Giudizi e pregiudizi

Credo che, nel giudicare, sia impossibile essere obiettivi. Si può tentare, al massimo, di essere imparziali, ma non è detto che il tentativo abbia successo. Attenersi ai fatti? Ma i fatti nudi e crudi non esistono! O meglio: esistono, ma se ne stanno lì, fuori di noi. Ciascuno di noi li percepisce a suo modo. Kant diceva che il noumeno, la realtà in sé, è inconoscibile, perché giunge alla nostra coscienza come “fenomeno”,  filtrata attraverso le nostre categorie mentali (sto semplificando alla grossa, non me ne vogliano i filosofi). Ma io penso che, ferme restando le categorie mentali, uguali per tutti, ogni testa sia diversa da tutte le altre. Quindi ogni testa non soltanto ragiona a suo modo, ma, attraverso i sensi (che, anch’essi non sono uguali per tutti: quello che per uno è un profumo, per un altro è una puzza), percepisce a suo modo i dati dell’esperienza sensibile. Quindi, quelli che noi chiamiamo fatti sono, in realtà, fin dal loro nocciolo, opinioni. O, per lo meno, percezioni impastate di opinioni. Figuratevi, date queste premesse, che cosa significa esprimere un giudizio su un’altra persona. Sarà sempre un giudizio soggettivo. Tanto più che nella mente e nell’anima di un’altra persona non si può penetrare. Possiamo conoscerle solo attraverso la comunicazione linguistica e altri segni, dati sensibili a loro volta fenomenici. Siamo di fronte a percezioni di secondo grado, impastate di opinioni. Buio assoluto.Questa premessa serve a scagionarmi se qualcuno affermerà che quanto sto per dire è frutto di pregiudizio. Certo, sono il primo ad ammetterlo. Cercherò tuttavia di essere, se non imparziale, almeno onesto. Il primo atto di onestà è appunto questo: ammettere di non poter essere imparziali, di dover fare i conti con i propri pregiudizi. Bene. Visto che dovrò parlare di due persone, e dire quel che ne penso, sarà bene premettere che mi sono antipatiche e spiegare il perché. Chi sono queste dramatis personae? La prima è un maschietto. Si chiama Aldo Grasso. Certamente lo conoscete. E’ critico televisivo, studioso di Storia della Televisione, professore universitario. Un curriculum di tutto rispetto. Io non lo sopporto da quando, qualche anno fa, nella rubrica che tiene sul “Corriere della sera”, dichiarò che la RAI aveva fatto bene a sopprimere le sue orchestre sinfoniche di Milano, Roma e Napoli, per accorparle a quella di Torino. Perché? Perché – diceva – è meglio avere una sola  buona orchestra che quattro orchestre mediocri. Quando lessi queste parole, mi saltò la mosca al naso, per una serie di ragioni. Prima di tutto non è vero che le orchestre di Milano, Roma e Napoli erano mediocri. Le avevo ascoltate più volte, anche dal vivo. Di quella di Milano posseggo vecchie registrazioni dirette da Maestri illustri come Carlo Maria Giulini: esecuzioni di gran pregio. In secondo luogo, accorpare quattro diverse orchestre in una compagine unica comporta problemi addirittura comici, come mi spiegò un mio amico violoncellista. Aggiungere archi ad archi può anche essere un bene. Ma un’orchestra con una decina di flauti, con sette ottavini, con quindici tromboni, con cinque grancasse e con uno schieramento di arpe è un controsenso. In terzo luogo, se proprio si dovevano mettere in ordine gli sgangherati conti della RAI, era proprio il caso di vendere l’argenteria di famiglia? Non c’era proprio nient’altro da tagliare? Furono i famosi professori bocconiani a consigliare un simile scempio? Se sì, meritano una colonna infame. D’altra parte da un’istituzione che ha procreato una iattura nazionale come Mario Monti che cosa ci si può aspettare? Sopprimere orchestre sinfoniche dovrebbe far male al cuore. La città di Seul ne ha ben 18 (diciotto). Da noi, Roma ha un’eccellenza assoluta nell’Orchestra di Santa Cecilia, e      un’ ottima compagine in quella del Teatro dell’Opera, Che altro? Milano ha un’orchestra, quella dell Scala, che con Muti raggiunse livelli altissimi, ora è caduta in basso; l’ottima Orchestra Verdi dell’auditorium di Largo Mahler, sempre in pericolo di andare in fallimento; e la volenterosa orchestra dei Pomeriggi Musicali. E poi? Zero. Il rimpianto Fedele D’amico ebbe a dire che l’Italia è il Paese di Verdi, Toscanini, la Scala, ecc ecc, ma quando in montagna tre o quattro si mettono a cantare uno stona e gli altri non tengono il tempo (cito a memoria, ma il senso è questo). Le orchestre della RAI svolgevano una meritoria funzione educativa in un Paese in cui la grande musica (la musica “forte”, come la chiama giustamente Quirino Principe) è considerata meno di una ciabatta. Se la RAI vuol rimanere pubblica, svolga almeno una funzione di alta cultura. Altrimenti vendiamola, e non se ne parli più.Il secondo personaggio è una femminuccia. Si chiama Sara Cunial. Sicuramente conoscete anche lei. Mi è sempre stata antipatica perché eletta con i Cinquestelle, un’altra sciagura nazionale, un partito di semianalfabeti ignoranti e presuntuosi, che purtroppo ha avuto un grande successo alle ultime elezioni (quando? Ormai si è perso il conto degli anni…), ma probabilmente è destinato a dissolversi come neve al sole, dopo le belle prove che ha dato di sé. Direte: non si giudica una persona dal partito cui è affiliata, ma dalle sue doti o dai suoi difetti personali. Risposta: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. Se uno frequenta Don Ottavio e si vanta di esserne amico io lo considero un povero coglione. Così, uno che frequenta Grillo, Casaleggio, Di Maio, ecc. ecc. ecc. non può essere che un povero di spirito. Adesso la Cunial è passata al gruppo misto. Credo l’abbia fatto perché i suoi vecchi compagni hanno tradito molte delle loro promesse e sono venuti meno agli ideali che sbandieravano, giusti o sbagliati che fossero. Se le cose stanno così. le va riconosciuta una coerenza che non è di tutti. La mia antipatia per lei un poco si attenua.Vi chiederete: che cos’ hanno da spartire questi due personaggi? Fino all’altro ieri, nulla. Ma qualche giorno fa sul solito “Corriere della sera” è comparso un articolo di Aldo Grasso in cui la Cunial viene fatta a pezzi. Perché? Per aver attaccato il governo in carica in un veemente discorso alla Camera: “L’ intervento alla Camera della deputata Sara Cunial, durante le dichiarazioni di voto sul Covid, è trasceso in insulti. La parlamentare, eletta col M5S (altro simpatico regalo dei grillini!), poi espulsa persino  dai pentastellati, ha attaccato il premier Conte, in un’escalation di offese che vanno da Bill Gates al presidente della Repubblica”. Mi chiedo: denunciare le malefatte di un pessimo governo come quello in carica, di cui Giuseppe Conte è il rappresentante, significa offendere qualcuno? E’ il compito di ogni buona opposizione. Attaccare Bill Gates per i suoi interventi sedicenti umanitari che hanno sollevato, a sinistra e a destra, molte perplessità, significa offendere il fondatore della Microsoft? Anche se fosse, è del tutto lecito farlo: il reato di vilipendio -residuo del codice fascista tuttora in vigore- non lo riguarda. Infine: Grasso ha letto bene il discorso della Cunial dove si fa riferimento al “nostro pluripresidente”? La sequenza incriminata è questa: “Lo scientismo dogmatico protetto dal nostro pluripresidente, che è la vera epidemia cultturale di questo Paese”. Senza alcun dubbio la forma è piuttosto traballante. Vista la scarsa alfabetizzazione dei Cinquestelle, sotto questo aspetto non c’è da aspettarsi molto. Però è evidente che “la vera epidemia culturale” non si riferisce al presidente, bensì allo “scientismo dogmatico”. Sarebbe bastato anticipare il pronome relativo, e dire:”Lo scientismo dogmatico, che, protetto dal nostro pluripresidente, è la vera epidemia …” Ma ognuno parla come sa. I casi sono due: o Grasso finge di non capire o non capisce davvero. Propendo per la seconda ipotesi. Uno che non capisce quanto sia stupido fondere quattro orchestre in una… Inoltre non capisce neanche un’altra cosa: che il pluripresidente non può essere Mattarella, ma  Napolitano. Mattarella è al suo primo mandato, Napolitano è stato eletto due volte. “Pluripresidente” vuol dire più volte presidente. O no? Possibile che Aldo Grasso, anche qui,  non ci arrivi? Certo, se uno pensa che un’orchestra, per essere eccellente, deve avere dieci flauti e cinque grancasse…Intendiamoci bene, a scanso di equivoci: l’intervento della Cunial può essere criticato per vari motivi. Molte sue accuse, a Bill Gates e non solo a lui, possono essere infondate. Il suo greve attacco a “Big Pharma” può essere in gran parte pregiudiziale. Però quando sottolinea con forza il carattere repressivo della politica in atto, che non esita a far ricorso al trattamento psichiatrico contro chi dissente dallo “scientismo dogmatico” cui si ispirano provvedimenti lesivi della libertà personale (è capitato in Italia e anche in Germania) va ringraziata. Lo dico obtorto collo, ma se anche il mio peggior nemico, mettiamo il Commendatore, affermasse qualcosa che condivido, non potrei che dargli ragione. Anche Sgarbi, spesso e volentieri, va sopra le righe. Anche lui, che pur è persona coltissima, prende qualche cantonata e dice qualche sciocchezza. Però è uno dei due gatti che hanno il coraggio di denunciare l’atteggiamento fascistoide di un governo che non solo reprime le libertà costituzionali arrogandosi un illegittimo “potere di ordinanza”,  ma giunge addirittura a censurare, facendoli “bannare” da Youtube, quelli che esprimono pareri difformi dagli “esperti” pagati 800 euro al giorno per dire sciocchezze, perdere tempo e terrorizzare la gente. L’altro gatto è la Cunial. Tutti gli altri, zitti e muti.Un vecchio professore di Greco buonanima era solito valutare i lavori scritti dei suoi alunni utilizzando tutta la gamma dei voti, dall’uno al dieci. Solo in teoria, però: credo che il dieci non l’abbia assegnato neanche una volta in tutta la sua carriera. Qualche malcapitato si vedeva appioppare regolarmente valutazioni del tipo: “dal 2 1/2 al 3- -“. Usando lo stesso metro valutativo, al discorso della Cunial assegnerei un 5, mettendole in conto i toni eccessivamente esagitati, le affermazioni spesso discutibili e la forma non sempre perspicua. Ma all’articolo di Grasso appiopperei un bel “dall’1 1/2 al 2- -” (per le sue vecchie dichiarazioni sulle orchestre sinfoniche andrei addirittura sotto zero).

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

3 pensieri riguardo “Giudizi e pregiudizi

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    22 Maggio 2020 in 8:27 am
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    Sui fatti e le opinioni occorrerebbe forse un discorso più ampio dove si rischierebbe comunque di cadere nel semplice nominalismo. Perché quando morirò potrebbe anche capitare che qualcuno mi “senta” noumenologicamente ancora in vita (peraltro non credo) ma rimarrà il fatto del mio decesso contro l’opinione di quel qualcuno. Altrimenti scompare il concetto di verità che logicamente Popper classifica con ciò che ai fatti corrisponde. Sul resto, immagino che Grasso consideri mediocri almeno diciassette orchestre di Seul e provvederà perché l’ONU eserciti le dovute pressioni al fine di accorparle. Così le arpe saranno trentaquattro (più una con l’obbligo di cetra). A Roma avevamo anche l’orchestra della Cassa di Risparmio, era diretta da Francesco La Vecchia e finanziata di fatto dall’attuale vicesindaco di Sutri (comune il cui sindaco è proprio Sgarbi), Emmanuele Maria Emanuele. Non so quale sorte abbia avuto detta orchestra. Ho sentito anch’io dei trattamenti psichiatrici riservati ai dissidenti in Italia e in Germania ma sulla rete non ho ancora trovato dati specifici. Il primo che riesce a trovarli mi auguro li possa segnalare su questo sito che credo ospiterà volentieri la notizia. Comunque non c’è da meravigliarsi: lo scientismo sta alla scienza come l’astronomia all’astrologia. O come il sottoscritto alla pratica dello sport agonistico.

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    22 Maggio 2020 in 9:04 am
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    Per l’Italia ho trovato il caso di Dario Musso sul sito “La Cruna dell’Ago” di Cesare Sacchetti. Ora cerco il caso tedesco. I casi cinesi credo sia inutile cercarli, l’unico caso clinico è Xi Jimping o come diavolo si scrive.

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    22 Maggio 2020 in 9:39 am
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    Trovato anche il caso tedesco, si tratta dell’avvocato Beate Bahner di Mannheim. La fonte, huffingtonpost.it, è segnalata dal sito di Enrica Perucchietti.

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