Draghi, bolle e tulipani

Finalmente qualcuno gliele ha cantate schiette. Non ho capito bene che cosa sia andato a fare in Olanda Mario Draghi. A illustrare le sue prodezze ai rappresentanti del popolo dei mulini a vento? Lo hanno invitato loro? Non so, né voglio saperlo. Quel che mi manda i solluchero è vederlo finalmente fatto segno a colpi di fionda ben assestati. Finora ne avevamo sentito soltanto caldi elogi, a parte qualche garbato mugugno dei soliti tedeschi e qualche velata rampogna del collega (sempre tedesco) Jens Weidmann, governatore della Bundesbank. In Italia, poi, è sempre stato considerato un titolo di gloria nazionale averlo come sommo nume della BCE, paladino dell’Euro, salvatore dei bilanci pubblici in bancarotta e di un sistema bancario a pezzi, sostenitore della (fantomatica) ripresa economica sulle ali di un’inflazione tenacemente perseguita. Forse si aspettava anche nei Paesi Bassi piogge di fiori; invece pare che l’unico omaggio floreale recapitatogli sia un bel tulipano artificiale, dotato di lampadina elettrica, forse a memoria della prima grande bolla speculativa della Storia, scoppiata proprio in quei Paesi. Correva l’anno 1636. I bulbi di tulipano erano diventati il maggior prodotto di esportazione, accanto al formaggio, alle aringhe e al gin. Per qualche tempo fu un lucroso investimento, che attirava sempre nuovi adepti, finché arrivò il crollo, che fu disastroso, contagiando non solo l’economia olandese, ma anche quella di altri Paesi.

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