Contro la democrazia

Una fetta di torta o una torta?
Una fetta di torta o una torta?

Amici miei, chi di voi direbbe che la metà d’una torta corrisponde a una torta intera? O che i primi tre bacini d’un lago corrispondono a tutto il lago? O che quattro massicci d’una lunga catena di monti corrispondono alla catena nel suo complesso? O che i tre quarti degli inquilini d’un palazzo corrispondono a tutti gli occupanti del palazzo? Nessuno, perché altrimenti sarebbe preso per pazzo. I princìpi della logica sono inoppugnabili, e se anche Dio affermasse che la parte è uguale al tutto, direbbe una falsità. Eppure, quando si parla di politica, pare che questi princìpi di buon senso, prima che di logica, vegano messi bellamente in soffitta. Dopo il referendum greco che ha dato la vittoria a chi intendeva respingere le offerte proposte dei creditori in cambio di nuovi aiuti, da una parte c’è chi esulta perché il popolo greco ha saputo sottrarsi alle imposizioni dei suoi affamatori, rivendicando la propria sovranità, dall’altra chi versa lacrime perché il medesimo popolo s’è piegato alle sirene dei demagoghi, scegliendo l’illusoria speranza di rifiorire a spese degli altri senza restituire il dovuto. Non entro qui nel merito della scelta, ma mi rifiuto di attribuirla al popolo greco, se con questo termine, che in sé è un’astrazione concettuale (esistono i singoli individui cui è attribuita la cittadinanza greca, con i quali posso discutere ridere accapigliarmi, non posso discutere ridere accapigliarmi con un fantomatico popolo greco) si intende dire che tutti i greci hanno fatto quella scelta. Si dirà: ma la maggioranza sì, ed è la maggioranza che conta. E invece no, neppure la maggioranza, se è vero che alle urne s’è presentato il 65% degli aventi diritto e il 61% di questi ha votato NO! Sbaglio, o il 61% del 65% corrisponde al 39,65%? Dov’è la maggioranza? Qui abbiamo addirittura una minoranza che prevarica su una maggioranza! Conosco già la risposta: ma sono le regole, è la legalità. Perché la consultazione sia valida è fissato un quorum del 40% , ch’è stato raggiunto. Chi non è andato a votare ha tacitamente delegato agli altri la scelta, quindi di fatto il principio maggioritario è salvo. Ma chi ha detto che i non votanti hanno delegato ad altri la scelta? Dov’è questa delega? Mostratemela! Delega tacita? E’ un istituto giuridicamente inconsistente. Mille possono essere le ragioni per cui uno diserta le urne. Io lo faccio perché sono anarchico, e chi dice che in questo modo io delego ad altri la mia scelta si merita di far la fine del commendatore: un colpo di spada in pancia! In realtà il caso greco dimostra ancora una volta che la democrazia è un grade inganno. Per una serie di motivi. Primo: se effettivamente si raggiunge una maggioranza, questa schiaccia la minoranza, occultandola, relegandola nel nulla. Nel gruppo X, composto di 10 membri, 6 hanno votato Y, 4 hanno votato Z? La VOLONTA’ (così si dice, senza avvertire che ci si copre di ridicolo) di X è Y! E quella degli altri che hanno votato Z? Quelli semplicemente non esistono, o meglio esistono finché hanno alzato la mano o infilato la scheda nell’urna; dopo la conta, esiste solo X! Neppure i teologi sanno giungere a tal grado di demenza.

Secondo. Spesso, come nel recente caso greco, la maggioranza in realtà è una minoranza. Se il responso valesse solo per chi ha partecipato al gioco, nulla da eccepire. Il guaio è che vale anche per chi se n’è tenuto fuori. Sarebbe come se, in una brigata di dieci amici, cinque decidessero di giocare a poker, gli altri cinque di passare il tempo sbevazzando e spupazzando belle fanciulle; e poi alla fine quelli che, giocando, ci hanno rimesso la posta, pretendessero di porre  i loro debiti anche a carico di chi, con molto più senno, ha fatto altro… Terzo. Di solito i ludi elettorali o referendari sono guidati da “specialisti della politica” in possesso di tutte le abilità retoriche per aggirare gli sprovveduti, e spesso anche delle risorse finanziarie e delle opportune entrature per orientare in un senso o nell’altro i mezzi di informazione. Solo un’esigua minoranza di chi va a votare s’è fatta un’idea corretta , attraverso una ponderazione razionale, delle proposte che le vengono esibite. Il resto è massa, è demos nel senso dei “peggiori”, così come l’intendeva l’Anonimo della “Costituzione degli Ateniesi” erroneamente attribuita a Senofonte. Ma sì, permettete anche a me, grossolano dilettante, di farmi un po’ bello con la Grecia antica, ma andando ancora una volta contro corrente. A chi esalta l’antica democrazia ateniese, vedendovi il germe della democrazia d’oggi (e ne trascura le differenze, ignorando o dimenticando Benjamin Constant), mi si permetta di opporre questo caustico giudizio dell’Anonimo: ” Io dico dunque che il “popolo di Atene” sa ben distinguere i cittadini dabbene dalla canaglia. Ma, pur sapendolo, predilige quelli che gli sono benevoli e utili, anche se sono canaglie, e la gente dabbene la odia, proprio in quanto per bene: pensano infatti che la virtù, nella gente per bene, sia nata per nuocere al popolo, non per giovargli”(*)

Morte di Socrate
Morte di Socrate: una decisione democratica

Vedo già qualcuno strapparsi i capelli: tu dunque stai dalla parte della tirannide! Chi scrive queste parole è un fautore dei Trenta Tiranni, forse addirittura uno di loro, il famigerato Crizia, che si macchiò di orrendi delitti! Ma condividere la diagnosi non vuol dire condividere la terapia. Io al demos non contrappongo l’oligarchia, ma l’anarchia. L’è proprio tutta al rovescio! E poi, dopo la caduta dei  Trenta Tiranni, che ha fatto di bello la restaurata democrazia? Ha condannato a morte, per reati d’opinione, il povero Socrate (forse ce l’avevano con lui perché aveva accolto il giovane Crizia tra i suoi discepoli…). E ancora una volta, per una manciata di voti… I voti dei peggiori, come sempre.

(*) Traduzione di Luciano Canfora, in “La democrazia come violenza”, Sellerio editore, Palermo 1982

P.S. Sarà un caso che Grillo e quelli della sua risma propugnino referendum senza quorum? Il modo migliore per attribuire alla “volontà de popolo” il responso d’una minoranza canagliesca fortemente politicizzata. Quei libertari amici dei cosiddetti “indipendentisti”, che da una parte blaterano contro la democrazia e dall’altra vorrebbero anche loro referendum senza quorum per decidere su eventuali secessioni (illusorio innesco, nel loro immaginario, di una bomba antistatalista) non si sentono arrossire di vergogna?

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino