Democrazia, democrazia, quanti delitti si commettono nel tuo nome!

Si parva licet componere magnis, mi viene in mente la frase che Maria Antonietta avrebbe pronunciato al momento di salire sul patibolo: “Libertà libertà, quanti delitti si commettono nel tuo nome!” Non è libertà mandare alla ghigliottina un nobile solo perché è nobile, e quindi – si pensa – obiettivamente traditore; non è libertà permettere di rubare. Mettiamo il caso che in un lontano Paese l’unica attività economica, assai lucrosa, sia la pirateria. A un certo punto qualcuno chiede di abolirla, per ragioni morali. Si indice un referendum. I governanti dichiarano che abolire la pirateria significherebbe ridurre il Paese sul lastrico, perché il meccanismo di produzione della ricchezza si bloccherebbe. Vero, ma il furto rimane un furto, anche se legalizzato. State pur sicuri, però, che il popolo ascolterebbe i governanti e continuerebbe a blandire i pirati.

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“Se l’hanno arrestato, vuol dire che è colpevole”

“Se uno non ha niente da rimproverarsi, non deve aver paura di leggi poco garantiste, approvate per sconfiggere la criminalità e il terrorismo”. Anche al tempo di Hitler chi non aveva nulla da rimproverarsi poteva star tranquillo. Purché non dovesse rimproverarsi di essere ebreo, o zingaro, o magari culattone.

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Sciocchezze della CEI (e pernacchi)

I preti quando parlano di economia spesso dicono sciocchezze. Farebbero bene a stare zitti. Parlino di quello che sanno e non pretendano di imporre il loro magistero anche quando esce dai limiti delle loro competenze. Anche perché quando qualcuno, come Salvini, si permette di fare qualche cenno alla religione, citando la Bibbia,viene subito redarguito: parli di quello che sa! Eh no, cari signori. Se voi pretendete di dir la vostra sulla progressività, ignorando quel che fior di economisti hanno detto riguardo alla sua insostenibilità teorica (basata sulla presunta utilità marginale decrescente del reddito) e ai suoi effetti distorsivi, io libertino impenitente e anarchico radicale mi metto a disquisire sul dogma della Trinità e su quello dell’Unione Ipostatica. E se mi dite che non ne sono degno, vi rispondo con un bel pernacchio napoletano.

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