“Democrazie mafiose” di Panfilo Gentile

Qual è l’alternativa alla democrazia? L’anarchia, o se preferite la panarchia. E’ un mondo tutto da costruire, chissà mai se ci si arriverà, e quando. Però, se la pars costruens è tutta da inventare, la pars destruens così ben argomentata da Panfilo Gentile, rimane un punto di partenza imprescindibile.

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Democrazia, democrazia, quanti delitti si commettono nel tuo nome!

Si parva licet componere magnis, mi viene in mente la frase che Maria Antonietta avrebbe pronunciato al momento di salire sul patibolo: “Libertà libertà, quanti delitti si commettono nel tuo nome!” Non è libertà mandare alla ghigliottina un nobile solo perché è nobile, e quindi – si pensa – obiettivamente traditore; non è libertà permettere di rubare. Mettiamo il caso che in un lontano Paese l’unica attività economica, assai lucrosa, sia la pirateria. A un certo punto qualcuno chiede di abolirla, per ragioni morali. Si indice un referendum. I governanti dichiarano che abolire la pirateria significherebbe ridurre il Paese sul lastrico, perché il meccanismo di produzione della ricchezza si bloccherebbe. Vero, ma il furto rimane un furto, anche se legalizzato. State pur sicuri, però, che il popolo ascolterebbe i governanti e continuerebbe a blandire i pirati.

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“Se l’hanno arrestato, vuol dire che è colpevole”

“Se uno non ha niente da rimproverarsi, non deve aver paura di leggi poco garantiste, approvate per sconfiggere la criminalità e il terrorismo”. Anche al tempo di Hitler chi non aveva nulla da rimproverarsi poteva star tranquillo. Purché non dovesse rimproverarsi di essere ebreo, o zingaro, o magari culattone.

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