Il buonsenso è anarchico

Non avrei mai immaginato che un mio scritto, il cui argomento di fondo era tutt’altro, potesse diventare lo spunto per una lunga discussione di linguistica, mettendo sul banco degli imputati niente di  meno che l’Accademia della Crusca. Per quanto mi riguarda, la pur garbata controversia mi ha stuccato a tal punto che, d’ora in poi, mi guarderò bene dall’offrire il minimo pretesto per ritornare sull’argomento; dal quale vorrei soltanto  prendere qui l’avvio per considerazioni più ampie. La lingua è un prodotto spontaneo, anche se – come ci ha insegnato Noam Chomsky – ha un suo fondamento nei neuroni cerebrali, dove è inscritta una “grammatica universale” ch’è frutto dell’evoluzione della specie umana, e nei suoi meccanismi profondi è la stessa per ogni individuo e per ogni gruppo di  parlanti, a dispetto delle differenze di superficie tra le strutture dei diversi idiomi e tra le peculiarità proprie del linguaggio di ogni singolo soggetto. Nessuno può programmare  dall’alto lo sviluppo linguistico. A ben vedere, anche la “grammatica universale” di base, se è prodotto evolutivo, è nata per caso, non per un disegno intelligente. La lingua è come il mercato. Si sviluppa e si modifica spontaneamente, grazie al contributo di ciascuno, senza alcuna coordinazione. Avete presenti i sentieri che si formano laddove avviene un continuo passaggio di persone in un campo, in un prato, in un bosco, o anche in un’aiuola pubblica? Nessuno ha mai fissato regole per quel passaggio, eppure il sentiero si è formato. Sono tutti esempi di dinamiche anarchiche le quali, lungi dal portare disordine, addivengono a risultati utili, benèfici e a loro modo razionali. Pretendere di regolarle può essere controproducente. Se si regola il mercato, si rischia di causare distorsioni nella funzione segnaletica dei prezzi, danneggiando, alla lunga, il processo economico: il che non significa che non si debba intervenire per sanzionare chi, nelle transazioni, si comporta in modo fraudolento. Se si regola la lingua, i parlanti se ne fanno beffe, e continuano a modellarla a proprio piacimento: il che non significa che la scuola non debba proporre modelli fondati su ragioni di gusto, di storia, di buona educazione. Se si sbarra un sentiero, se ne forma subito un altro lì vicino: il che non significa che bisogna permettere a tutti di calpestare un’aiuola. Oggi invece si pretende di regolare tutto. Per ogni comportamento è prevista una legge, con tanto di sanzione.

Da quando i sindaci hanno acquisito prestigio grazie a un sistema elettorale che, in qualche modo, ne determina l’elezione diretta, è tutto un pullulare di ordinanze comunali una più bislacca dell’altra, che pretendono di regolare la vita della comunità anche in quegli ambiti dove basterebbero la buona educazione e un discreto controllo sociale a risolvere piccoli problemi. Così è capitato che qualche sindaco vietasse la costruzione di castelli di sabbia sulle spiagge pubbliche. Poveri bambini, che male fanno a giocare con la sabbia? Si vieta di mangiare panini per la strada. E se uno ha fame? Deve andare per forza al ristorante, magari per farsi spennare, come succede in quel luna-park ch’è diventata la città di Venezia? Quella Venezia dove si pensa di far pagare un biglietto d’ingresso ai turisti, per frenarne l’invasione, con la giustificazione che anche per visitare un museo si paga il biglietto, e nessuno ha niente da dire. Sì, ma in questo modo uno per visitare un museo a Venezia il biglietto lo paga due volte. Si dirà: Venezia è tutto un museo a cielo aperto! Bene, allora facciamo come a Chiasso, nella civilissima Confederazione Elvetica, dove a Carnevale,in occasione della sfilata dei carri, circondano l’area dove si svolge la manifestazione con un’alta barriera di cannicci; e se uno vuol vedere lo spettacolo superando lo sbarramento, deve pagare il biglietto. Penso che in nessun’altra parte del mondo capiti nulla di simile. S’è mai visto che si debba pagare il biglietto per ascoltare la banda in piazza? (a parte il fatto che far pagare per l’ingresso in città è incostituzionale. Art. 23 Cost: “Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge”). Ci sono sindaci che vietano di tenere pesci rossi in bocce di vetro e aprono uffici per la tutela dei diritti degli animali (non ho mai saputo che i sindaci possano riconoscere nuovi diritti; almeno la Brambilla i diritti degli animali vorrebbe inserirli nella Costituzione, con una legge dello Stato approvata secondo le procedure vigenti). Ci sono sindaci che vietano la scortesia e le parolacce. Con un’ordinanza! Meriterebbero un pernacchio seguito da qualche scurrilità verbale, proprio in violazione del loro provvedimento.

Anche a livello più alto, quello del Governo e del Parlamento, la tendenza a regolare la vita dei cittadini, penetrando nei loro conti bancari, nelle loro case, nelle loro dispense nei loro letti è sempre più invadente, ormai da lungo tempo, per le più svariate ragioni. Tutta la legislazione contro il consumo e la vendita di sostanze psicotrope è un vulnus alla libertà individuale. E perché vietare il gioco d’azzardo? Se dilapido il mio patrimonio ai dadi, peggio per me. E’ un vulnus alla libertà individuale anche costringermi ad allacciare la cintura quando sono in macchina. Sarà caso mai la mia assicurazione a non risarcirmi del danno fisico che mi sono procurato in un incidente mentre viaggiavo senza cintura. Impedire che i negozi rimangano aperti la domenica e in altre feste limita, ancora una volta, la libertà di chi ha piacere di andare a far la spesa proprio in quei giorni, con buona pace di santa Romana Chiesa, che vede i suoi riti sempre più disertati, ma non certo per colpa dei centri commerciali (chi è causa del suo mal pianga sé stesso, dice il proverbio).

L’ultima bella idea è quella di proibire per legge agli studenti di portare  il telefono cellulare a scuola. Anche qui non basta la buona educazione? Certo che durante le lezioni i cellulari devono rimanere spenti! Il guaio è che spesso squillano anche quelli degli insegnanti. Ogni istituto dovrebbe essere libero di regolarsi a suo modo. Penso però che anche in questo caso i divieti servano a poco. Perché, poi, un alunno, durante l’intervallo, non dovrebbe poter usare il cellulare? Che fastidio dà?La questione potrebbe essere risolta con un po’ di buon senso. Per esempio così. Il primo giorno di scuola, quando l’insegnante entra in classe, mostra il suo cellulare agli alunni, dicendo: “Cari ragazzi, vedete? Anch’io, come voi, posseggo questo strumento. Durante le lezioni lo terrò sempre spento. Penso di non chiedere troppo se vi invito a fare lo stesso. La legge dev’essere uguale per tutti”. E se poi in classe un cellulare suona? Prima un ammonimento, la seconda volta il recidivo subisce il sequestro dell’oggetto che causato disturbo. E se a squillare è il cellulare dell’insegnante? Perde la faccia, e ben gli sta. Buon senso, solo buon senso. Lo stiamo perdendo. Il buon senso è anarchico, non ama le regole imposte. Preferisce quelle accettate di comune accordo. Ma allora che ce ne facciamo delle Autorità? Le mandiamo nelle miniere, o nelle stive delle navi, a far qualcosa di utile. 

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

5 pensieri riguardo “Il buonsenso è anarchico

  • 6 Febbraio 2019 in 3:26 pm
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    Povere miniere e povere stive delle navi se il suggerimento finale verrà attuato.

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  • 7 Febbraio 2019 in 1:54 am
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    “…il cui argomento di fondo era tutt’altro…”
    Che c’è di più anarchico (e innocuo) dell’ OT (“fuori tema” per i puristi) ?

    Per tornare invece IT, le regole vengono inventate e imposte perchè c’è gente (la maggioranza) che non sa darsele da sè.
    A parte molte regole superflue inventate per libidine di potere e sulle quali siamo tutti d’accordo, su certe altre ci sarebbe da riflettere.

    Una città delicata come Venezia conterrebbe agevolmente forse un decimo della gente che arriva, ovviamente si dovrà pur far qualcosa: un po’ ci ha già pensato da sempre “il mercato” con prezzi altissimi, ma non basta (fallimento del mercato?), il turismo saccopelista d’accatto mordi e fuggi se ne fotte dei prezzi altissimi, gli interventi strutturali ormai alle porte saranno visti come una panacea dai più.
    A mali estremi, estremi rimedi.

    Quanto poi a citare la costituzione (minuscolo voluto), beato chi ci crede ai pezzi di carta. Ci furono un tempo alcuni simpatici puffi col berretto frigio che inizialmente chiamavano se stessi “Amis de la Constitution”: finirono con il tagliare le teste in piazza.

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  • Giovanni Tenorio
    7 Febbraio 2019 in 5:43 pm
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    Io mi limito a dire che, se si accetta un certo regime costituzionale, la costituzione va rispettata. Un’amministrazione comunale si legittima in quanto si insedia secondo determinate norme procedurali e governa nel rispetto della costituzione. Se la costituzione recita che non si possono imporre prestazioni personali o patrimoniali se non in base alla legge, in mancanza di una legge dello Stato, approvata dal Parlamento, nessuna amministrazione comunale può imporre balzelli a proprio piacimento. Questa è logica pura. E’ chiaro che in un contesto anarchico se una strada è mia posso far pagare agli utenti tutti i pedaggi che voglio. Ma non siamo in un contesto anarchico. Per quanto riguarda Venezia, io da tempo, proprio perché sono anarchico, ci ho messo sopra una croce. Quanto hanno pagato i poveri contribuenti italiani per l’inutilissimo MOSE? E per entrare in città devono ancora pagare un pedaggio, a meno che non accettino di andare a farsi spennare in un albergo cittadino, pagando la tassa di soggiorno?

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  • Leporello
    7 Febbraio 2019 in 8:43 pm
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    Della legittimità delle amministrazioni instaurate con procedure democratiche* (ovvero espresse dalla maggioranza clientelare) non sono del tutto convinto: validissimo il ragionamento, se applicato a chi accetta il sistema democratico (credo che Don Giovanni intendesse questo), quindi non per me, che mi limito a subirne le decisioni e le imposizioni (in primo luogo un prelievo fiscale del 60%) per puro pragmatismo (mi costerebbe di più lottare contro i mulini a vento).

    * e nello stesso modo di quelle (sempre più rare) imposte dalla violenza non giustificata dall’idolo della democrazia, ma questo è scontato.

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  • Leporello
    7 Febbraio 2019 in 8:49 pm
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    Una considerazione fuori tema: come “curatore della lista” ringrazio i commentatori che mi sembrano molto agguerriti ultimamente. Indipendentemente dai contenuti (non necessariamente allineati: questo è un bene) contribusicono in modo fondamentale alla vitalità di Libertino (se fosse possibile coinvolgere altri lettori, magari condividendo il link agli articoli, ci si potrebbe divertire ancora di più!)

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