La deflazione è un male… per lo Stato!

L – Padrone mio, ignorante come sono, ho sempre pensato che comprare a buon mercato, a parità di prodotto, sia meglio che comprare a prezzi più cari.
DG – Bella scoperta! Non è necessario essere un Adam Smith per capirlo!
L – E invece, da qualche tempo, la cosa non mi sembra così evidente. Negli anni in cuoi l’aumento continuo dei prezzi prosciugava le nostre tasche, tutti a deprecare l’inflazione. Ora che finalmente i prezzi sono stabili, con qualche piccola variazione magari all’ingiù -ma non è detto-, tutti a stracciarsi le vesti contro la deflazione, e a invocare l’inflazione come una pioggia benefica. Mi sembra che il mondo sia fuor di sesto.
DG – Sì, caro Leporello, il modo è proprio fuor di sesto, come diceva quel pazzoide di Amleto, che però ne capiva più degli altri. Perché in realtà a essere pazzo è il mondo; e in una maggioranza di pazzi veri, pazzi diventano, agli occhi dei più, i pochi savi che hanno mantenuto il ben dell’intelletto.
L – Ma spiegatemi questa faccenda dei prezzi, che proprio mi è rimasta sullo stomaco: per quanto mi sforzi, mi rimane qui come una coscia di fagiano mangiata di soppiatto: non va né su né giù.
DG – Che  diresti tu se vedessimo per strada un uomo magrissimo e io ti dicessi: magro com’è, cadrà in miseria.
L – Direi, con rispetto parlando, che vi ha dato di volta il cervello, e avete scambiato la causa per l’effetto: è magro perché è in miseria e non può comprarsi da mangiare, e non viceversa, come voi dite!
DG – Bravissimo! E allora, tornando ai nostri prezzi, che ne diresti se qualcuno affermasse che, se si abbassano, le vendite si contrarranno?
L – Direi che è uno stolto: se i prezzi si abbassano, le vendite dovrebbero per conseguenza aumentare, non diminuire. Evidentemente calano in conseguenza di una domanda debole. Anche in questo caso, chi afferma il contrario, scambia la causa per l’effetto.
DG – E’ proprio quello che fanno gli economisti. Vedi, caro Leporello, Erasmo da Rotterdam nel suo “Elogio della pazzia” annoverava tra gli esseri più folli, in mezzo a molti altri, i teologi. Arrivava addirittura al punto di auspicare che fossero caricati su un barcone e mandati contro i Turchi: con i loro arzigogoli ermeneutici li avrebbero fatti scappare a gambe levate. Anche oggi i teologi non sono da meno; per fortuna non li legge più nessuno, parlano tra loro nell’indifferenza generale e non c’è pericolo che, sulla base delle loro dottrine, qualcuno finisca sul rogo. In compenso, oggi gli economisti sono molto più pazzi di loro, e purtroppo vengono ascoltati, osannati, venerati. La gente non capisce un acca dei loro ragionamenti, ma proprio per questo crede che abbiano un’intelligenza superiore, mentre spesso sono solo poveri mentecatti. O forse no. Sono furbissimi!
L – Spiegatemi, perché capisco sempre meno.
DG – Sai perché dicono che i prezzi in discesa , la cosiddetta deflazione, sono un male? Perché – affermano – un conto è la diminuzione una tantum del livello dei prezzi, altra cosa è un processo continuativo che riduce i prezzi all’infinito. In questo caso, nessuno più acquista e nessuno più investe, perché ci si aspetta che i prezzi diminuiscano ulteriormente: consumi e investimenti vengono di volta in volta rimandati, così l’economia declina, il PIL diminuisce, la disoccupazione aumenta.
L – Mi sembra una gran corbelleria. I consumi voluttuari possono essere rimandati, ma quelli necessari no! Se mi si strappano i calzoni sul didietro non posso andare in giro mostrando le chiappe, devo comperarne un paio nuovo. Se mi si guasta il frigorifero e non è più possibile ripararlo non posso mettere il burro e il formaggio fuori della finestra, come faceva la mia nonna, e rimandare l’acquisto di un frigo nuovo all’anno venturo. Se la lavatrice è da buttare, non posso andare a lavare i panni al fiume o al lavatoio (i lavatoi pubblici o sono stati abbattuti o hanno ormai funzione puramente decorativa). Lo stesso, e a maggior ragione, si dica per i generi alimentari. Questo mese non compero carne perché il mese prossimo costerà forse meno e potrò farne una bella scorpacciata? Andiamo! E la benzina? Visto che il pieno costa sempre meno, questa settimana vado in giro a piedi, in attesa di pagarlo ancora meno la settimana prossima, e poi di nuovo, e poi di nuovo; e così le auto rimangono a riposo,  non si logorano, se ne vendono di meno, Marchionne si mette le mani nei capelli… E anche lui, prima di investire, aspetterà che i prezzi dei beni strumentali diminuiscano. E alla fine chiuderà bottega. Una barzelletta!
DG – Bravissimo davvero, non avrei giammai creduto che tu potessi essere così perspicace! Guarda però che il ragionamento vale anche per i beni di lusso. Chi è ricco e vuol togliersi uno sfizio, non è così sparagnino da aspettare l’anno venturo per comperare l’oggetto che desidera pagandolo una manciata di monetine in meno. Lo compera ora! E non è neanche necessario esser troppo ricchi. Nel campo dell’elettronica i prezzi sono da anni in discesa: eppure, quando esce un nuovo modello di computer,  cellulare, smartphone et similia, i negozi specializzati si riempiono di acquirenti con l’acquolina in bocca. Basterebbe aspettare qualche mese, e lo stesso prodotto potrebbe essere acquistato a prezzo anche notevolmente più basso. Tutti ricconi?
L – Ma allora perché gli economisti raccontano quelle baggianate? Avete detto che forse sono furbissimi.
DG – Vero. Me lo confermano queste parole che concludono l’articolo d’un illustre esperto: “Uno degli effetti della deflazione è di far salire automaticamente il debito pubblico in proporzione al reddito, perché quest’ultimo resta fermo. Se i prezzi calassero a lungo eroderebbero anche gli equilibri su cui si fonda la linea di tagli alle tasse del governo”. Capito? La deflazione è un male per i governi, perché rende insostenibile il debito pubblico. Tutte le altre fandonie servono a mascherare questa verità. I signori economisti, tranne qualche mosca bianca, sono tutti a libro paga dei governi, delle banche centrali e dei loro complici. Pollice verso! Al rogo, al rogo!
Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino