Eutanasia di Stato

Quando, anni fa, l’allora ministro buonanima Tommaso Padoa Schioppa ebbe ad affermare pubblicamente che le tasse sono una bella cosa, alcuni inghiottirono, altri fecero pernacchie, parecchi rimasero zitti pur approvando in cuor loro, perché, appartenenti alla larga schiera dei dipendenti pubblici o di chi vive in qualche modo alla greppia dello Stato, non potevano che approvare l’estorsione da cui traevano il proprio sostentamento. Nessuno, o pochissimi, ebbero il coraggio di dare ragione all’illustre professore. D’accordo, ribattevano i bempensanti, le tasse vanno pagate, chi non le paga è un delinquente, ma che sia davvero bello pagarle è difficile da sostenere. D’altra parte, non è mai bello pagare, neppure per i beni e per i servizi che abbiamo voluto acquistare spontaneamente, anche se ne siamo del tutto soddisfatti. Potessimo averli gratis, ci accomoderemmo volentieri. Non per niente un vecchio adagio popolare dice che a pagare e a morire c’è sempre tempo.

I cittadini del Regno Unito sono antropologicamente diversi. Da un sondaggio risulta che in maggioranza non solo sono contenti di pagare le tasse, ma vorrebbero addirittura pagarne di più! E non basta: qualcuno ne paga veramente di più, di sua spontanea volontà. Sembra di essere tornati al tempo dell’antica Atene, quando i personaggi più facoltosi offrivano le “liturgie” per finanziare spettacoli e manifestazioni pubbliche. Sono impazziti, i sudditi di Sua Maestà la Regina Elisabetta II? Si direbbe di no, perché la motivazione del loro atteggiamento è -o perlomeno sembra- assolutamente razionale: si vogliono pagare più tasse perché si vogliono servizi migliori; in particolare, si vorrebbe rimettere in sesto il Sistema Sanitario Nazionale, quello che con Attlee e Beveridge divenne un modello per tutto il mondo civile, ma ora sembra far acqua da tutte le parti.

Gli italici ne sanno qualche cosa. Alla fine degli anni Settanta anche loro ricevettero il regalo di di un Sistema Sanitario Nazionale. Su tutti i cantoni si vedevano manifesti in cui il governo allora in carica magnificava la riforma, presentandola come un segno di civiltà che avrebbe garantito a tutti le cure mediche: nessuno sarebbe più stato lasciato senza soccorso, nessuno sarebbe più morto in strada (ma anche prima nessuno moriva in strada: i medici condotti erano in ogni caso tenuti a prestare le loro cure). Oggi, a distanza di qualche decennio, vediamo che cos’è diventata la sanità. Le eccellenze non mancano, soprattutto nel Nord, e soprattutto la Regione Lombardia se ne fa un vanto. Ma ormai i medici di base sono diventati burocrati: prescrivono esami clinici a tutto spiano, per mettersi al sicuro. E gli esami costano. Chi li paga? Il contribuente, due volte. La prima attraverso il sistema fiscale; la seconda versando il cosiddetto “ticket” tutte le volte che deve prenotare un esame che gli è stato prescritto. Anche i medicinali in parte si pagano. La salute doveva essere gratis per tutti. E’ diventata due volte onerosa.

Non so se i vizi di cui si lamentano i contribuenti inglesi siano dello stesso genere, ma credo di sì. Di certo anche loro si sono accorti di pagare due volte, per servizi spesso mediocri. Ma sono sicuri che un aumento della pressione fiscale andrebbe a beneficio del Sistema Sanitario? Le tasse sono quelle cose che non si sa mai dove vanno a finire, anche se sono gabellate come “tasse di scopo”. Si trova sempre il motivo per dirottarle altrove. Io farei così: chi vuol pagare più tasse per avere un servizio sanitario migliore, paghi pure, aggiungendo anche del suo a quanto ufficialmente richiesto. Chi non vuole (saranno anche una minoranza, ma non sono tre gatti) continui a pagare come ora. Se il sistema migliorerà, chi ha pagato di più beneficerà dei miglioramenti, chi non l’ha fatto avrà gli stessi servizi di prima (e pagherà i “ticket”). Chi poi non vuole saperne del servizio pubblico dovrebbe poter detrarre dalle imposte la quota relativa alla sanità, rinunciando a ogni assistenza. Potrà rivolgersi alle assicurazioni private. Sarà la concorrenza a decidere che cosa è meglio. Se davvero il Sistema Sanitario Nazionale, rimpinguato da più laute contribuzioni, cambierà volto e si dimostrerà soddisfacente, anche chi in un primo momento aveva deciso di non aumentarne i finanziamenti cambierà idea e sarà ben contento di pagare più tasse. Lo stesso si dica per chi aveva voluto far tutto da sé: se le assicurazioni private non soddisfano, si torna al sistema pubblico.

Certo è paradossale che proprio gli inglesi, i quali hanno inventato i Parlamenti per frenare l’ingordigia fiscale dei monarchi, si dicano oggi propensi a pagare più tasse. Per dirla con Shakespeare, il mondo è davvero fuor di sesto. Sento già l’obiezione: “Un conto è l’autocrazia di un tempo, un conto la democrazia di oggi. Nei tempi nostri i Parlamenti sostengono governi eletti dal popolo, che prelevano imposte per il bene del popolo, non per le tasche del Sovrano”. Sarà, ma proprio in questi giorni il Regno Unito ci offre un bell’esempio delle canagliate che si possono commettere nel nome del popolo. Avete presente il caso del bimbo affetto da una grave malattia incurabile, a cui i medici dell’ospedale in cui è ricoverato vogliono staccare la spina? I genitori vorrebbero mantenerlo in vita, altri Paesi sarebbero disposti ad accoglierlo nelle loro strutture sanitarie, per una volta tanto anche il papa ne ha fatta una giusta offrendo di ospitarlo in una struttura religiosa. Perché a tutti si risponde no? Perché è lo Stato, a quanto pare, il padrone della vita dei sudditi. I genitori non contano. E’ lo Stato a sapere qual è la scelta più felice per il bimbo.
Bando alle ipocrisie. se non esistesse un Sistema Sanitario Nazionale nessuno potrebbe impedire a quei genitori di mantenere in vita il loro bimbo nelle strutture che preferiscono. Certo, dovrebbero pagare. Ma qualche struttura (magari della Chiesa Cattolica) potrebbe anche offrire il servizio gratis. Potrebbe intervenire la beneficenza privata. Invece, il Grande Fratello del Servizio Sanitario Nazionale fa i suoi conti: tenere in vita un paziente condannato a una malattia degenerativa incurabile è troppo dispendioso. Meglio liberarsene, “per il suo bene”. Ma perché la magistratura non consente che il bimbo sia curato altrove? Perché altrimenti si scoprirebbero gli altarini: si ammetterebbe implicitamente che si vuole staccare la spina perché mantenerla attaccata costa troppo. Se invece si dice che si vuole staccarla per il bene del bimbo, allora nessuno può fare obiezioni.

C’è da sentirsi rizzare i capelli in testa. Stiamo andando verso l’eutanasia di Stato. A dimostrazione che lo Stato è il peggior delinquente che esista sulla faccia della Terra.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino