Architettura

Le premesse sono di pura fantasia. La conclusione invece è autentica (per questo l’ho messa tra virgolette), e viene niente meno che dalla bocca di un architetto, ormai settantenne. Chissà come deve essersi sentito triste, in tutta la sua carriera, a rimuginare il terribile pensiero: “Io e i miei colleghi stupratori, nostro malgrado, del territorio!” Forse oggi è proprio così. Basta guardarsi intorno, e si vedono soltanto brutture. Ma non credo che i costruttori di piramidi, o maestri come Ictino Callicrate e Fidia che elevarono i templi greci, o Michelangelo, o Bernini, o Giuliano da Sangallo, o Palladio si siano mai considerati rei di vulnerare le bellezze naturali. L’architettura, quella grande,ha sempre abbellito il paesaggio, ingentilendolo e spesso umanizzandolo. Basta entrare nelle chiese di San Lorenzo e Santo Spirito a Firenze, capolavori del Brunelleschi, per capire che cosa sono l’Umanesimo e il Rinascimento. Ci si sente al centro: “L’uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono, di quelle che non sono in quanto non sono”, come diceva Protagora. Sarebbe stato meglio che in quei luoghi rimanesse un bel prato, come quello che Celentano rimpiangeva nella sua vecchia via Gluck? Se uno entra in una chiesa gotica, ad esempio la Cattedrale di Colonia, si sente piccino piccino di fronte alla maestà di Dio. Anche lì sarebbe stato meglio lasciare l’erba?

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