Studiare la Storia

Sarà anche vero che “la Storia non è magistra di nulla che ci riguardi”, come diceva Montale, ma io rimango convinto che studiare la Storia non fa male.

Nella scuola italiana sta diventando una Cenerentola; l’hanno addirittura eliminata dalle tracce dei temi di Maturità. E’ troppo difficile! In realtà ho l’impressione che ai governanti la Storia dispiaccia perché, se uno la studia bene, riesce a capire quanto siano ignoranti, incapaci e stolti i politici di oggi. Prendiamo il problema delle migrazioni. La storia ci insegna che è sbagliato sia impedirle, sia  evitarne ogni controllo. In un sistema anarchico sarebbe solo il mercato a regolare i flussi migratori. Ma non siamo in un sistema anarchico.

Gli antichi Romani, all’epoca dell’Impero, furono abbastanza aperti ai migranti. Ne avevano bisogno, sia per i lavori che nessuno più voleva fare, sia per rimpolpare le file dell’esercito. Per molto tempo riuscirono a integrarli, concedendo loro anche la cittadinanza. Chi serviva nell’esercito veniva addirittura pagato in oro. A un certo punto, però, la situazione sfuggì di mano ai governanti: le orde che pretendevano di entrare nel territorio romano divennero incontenibili; una volta passati i confini e insediatesi nel territorio, avanzavano pretese di ogni genere e rifiutavano di integrarsi. Nacquero così i cosiddetti regni romano-barbarici. La battaglia di Adrianopoli, nel 378 d.C. fu uno degli episodi più funesti della Storia di Roma, forse ancor peggiore della battaglia di Canne. I Goti, che l’imperatore Valente aveva lasciato entrare nel territorio romano promettendo loro l’assegnazione di terre coltivabili in cambio di un atteggiamento pacifico e collaborativo, si ribellarono all’autorità imperiale e inflissero a chi li aveva malaccortamente accolti una terribile sconfitta. Morale: i migranti non possono essere accolti in modo indiscriminato. L’accoglienza dev’essere controllata e non può prescindere dall’integrazione. Le leggi dello Stato che accoglie non possono essere derogate in favore di gruppi che si ispirano ad altre tradizioni. Non si possono tollerare infibulazioni, veli e burqa imposti alle donne, regimi familiari dove il maschio tiene le donne e i figli in stato di schiavitù.

Il più grande storico dell’antichità è Tucidide. Nel redigere  il suo scritto sulla Guerra del Peloponneso, a un certo punto si rese conto che il conflitto non era stato determinato da alcuni fatti tutto sommato limitati e marginali, come in un primo tempo aveva creduto, ma da una ragione molto più forte: Atene e Sparta erano state alleate contro il pericolo comune rappresentato dall’Impero Persiano, ma una volta terminato quel conflitto il rafforzarsi della potenza ateniese, grazie al suo impero marittimo, a scapito di quella spartana, dominatrice del Peloponneso , e un tempo egemone in tutta la Grecia, doveva inevitabilmente portare a una guerra. E’ una sorta di legge della Storia (fatte le debite differenze, Tucidide fa pensare a Machiavelli, più che a Guicciardini). Qualcosa di simile, infatti capiterà qualche secolo dopo. Finché Cartagine è grande potenza marittima e gli interessi di Roma sono limitati all’Italia centro-meridionale, i due Stati rimangono in buoni rapporti fra loro, rinnovando più volte I loro trattati di alleanza; è interesse comune allontanare Pirro dall’Italia. Ma è lo stesso Pirro, nel momento in cui è costretto a lasciare la Sicilia, a prevedere che il prossimo scontro sarà proprio fra Roma e Cartagine. E così avviene. Quando Roma comincia ad affacciarsi al Mediterraneo, mettendo in discussione l’egemonia marittima di Cartagine, lo scontro diventa necessario. Cominciano le Guerre Puniche.

Ricordate quando Nixon, grazie all’intuizione di Kissinger, mutò politica nei confronti della Cina, aprendosi a rapporti sempre più amichevoli con la grande potenza asiatica? Grazie a quella strategia riuscì a disimpegnarsi dalla rovinosa Guerra del Vietnam, e fu in grado di contenere le mire egemoniche della grande rivale, la Russia sovietica.  Crollato l’impero sovietico, la Cina del dopo-Mao si convertiva a un capitalismo aggressivo, mantenendo un regime politico di tipo totalitario. Ora sta diventando la vera, nuova rivale degli Stati Uniti. Con la cosiddetta “Via della Seta” cerca di asservire a sé molti Paesi disposti ad aprirle incautamente  le porte. La sua presenza in Africa è già preoccupante. Lo scontro con gli Stati Uniti sarà inevitabile? C’è solo da sperare che abbia ragione non Machiavelli, ma Guicciardini, il quale pensava che non esistano leggi storiche  (come invece pensavano Tucidide e Machiavelli), perché anche circostanze apparentemente simili sono in realtà sempre diverse l’una dall’altra, quindi vanno affrontate e risolte in modo diverso. Credo però che Trump sbagli a concentrare la sua strategia di contenimento della Cina nel Pacifico, indebolendo l’Europa (ad esempio con il sostegno alla Brexit) e mantenendo una posizione ambigua, e sostanzialmente ostile, nei confronti della Russia.

La Russia di oggi è un po’ come la Persia al tempo della Guerra del Peloponneso e la Macedonia di Filippo V al tempo delle Guerre Puniche. Ha ragione Salvini a consigliare a Trump una posizione più morbida nei confronti della Russia di Putin. Ma si ha l’impressione che lo faccia solo perché la Russia, con il suo regime autoritario, gli è simpatica ( come gli è simpatica la Corea del Nord), e nella questione della Crimea, da vecchio indipendentista, è schierato contro la Georgia. Per il resto, è ben contento che l’Europa vada in pezzi. Invece, solo un’America forte, alleata di un’Europa forte e in buoni rapporti con la Russia potrebbe contenere i disegni egemonici della Cina. Certo, fu un errore estendere la Nato ai Paesi che erano stati parte dell’Unione Sovietica. In questo modo la Russia post-sovietica si è sentita oggetto di atteggiamenti sospettosi o addirittura ostili. Difficile tornare indietro. Ma sarebbe opportuno cambiare strategia. Mi sto rendendo conto che il mio ragionamento prescinde totalmente dal pensiero anarchico, tenendo presente solo il mondo così com’è, e non come vorremmo che fosse: senza Stati, senza frontiere, senza eserciti, senza sbirri,senza dazi, senza tasse, senza banche centrali, senza capitalismo ma con un mercato veramente libero. Come arrivarci, senza p  essere prima schiacciati da un rovinoso conflitto? Bel dilemma. Non so che cosa rispondere.

Una cosa però mi pare certa: se ascoltiamo gli indipendentisti, che vorrebbero far dell’Europa uno spezzatino, finiremo nelle fauci del leone. L’Europa è brutta, ma lo spezzatino è ancora più brutto.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

11 pensieri riguardo “Studiare la Storia

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    10 Luglio 2019 in 8:52 am
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    Io per indipendentismo intendo la liberazione da una Centrale Unica che pretende di governare e di governarmi con la forza. Più la Centrale è lontana da me, più è difficile resisterle. Se il territorio da governare è grande come la Repubblica di San Marino, è più facile arrivare nelle stanze dei Capitani Reggenti ed eventualmente disarcionarli. Il Belgio sembra uno spezzatino ma in realtà è un’entità unica. Si può essere separati istituzionalmente come Svezia, Norvegia, Finlandia, Islanda, Danimarca e Far Oer ma nel contempo appartenere a un’Unione Scandinava. Se però quest’Unione impone da Stoccolma o da Oslo che tutti gli abitanti devono indossare il velo nero, l’uscita si rende necessaria. Se si vuole evitare lo spezzatino europeo, occorre che l’Unione Europea si trasformi da Moloch che vuole stabilire cosa io debba mangiare o non mangiare a una realtà dove sia piacevole stare. Altrimenti è meglio lo spezzatino di Estonia, Lettonia, Lituania e altro che L’appartenenza forzata all’Unione Sovietica. Si può finire nelle fauci di un altro leone ma se l’alternativa è stare nelle fauci di un’Unione basata su modelli che piacciono tanto a Romano Prodi, tanto vale provare a vedere se il leone pechinese non sia meno feroce. Anche perché un giorno il partito unico potrebbe implodere anche lì come successe in Russia. E significherebbe, in automatico, anche la scomparsa del sindacato unico. In tal caso il leone muore e viene sostituito dal proliferare di gazzelle. Queste ultime verranno accusate di turboliberismo e ciò mi procurerà immenso piacere. Un pianeta con un Governo Unico Mondiale garantirebbe la scomparsa degli spezzatini ma non credo che sarebbe preferibile. Certo, per i nordcoreani sarebbe meglio non essere indipendenti dalla Corea del Sud ma questo è un altro problema: ai croati il non dipendere da Belgrado è risultato utile, ogni situazione va presa a sé. L’errore passato, a mio avviso, non fu quello di estendere la NATO alle nazioni dell’est europeo ma di bloccare l’ingresso nella NATO stessa alla Russia. Bush senior stava lavorando a questo ma Clinton ha preferito mettersi a giocare il ruolo del duro mascherato. Una riprova che il partito della guerra negli Stati Uniti è il democratico, non il repubblicano. Forse oggi avremmo Medvedev in maggioranza rispetto a Putin; quest’ultimo, in fondo, ha contenuto gli eccessi nazionalistici dei vari Zirinowskij che non si sarebbero limitati alla Cecenia o alla Crimea. Sarà tanto leonina la Cina in Africa? O lo è di più la Francia con la sua moneta falsa? Qualche posto di lavoro gli imprenditori cinesi lo avranno creato, in fondo qualche bocca africana sfamata in più si sarà ottenuta. E loro non impongono una moneta come il franco africano. Che modello di europeismo, poi, questa Francia neocoloniale che per l’Africa non si fida dell’euro! In un’economia libera non ci si spaventa se qualcuno vende la seta a un costo più basso dell’usuale. E se l’Unione Europea serve a mettere ulteriori paletti a produttori e consumatori, dimostrandosi così il vero leone sbranante, allora è meglio lo spezzatino. Nell’ipotesi peggiore ci mangiamo quello e se a volte sarà cotto in salsa di soia, pazienza; sarà un’occasione per gustare la cucina esotica. In fondo, nei loro ristoranti da tempo aperti in Europa, vendono numerose bottiglie di vino italiano.

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    • Giovanni Tenorio
      11 Luglio 2019 in 4:57 pm
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      L’Italia del Cinquecento era uno spezzatino. Sappiamo come finì: secoli di servitù. Si è soliti esaltare la libertà dei Comuni nei secc. XII-XIII e magnificare le loro lotte contro le pretese (ineccepibili sul piano giuridico) degli imperatori di Germania. Però se nel Duecento Federico II di Svevia non fosse stato ostacolato dal papato e, piegando le resistenze della rinata Lega Lombarda, fosse riuscito a fondare un regno d’Italia, la Storia della penisola sarebbe stata ben diversa. Sarebbe nata una nazione un po’ meno sgangherata di quella formatasi secoli dopo sotto la dinastia dei Savoia, capace di tener testa alle altre potenze europee. La battaglia di Fossalta (1249), che pose fine all’ambizioso disegno unitario dello Stupor mundi, del “chierico grande”, come lo chiamò Dante, è uno dei più funesti eventi della Storia d’Italia. Io non credo che si possa giungere all’anarchismo attraverso lo spezzatino. In questo sono marxista. Come Marx pensava che il capitalismo dovesse raggiungere dimensioni mondiali per entrare in crisi e poter essere facilmente abbattuto dal movimento operaio, così credo che la democrazia liberale come s’è andata storicamente configurando (ossia come Stato assistenziale basato su una tassazione feroce, un sistema monetario truffaldino e un capitalismo amico del libero mercato solo quando gli fa comodo) debba estendersi oltre ogni limite, anche in senso territoriale, fino a diventare una sorta di impero mondiale reso ingovernabile dalle sue contraddizioni. Un forte movimento anarchico potrà allora cominciare a corroderla, approfittando di quegli spazi di libertà che in nessun regime autocratico gli sarebbero concessi.

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    10 Luglio 2019 in 9:42 pm
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    Che poi la cosiddetta “Via della Seta” è chiamata così solo da noi, altrimenti internazionalmente per Xi Jinping ci sarebbero confusioni imbarazzanti con Ulbricht: uno è un noto criminale internazionale e l’altro solo uno sfigato programmatore di terz’ordine.

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    12 Luglio 2019 in 6:24 am
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    Non sono sicuro che un impero di dimensioni mondiali diventi automaticamente ingovernabile a causa delle sue contraddizioni interne. Potrebbe avere ripercussioni psicologiche sulla popolazione tali da mandare in frantumi ogni voglia di ribellione. E’ quello che sta succedendo ai sudditi dell’Unione Sovietico – Europea, Gran Bretagna a parte. Ma se un’estensione ampia è sufficiente per creare implosioni, allora dobbiamo essere fiduciosi nell’attuale estensione territoriale cinese. Una Tienanmen in larga scala, una “ciggielle più cobas” a Pechino e il “pericolo giallo” è risolto. Landini diventa segretario della Federazione Lavoratori Han con sede in via della seta 1921 a Livorno e Nogarin si candiderà a sindaco di Shanghai. Verrà eletta Giorgia Meloni ma questo è solo un dato statistico così come la conversione al buddhismo tibetano di Zingaretti e la creazione di Forza Cina (con la piattaforma “Turandot”) da parte di un residente ad Arcore del quale non ricordo mai il nome. Matteo Renz Hiao Pin si trasferirà a Taiwan come ambasciatore della Piana del Chianti mentre Salvini e Di Maio si spartiranno lo Yang Tse; anche se Di Maio confonderà la Cina con il Cile. Bersani e Boldrini si contenderanno il ripristinato Trono Confederale Qing come presunti legittimi eredi, mentre De Mita farà il sindaco a vita di Nanchino e Buttiglione il presidente dell’Unione Asiatica con scorno di Tajani che lo voleva fare lui ma anche di Sassoli che non saprà più che fare. Meno sgangherati rispetto ai Savoia lo saremmo stati con chiunque: con gli Asburgo – Lorena il Granducato di Toscana aveva abolito la pena di morte, con loro fu ripristinata. Se avesse vinto Federico I saremmo stati suoi servi così come lo siamo stati con quelli che risultarono vincitori; spezzati per alcuni secoli, uniti con la forza dai Savoia dopo. Meglio lui che gli altri? Possibile ma sempre in condizione di servitù non volontaria. Finché viveva Federico, potevamo forse essere anche un po’ meno sgangherati. Finito lui, non sappiamo se i suoi successori sarebbero stati in grado di continuare a tener testa agli altri. L’unitaria e vasta Russia dei Romanov ebbe serie difficoltà con il Giappone e con la Prussia. In ogni caso, questi imperi portavano solo guerre. L’estensione progressiva del libero mercato mostra ancora di più come le profezie marxiane si rivelino fallaci.

    • Giovanni Tenorio
      13 Luglio 2019 in 3:04 pm
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      Quanto a guerre, i liberi Comuni non erano da meno dei grandi imperi. Firenze, Arezzo, Siena, l’una contro l’altra armate. Per non parlare di Milano, Lodi, Como, Bologna, Modena, Cremona. E le Repubbliche Marinare? Genova contro Pisa, Venezia contro Genova. Uno Stato unitario avrebbe stroncato questi conflitti, così come l’UE ha garantito al’Europa un periodo di pace quale non aveva mai conosciuto nel corso della sua storia. C’è una bella differenza fra Federico I Barbarossa e il nipote Frderico II. Il Barbarossa era e voleva continuare a essere Sacro Romano Imperatore di Germania. Federico II tenne separate le corone d’Italia e di Germania, e il suo cuore batteva per l’Italia (fu animatore e poeta di quella “Scuola Siciliana” che segna l’inizio della letteratura italiana). Se le cose fossero andate diversamente, sarebbe stato il primo re di un’Italia unita. Infine: a me pare che si stia diffondendo il capitalismo, non il libero mercato. La Storia non è affatto giunta al capolinea, c’è ancora tanto da combattere.

  • Giovanni Tenorio
    13 Luglio 2019 in 3:05 pm
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    Dimenticavo di dire che sì, Pietro Leopoldo di Toscana fu il primo ad abrogare la pena di morte, ma anche il primo a reintrodurla: ” E siccome quando Io feci la riforma delle leggi criminali di Toscana credei di poterla concepire in quella maniera per l’indole dolce e quieta della Nazione, e vedendo ora di essermi ingannato, con sommo Mio dispiacere, Mi vedo obbligato di ordinare al consiglio di reggenza di pubblicare prontamente un editto, con cui esprimendo queste Mie ragioni, ed il dispiacere con cui ho sentito questi eccessi, che fanno veramente torto alla Nazione, mi vedo obbligato, dico, di ristabilire da qui in avanti , e per i casi futuri, la pena di morte, da incorrersi da tutti quelli i quali ardiranno di sollevare il popolo, o mettersi alla testa del medesimo per commettere eccessi o disordini”. Il trasferimento del codice penale sabaudo, che contemplava la pena capitale, dal Regno di Piemonte e Sardegna al Regno d’Italia comportò la persistenza di tale sanzione anche nel nuovo ordinamento, fino all’approvazione del Codice Zanardelli (1889), da cui veniva abrogata. Sarebbe stata reintrodotta dal Codice Rocco nel 1931.

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    15 Luglio 2019 in 11:36 am
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    Uno stato unitario che elimina apparentemente i conflitti, ottiene il risultato con le guerre civili o con la repressione feroce del dissenso in nome della “lotta al brigantaggio”. Tito ha limitato i conflitti interni balcanici ma certo non ha migliorato le condizioni delle popolazioni a lui sottomesse. Sul ripensamento di Leopoldo, del quale non ero a conoscenza, non posso che provare rammarico. Forse, non essendo un autocrate per indole, avrà avuto forti pressioni alle quali avrà ceduto. Meglio Zanardelli che Rocco, comunque, anche se Davigo e Bonafede non saranno d’accordo. Anche se ho una concezione diversa del termine “capitalismo”, concordo sulla storia non ancora giunta al capolinea e alle strade attuali che non conducono verso il libero mercato. Non certo la strada dei dazi trumpiani o quella dei cosiddetti “decreti – dignità” dell’asse neoassistenzialista Salvini – Di Maio.

    • Giovanni Tenorio
      16 Luglio 2019 in 2:43 pm
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      Forse Pietro Leopoldo, chiedendo la reintroduzione della pena capitale “da incorrersi da tutti quelli i quali ardiranno di sollevare il popolo, o mettersi alla testa del medesimo per commettere eccessi o disordini”, non si allontana di molto dal pensiero autentico di Beccaria. Il quale ritiene che la pena capitale debba essere mantenuta contro chi metta in pericolo la stabilità delle istituzioni.

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    17 Luglio 2019 in 5:28 am
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    Un lontano personale ricordo: il contenuto del pensiero autentico di Beccaria fu esposto diversi anni or sono da Massimo Mila in una trasmissione televisiva. Gli increduli intervistatori rimasero sconcertati; evidentemente Beccaria non lo avevano mai letto ma solo sentito citare da qualcun altro. Come al solito, dal 1968 in poi. Ma nel variegato sinistro mondo, anche da prima.

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      18 Luglio 2019 in 9:35 am
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      Sono proprio curioso di sapere che aveva da dire su materia non sua il musicologo (rip), ma anche tuttologo a quanto pare) prezzemolino – tra l’altro relatore della tesi sui Beatles di un mio amico – uomo da sempre allineato alle posizioni del pensiero dominante.

      Non vorrei che fosse un altro “Annibale varcò le alpi perchè allora erano come le Canarie”.
      Ho visto che c’è il pdf Massimo_Mila_e_il_dibattito_sulla_pena_di_morte_in_Italia, mo me lo scarico e vediamo un po’.

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      18 Luglio 2019 in 2:36 pm
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      Beh, devo dire che Mila ha detto cose intelligenti e condivisibili, da buon compagno però, non ha firmato la petizione su cui era d’accordo solo perchè era l’msi a richiederla. Certo che ci proprio tutti in questo pdf: Sechi, Galante Garrone, Valiani, Novelli, Pininfarina, Calvino, Sciascia, Bocca, Eco, Firpo, Cederna, Neppi Modona, Arbasino.
      Manca Franco Fortini, chissà forse era malato. Che bella rimpatriata anni 70!

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