Aggredire il contante

La bionda e scema ha perso un’altra occasione per starsene zitta. Dopo la batosta del referendum – nel suo cervellino, doveva essere il trampolino di lancio per una strepitosa carriera politica, non più all’ombra del suo mentore Renzi – sembrava fosse destinata a scomparire dalla scena una volta per tutte. Esercitarsi per andare a fare la commessa in un supermercato (mestiere molto più nobile del Ministero delle Riforme), imparare bene le lingue per intraprendere la carriera di guida turistica, prendere un diploma di maestra d’asilo per votarsi all’educazione degli infanti, dedicarsi alla cura degli anziani, come badante: tutte attività utili, che le avrebbero meritato stima e un modesto reddito, al posto della ben più lucrosa rendita parassitaria di cui, come ministra, aveva fino a quel momento goduto.

Invece, niente! Aveva detto che, se fosse caduto Renzi, sarebbe caduta con lui, perché la riforma della costituzione l’avevano fatta insieme: simul stabunt, simul cadent. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Quella era stata una sbruffonata, pronunciata in un momento in cui, a dispetto dei sondaggi, era convintissima di mietere una messe di voti. Pare che, all’annuncio della sconfitta, sia scoppiata in pianto, e abbia scongiurato in ginocchio il suo Renzino di intrufolarla in qualche modo nel nuovo governo. Come dire di no a quella cara ragazza? Così con Gentiloni il Piccolo non ha ottenuto nessun portafoglio ministeriale, ma in compenso è stata nominata alla vicepresidenza del Consiglio: un bell’onore davvero per una ch’era stata sonoramente trombata. In questo modo, però, perdeva di visibilità. Un vice è sempre un vice. Ricordate che cosa diceva Cesare? Meglio essere il primo in uno sperduto paesello delle Alpi che il secondo a Roma. Il vicepresidente è appena poco più su di un sottosegretario rispetto al ministro, tanto più che in Italia il presidente del Consiglio non ha i poteri e il prestigio dei capi di governo d’altri Paesi: è un primus inter pares e nient’altro.

Che liberazione non vederla e non sentirla più! Certo, il suo parlar toscano è melodioso, ma ricordate quel che diceva Carducci?

“La favella toscana ch’è sì sciocca/ nel manzonismo degli stenterelli”.

Proprio così, un cattivo contenuto inzacchera la forma. Potremmo parafrasare:

“Il bel parlar toscano ch’è si sciocco/ negli sproloqui dei senzacervello”.

Ogni tanto la vedevamo di scorcio e ne sentivamo qualche sussurro. Finché, colpo di scena! La ribalta è quella di un convegno a Milano, dal titolo “Date a Cesare quel ch’è di Cesare”. Titolo infelicissimo, perché a leggere bene quella famosa pagina evangelica il Figlio di Dio, prendendo in giro i suoi interlocutori che vorrebbero comprometterlo davanti all’autorità politica, riesce in realtà a significare tutto il contrario di quel che sembra dire. Tutto è di Dio ( chi se ne dichiara figlio come potrebbe negarlo?), quindi nulla è di Cesare. I promotori della manifestazione avrebbero fatto meglio a citare San Paolo, che era cittadino romano e se ne gloriava: così sosteneva che l’autorità politica era legittima e le si doveva il tributo. Ma lasciamo perdere, questi cattolici il Vangelo non l’hanno mai letto, tutt’al più l’hanno orecchiato in chiesa, e recepito attraverso il filtro dell’interpretazione pretesca. Ebbene, che cos’ha detto la signorina Boschi da quella ribalta? Dev ‘essersi sentita una primadonna a proclamare ad alta voce che “bisogna aggredire il contante nelle case degli italiani”. Proprio così, “aggredire”, che è una parolaccia, anche se pronunciata nella melodiosa lingua di Dante. Sono i banditi ad aggredire. Sono gli eserciti ad aggredire. Sono i terroristi ad aggredire. E’ la malattia ad aggredire. E poi: si aggrediscono persone, non cose. Un delinquente può aggredire un malcapitato per rubargli il portafoglio. Non ruba il malcapitato per aggredirgli il portafoglio. Altro che aggredire il contante! Rubarlo, aggredendo il legittimo proprietario. Furto con scasso. Entrare nelle case degli italiani? Violazione di domicilio! Anche nell’ Atene dei Trenta Tiranni nessuno osava entrare in una casa privata a eseguire operazioni di polizia. Ve li immaginate gli sbirri servitori dello Stato che vi entrano in casa e vi buttano per aria letto, divani e poltrone , per vedere se da qualche parte sono state nascoste banconote? Come i pompieri di “Fahrenheit 451″, che irrompono nelle case private in cerca di libri da dare alle fiamme. Qualcuno ribatterà:”Ma è un modo di dire! Si tratterebbe di far emergere, in qualche modo, il denaro che è stato sottratto al fisco. In gran parte pare sia nascosto nelle cassette di sicurezza delle banche. Il ministro Del Rio ha proposto di condonare la sanzione a chi accetti di investire parte del malloppo in titoli di Stato”. D’accordo, ma così la cosa è ancora più grave. E” fin troppo chiaro che si tratta di una manovra per sanare il disastrato bilancio dello Stato, gravato da un debito pubblico spaventoso, in continua crescita. Sarebbe come se io, per pagare i miei debiti puntassi la pistola alla tempia del mio vicino, dicendogli “O mi dài parte dei tuoi risparmi, o ti faccio secco”.

A questo punto il bempensante idiota replicherà: “Non è la stessa cosa! Quello nascosto sotto il materasso o nelle cassette di sicurezza è sicuramente denaro sottratto al fisco”. Certo, lo ha detto anche il procuratore Francesco Greco. Vorrei sapere da dove trae tante certezze. Quali prove può esibire? Io avrei paura se, innocente, finissi con un capo d’accusa falso pendente sul mio collo davanti a un figuro come lui. Perché uno non deve poter conservare denaro in casa sua, se l’ha guadagnato onestamente e magari ci ha anche pagato le tasse, fino all’ultimo centesimo? Perché non deve poterlo conservare in una cassetta di sicurezza? Mi raccontava un mio amico che quando morì la sua nonna, operaia per tutto il tempo della vita attiva e infine modestissima pensionata, i parenti le trovarono in casa, ben nascosto nella stufa, un consistente pacchetto di bigliettoni da lire 10.000 (che, nei primi anni Sessanta del secolo scorso, volevano dire qualcosa). Delinquente anche lei? Non li aveva rubati, li aveva messi da parte in caso di necessità, risparmiando sulla spesa quotidiana, rinunciando anche al più piccolo capriccio. Non si fidava delle banche, perché -dicevano i parenti- poveretta, era ignorante. Ignorante? Forse in realtà aveva capito tutto, anche se non sapeva che cosa fosse la riserva frazionaria.

C’è un solo modo per far emergere il contante: vietarne l’uso, costringendo così a pagamenti tramite Pos, carte di credito e altri strumenti del genere. Per le banche sarebbe una pacchia: tutto grasso che cola, se si pensa che, dopo cento passaggi di Pos d’una somma di 100 euro, il loro lucro bancario è di 100 euro. I conti correnti si gonfierebbero, i portafogli degli istituti di credito si abbufferebberodi titoli di Stato. Arriveremo a questo punto? In India Narendra Modi l’ha fatto, provocando un disastro economico. Se si farà anche in Italia, sarà la fine. Fosse vero! La Boschi non potrebbe neanche ripiegare, per sbarcare il lunario, sulle attività che dicevamo prima. Resterebbe il mestiere più vecchio del mondo, a patto di abbassare i prezzi. Però come puttana da sbarco, a guardarla in faccia, vedrei piuttosto un’altra ministra. Indovinate un po’ chi.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

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