ne siamo proprio sicuri? Leggo che negli Stati Uniti il livello dei prezzi è in crescita e le quotazioni di borsa stanno raggiungendo livelli stratosferici. Evidentemente, il denaro immesso nel sistema, sia attraverso il debito pubblico, sia per la compiacenza della FED, sia per travaso dai conti correnti privati dove, ne momenti più cupi del terrore pandemico si era accumulato un bel po’ di risparmio in previsione di ristrettezze future, sta producendo qualche effetto perverso. Bolle speculative destinate prima o poi a scoppiare? Può darsi. Non è vero, come dicono i Pinocchi, che la cosiddetta “inflazione” dovuta a un eccesso di moneta circolante è roba del passato, un’invenzione di economisti un po’ citrulli. L'”inflazione” si manifesta in borsa, producendo risultati del tutto avulsi dai fondamentali dell’economia produttiva. Anche in Europa è successo qualcosa di simile grazie al “Quantitative Easing” di Draghignazzo. Proprio così esemplare il modello Greespan? A me non pare. Il disastro che travolse l’economia, prima negli Stati Uniti e poi in tutto il mondo nel 2008, è imputabile in gran parte a lui. La moneta facile promossa dalla FED indusse alla speculazione borsistica. Le banche inventarono i famosi titoli spazzatura, involucri opachi che contenevano non si sa bene che cosa, facendo balenare il miraggio di rendite favolose, che alla fine si risolsero in un pugno di mosche. Nel frattempo l’amministrazione americana, succuba dell’ideologia “conservatrice-compassionevole”, com’era stupidamente chiamata, favoriva l’indebitamento a tassi artificialmente bassi per l’acquisto di immobili. Era inevitabile che le bolle, nel mercato immobiliare e nel sistema finanziario, dovessero scoppiare, e alla fine scoppiarono. L’Economia di Pinocchio non può che fare la fine di Pinocchio. Fallimenti sopra fallimenti. Ma c’è sempre qualche Gatto e qualche Volpe che grazie al disastro accumula quattrini.Per quanto riguarda l’attuale situazione italica, non so come andrà a finire. Non vedo l’uscita dal tunnel; temo che quanto è capitato finora sia soltanto il preludio di tempi ben più tristi. Non è poi così sicuro che i fondi del cosiddetto “Next Generation Eu” siano per arrivare davvero; e quando arriveranno, se arriveranno, la situazione sarà del tutto compromessa, e difficilmente sanabile. Se il tessuto delle partite Iva, della piccola e media imprenditoria, del commercio, delle attività turistiche, del settore alberghiero e della ristorazione, risulterà irrimediabilmente lacerato, sarà impossibile ricucirlo. Anche una valanga di denaro immessa nel sistema non potrà fare miracoli. Anzi, potrà causare solo la lievitazione dei prezzi. Bisogna far ripartire tutto e subito, intanto che la capacità produttiva non è ancora del tutto annullata, togliendo di mezzo ogni limitazione. Via mascherine, distanziamenti, coprifuochi, Gettare alle ortiche l’idea da brividi di un passaporto sanitario per l’attraversamento dei confini regionali o per la frequentazione di cinema, teatri, luoghi di ritrovo. Con questi vincoli, molti rinunciano alle vacanze e agli svaghi, preferiscono rimanere a casa loro. Gli stranieri scelgono altre mete. Moltissimi piccoli imprenditori hanno già dovuto chiudere bottega, altri dovranno farlo. Aumenteranno povertà e disoccupazione. Gli investimenti pubblici, le grandi infrastrutture, la digitalizzazione, la transizione ecologica, il “debito buono”, come lo chiama Draghignazzo? Aspetta e spera. Chissà se le pale eoliche che deturpano il più bel paesaggio del mondo e che continuano a crescere come funghi fanno parte del “debito buono”. Di certo fanno parte della transizione ecologica. Peccato che per metà rimangano ferme. Dietro di loro ci sono tanti Gatti e tante Volpi che sghignazzano di gusto. 

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

Un pensiero su “L’economia di Pinocchio (anzi, del Gatto e della Volpe)

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    24 Aprile 2021 in 2:44 pm
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    In troppi non hanno interesse che riparta tutto e subito. A MussoConte servivano poche migliaia di morti per sedersi al tavolo dell’Europa. A Dragoglio servirà che Biden gli consenta delle nuove amlire sotto forma di eurodollari, magari lo chiameranno piano Greespan invece di piano Marshall. In cambio verrà offerto qualche giovane italico disoccupato da trasformare in soldato per qualche futura avventura bellica che potrà consentire agli Stati Uniti di galleggiare ancora un po’. Forse a Wall Street stanno già cercando un alto ufficiale cinese con debiti di gioco da corrompere affinché sconfini a Taiwan. Con Cavour, a Napoleone terzo la cosa riuscì. Al posto dei dollari, all’epoca c’erano grandi castelli. Uno era talmente grande che lo chiamavano Castiglione.

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