Berlusconi l’animalista

A diventar vecchi si rimbambisce. L’ho già detto: sarà anche politicamente scorretto, ma è così. Abbiamo guadagnato qualcosa ad allungar la vita media? Ne dubito. Aveva ragione Leopardi, quando nel “Dialogo di un Fisico e di un Metafisico” delle Operette morali diceva che prima di allungare la vita bisognerebbe trovare il modo di renderla felice. Un vecchio rimbambito è felice? Qualche volta può anche esserlo; a patto che non si renda conto del suo rimbambimento.

Queste tristi riflessioni mi sono balenate nella mente quando ho visto, prima di Pasqua, Berlusconi allattare un agnellino. Fino a tal punto – mi sono detto – si può lasciar infatuare dalle belle idee della Maria Vittoria Brambilla? Proprio lui, che nei suoi festini consumava pranzi luculliani in compagnia delle sue puttanelle? Pranzi che non credo fossero a base di torte pasqualine e pasticci di verdura. Un arricchito come lui è sempre stato un gran carnivoro, ci scommetto. Anch’io, nella mia villa palladiana mangio fior di fagiani, tollerando che quell’ ingordone di Leporello me ne sottragga qualche boccone per far onore – dice lui – all’eccellenza del mio cuoco… Io non mi accompagno alle puttanelle, le mie sono donne bellissime e d’alto rango. Il Marzemino scorre a fiumi e i pranzi sono allietati dalla Tafelmusik di musicanti raffinati, che eseguono composizioni del mio papà Mozart. Ma poi non mi sogno di andare ad allattare gli agnellini per mostrarmi animalista. Animalista era Donna Elvira, la mia insopportabile mogliera; ed è questo uno dei motivi, anche se non il principale, per cui me ne sono liberato.

Intendiamoci bene: io rispetto gli animalisti, a patto che siano coerenti fino in fondo. Devono rinunciare del tutto a mangiar carne. E anche pesce, naturalmente, perché il fatto che i pesci vivano nell’acqua non li rende meno meritevoli di rispetto. Forse che soffre meno un pesce preso all’amo, o catturato da una rete, di un povero uccellino impallinato da un cacciatore? E poi, niente pellicce, niente scarpe di cuoio, niente borse e cinture di pelle. Materia plastica, e nient’altro! Le donne poi, rinuncino ai belletti, che per essere messi in commercio devono essere sperimentati su animali. Ricordo una trasmissione televisiva di qualche decennio fa, in cui il farmacologo Silvio Garattini dovette tener testa a uno stuolo di donne eleganti e imbellettate che esprimevano il loro raccapriccio per la sperimentazione dei farmaci sugli animali. Garattini è un gentiluomo, oltre che uno scienziato di valore; ed ebbe il garbo di esprimere solo in privato, finita la trasmissione, il suo pensiero: quelle donne tanto accanite, se fossero state coerenti, si sarebbero presentate con la faccia acqua e sapone, perché i loro cosmetici erano stati sperimentati sulla pelle e negli occhi di chissà quante cavie.

Pare che Leonardo da Vinci abbia affermato che l’uomo sarà diventato davvero civile il giorno in cui uccidere un animale sarà considerato un delitto come uccidere un proprio simile. Pensiero nobile, senza dubbio, ma sarà mai possibile che arrivi un tal giorno? Forse, a patto che ci rassegniamo a nutrirci di sostanze chimiche. Perché se rifiutiamo una simile soluzione, non so fino a che punto una dieta vegetariana sarà davvero da considerarsi consona alla nostra salute. Se siamo diventati onnivori, e quindi anche carnivori, lo dobbiamo all’evoluzione della nostra specie. Qualcuno ha detto che il nostro cervello ha cominciato a svilupparsi nel momento in cui abbiamo cominciato a nutrirci anche di carne. Non so se sia vero o sia soltanto una fanfaluca. Se è vero, siamo a un bel paradosso: grazie al nostro essere carnivori siamo giunti a sviluppare un cervello che ci consente di filosofare e moraleggiare sul consumo di carne. Già, perché anche un gatto consuma carne, però non se ne fa un problema. Come mai, pur essendo carnivoro, il suo cervello non è giunto a uno sviluppo così raffinato come il nostro? Forse, invece, il gatto è più fino di noi, e capisce che certi problemi sono mal posti. I gatti, diceva Wilfredo Pareto, sono molto migliori degli uomini. Si rendono conto che parlare di “diritti degli animali” ha poco senso.
Questo non significa che gli animali debbano essere trattati male. Al contrario, è giusto evitare il più possibile che soffrano. Se sarà possibile, in un prossimo futuro, non impiegarli più per la sperimentazione farmacologica, sarà un bene (non credo che finora sia possibile). Far soffrire gli animali per puro divertimento è deplorevole. La corrida è uno spettacolo barbaro. Mi divertii a una conferenza di padre Emidio Papinutti, un simpatico francescano organista di San Pietro in Vaticano. Disse che, durante un suo viaggio in Spagna, ebbe la curiosità di andare ad assistere a una corrida. Però parteggiava per il toro, e se la vide brutta, perché invece tutto il pubblico parteggiava per il torero. Ma aveva ragione il candido francescano! Che però non mi risulta sia vegetariano. D’altra parte, se la memoria non mi inganna, mi pare di aver letto da qualche parte che anche San Francesco, pur predicando agli uccelli e conversando con il lupo di Gubbio, ogni tanto qualche pasto a base di carne se lo concedeva.

I nobiluomini come me si sono sempre divertiti nelle battute di caccia. A me piace andare a cavallo, ma la caccia mi annoia. Poi è chiaro che se mi regalano una lepre o un fagiano, sono ben contento di consegnarli al mio cuoco perché mi prepari qualche delizioso manicaretto da offrire agli ospiti e alle donzelle nei miei conviti. Ma l’idea di divertirmi uccidendo lepri e fagiani proprio non mi va. Preferisco andare a caccia di donne: una caccia incruenta, che si conclude con piena soddisfazione non solo del cacciatore, ma anche della preda. E, a ben vedere, la preda non sono le donne, ma sono io. Alla fin fine, è sempre così: il cacciatore diventa il cacciato. Più che essere io a conquistare le donne, sono le donne a conquistare me.
Ma torniamo al Berlusca. Lì per lì mi è sembrato un rimbambito; ma a ripensarci rimbambito non è. Ha fiutato l’aria, ha visto che l’animalismo va di moda, che le diete vegetariane e vegane sono sempre più apprezzate e ha deciso di sposarne la causa: a fini elettorali, naturalmente. Non so però se il suo calcolo sia azzeccato. Fra i suoi elettori, attuali e potenziali, non credo ci siano tanti animalisti, mentre sicuramente ci sono tanti cacciatori. L’animalismo è roba di sinistra radical-chic. Come abbia fatto la Maria Vittoria Brambilla a finire fra le file berlusconiane proprio non lo so. Avete visto la Boldrina? Per non essere da meno, s’è messa anche lei ad allattare agnelli, pare ne abbia fatto entrare qualcuno anche alla Camera dei Deputati (come ospite, non come rappresentante del popolo degli agnelli sugli scranni dell’emiciclo), e ha solennemente promesso di diventare vegetariana entro la fine delle legislatura. Furba, la Boldrina! Perché non da domani? Fra qualche mese nessuno si ricorderà più delle sue promesse. E se le volesse mantenere, sarà coerente fino in fondo? Solo borse e cinture di plastica? Scarpe di cartone? Viso acqua e sapone?
Pare che l’esempio berlusconiano nei giorni di Pasqua abbia fatto scuola. Probabilmente è stata la Boldrina ad amplificarlo e a contagiare lo stuolo dei radical-chic. Si dice che la domanda di agnelli per il pranzo pasquale sia drasticamente diminuita. Gli allocchi esultano: si è evitata una strage! Ma io mi chiedo: tutti questi signori, anzi tutte queste signore e questi signori (vedete come sono politicamente corretto!) che hanno rinunciato alla carne di agnello, hanno pasteggiato a pasticci di verdura e torte pasqualine? Niente carne e niente pesce nel festino pasquale? Se sì, tanto di cappello. Ma non credo proprio. Allora, che strage si è evitata, se si sono risparmiati gli agnelli ma si sono macellati più buoi, scannati più conigli, sgozzati più polli, abbattuti più maiali, pescati più pesci, impallinati più uccelli?

Mi piacerebbe sapere che cosa c’era nel piatto del Berlusca e della Boldrina.
Nel mio c’era un bell’agnellino. Quel villanzone d’un Leporello, ancora una volta, me ne ha sottratto un boccone. E ha ripetuto: “Sì eccellente è il vostro cuoco che lo volli anch’io provar!” Manigoldo! Però mi fa piacere che non sia un seguace del Berlusca e della Boldrina.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

4 pensieri riguardo “Berlusconi l’animalista

  • 28 aprile 2017 in 5:48 am
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    Non sono convinto che l’animalismo alligni a sinistra. La più forte associazione di cacciatori è l’Arcicaccia e l’Arci si sa dove sia da sempre collocata. Tra l’altro i suoi iscritti vogliono cacciare dappertutto, anche sulle proprietà private altrui (coerenti con il loro marxismo). Nei referendum contro l’attività venatoria sulle proprietà private si schierarono sempre per il NO, sostenendo che Pannella voleva tutelare le riserve di caccia. Dialogare con loro è inutile perché sono intolleranti. Se poi l’intollerante è anche armato di fucile…

  • Giovanni Tenorio
    1 maggio 2017 in 2:22 pm
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    Vero che tra i vecchi militanti del PCI la passione della caccia era molto diffusa. Vero che l’Arcicaccia ha un consistente numero di iscritti. Vero anche, però, che fu il senatore Valerio Carrara, eletto tra le file dell’Italia dei Valori ma poi passato nelle schiere berlusconiane, a sostenere, qualche tempo fa che il Pdl era l’unica forza politica, da dieci anni, a sostenere le ragioni delle doppiette. Fu lui a opporsi fieramente alle prese di posizione di Maria Vittoria Brambilla, tra il plauso di molti cacciatori che avevano sempre visto nel Pdl un alleato meritevole della loro fiducia. Può darsi che in questi ultimi lustri molte cose siano cambiate. La sinistra politicamente corretta e radical-chic non ama la caccia. Anche a destra i seguaci dell’animalismo sembrano aumentare. Le mode travalicano i confini degli schieramenti politici. E l’animalismo è una moda. Il che non significa che le sue ragioni siano tutte da buttare. Il rispetto per gli animali è segno di civiltà. Parlare invece di “diritti degli animali” porta a incongruenze difficilmente superabili. Ad esempio: che cosa do da mangiare al mio gatto? Insalata fresca? Farebbe la fine di Maramao, nella deliziosa canzoncina. Per tornare a Berlusconi e alla sua conversione animalista, può darsi che ancora una volta il Cavaliere abbia saputo fiutare il vento che tira. Magari ha ragione di pensare che potrebbe perdere i voti di molti cacciatori, ma in compenso acquisirne di più fra i nemici della caccia, i vegetariani, i vegani e tutti i loro compari. Io però continuo a credere che sia rimbambito. La Boldrini è stata più furba di lui, gli ha rubato il brevetto e probabilmente anche i voti potenziali di chi a Pasqua si è astenuto dall’agnello, gustando magari un bel fritto misto di pesce. (Che diamine! Gli animalisti sono una cosa, e i pescisti un’altra. Vediamo di non confonderci le idee…)

  • 2 maggio 2017 in 5:42 am
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    Secondo me era rimbambito già nel 1996, quando per andare dietro a Giovanardi (altro genio) rinunciò all’accordo con i radicali che avrebbero portato quel quattro per cento decisivo per vincere contro gli integralisti di rito Romano Prodi. Evidentemente perdere gli piace. Se non rimbambito, politicamente masochista. Mica solo sull’animalismo si fa scippare le idee. Sulla cultura si è sempre comportato come la vecchia Democrazia Cristiana, lasciandone il monopolio alla sinistra. Forse perché ha le stesse idee della sinistra, è convinto che chi segua un pensiero diverso sia refrattario al sapere. La storia ha già dimostrato il contrario ma i marescialli di Caporetto preferiscono sempre negare l’evidenza. Anche in questo, come chi è di sinistra.

  • 3 maggio 2017 in 6:06 am
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    Errata corrige: chi segue un pensiero diverso, non chi segua. In questo caso il congiuntivo è un’iperbole. L’unico caso in cui verrebbe usato a Montenero di Bisaccia.

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