Il vangelo della Pampa

Grande confusione sotto il sole. I “valori”, come qualcuno li chiama, si capovolgono, cambiano di segno. Quel che era bianco diventa nero, quel che era nero diventa bianco. Anch’io talvolta ho l’impressione di essere diventato un altro, come quei malcapitati che entravano nella grotta del mago Trofonio e ne uscivano completamente mutati: giocherelloni se erano sempre stati austeri, frivoli se erano sempre stati filosofi,devoti alla castità se erano sempre stati fior di libertini come me. Non riesco a credere a me stesso quando mi avvedo di essere pienamente d’accordo con monsignor Galantino. Sì, proprio lui, il colto e raffinato segretario della CEI, che ci delizia ogni settimana con le sue riflessioni sulle pagine del Domenicale allegato al “Sole 24 ore”, accanto a quell’altro dotto principe della Chiesa che risponde al nome di monsignor Gianfranco Ravasi. Che dice monsignor Galantino? Che nessuno dovrebbe proibire alle donne islamiche di scendere sulla spiaggia avvolte nel cosiddetto “burkini”, un costume da bagno integrale che lascia scoperte solo le estremità e la faccia. Perfettamente d’accordo con lui! Perché vietarlo? Ognuno deve potersi abbigliare come vuole. Posso capire che la legge vieti il “burqa”, allo stesso modo in cui può vietare di andare in giro col viso avvolto in un passamontagna, o di partecipare a una manifestazione col capo coperto da un casco. Discutibile, ma ragionevole. Irragionevole, invece, vietare di far il bagno in mare coperti dalla testa ai piedi. Certo, è ridicolo, malagevole, tutto quello che volete. Ma se a uno piace così, perché impedirglielo? Qui le ragioni d’ordine pubblico sono inconsistenti. Il viso rimane scoperto, quindi non ci sono problemi di identificazione; e pensare che una donna possa nascondere armi nel costume da bagno integrale in spiaggia è assurdo. A parte il fatto che le armi si possono nascondere dappertutto, anche nel più normale e succinto degli abbigliamenti.
No, il punto non è questo. Si vuol vietare il “burkini” perché è un simbolo d’identità religiosa, oppure perché è segno di schiavitù della donna. Poche idee, se mi permettete, ma… ben confuse, come diceva quel tale. Simbolo di identità religiosa: e allora? Questo è un pallino dei francesi, che hanno inventato la laicità e credono di aver inventato la libertà dei moderni: cosa che, ben a ragione, gli inglesi negano, perché la libertà dei moderni l’hanno inventata loro, non i giacobini e tanto meno Napoleone. Perché uno non dev’essere libero di esibire simboli religiosi? Per lui possono avere un grande valore, per chi non vi si riconosce hanno la stessa importanza di un cesto di fichi secchi. E allora? I simboli devono poter essere ostentati dagli uni e irrisi dagli altri, in tutta libertà. Fra i primi cristiani ogni simbologia che rimandasse alla crocifissione era sacra e venerabile; chi aborriva il cristianesimo poteva far sberleffi alla Croce rappresentando un Cristo con viso da somaro. Cattivo gusto? Senz’altro. Blasfemia? Dal punto di vista cristiano, sicuramente sì, ma è un punto di vista che non si può imporre per legge. Inoltre: che senso ha bandire le simbologie religiose e poi esaltare il feticcio delle bandiere e degli inni nazionali? Per i buoni sudditi imbevuti di spirito patriottardo sono segni da adorare in ginocchio, per un anarchico come me sono cenci multicolori e , tranne poche eccezioni, cattiva musica. Vilipendio? Sì, vilipendio: ma non so perché debba essere passibile di condanna penale. C’è poi un ulteriore paradosso: i simboli religiosi non possono essere esibiti, per non urtare la suscettibilità di chi si riconosce in altri valori, ma se ci si permette di irridere quei simboli con tutto quel che sta dietro, si può finire sotto processo. Un relativismo che si avvita su se stesso. Se tutto è relativo, niente è venerabile. Lo Stato se ne sfotta dei valori altrui e rinunci a difenderli. Si limiti a difendere i propri. Saremo noi anarchici a rifiutarli. Per noi non sono venerabili neppure quelli. Anzi, sono meno venerabili degli altri.
A dire il vero non è proprio così come ho detto poc’anzi: oggi si fa una brutta fine se si dice che il Corano è spazzatura e l’Islam è una religione violenta. Si finisce nei guai con l’accusa di islamofobia. L’Islam è religione di pace, come tutte le religioni: l’ha dello anche Francesco, e quel che dice lui vale più del Vangelo. Altro che porgere l’altra guancia! Se uno parla male della mia mamma, io gli do un pugno. Se uno pubblica una vignetta blasfema su Maometto e per tutta risposta arriva un attentato dinamitardo, se l’è cercata. E’ il Vangelo secondo Francesco, quello della Pampa, non quello d’Assisi. Altro che Vangelo”sine glossa”! Vangelo riveduto e corretto, dove non è Gesù a redarguire i genitori che l’hanno cercato ansiosamente mentre era intento a discutere coi dottori nel Tempio, ma sono Maria e Giuseppe a fare un culo così a Gesù per aver disobbedito sottraendosi alla loro custodia. Mondo alla rovescia, anche ai vertici di Santa Romana Chiesa. Tutto si capovolge:”Il brutto è bello e il bello è brutto”, come dicono le streghe di Macbeth. Si finisce nei guai anche a bruciare la bandiera e a spernacchiare l’inno nazionale. Però se un islamico offende i cristiani e getta fango sul Vangelo, nessuno muove un dito; ed è sempre Francesco a dire che quello non è il vero islamismo, ma una sua degenerazione. Come se non fosse scritto a chiare lettere nel Corano che non fu Cristo a finire sulla croce, ma un suo sosia. In somma: i cristiani, ancora una volta, adorano un somaro…
Ma torniamo a noi. Qualcuno potrebbe dire: giusto però eliminare i simboli religiosi dai luoghi istituzionali, come le scuole, gli uffici pubblici, i tribunali. Distinguiamo: un conto è togliere il crocifisso dalle aule dove si celebrano i processi o da quelle scolastiche, un conto è vietare di entrare in quei luoghi esibendo una croce, indossando un velo o coprendosi il capo con una kefiah o una kippà. E poi, sapete che vi dico? Se entro in un tribunale d’un Paese islamico e lo vedo costellato di simboli coranici, mi prende paura, perché ho buoni motivi di credere che sarò giudicato secondo la Sharìa; se entro in un tribunale nostrano neanche mi accorgo che c’è appeso il crocifisso, se c’è, e se anche me ne accorgo, mica vado a pensare che il giudice mi darà torto nella mia causa contro un debitore moroso, perché nel Vangelo è scritto “mutuum date nihil inde sperantes”; o non mi riconoscerà un risarcimento da parte di chi mi ha sgraffignato l’orologio d’oro, perché è scritto che a chi ti ruba la tunica devi cedere anche il mantello. Il crocifisso nelle aule scolastiche? Non impedisce certo, com’è capitato, di insegnare marxismo, ateismo, e addirittura di far l’apologia del terrorismo. E’ addirittura avvenuto che un insegnante laico di Religione, con tanto di autorizzazione episcopale, affermasse che la Madonna era una ragazza madre. Come dire: Cristo figlio di puttana, più o meno. Pensate che ne sia nato uno scandalo finito sui giornali? Macché: nessuno ha battuto ciglio, eppure quasi tutti andavano a messa la domenica. L’unico a protestare e a chiedere l’esonero della figlia dalle lezioni di Religione è stato un papà ateo, o quasi, come me… Sapete che cosa vi dico? Mi è davvero simpatico il vecchio Giuseppe Parini, che quando i francesi a Milano fecero togliere i crocifissi dai tribunali esclamò: “Dove non entra il cittadino Cristo non entra il cittadino Parini“. Molto più coerente di tanti ipocriti d’oggi.
Veniamo all’altro punto: burqa e burkini, come il velo, simboli di schiavitù. Nessuno più di me lo crede, ma non è vietandone i simboli che si abolisce la schiavitù. Anzi, il divieto può addirittura rafforzare certa mentalità schiavistica, alimentando l’idea che opporsi a una tale proibizione sia segno di indipendenza, rivendicazione di libertà. Le donne stesse, che della mentalità schiavistica sono vittime, potrebbero esigere di portare veli e scafandri come segno di un’identità culturale che i “crociati” con i loro divieti illiberali vogliono negare. Devono essere le donne islamiche a prender coscienza del loro stato di schiavitù, gettare i burkini alle ortiche e pretendere di esibirsi in costumi da bagno succinti, mostrando le loro belle forme e accendendo i desideri dei maschietti “crociati”. Femministe, dove siete? Ci scommetto che se qualcuno, come io sto facendo, auspicasse uno scenario del genere, vi schierereste con monsignor Galantino: lui, memore della sessuofobia paolina, invocherebbe il comune senso del pudore, voi partireste lancia in resta contro la mercificazione consumistica e capitalistica del corpo femminile.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

2 pensieri riguardo “Il vangelo della Pampa

  • 29 agosto 2016 in 10:35 am
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    Il don Francischiotte de la Pampa è un pontefice che non ha studiato, con buona pace della tanto decantata scuola gesuitica. Lo scorso 25 agosto, a Cracovia, ha sostenuto che la dottrina sociale della chiesa non è compatibile con il liberismo perché quest’ultimo “sposta l’uomo dal centro e ha messo al centro il denaro” (Fonte: Francesca Mariani su IL TEMPO di venerdì 26/08/2016, pagina 21, ripreso a dire della giornalista da Civiltà Cattolica). Evidentemente non conosce il pensiero di de Molina, di Suarez, della scuola di Salamanca, di Rosmini, Sturzo, Nozick, Chaufuen, Sirico… Forse non conosce nemmeno Tommaso d’Aquino. Qualcuno però gli ricordi che i liberisti sono sempre stati accusati di eccesso di individualismo, non di monetarismo. Il denaro è un mezzo e i liberisti si limitano a rivendicare il diritto di ognuno a procurarselo con mezzi leciti e privi di coercizione. Se un medico cerca freneticamente un bisturi o un farmaco per un’emergenza, deve essere accusato di spostare il paziente dal centro per mettere al centro il medicinale o il bisturi? Non tenta forse, come scopo finale, di salvare la vita del paziente? Chi procura cibo all’affamato, sposta la persona dal centro per mettere al centro il cibo? Quante banalità in stile pamperos. E poi che pastore politicamente scorretto: spostare “l’uomo” dal centro. E la donna? Perché da Monte Citorio non si producono adeguate proteste per questo linguaggio sessista e discriminatorio verso l’universo femminile? Quanto a Maria “ragazza madre”, è evidente che i seminari non formino neanche gli insegnanti di religione. Giuseppe ha sposato Maria, ha vissuto con lei e ha dato il cognome al figlio. Le ragazze madri non hanno questa fortuna ma evidentemente il docente in questione non lo sa. Il diritto non lo studiano e l’italiano neanche. Però, grazie al concordato, insegnano a spese nostre.

  • Leporello
    29 agosto 2016 in 3:41 pm
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    Grazie per il commento, è quasi un articolo di per sè

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