Il caso dell’aborto

Nietzsche diceva che non esistono fatti ma interpretazioni. Non credo intendesse affermare che la realtà esterna non esiste, e ognuno si inventa la propria a suo capriccio. Anche il buon Berkeley, che pur la negava, per poter distinguere quel che comunemente chiamiamo “realtà” dal sogno e dalla fantasticheria era costretto ad ammettere che noi percepiamo quel che Dio percepisce, il che è una garanzia di verità. In questo modo faceva rientrare dalla finestra quel che aveva cacciato dalla porta. Chiamiamo pure percezione divina quella che di solito chiamiamo creazione. Cambia qualcosa? Mi pare proprio di no.

Nietzsche, invece, forse intendeva dire che il dato esterno, quello che Kant chiamava “noumeno”, ci giunge sempre come fenomeno impregnato di tutta la nostra sensibilità, tutta la nostra cultura, tutti i nostri pregiudizi. Quando esprimiamo un giudizio su un fatto, abbiamo l’impressione di ragionare su dati oggettivi, invece rimestiamo giudizi che in qualche modo abbiamo già incorporato nel fenomeno, al momento della sua percezione. Ognuno, allora, vede il mondo a suo modo? In un certo senso sì. Com’è possibile, a questo punto, intendersi, e riuscire a vivere in società? Per fortuna, esistono idee, giudizi, pregiudizi, visioni del mondo, sensibilità largamente comuni. Uno può nutrire idee soltanto sue, o condivise da pochissimi altri suoi simili, ma, finché si riconosce nei principi fondamentali dell’organizzazione sociale di cui fa parte, non ha difficoltà a rimanere integrato nel contesto in cui gli è toccato di vivere. Il problema nasce quando, all’interno di un gruppo sociale, si confrontano,su un determinato problema considerato di importanza capitale, due pre-giudizi (in senso puramente denotativo), ciascuno dei quali è proposto dai suoi sostenitori come dato oggettivo.

Pendiamo il tema dell’aborto, che si sta riproponendo in questi giorni negli Stati Uniti, dove pare imminente la pubblicazione di una sentenza della Corte Suprema che ribalterà quanto sancito nel 1973 nella famosa controversia Roe vs Vade. Allora, mandando in brodo di giuggiole tutta la galassia femminista e il mondo progressista, si stabilì che l’aborto è un diritto della donna, la quale è titolare della piena proprietà, e quindi disponibilità, del proprio corpo. Oggi, a quanto pare, si vuol tornare indietro, equiparando in qualche modo l’aborto all’omicidio, in quanto uccisione premeditata di un essere umano, sia pure ancora in fieri. La cosa si complica maledettamente perché l’attuale amministrazione USA, a guida democratica, è del tutto favorevole al riconoscimento dell’aborto come diritto, ma si dà il caso che tanto il presidente Biden quanto la speaker della camera Nancy Pelosi si dichiarino ferventi abortisti e cattolici praticanti. Il diavolo e l’acqua santa! Il che manda in fibrillazione i responsabili della gerarchia cattolica statunitense. Il vescovo di San Francisco, Salvatore Cordileone, è arrivato addirittura a scomunicare la Pelosi, impedendole di accedere ai Sacramenti, ai sensi del canone 915, e in linea con quanto  dichiarato nel 2004 dall’allora prefetto dell’ex Sant’Uffizio cardinale Joseph Ratzinger: “Riguardo al peccato grave dell’aborto o dell’eutanasia, quando la formale cooperazione di una persona diventa manifesta (da intendersi,nel caso di un politico cattolico, il suo far sistematica campagna e il votare per leggi permissive sull’aborto e l’eutanasia), il suo pastore dovrebbe incontrarlo, istruirlo sull’insegnamento della Chiesa, informarlo che non si deve presentare per la santa comunione fino a che non avrà posto termine all’oggettiva situazione di peccato, e avvertirlo che altrimenti gli sarà negata l’eucaristia”.

La controversia sull’aborto è la dimostrazione palmare di quanto dicevamo sopra. Si crede di esprimere giudizi su dati oggettivi, “noumenici”, e invece si discute di “fenomeni” che ognuno percepisce attraverso il filtro della propria visione ideologica. Che cosa c’è, in apparenza, di più oggettivo dell’aborto? L’aborto volontario (quello spontaneo è tutt’altra cosa) è la soppressione provocata ad arte, in modo premeditato, di un essere vivente allo stato fetale. Però quando un anti-abortista (non necessariamente un cattolico o soltanto un credente, ma anche un agnostico o un ateo: erano anti-abortisti Pasolini e Bobbio) pensa all’aborto, lo qualifica immediatamente, sul piano morale, come un delitto, mentre un abortista lo vede come manifestazione del potere che la donna può esercitare sul suo proprio corpo. Il feto non è un essere pienamente umano, in quanto non potrebbe vivere autonomamente fuori del corpo della donna, è quindi un parassita di cui si ha tutto il diritto di liberarsi. Così la pensa, ad esempio, Rothbard, in alcune pagine fra le meno felici della sua “Etica della libertà”. Ma Sergio Ricossa, che negli ultimi anni della sua vita, per usare parole sue, si fa da liberale libertario, respinge l’aborto non certo in omaggio alla dottrina cattolica, bensì in nome di quel Principio di Non Aggressione che Rothbard stesso pone fra i cardini del cosiddetto “Anarco-capitalismo”.

Bel pasticcio, vero? Ecco che cosa capita quando si crede di parlare della stessa cosa, mentre si parla di cose diverse. Si crede di analizzare fatti, invece si interpretano interpretazioni. Come uscirne? Prendendo atto proprio di questo, che non si parla della stessa cosa, ma di due interpretazioni diverse, e tra loro inconciliabili, d’una realtà fenomenica che risulta pertanto del tutto indecidibile. Chi pensa che l’aborto è un delitto, continuerà a pensarlo come tale. Chi pensa ch’è l’eliminazione di un parassita, altrettanto. E allora, sul piano politico, la Legge non dovrebbe considerare l’aborto un diritto, ma semplicemente dichiararsi incompetente in materia, e lasciare alla donna la piena responsabilità della scelta di fronte alla propria coscienza. Il che non significa che la donna che  vuole abortire non vada aiutata. Ma va aiutata anche la donna rimasta involontariamente incinta che accetta di diventare mamma. Così come il medico chirurgo anti-abortista deve poter esercitare l’obiezione di coscienza.

E con i cattolici abortisti come Biden e Pelosi come la mettiamo? Anche loro rinuncino a parlare di diritto all’aborto, si dicano contrari, personalmente, all’interruzione della maternità, in piena sintonia con la dottrina della Chiesa, ma riconoscano che in un contesto liberale lo Stato non deve prendere posizioni a favore o contro ideologie fortemente divisive, bensì semplicemente dichiararsi incompetente. E sull’aborto, a a scontrarsi, sono proprio due ideologie. Due interpretazioni. So che difficilmente la gerarchia cattolica accetterà una simile posizione, in quanto la Chiesa si ritiene depositaria di una Verità, non di una Interpretazione. Per fortuna, la Santa Inquisizione è finita da un pezzo.

P.S. 

1) Devo a F.M.Nicosia l’idea secondo cui il”fenomeno” è ideologicamente connotato fin dal momento della sua percezione, quindi, in linea con Nietzche, è un’interpretazione, non un fatto, ferma restando l’ammissione della realtà noumenica, che rimane inconoscibile. Chiedo scusa allo stimato giurista -filosofo se il suo pensiero, così finemente esposto nel saggio “Il valore della cosa -Conoscenza,individuo, autorealizzazione” è da me stato maneggiato in maniera piuttosto grossolana.

2) Mi giunge notizia che Jeff Bezos di Amazon intende pagare le spese delle dipendenti che vogliono abortire. Anche questo non è un semplice fatto. Io lo interpreto come un espediente furbesco per mostrarsi progressista ma in realtà contenere i costi della sua impresa transcontinentale, liberandosi dell’impiccio delle dipendenti in congedo di maternità. Interpretazione mia, sia ben chiaro, che mi induce a disprezzare ancor di più questo moderno “padrone delle ferriere” che cronometra il tempo in cui i dipendenti stanno al cesso, multandoli se non rispettano i tempi consentiti.  

Giovanni Tenorio

Libertino

Un pensiero su “Il caso dell’aborto

  • 25 Maggio 2022 in 7:17 pm
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    Il precedente presidente cattolico degli Stati Uniti non brillò per le sue azioni governative, malgrado gli elogi dei conformisti che lo hanno divinizzato. Non so se si sia mai espresso sull’aborto, di certo lasciò abortire involontariamente l’operazione alla Baia dei Porci. Non riuscì a terminare il suo mandato ma il successore fu peggiore di lui. Quindi auguriamoci non vi siano attentati a quello attuale perché chi gli succederà fino a nuove elezioni ha già dimostrato di essere peggiore. Eccellente l’idea della legge neutrale in merito ma temo che non saranno solo le organizzazioni cultuali a respingerla, anche tanto laicame imperante porrà obiezioni sia pure di segno opposto a quello delle realtà confessionali. Quanto ai politici cattolici statunitensi e non, continueranno con la loro ipocrisia: caritatevoli ma… Pelosi.

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