Elogio delle puttane.

Mala tempora currunt in quel di Firenze, per il negozio della passerina. Nella Milano napoleonica il ministro Prina si diceva volesse tassare il mestiere più antico del mondo per rimpinguare le esauste finanze pubbliche. Da suo punto di vista, nulla da eccepire. Se tutte le attività con fine di lucro devono essere soggette a imposta, non si vede perché il meretricio debba rimanerne esente. Certo, come in tutti gli altri casi la tassazione distorce il mercato. Se le puttane scaricano l’onere tributario sul prezzo della prestazione, si può avere come effetto una contrazione della domanda. Qualcuno potrebbe ripiegare sulle pippe, causando una rarefazione delle prestazioni puttanesche, la cui conseguenza ultima sarebbe un aumento della disoccupazione. Difficile che una puttana riesca a riciclarsi in un’altra attività, specie se in altri settori il mercato del lavoro è saturo, ma tutto è possibile. Però, a ben vedere, non è detto che le puttane siano indotte a scaricare l’onere sui clienti. Potrebbero assorbire la tassazione fra le spese di produzione del reddito, limando i profitti netti. Rothbard l’ha spiegato bene: in un mercato libero nessuna forma di tassazione può scaricarsi sul consumatore finale, perché il produttore di beni o servizi ha già spinto il prezzo fin dove lo consente la curva della domanda. Un aumento ulteriore provocherebbe un flessione delle vendite, con conseguente riduzione degli utili. Ora, quello delle puttane è sicuramente un mercato a tutti gli effetti. Mercato nero, si intende, che include nel prezzo finale della prestazione la tangente ai magnaccia e il rischio d’impresa, che in questo caso è quello di subire i rigori della legge.

Legge ipocrita e idiota. Una può prostituirsi, ma non può adescare, tanto meno far propaganda delle sue prestazioni. Anche l’abbordaggio d’una puttana è reato, in quanto favoreggiamento della prostituzione. Non sarebbe meglio lasciar libero il mercato del sesso? Il negozio della passerina offre un servizio. Potrebbe configurarsi come un’organizzazione di tipo artigianale, in cui chi offre il proprio corpo gestisce da sé l’attività imprenditoriale. Un po’ come i coltivatori diretti. Oppure un imprenditore potrebbe assumere come dipendenti un certo numero di aspiranti prostitute, che sottoscriverebbero liberamente il contratto di lavoro, come qualsiasi altro dipendente privato, e potrebbero godere di adeguata tutela sindacale, con minimi salariali, orari di lavoro regolamentati e norme a tutela della salute. Oppure, un gruppo di puttane potrebbe fondare una cooperativa. Ci sarebbe posto anche per istituzioni benefiche, in cui alcune donne di buon cuore ( che però sarebbe difficile annoverare tecnicamente fra le prostitute, in quanto rinunciano alla mercede) offrono gratuitamente la fica ai poveretti che non possono permettersela perché versano in condizioni economiche precarie.

Invece no, non è così. Ecco perché il servizio – in sé altamente benefico, in quanto offre sfogo a pulsioni sessuali che altrimenti potrebbero sfociare in comportamenti rovinosi – è in mano alla delinquenza, né più né meno del mercato della droga. Giacomo Puccini per procurarsi un po’ di roba non aveva bisogno di rivolgersi clandestinamente agli spacciatori. Bastava scrivesse all’amica Sybil Seligman che gliene mandasse qualche confezione. E l’amica provvedeva, senza difficoltà alcuna…

Come per la droga si cerca, stupidamente. di colpire i grandi organizzatori del mercato contrastando il piccolo spaccio e i consumatori finali, così si dice di voler colpire lo sfruttamento della prostituzione sanzionando i clienti delle puttane. La logica del provvedimento, se ho ben capito, è un po’ come quella che giustifica le sanzioni per incauto acquisto. Se io, con la normale prudenza, posso aver motivo di credere che un prodotto messo in vendita abbia una provenienza ambigua (ad esempio, si tratti di merce rubata), devo astenermi dall’acquisto, se non voglio rischiare di risponderne davanti al giudice penale. Così, mi devo astenere dal servizio offertomi da una puttana perché potrebbe trattarsi di una donna che è stata resa schiava da qualche magnaccia e costretta con la violenza a esercitare il meretricio. E se io fossi sicuro che una puttana esercita il mestiere per sua libera volontà, e si è scelta un protettore a suo piacimento? Bel dilemma!

Pare che i provvedimenti di Minniti per il contrasto all’immigrazione abbiano ampliato i poteri dei sindaci per la lotta alla prostituzione. Con encomiabile tempestività ne ha approfittato il sindaco di Firenze Nardella, che ha subito emanato ordinanze in merito, costituendo squadre di agenti della Polizia Locale per setacciare le zone della città dove avviene il turpe commercio e pizzicare, con sanzioni penali e pecuniarie, i clienti che adescano le mercanti dell’onore femminile. Chissà come sarà contenta la Boldrina. Il corpo della donna è sacro, la prostuzione lo deturpa. Ma se una donna, liberamente, vuol offrire la fica? Se è ben contenta di deturparsi? Se ritiene, giustamente, che è più disonorevole fare l’agente della Polizia Locale, la guardia di finanza o il militare di carriera che offrire a pagamento un servizio socialmente utile, al punto che anche la Chiesa Cattolica, un tempo più saggia di oggi, l’ha sempre tollerato, a dispetto delle rampogne di San Paolo?
Ho l’impressione che il nuovo Patto Gentiloni abbia contemplato anche questa contropartita all’ammorbidimento di papa Bergoglio sulla questione dell’immigrazione: sì alle quote di accoglienza, ma dura lotta alla prostituzione. Sono i valori non negoziabili! Nel vecchio Patto Gentiloni la contropartita per il discreto appoggio della gerarchia ai candidati clerico-moderati era la rinuncia ad approvare leggi sul divorzio, come quella proposta qualche lustro prima da Zanardelli e accantonata da Giolitti proprio per non irritare i cattolici.

E poi Galli Della Loggia in un bell’editoriale (bello, lo dico senza ironia) sul “Corriere della sera” arriva ad affermare che il collateralismo delle gerarchie ecclesiastiche alle politiche nazionali, in particolare alla politica italiana, è tramontato, lasciando spazio a una “misericordia” ecumenica che si identifica con i diritti umani, fermi restando i valori non negoziabili! Sarà, ma a me non pare. L’analisi è sottile, ma fa dell’attuale pontefice un fine stratega, anziché un furbastro ignorante qual è.
Intanto, mentre vigili urbani, polizia, carabinieri, guardie di finanza e tutti gli altri sbirri di cui il sistema italico abbonda danno la caccia ai clienti delle puttane, i ladri e tutti i veri delinquenti si fregano le mani, al vedere le cosiddette forze dell’ordine in tutt’altre faccende affaccendate.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

2 pensieri riguardo “Elogio delle puttane.

  • 18 settembre 2017 in 6:01 am
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    Non sapevo di queste… stupefacenti preferenze pucciniane. Forse è per questo che ha chiesto ai librettisti di veder levarsi un fil di fumo. Marijuan Butterfly? Chi lo (Cio Cio) Sa (n)? Pensavo gli piacessero solo il Chianti, la cacciagione e le giovani. Anche lui aveva una donna Elvira difficile da sopportare, però se non ricordo male evitò di sposarla. Ma a Sybil Seligman chi glielo riforniva il prodotto?

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  • Giovanni Tenorio
    20 settembre 2017 in 4:48 pm
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    Non saprei dire dove Sybil si rifornisse delle sostanze psicotrope che assumeva e inviava, dietro richiesta, all’amico Puccini. A quei tempi non doveva essere difficile procurarsele, anche attraverso vie legalmente consentite. La guerra dello Stato alla droga è cominciata quando lo sballo è diventato di massa. Finché era un vezzo delle classi più elevate, nessuno ne faceva un problema. La droga dei poveri era l’alcool: basta leggere l'”Assomoir” di Zola per averne un quadro agghiacciante. Come ha affermato Szasz, il paladino dell’antipsichiatria che dovrebbe essere caro a tutti i libertari, quella contro la droga è una guerra che gli Stati non vogliono vincere: serve a distogliere l’attenzione del popolo da altri problemi che si ritiene opportuno occultare o sminuire.
    Anche Wagner faceva uso di sostanze psicotrope. Non mi risulta che Verdi avesse la medesima abitudine: era tanto saggio da preferire l’ottimo vino di sua produzione. Io, se voglio un momento di estasi, ricorro all’impareggiabile Marzemino, tanto caro ai miei genitori 1 e 2.
    Puccini sposò l’insopportabile Elvira (nomen omen! Anch’io purtroppo ebbi la debolezza di sposare un’Elvira che, ripudiata, non cessò di intralciare tutti i miei piani di conquiste amorose, perseguitandomi fino all’ultimo, anche durante la cena alla quale avevo invitato la statua del Commendatore) il 3 gennaio 1904,. Fu, al pari della mia, una scelta da sventato. Un degno emulo delle mie gesta come lui (che, almeno una volta, ebbe il destro di portare a letto anche la frigidissima e riluttante Sybil) ne ricavò soltanto grattacapi. Ah, queste donne, quando capiranno che che chi a una sola è fedele verso l’altre è crudele? La gelosia? Ha ragione Jago:”E’ un’idra fosca, livida, cieca; col suo veleno se stessa attosca”.

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