Martino come Keynes?

Una volta mi capitò di leggere che John Maynard Keynes non elargiva mai mance perché pensava producessero inflazione. Non fate quella faccia, vi giuro che non l’ho sognato. Vi assicuro che non l’ho trovato scritto in una pubblicazione dozzinale: non son uso a frequentare spazzatura, specie se si tratta di carta stampata. Non mi sono mai dato pena di trovare una conferma o una smentita. Bisognerebbe chiedere a qualche studioso serio del celebre economista. Se La Malfa figlio – che ne ha pubblicato di recente una biografia – fosse uno dei miei venticinque lettori, potrebbe intervenire con un’autorevole dichiarazione in merito. Ma è più facile che domani arrivi il Giudizio Universale. Certo che, se fosse vero, ci sarebbe da sganasciarsi dalle risa: Keynes, divenuto, a torto o a ragione,nell’immaginario collettivo di tutti gli orecchianti di economia, il paladino dell’inflazione come espediente anticiclico, si sarebbe preoccupato di non provocare l’aumento dei prezzi astenendosi dal lasciare mance ai camerieri! Io, che di Keynes (intendo dire del suo pensiero) non sono per nulla amico, mi pregio di lasciare mance generose, specialmente alle cameriere giovani, belle e gentili, senza nulla chiedere in cambio! Se poi sono loro (le cameriere, non i camerieri) a offrirsi, di sicuro non mi tiro indietro: un nome in più nella lista di Leporello. Ma questo è un altro discorso.

Quel che invece mi ha fatto davvero sobbalzare sulla sedia, soffregandomi gli occhi per accertarmi di essere sveglio, è una dichiarazione contenuta in una recente intervista di Antonio Martino(*): una persona che ho sempre apprezzato, cui va riconosciuto innanzitutto il merito di aver anticipato l’abrogazione del servizio di leva. Qualche imbecille vorrebbe reintrodurlo, perché – dice – è una palestra per l’educazione dei giovani all’amor di Patria e ai valori civici (quali? Rubare, fare il furbo, fregare il prossimo, lanciar gavettoni, praticare il nonnismo, sbronzarsi, fare rutti, tirar scoregge? Non mi risulta che in caserma si impari altro). Lasciamo perdere. Martino è stato uno dei pochi ad avversare l’entrata dell’Italia nell’Eurozona, con argomentazioni di alto livello, accolte dai suoi colleghi (Prodi,l’esperto della piastrelle di Sassuolo e molti altri) con risatine di scherno. Previde il fallimento della moneta unica, e a giudicare da quel che sta capitando in Europa si direbbe che è stato buon profeta. Se c’era una critica che finora mi sentivo di muovergli era quella di aver sempre difeso Berlusconi quando ormai era diventato indifendibile, rimanendogli accanto anche dopo il suo clamoroso tradimento della “rivoluzione liberale”, sbandierata al momento della “discesa in campo” e non più attuata (come disse Ostellino: “Ci aspettavamo una Thatcher e ci siamo trovati un Berlusconi). Come ha potuto digerire un Tremonti? Come può un fiero discepolo di Milton Friedman, un liberale vecchio stampo poco amico dei preti sopportare di aver accanto un estimatore di Colbert e di Rathenau, tutto Dio Famiglia e Patria? Pazienza, pensavo, di solito è l’amore -come dice Falstaff- a trasformare l’uomo in una bestia; forse anche una grande amicizia – e quella di Martino per Berlusconi è sempre stata tale – può produrre gli stessi effetti.

Benissimo. E ora che cosa mi tocca leggere in un intervista che, per molti altri aspetti, non manca di pregi (e non può che essere così, perché Martino è persona colta e intelligente: uno dei pochi politici che sa stare allo scherzo e sorridere anche di se stesso). Sentite qua. Cito testualmente: “L’euro avrebbe avuto bisogno di un paio d’anni di circolazione parallela con le monete nazionali”. E fin qui, niente da eccepire. Ma poi prosegue: “Introdurlo dall’oggi al domani ha causato un impoverimento di tutti i cittadini europei, che si sono comportati come si fa sempre quando si ha per le mani una moneta che non è la propria e di cui non si conosce il valore reale;hanno cominciato a spendere con più facilità” Qui sembra di sentire l’odiato Tremonti, che proponeva di sostituire le monete metalliche da uno e due euro con banconote come quelle da dieci e da cinque, proprio per indurre il cittadino spendaccione a moderarsi, perché per una deformazione mentale la banconota sembra valere di più (non so che dire,non mi intendo di neuroscienze). Ma non è finita. Ecco il penultimo botto: “Chi prima dell’euro lasciava mance da duemila lire?” Io alle belle cameriere ne lasciavo anche da diecimila. Se il liberale, secondo l’etimologia latina del temine, è generoso, il libertino è generosissimo. Ed ecco come finisce in gloria lo spettacolo pirotecnico: “E’ così che il potere d’acquisto si è ridotto rapidamente e il valore reale dei redditi è crollato”. Le mance che producono inflazione! Ma questo è Keynes, ammesso e non concesso che sia vera la fanfaluca di cui sopra.
Perché il livello generale dei prezzi aumenti, deprimendo il potere d’acquisto dei redditi fissi (soprattutto dopo la truffaldina abolizione, cominciata con Craxi, dell’adeguamento di stipendi, salari e pensioni al costo della vita, la cosiddetta “scala mobile”) è necessario che aumenti o la velocità di circolazione o la quantità di moneta. Se io lascio una mancia troppo generosa, la massa monetaria non aumenta né circola più velocemente. Avrò meno denaro da spendere per altri beni e servizi. Il livello generale dei prezzi non può aumentare. Nella mia ignoranza, continuo a pensare che l’aumento dei prezzi avvenuto dopo l’introduzione dell’euro (mascherato dalle statistiche ufficiali attraverso furbesche manipolazioni del “paniere” della spesa familiare media, dove i prodotti tecnologici, i cui prezzi erano stabili o in calo, venivano ad assumere un peso spropositato) sia da imputare a una massa monetaria rimasta quiescente in attesa di vedere quale esito avrebbe avuto l’assestamento del sistema dopo l’introduzione del nuovo numerario, e poi rimessa in circolazione.

Mi si dia pure del somaro: visto che è Carnevale, sono disposto ad andare in giro con un paio di orecchie lunghe, a patto che mi si dimostri, usando le quattro operazioni, che a lasciar cinque euro a una deliziosa cameriera si danneggia la Patria provocando inflazione. E la cartaccia stampata da Draghi? Quella no!

(*) Intervista concessa al direttore di “Libero”, Pietro Senaldi, il 14 febbraio 2017. 

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

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