Scuola anarchica

Mi piace ricordare un aneddoto di parecchi decenni fa, protagonista un vecchio preside, inattaccabile per dedizione al servizio, onestà, rigore. Una volta gli venne assegnato dalle autorità scolastiche un insegnante di Latino che conosceva la lingua di Cicerone ancor meno dell’attuale papa regnante. Famiglie e alunni erano in subbuglio. Il preside si permise di chiamare l’insegnante nel suo ufficio, lo fece accomodare, gli squadernò davanti l’incipit del “De rerum natura” di Lucrezio (uno dei testi che rientravano nei programmi ministeriali): “Aeneadum genetrix hominum divomque voluptas”. “Legga e traduca!” “Ma lei non me lo può imporre, è comportamento illegale e antisindacale!” “Legga e traduca, le ho detto. Poi mi denunci. Dopo anni di onorato servizio ho le spalle abbastanza larghe”.

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Abolizione del valore legale del titolo di studio: l’unica riforma possibile per la Scuola.

La vera rivoluzione è un’altra, non mi stancherò mai di ripeterlo: abolizione del valore legale dei titoli di studio. Ma è una proposta tabù. Nessuno ne parla. Non sia mai che lo Stato non certifichi, attraverso il valore legale dei diplomi elargiti dalle sue scuole, la preparazione di chi ha seguito un certo corso di studi. Se non è lo Stato a farsene garante, sarebbe l’anarchia!
Certo, l’anarchia, che bella cosa! Nessuna ARCHE’ che garantisce nulla. Lasciar fare al mercato. Senza valore legale dei titoli, ogni scuola dovrebbe far di tutto per dare il meglio, se non vuole rimanere senza alunni. Dovrebbe cercare di accaparrarsi gli insegnanti migliori, se non vuole che tutti la disertino. Il valore dei titoli diventerebbe un valore puramente morale. Sei uscito da quella scuola di schiappe? Sei una schiappa. Sei uscito da quella scuola seria e severa? Probabilmente sei preparato. Però fammi vedere in concreto che cosa sai fare, se vuoi essere assunto a ricoprire il posto che desìderi.

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