“Mein Kampf”

Uno degli aspetti più scandalosi, per i bempensanti, del pensiero liberale (quello vero, casto e puro, senza contaminazioni), e quindi, a maggior ragione, di quello libertino, è la piena licenza concessa anche alla diffusione delle idee più turpi. C’è di più: il liberale per difendere tale licenza dev’essere disposto a rimetterci del proprio; a permettere, per esempio, che un nemico della libertà spari a zero sulla libertà approfittando della libertà. Permettere, in somma, che qualcuno sputi nel piatto che gli ha offerto. E’ un’applicazione laica del principio cristiano di porgere l’altra guancia. Il che non significa che le idee turpi non vadano combattute: al contrario, combattute, e vigorosamente, ma solo con idee ben motivate di segno contrario. In somma: non si colpisce il peccatore, ma il peccato. Come Cristo con l’adultera: gli altri vorrebbero lapidarla, lui invece la salva, perdonandola ma non giustificando il peccato: “Va’ e non peccare più”.

Non c’è nulla di più turpe del “Mein Kampf” di Hitler. Non è un testo che piove dal cielo. E’ il frutto più velenoso di un pensiero che, nei decenni precedenti era andato maturando nell’ambiente tedesco, e non solo tedesco. Un pensiero, tra l’altro, le cui radici affondano in un lontano passato. L’antigiudaismo fa capolino in un autore amabile come Orazio (“Vis tu curtis Iudaeis oppedere?”, vuoi tu scoreggiare in faccia ai circoncisi Giudei?, SATIRE,I,9)), trapela da quel passo di Tacito dove si accenna all’ “exitiabilis superstitio” superstizione pericolosissima, il Cristianesimo, che si riversa dalla Giudea in Roma, ricettacolo di tutte le brutture (ANNALI XV, 44). Sarà però il Cristianesimo trionfante e divenuto tutt’uno con la romanità a scatenare anticristianamente le persecuzioni contro l’ebreo, dimenticando che ebreo era anche il suo fondatore. Senza questi precedenti la repulsione per gli ebrei avrebbe avuto scarse possibilità di attecchire. Si ha un bel distinguere antigiudaismo (sul piano religioso) e antisemitismo (sul piano etnico-razziale). Nascono da una medesima radice; o meglio, il secondo è un pollone vigoroso che gemma dal ceppo del primo. Ne volete una prova? Prendete il “Parsifal” di Richard Wagner (Opera sublime, non ci son dubbi; ma qui non ci interessa il giudizio estetico). C’è un sottofondo cristiano, sia pur di un cristianesimo ambiguo, anche un po’ repellente, in tutto  quel “Bühnenweihfestspiel”. Eppure era l’Opera wagneriana che Hitler preferiva. Quel Parsifal, quel Puro Folle, assomiglia un po’ troppo all’Ariano Puro cui tocca il compito di redimere l’umanità. Wagner aveva scritto un turpe libello, “Il giudaismo in musica” , in cui attaccava colleghi ebrei come Mendelssohn e Meyerbeer. Hitler conosceva bene quello scritto. E non attese troppo a proibire l’esecuzione pubblica della musica Mendelssohn. Il sublime Concerto per Violino op. 64 scomparve dal repertorio delle istituzioni musicali.
Tutte cose che, a rivangarle, mettono i brividi: ci mostrano a quali limiti di sconcezza può giungere l’umanità, con le sue “magnifiche sorti e progressive”. Ci mostrano anche che si può essere artisti sommi e uomini spregevoli: Wagner ne è l’esempio più probante. Questo non vuol dire che si debbano proibire le ristampe degli scritti in cui si elogiano e si diffondono le idee più turpi. Anche la propaganda delle turpitudini deve essere ammessa. Si dirà: è pericolosa! E’ il prezzo della libertà. Chi mette il timore del pericolo al di sopra della libertà non è degno della libertà, perché non crede nella forza della libertà. Pensate a Gandhi: applicando il principio evangelico della non violenza, fino a porgere l’altra guancia, insegnò che cos’è la libertà a una potenza politica come l’Inghilterra, che si vantava d’esser la patria del liberalismo. Mostrandosi disarmata, ma intellettualmente agguerrita, la libertà celebra il suo trionfo. Ricorrere alla repressione per fermare le idee turpi significa innanzitutto rinnegare i propri principi, in secondo luogo conferire a persone spregevoli l’aureola del martirio: in questo modo le loro idee faranno proseliti. Il martirio ha un fascino perverso: guardate che cosa capita nelle schiere dell’estremismo islamico…
Ma allora, se uno pubblica il “Mein Kampf” con l’intenzione di sostenerne e diffonderne le idee, dobbiamo lasciar fare? Certo. Non ci interessano le sue intenzioni. Fermo restando che, appena tenta di metterle in pratica torcendo anche un solo capello a un ebreo, lo dobbiamo fermare, processare e condannare, senza giustificazioni. D’altra parte, il “Mein Kampf” è scaricabile da Internet senz’alcun problema. Non credo che tutti quelli che lo scaricano siano neonazisti o neofascisti, ma in buona parte sì. Uno studioso probabilmente si avvale di altri canali.
Chi oggi pubblica il testo di Hitler attraverso le vie dell’editoria ufficiale, di solito lo fa con mille cautele. E’ stato fatto recentemente in Baviera, col beneplacito delle autorità politiche del Land, in un’edizione fittamente commentata e annotata, che vuol essere essenzialmente un testo di studio, attraverso cui conoscere e approfondire, in presa diretta, un’ideologa che ha minacciato di mettere a ferro e fuoco il mondo intero. In somma: un testo commentato, un po’ come la Bibbia per i cattolici, se mi si permette l’irriverenza. Una volta potevano leggerla solo i preti, perché c’era il pericolo che i fedeli impreparati la travisassero, come fece Origene che, interpretando alla lettera il Vangelo, si tagliò le palle per non cadere nelle tentazioni carnali. Poi, ma solo da poco tempo, la lettura è stata permessa a tutti, solo però nelle edizioni approvate dall’autorità ecclesiastica e debitamente commentate. Qualcuno pensa che anche con il “Mein Kampf” bisognerebbe fare sempre e solo così: solo edizioni approvate e commentate! Altrimenti a qualcuno potrebbe saltare il ghiribizzo di metter in pratica quelle belle idee. Qualcuno potrebbe non capire che sono moralmente spregevoli.  E fin qui, d’accordo: purtroppo i neonazisti e i neofascisti ci sono, e si gloriano delle loro ideologie. Io credo però che la lettura del “Mein Kampf”, il quale tra l’altro è un libro rozzo anche sotto l’aspetto stilistico, oggi più che conquistare nuovi proseliti allontani dall’ideologia nazi-fascista anche coloro che, pur non essendo del tutto privi d’ un briciolo di cervello, non hanno mai lesinato un po’ di ammirazione a regimi che -dicono loro- avranno fatto anche del male, però facevano rispettare le leggi, combattevano la criminalità, insegnavano l’amor di patria, istituivano sistemi assai avanzati di assistenza sociale, provvedevano alla tutela della maternità e dell’infanzia, offrivano soggiorni estivi gratuiti in colonia ai bambini indigenti e facevano arrivare i treni in orario…
In questi giorni un quotidiano che solitamente viene bollato come “di destra”, mentre è su posizioni moderatamente liberali, con qualche oscillazione fra papismo e antipapismo e più d’un pizzico di berlusconismo in salsa brunettiana, ha pensato bene di offrire ai lettori proprio il “Mein Kampf”. A fini propagandistici? No di certo: nell’ambito, invece, d’una pregevole raccolta di saggi, pubblicati col quotidiano e acquistabili per libera scelta, che illustrano la tragedia del Nazismo con criteri rigorosamente storiografici. Nessun giustificazionismo, quindi, e tanto meno negazionismo. In questo caso, chi lo compra non è nazifascista (a parte qualche sparuta eccezione), ma un lettore di giornali, appartenente quindi a una minoranza di solito raziocinante, che si vuole informare per meglio giudicare. E invece, apriti cielo! Come permettere un simile sconcio? S’è mobilitato mezzo mondo, sono intervenute nella polemica anche testate prestigiose come Il “New York Times ” e la “Washington Post”. Il ll Renzino nazionale e la sua corte dei miracoli si sino subito stracciati le vesti, e dietro di loro un codazzo di cialtroni d’ogni genere. Mi permetto di disprezzarli, con una sola eccezione: gli ebrei. Posso capire che chi ha ancora vivo il ricordo dei campo di concentramento hitleriani, e magari ci ha perso una persona cara, soffra come una staffilata la pubblicazione, in forma divulgativa, di un testo così esecrabile. Come posso capire che in Israele sia di fatto proibito suonare pubblicamente  Wagner, perché lì vive ancora qualcuno che nelle carni porta le cicatrici delle torture subite nei lager al suono di quella musica.
Perché invece gli altri li disprezzo? Perché o sono stupidi o sono in malafede. Molti di loro sono favorevoli anche alle leggi che condannano il negazionismo: questi sono stupidi due volte, anche se in qualche caso sono titolari d’una cattedra universitaria di Filosofia. Una volta, perché, come detto prima, le idee si combattono con le idee. Anche quelle pericolose. Una seconda volta perché quello sul negazionismo è un dibattito che coinvolge soprattutto gli studiosi di Storia contemporanea. Ha un rilievo puramente accademico. Si dirà: ma i filonazisti di bassa lega ne sono condizionati! Ai filonazisti di bassa lega la questione interessa fino a un certo punto: anzi, se anche Hitler non avesse gassato davvero gli ebrei, ma si fosse limitato a mandarli sotto le docce per motivi igienici, avrebbe fatto male, loro sono più hitleriani di Hitler e li gasserebbero sul serio. Si dirà: ma è una spudorata menzogna, e un professore di Storia non può falsare la verità. Amici cari, sapeste quante balle si sparano nelle Università! Entrate in una Facoltà di Economia, e ne sentirete delle belle. Qualche cattedratico continua a dire che gli OGM sono cancerogeni. Qualcun altro mette la mano sul fuoco che fra cinquant’anni, se non corriamo ai ripari, il riscadamento globale di origine antropica ci manda arrosto. Lo dice anche Francesco! Che, da una cattedra augusta. di balle ne racconta anche tante altre.
La cosa più assurda è questa: la canea scatenatasi contro l’iniziativa di pubblicare il “Mein Kampf” è la voce di quell’intellettualità più o meno orientata a sinistra che giura sulla bellezza della Democrazia e della l’italica Costituzione che ne incarna i più sublimi principi. Ma adorare la Democrazia significa adorare il Popolo. E adorare il Popolo significa rispettarne la Volontà, ch’è frutto della sua Intelligenza. La quale Intelligenza è una scintilla divina: vox populi vox Dei. Ora, non si capisce come mai quello stesso Popolo che, quando va a votare, raggiunta la maggior età, è considerato pienamente maturo e consapevole delle proprie scelte, diventa così fragile in altre occasioni. Ad esempio, è così cretino che per farlo smettere di fumare bisogna scrivere sui pacchetti di sigarette che il fumo uccide; e nonostante questo nobile avvertimento fatto per il suo bene, continua a fumare! Se su un manifesto pubblicitario gli esibisci una bella donna discinta, viene senz’altro indotto a confondere la fica con il prodotto pubblicizzato, ed ecco che scatta la trappola consumistica ordita dal bieco sistema capitalistico. E infine, se distribuisci il “Mein Kampf” a basso prezzo, c’è il pericolo che diventi nazista e sogni di gassare più ebrei che può. Ma allora: il Popolo è intelligente o bue? Padrone del proprio cervello o succubo dei più sottili condizionamenti?
Ho l’impressione che sia il cervello di certi intellettuali a essere fuori sesto. Per quanto mi riguarda, questa sera mi ascolto Parsifal e me ne beo. Domani leggo il “Giudaismo in musica ” e ci sputo sopra. Il “Mein Kampf”, quello proprio no. Perché Hitler, oltre a essere un pittore da quattro soldi, scriveva anche in uno stile indigesto. Delinquentissimo e noiosissimo.
Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

2 pensieri riguardo ““Mein Kampf”

  • 16 giugno 2016 in 5:56 am
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    Eppure c’è qualcosa di più turpe del “Mein Kampf:” il “Che Fare” di Lenin, i “Pensieri” di Mao, la “Teoria Generale” di Keynes, il “Manifesto” di Marx e “La Questione Ebraica” dello stesso Marx. In quest’ultima si replicano Orazio e Tacito quando si afferma che gli ebrei sono per natura antisociali. Perché gli orfani del trevirello (che non è Leporello trasferito a Treviri) non propongono il divieto di ristampa di quell’opera? Anni or sono, durante una conferenza, spacciai quelle frasi marxiane per uno degli scritti giovanili di Hitler invitando i presenti a commentarle. I “sinistri partecipanti”, tra cui un impegnatissimo docente liceale (storia e filosofia!) attivista di Rifondazione Comunista, sostennero che non c’era da meravigliarsi in quanto Hitler si era dimostrato infame sin da giovane. Quando mostrai loro la copertina del libro, gridarono alla provocazione. Certo che era una provocazione, ne vado fiero. Ma perché non rispondono mai nel merito e nel contenuto? Perché quando vedono Argan in camicia nera vogliono sapere il nome del fotografo? Perché guardano sempre alla cornice e non al dipinto? Hanno paura che l’urlo munchiano sia rivolto a loro con orrore? Se sì, avrebbero involontariamente ragione. Peccato che i marxisti non conoscano Marx. Ma si sa: loro sono colti e gli altri ignoranti. Negli idiotissimi anni settanta, con buona pace di Mario Capanna che li considera formidabili, un esaminatore chiese a uno studente chi fosse l’autore de “Il Capitale”. Lo studente ripose che non era in grado di rispondere a una domanda così nozionistica poiché lui aveva una concezione marxista della società e quindi anche della scuola.

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  • Leporello
    19 giugno 2016 in 3:21 pm
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    Questo commento, e altri in precedenza, sono cosi interessanti che meriterebbero di diventare articoli… si potrebbero sfruttare certe proprietà “social” di WordPress.

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