Uso e abusi del congiuntivo

Spesso si levano alti lai per la presunta agonia del congiuntivo, questo gioiellino della lingua italiana che – dicono – sarebbe avviato a una rapida estinzione. Che il congiuntivo stia morendo è forse vero per la lingua parlata, specialmente nei registri più bassi e fra gli strati meno acculturati della popolazione. Vero che tendono a ucciderlo anche certi scrittori d’oggi,  nemici, alla stessa maniera, del passato remoto. Però prendete un qualsiasi articolo di giornale. Esaminatelo con attenzione: i congiuntivi abbondano. Eppure sui giornali non scrivono parrucconi di cento anni fa, ma pennaioli d’oggi, che volentieri ostentano il proprio aggiornamento linguistico e -almeno così credono-culturale infarcendo i loro scritti di barbarismi spesso mal digeriti. Ecco come, per fare un esempio, Massimo Gaggi conclude, con qualche caduta di stile, il suo editoriale di venerdì 21 ottobre sul Corriere della sera : “Per adesso è solo fantapolitica, ma è già di per sé scioccante che l’America (…) debba vivere la sua vigilia elettorale in questo clima di paura”. Brutto quello scioccante (chi parla bene direbbe sconvolgente), ma ineccepibile quel debba. Se fosse vero che il congiuntivo è sul letto di morte, troveremmo scritto deve. Mi dispiace per Tullio De Mauro, insigne linguista che sembra anelare a fare il necroforo del congiuntivo, ma le cose stanno così. Nel resto dell’articolo altri congiuntivi non ci sono, ma solo perché il contesto non li richiede oggi come non li avrebbe mai richiesti neppure in passato.

Il guaio, a mio parere , è un altro. Nella lingua scritta di medio livello, usata a fini di semplice comunicazione (prescindo quindi dai testi creativi, letterari in senso lato) il congiuntivo è ben vivo, ma spesso  usato a sproposito. Non è in agonia, ma è sofferente, come uno che , pur essendo per il resto in ottima salute, cammina zoppicando per un incidente che gli ha storpiato per sempre un piede. Può capitare che, invece di usare l’indicativo laddove  la buona consuetudine vorrebbe il congiuntivo, si usi invece il congiuntivo laddove sarebbe richiesto l’indicativo. Se dico: “Credo che sia così”,  dico bene, perché il congiuntivo è il modo dell’incertezza, della possibilità, quindi ammetto che la mia credenza potrebbe essere smentita. Se dico: “Credo che Dio esiste” vado in Paradiso perché l’indicativo, modo della certezza, testimonia che la mia fede è solida come una roccia. Se invece dico: “Credo che Dio esista” la mia fede è come quella di San Tommaso. Una volta mi avrebbero cacciato all’Inferno. Ma qualche teologo ha detto che l’Inferno è vuoto, e con questo papa, se in Paradiso ci vanno anche gli islamici che negano la divinità e la resurrezione di Cristo (credono che non sono vere), me ne consolo: vuol dire che un posticino ci sarà anche per me (io credo che possano essere vere).
Sul Corriere di domenica scorsa è pubblicata una lunga lettera di Federica Mogherini. Carneada, chi è costei? Una delle persone più inutili che esistano sulla faccia della terra. Una sorta di ministra degli esteri di un sistema che non ha una politica estera. Proprio così: spesso hanno fatto più politica estera certe giunte regionali italiche, prese da un delirio di onnipotenza, che non la UE, di cui la Mogherini è Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza. Titolo altisonante dietro cui c’è il Nulla. L’avete sentita, questa gentile signora, sussurrare qualche parola a nome della UE in occasione del vergognoso voto dell’UNESCO che nega agli ebrei ogni legame con la Spianata del Tempio, cancellando secoli di Storia  a favore di chi su quell’area ha innalzato i suoi emblemi religiosi dopo averla conquistata con un atto di violenza?
In compenso, la signora si fa viva, dopo mesi e mesi di latitanza, per perorare, nella lettera suddetta, la causa del SI’ nell’imminente referendum sulla riforma costituzionale Renzi-Boschi. Anche lei fa scialo di congiuntivi, ma a leggerla si rimane perplessi. Ascoltate qua: “Da italiana, sono convinta che il cambiamento passi anche dalla riforma della Costituzione…” E ancora: “Da ex deputata, sono convinta che un Parlamento più efficiente sia un Parlamento più forte. Da italiana, sono convinta che questa riforma serva all’Italia, a tutti i cittadini. Eh no, cara signora, o lei maneggia male il congiuntivo, usandolo dove non lo dovrebbe usare, o il suo inconscio le sta giocando un tiro birbone. Lei è convinta che passi, sia, serva? Ma allora vuol dire che lo immagina soltanto, non che ne è sicura. Il congiuntivo contraddice il significato del verbo reggente. Io sono convinto che la terra gira intorno al sole. Indicativo, perché così è, e io ne sono sicuro. Gli antichi erano convinti che fosse il sole a girare intorno alla terra. Ma sbagliavano, e allora, alla luce di quanto ora ne sappiamo, il congiuntivo sta bene.
Per quanto mi riguarda, anche se la Mogherini è convinta che la riforma sia un bene (congiuntivo, perché la convinzione è sua, e gliene lascio la responsabilità) , io rimango certo che è (indicativo, modo della certezza) una schifezza immonda. E a questo punto è forse il caso, anzi sono convinto che è  il caso, di entrare nel merito della discussione, lasciando da parte le sottigliezze grammaticali. Si dice che il Parlamento è ingolfato di leggi, bisogna semplificare, renderne più spedita l’approvazione. Dio ne scampi e liberi! Di leggi ne abbiamo già una caterva, vogliamo approvarne di più? Compiango gli spagnoli che dopo mesi e mesi di stallo pare siano riusciti ad avere un governo. Ne avevano proprio bisogno? Con l’ordinaria amministrazione andavano avanti benissimo, l’economia cresceva, nessuno sentiva la necessità di nuovi provvedimenti. Vogliamo scommettere che d’ora in avanti la situazione andrà peggiorando? Si approveranno misure redistributive, provvidenze a favore dei più deboli, riforme volte a perseguire il bene comune, e altre fanfaluche del genere. L’economia si incepperà di nuovo, e non sarà certo Draghino con il suo QE a rimetterla in sesto. Si dice anche: meglio una riforma brutta che nessuna riforma. Come dire: meglio avere un figlio mostruoso che  che non avere figli. Siamo matti? Meglio un aborto. Sempre, se è un aborto naturale. Quando  non si abbiano remore di carattere religioso, se procurato. Il guaio è che questa riforma è già di per sé un aborto, e se per disgrazia dovesse essere approvata, allora sì ce la dovremo tenere, insieme col Renzino. Questo fin che cadrà in disgrazia, quella in saecula saeculorum, perché suggellata dalla volontà del popolo sovrano: cosa che non avvenne neppure con la costituzione più bella del mondo, entrata in vigore senza essere sottoposta a plebiscito.
Io però sono convinto che la riforma non può passare ed è destinata ad essere bocciata, insieme col Renzino e il suo caravanserraglio.
Alla Mogherini consiglio un aureo libretto: Luciano Satta, Ma che modo: uso e abusi del congiuntivo, Bompiani, 1994. Sono convinto che me ne deve essere grata.
P. S. Questo articolo contiene 15 congiuntivi, compresi gli esempi in cui il modo verbale più bello del mondo è usato a sproposito     
Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino