Privatizzare e liberalizzare non sono la stessa cosa (e capitalismo non coincide con libertà)

Amici miei, ho fatto un brutto sogno, di quelli da cui ci si desta madidi di sudore.

Ero nel parco della mia villa, beatamente disteso su un’amaca a godermi la frescura all’ombra degli alberi, in un giorno di maggio riscaldato da un sole sfolgorante, quando all’improvviso il cielo s’è fatto fosco e mi è comparsa la figura spettrale del Commendatore, che si rivolgeva a me: “Ti lamenti continuamente perché, a tuo dire, questo mondo posto sotto la sacrosanta tutela degli Stati sarebbe un inferno. Peggiore anche di quello in cui avrei voluto trascinarti (e non ci riuscii, purtroppo, checché ne dica la leggenda) per avermi ucciso dopo aver sforzato la mia diletta figlia. Premi questo pulsante, e puoi sperare che ti capiti di trovarti in paradiso. Il tuo caro Rothbard dice che se un libertario potesse da un momento all’altro cancellare con un siffatto magico espediente lo Stato, non dovrebbe aver dubbi di sorta. Premi, e vedrai! ” Mi ha posto dinanzi una sorta di scatola, nel centro del cui coperchio spuntava qualcosa di simile a un grosso bottone rosso. Con qualche titubanza ho accolto l’invito di pigiarlo. Il Commendatore è subito scomparso. Sul momento, niente sembrava cambiato. Sono sceso al cancello per controllare se fosse arrivata posta. Ho trovato una quantità di bollette da pagare, e in più una fattura di spese condominiali con una cifra da capogiro. Cominciavo a non capire. Mica abito in condominio! Sono uscito con la mia carrozza. Giunto all’angolo della strada, ho incontrato uno sbirro, vestito d’una divisa che non avevo mai visto. Mi ha fermato. “Mi mostri per favore la ricevuta del pedaggio annuo!” Pedaggio annuo? Quest’è nuova! Ho frugato in una tasca dell’abitacolo e ho trovato il documento, così intestato: TARIFFA FORFETTARIA PER LA CIRCOLAZIONE SULLE STRADE EXTRA-URBANE DEL VECCHIO CONTINENTE, AUTOSTRADE ESCLUSE. Prima di mostrarlo a quella brutta faccia, ho dato un’occhiata a quel che c’era scritto. Caspita, un’altra cifra da far rizzare i capelli! Sono arrivato alla città. La vedo circondata di mura. Da quando in qua? Sugli spalti, guardie armate, accanto alla porta principale una garitta. Mi avvicino. Esce un altro sbirro, vestito in modo diverso da quello di prima, e mi intima.” Esibisca il biglietto d’invito della persona o della società o dell’ente presso cui è diretto. Se viene di sua iniziativa, per compere o affari d’altro genere, si ricordi che all’uscita dovrà attestarlo con gli scontrini degli acquisti o con adeguata documentazione dell’attività svolta. Inoltre dovrà pagare una tariffa come corrispettivo di tutti i servizi di cui potrà usufruire durante la sua permanenza. L’uso dei cessi pubblici dovrà essere pagato in loco, a parte. Veda di non fare il furbo, pisciando per strada, se non vuole essere ammanettato e costretto per una settimana a nettare i cessi. Che cosa farebbe se uno venisse a pisciare nel suo giardino?”. Mi prende un gran mal di testa. In confronto, i brutti ceffi delle Fiamme Gialle che all’uscita del barbiere ti chiedono la ricevuta fiscale sono gentiluomini. Che cosa sta mai capitando? Faccio dietro-front e ritorno alla mia villa. Mi viene incontro Leporello. “Caro padrone,sarete contento! Avete visto? Finalmente, lo Stato non c’è più. Tutto è privato! Non c’è più, in tutto il mondo, un lembo di territorio che possa dirsi pubblico. Ogni cosa ha un padrone!” “Anche le cime dei monti?” chiedo io. “Anche le cime dei monti, i deserti, le foreste, i fiumi, i laghi. Anche le acque territoriali degli antichi Stati marittimi, e tutto quel che resta di mari e oceani. Anche i pesci che ci sono dentro”. E chi sono questi padroni?” chiedo ancora. ” Ma siamo tutti padroni, che diamine! Una volta eravamo tutti sovrani, perché la sovranità apparteneva al popolo. Il Parlamento rispecchiava la Volontà Popolare. Ora siamo tutti padroni, perché siamo tutti condòmini. Chi più, chi meno, tutti siamo proprietari, e quel che decide l’Assemblea Condominiale rispecchia la Volontà Proprietaria”. “Ma ci saranno pure i nullatenenti!” “Manco per sogno: almeno del proprio corpo ciascuno è padrone. Anche ai corpi corrisponde una quota di proprietà, non uguale per tutti: più alta per chi è giovane e bello, più bassa per chi è vecchio e brutto. Le donne bellissime godono di una quota di proprietà corporea piuttosto alta. Se uno è zoppo o cieco o senza un braccio, il suo corpo vale un’inezia”.”Sì, ma vorrei capire come si può votare tutti in Assemblea! Siamo miliardi!” “Voi dimenticate che siamo nell’era di Internet. Si vota in rete! E poi, mica tutti votano, pur avendone il diritto. Anche nell’antica Atene, mica tutti i 40.000 cittadini andavano alle riunioni dell’Ecclesia! Se ne arrivavano 5 o 6 mila erano tanti, e nell’area della Pnice trovavano posto a malapena. Erano molto assidui i più politicizzati, quelli che abitavano in città (i contadini avevano altro da fare), quelli di lingua lunga, gli imbonitori astuti, gli aristocratici che come Pericle sapevano fare i monarchi fingendosi democratici. E così è adesso. Le grandi banche, le grandi società commerciali, i grandi finanzieri, i grandi proprietari immobiliari dispongono di quote proprietarie sontuose. Riescono sempre ad avere la maggioranza e a imporre il loro volere. Proprio come Pericle. Gli altri non fanno una piega; ed è giusto così: chi è povero in canna, peggio per lui. Chi non partecipa all’Assemblea, delega implicitamente agli altri il potere di decidere al posto suo (può farlo anche esplicitamente, inviando una mail all’Amministratore)”. Rimango allibito. Adesso capisco che cosa sono le spese condominiali che mi sono arrivate da pagare. Non sono tasse, ma qualcosa di simile. E anche l’Amministratore va pagato. Chissà che parcella, per un condominio così esteso! Non è un capo di Stato, ma poco ci manca. E l’Assemblea Condominiale mi pare il comitato d’affari della borghesia, per usare le parole con cui Marx bollava i Parlamenti degli Stati liberali.
“E se uno possiede solo il suo corpo, non ha una casa, non può pagare pedaggi, che fa?” chiedo. “O qualcuno lo ospita per un senso di carità, o crepa” mi fa Leporello. “Se nessun lembo di terra è pubblico -osservo- non può neanche sdraiarsi al suolo a dormire. Il proprietario può sempre scacciarlo”. “Infatti barboni e vagabondi non ce ne sono più. Sono stati eliminati. Con un metodo non violento, naturalmente. Il Principio di Non Aggressione è sacro. Li hanno lasciati morire di fame. Un po’ come si faceva nel mondo antico per liberarsi degli infanti indesiderati: non li uccidevano, li esponevano nei boschi o sui monti, e lì o morivano di fame o venivano sbranati da qualche bestia feroce”. “Immagino che almeno ci saranno tanti sistemi monetari, basati sull’oro, sui Bit Coin” azzardo. “Sì -risponde Leporello- all’inizio era così, ma poi le banche, per non farsi concorrenza, hanno votato in Assemblea di unificare le monete, e la proposta è passata a grande maggioranza. Adesso c’è una moneta unica, il Mondial…” “Ma almeno si potrà scegliere fra assicurazioni sanitarie diverse, agenzie di sicurezza diverse, corti di giustizia diverse!” “All’inizio era così. Ma poi anche in quei settori sono nati i cartelli. Di fatto la giustizia è unica, la polizia è unica, anche se ogni settore specializzato ha la sua divisa, e il servizio sanitario è unico. Si chiama Global Health Service, e l’Assemblea ha decretato a maggioranza di renderlo obbligatorio, altrimenti poi i condòmini non si curano, non si vaccinano, si ammalano e l’economia va a catafascio”. “Ma voglio almeno sperare -continuo- che l’industria bellica sia scomparsa! In un condominio si può litigare, ma non si fa la guerra!” “Eh, troppo semplice. Non si fa la guerra, ma l’industria bellica è più fiorente che mai. Si continua a produrre granate, cannoni, carri armati, ordigni nucleari, bombe intelligenti, generali cretini,ufficiali deficienti, marescialli ladroni e soldati idioti. Non si sa mai, potrebbero arrivare invasioni di extraterrestri…” “E l’istruzione? Quella almeno sarà libera e concorrenziale!” dico io. “Della cultura non importa un fico secco a nessuno. L’ Assemblea Condominiale ha decretato che tutti gli enti economici e finanziari possono istituire scuole proprie, per insegnare ai futuri dipendenti tutte le nozioni necessarie a lavorare in modo efficiente obbedendo scrupolosamente ai superiori, senza grilli per la testa, come quello di far sciopero per ottenere aumenti di stipendio, o riduzione delle ore lavorative, o condizioni di lavoro più sane e più sicure…”
“Ma questo -esclamo- è un inferno peggiore dell’inferno statalista!” “Eh no, padrone mio, molto, molto, molto più efficiente. Gli sprechi sono stati eliminati. L’iniziativa privata fa miracoli!”
Non parlo più. Mi viene in mente quella vecchia barzelletta dell’inferno italiano e dell’inferno tedesco. In tutt’e due i peccatori sono condannati a ricevere secchiate di merda in faccia. In quello italiano un giorno su tre manca la merda, in quello tedesco non manca mai…

Mi sveglio madido di sudore. Mi sento più che mai anarchico e libertino. Privatizzare e liberalizzare non sono la stessa cosa. E anche nella società anarchica dei miei sogni (quelli belli) esistono spazi pubblici (che non significa statali) e non è vero che ogni lembo di terra ha un padrone. La cultura, nel senso più alto del termine, conta di più della ricchezza materiale. L’economia si fonda su un libero mercato senza interventi distorsivi e senza chiusure monopolistiche. Capitalismo? Solo quello buono, perché, come diceva Ricossa, ce n’è anche uno mediocre e uno pessimo. Verissimo che quello mediocre e quello pessimo di solito succhiano alle mammelle dello Stato. Ma nel mondo tutto privatizzato del mio incubo, da chi hanno comperato le aree desertiche e le cime dei monti e le foreste e i mari quelli che li posseggono e ne cavano rendite, se non dagli Stati del cui territorio facevano parte? Il comperare da un ladro si chiama incauto acquisto. Chi compra da un ladro è un ladro. Fermo restando che Rothbard è stato una delle più sottili menti libertarie, invecchiando anche lui ha perso colpi…

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

Un pensiero riguardo “Privatizzare e liberalizzare non sono la stessa cosa (e capitalismo non coincide con libertà)

  • 24 maggio 2017 in 6:24 am
    Permalink

    Però così non ci sarebbe soluzione. Se le cime dei monti rimangono in mano agli stati, avremo sempre monti inquinati; se i mari restano sempre agli stati, continueremo ad avere acque sporche; con i deserti agli stati, anche i cammelli rischieranno un giorno di morire di sete. Non si tratta di acquistare monti, mari e deserti dai ladri ma di requisire quei luoghi agli illegittimi proprietari per restituirli a quelli legittimi. Cioè frontisti e residenti. La soluzione è rispettare chi ha finanziato fino a quel momento le aree interessate. Il Colosseo non deve essere di un singolo, così come non deve essere dei cittadini romani né di quelli dell’Unione Europea ma degli attuali cittadini della Repubblica Italiana. Le torri di San Marino dovrebbero essere dei soli sanmarinesi. Il mediterraneo degli italiani, dei francesi, dei tunisini, dei marocchini, dei còrsi… se è necessario si possono delimitare le acque con accordi tra privati. Se una società è veramente libera, i cartelli non si formano come quelli dell’incubo. E c’è convenienza economica a non chiedere biglietti d’accesso (alias passaporti) per entrare da qualche parte. Certo, in teatro il biglietto occorre perché la compagnia va pagata e i posti sono limitati. Ma se chiedo il biglietto per entrare nella strada dove il teatro è ubicato, rischio che molti non vedano il teatro. Ci perdo in pubblicità. Non ci sarebbero estensioni con un solo padrone, come nel vecchio latifondo, ma una pletora di padroni. Ognuno con il proprio titolo di proprietà, non ci sarebbe interesse ad autolimitarsi per raggiungere un luogo. E se qualcuno dovesse avere quest’interesse, avrebbe contro quasi tutti gli altri. Anche perché se ci fossero cartelli forzati, vorrebbe dire che si sarebberi riformati gli stati. Solo con loro sarebbe possibile un servizio santitario unico e obbligatorio. Inoltre, con la scomparsa della povertà, ben pochi cederebbero le loro quote. Volontariato ce ne è tanto già oggi per milioni di poveri. Se diventassero migliaia avrebbero sicuramente chi si occuperebbe di loro. Su quest’ultimo punto erano d’accordo tra di loro anche Rothbard e Ayn Rand.

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *