La democrazia è un mito (anche in Catalogna)

La democrazia è un mito. Adotta anch’essa uno schema maggioritario, ma lungi dal considerarlo una semplice tecnica, il cui merito è quello di sostituire alle coltellate la conta delle teste, lo considera uno strumento per portare alla luce una fantomatica volontà del popolo, titolare della sovranità. Ma il popolo, ammesso e non concesso che possa avere una volontà non ha mai governato, neppure nelle democrazie dirette più radicali; diciamo piuttosto che una maggioranza (che magari, adottando procedure di voto diverse, sarebbe risultata una minoranza) legittima, con il suo numero, le proposte di un sovrano vero, si tratti di un governante singolo o di un’oligarchia dominante. Così era nella fin troppo celebrata democrazia dell’antica Atene. Le maggioranze che si formavano nell’Ekklesìa erano frutto di votazioni cui partecipava una frazione ampia, ma pur sempre minoritaria, dei cittadini con diritto di voto. A comandare erano i vari Cimone, Aristide, Temistocle, Pericle, Efialte, Cleone, Alcibiade. In nome del popolo, senz’altro; ma secondo i propri intendimenti. Il popolo restava un’entità sfuggente, che neppur si poteva propriamente assimilare alla maggioranza dei votanti. Tant’è vero che Aristotele affermava che, se – per ipotesi puramente accademica- in una città i poveri fossero in minoranza e in ricchi in maggioranza, sarebbe democratico che a prevalere fossero le scelte dei poveri. Bel pasticcio, vero?

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Il fallimento delle democrazie liberali

Il fallimento delle cosiddette democrazie liberali è sotto gli occhi di tutti. Hoppe l’ha puntualmente dimostrato in un suo saggio, e non è il caso di ripetere qui le sue argomentazioni. Vien da sorridere pensando che, alla caduta del sistema sovietico, un politologo come Francis Fukuyama, fino a quel momento semisconosciuto, possa aver acquistato fama proclamando trionfalmente la fine della Storia come vittoria planetaria dei sistemi politici libreraldemocratici. In realtà, da allora è soltanto cominciata un’altra Storia, proprio con la crisi di quei sistemi, che era rimasta per anni occultata dal confronto-scontro con il totalitarismo comunista, destinato per la sua stessa natura alla sconfitta. Il connubio fra liberalismo e democrazia è stato precario fin dalle origini, come un matrimonio fra individui caratterialmente incompatibili. Può aver successo fin quando un ampio ceto medio, formatosi grazie ai progressi della rivoluzione industriale – e al successo delle conseguenti lotte del lavoro- ha tutto l’interesse alla conservazione dell’assetto istituzionale liberal democratico. Quando, per un motivo o per l’altro, di solito in seguito a una grave crisi economica che li impoverisce, i ceti medi finiscono in condizioni di insicurezza, maturano una progressiva disaffezione verso il sistema, che li induce a seguire il demagogo di turno. Il Fascismo e il Nazismo sono nati così. I cosiddetti “populismi” d’oggi stanno seguendo la stessa strada: non è un caso che si manifestino in parallelo con la più grave crisi economica che ha colpito il vigente (e per molti versi orrido) capitalismo dopo quella del 1929.

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Morale di Stato

Lo Stato, per il Bene Comune, può e deve fare tutto. Se io, privato cittadino, catturo un poveretto e lo costringo a lavorare alle mie dipendenze per un tozzo di pane, impedendogli ogni libertà di movimento, vengo condannato come schiavista. Se lo Stato costringe i suoi sudditi al servizio militare non è uno schiavista, agisce sul piano di una morale più alta, per la difesa della Patria e l’educazione del cittadino.

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Trump, il nuovo eroe degli indipendentisti veneti

Guardate i blog dei secessionisti veneti, in questi giorni. Sono tutti un panegirico di Trump. Che cosa piace in quel miscuglio di Berlusconi e Bossi (il peggio dell’uno e il peggio dell’altro)? Piacciono l'”America first”, il “comprate americano”, le barriere doganali sui prodotti cinesi, il contrasto alle delocalizzazioni, il “padroni a casa nostra”, la politica muscolosa contro l’immigrazione, il maschilismo becero. Piace anche la proposta di dichiarare per legge reato bruciare la bandiera americana? Che male fa al suo prossimo chi brucia uno straccio multicolore? “Finalmente è il popolo a comandare!” proclama il miliardario smargiasso.

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