Calunnie e (possibili) tradimenti.

Arriva come un fulmine a ciel sereno la notizia che Benedetta Arese Lucini, amministratrice di Uber Italia (sì, amministratrice, per rispetto alle norme della lingua italiana, non del boldriniano politicamente corretto) lascia la sua carica, in pieno accordo con il vertice della società. Si assiste al rituale consueto: gli azionisti ringraziano la dirigente per la professionalità e l’abnegazione con cui ha svolto il suo lavoro; la dirigente esprime la sua gratitudine ai superiori gerarchici per il supporto che le hanno sempre dato e la fiducia che hanno sempre riposto in lei. Tutte chiacchiere prive di senso, lo sappiamo: è quell’inevitabile ipocrisia necessaria, anzi indispensabile, come altra volta abbiamo detto, per un sano svolgimento delle relazioni umane. In concreto: cosa c’è dietro queste dimissioni? Ragionando pianamente, si direbbe che la signora, vista la situazione di immobilità cui Uber Italia è condannata (il Bel paese è l’unica nazione in cui sentenze della magistratura ai più alti livelli impediscono l’attività propria di Uber Pop) abbia deciso di cercare altro incarico presso altra società, per non precludersi la possibilità di una sfolgorante carriera dirigenziale, quale merita senza dubbio alcuno, date le sue innegabili doti. Ma dietro le quinte del teatrino circolano altre voci: i vertici della società non avrebbero gradito lo scontro ben presto profilatosi in Italia tra Uber e i sindacati dei tassisti: si sarebbero preferiti una dialettica più morbida e fin da subito un tentativo di accordo, anziché una battaglia frontale, come quella che di fatto è avvenuta. Mi chiedo: diplomazia? Dialettica morbida? Ma com’è possibile, davanti all’arroganza dei tassisti e dei loro rappresentanti, che sono giunti a minacciare duramente la signora e a rivolgerle gli insulti più infami? La risposta è sempre stata ferma ma garbata, quale gli interlocutori assolutamente non si meritavano; e aperta a un confronto che la controparte ha sempre caparbiamente rifiutato. Ma si odono voci ancora peggiori, da far accapponare la pelle, se non fossero calunniose. La signora Arese Lucini abbandonerebbe l’incarico perché lusingata da una prospettiva fattale balenare dal Renzino, quella di presiedere alla formulazione d’un progetto di legge concernente i trasporti e la mobilità urbana. No, questo no, non posso crederlo! Sarebbe un tradimento! La signora che io ho eletto tra le mie seduttrici, quella che non mi sono peritato di iscrivere subito nel mio albo d’oro, lasciarsi sedurre da un ragazzone ignorante e velleitario, indegno della di lei intelligenza e ormai prossimo a essere travolto da eventi troppo più grandi del proprio cervellino da boy-scout? Andiamo! Non posso crederlo! Una donna così seducente per bellezza, giovinezza, acume di ingegno come la Arese Lucini nel novero delle Bosche, Madìe, Pinotte, Lorenzine e Mogherine? Infami calunnie! Vorrebbe proprio dire che il destino della povera Italia è segnato. Requiem aeternam. DON GIOVANNI TENORIO.

P.s. Quanto ai signori tassisti, stiano attenti, con il loro anacronistico e antimoderno luddismo a non fare la fine dei camalli di Genova, che qualche decennio fa boicottarono l’introduzione dei “container” per difendere i loro posti di lavoro. Risultato: il traffico merci si è spostato da Genova a Marsiglia, dove le società navali hanno trovato organizzazioni sindacali meno ottuse. Genova, la Superba, è diventata la Cenerentola del Mediterraneo. Può sempre consolarsi pensando al suo glorioso passato, che purtroppo è morto e sepolto. E al suo centro storico, il più grande d’Europa. Degradato fino all’indecenza, infestato da delinquenti, spacciatori e puttane. Allegria!

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino