Il bambolone al governo ha le ore contate.

Il bambolone al governo ha le ore contate. E’ ormai un cadavere vivente, un morto che parla. Il suo piano si è miseramente sgonfiato. Sperava di celebrare il proprio trionfo con una vittoria netta nel referendum istituzionale, sulla scia d’una ripresa economica globale che avrebbe trascinato con sé anche l’Italia, con l’ausilio di provvedimenti governativi di sostegno alla alla domanda. Ricordate gli 80 euro mensili a beneficio di determinate fasce di reddito da lavoro subordinato? Keynesismo ciabattone, da pitocchi, che non ha dato un neppur minimo risultato. Per colmo di sventura, al nostro eroe è arrivata sul groppone, a pochi mesi dal referendum, la Brexit, che proprio non si aspettava. Rallentamento dell’economia europea, con gravi conseguenze su quella italica, angustiata, tra l’altro, dalla situazione inquietante di molte banche, giunte sull’orlo del fallimento per eccesso di “sofferenze” e insufficiente capitalizzazione. Ciliegina sulla torta, di questi ultimi giorni:i dati diffusi dall’ISTAT ridimensionano drasticamente le previsioni del PIL per l’anno in corso, rilevando una crescita zero nel valore aggiunto della produzione industriale. Ci si consola pensando che almeno il turismo sta andando bene: per timore di attentati terroristici molti francesi si sono riversati in Italia, privilegiando il Meridione. Magra consolazione, però. Ci vuol altro! Sono in vista, a breve termine, un aumento dell’IVA, grazie alla famigerata “clausola di salvaguardia”, e chissà quali altri machiavelli per mettere in sicurezza un debito pubblico che, lungi dal calare, com’era stato promesso, è andato ulteriormente aumentando.

Da bravo pataccaro, il Nostro ricorre, per salvare il salvabile, agli stratagemmi della pubblicità commerciale. Avete presente? Prendi tre e paghi due, raccogli i punti e otterrai ricchi premi, chiedi la tessera e beneficerai di numerosi sconti, abbonamento gratis per i primi tre numeri della rivista, iscriviti ad Amazon Prime e risparmierai sui costi di spedizione, e via di seguito. Renzi ricorre ancora una volta ai regalini: sostenetemi, votate sì al referendum, intanto io vi aumento le pensioni minime, magari ci aggiungo una quattordicesima, posso estendere gli 80 euro mensili anche ai pensionati. Venghino venghino, signori! Ce n’è per tutti. Che diamine, la UE dovrà pur concederci un minimo di flessibilità. Il nostro deficit rimane ben al di sotto del 3% del PIL. Al debito pubblico ci penseremo dopo, la ripresa arriverà a breve e tutto si sistemerà.
Lo stratagemma di Renzi riguarda il governo nel suo complesso. Il referendum rimane importante, ma, anche se la riforma istituzionale sarà bocciata dal popolo sovrano, il Nostro ha già detto, contraddicendo i suoi proclami di qualche tempo fa, che vuol rimanere al suo posto. Non vuol fare la fine di Cameron, che ha sfidato i fautori dell’uscita dalla UE legando il destino del proprio governo  a un responso referendario contrario alla Brexit, con i risultati che sappiamo: clamorosamente bocciato, ha dovuto far fagotto nel giro di pochi giorni, lasciando la dimora di Downing Street a un tipo tosto come Teresa May, una donna che unisce una bella grinta a una squisita femminilità (ne farei volentieri conquista non solo per il piacere di porla in lista), giunta ai vertici senza l’ausilio delle quote rosa. Per quanto si arrabatti, Renzi è in procinto di far la stessa fine. Chi gli succederà? Qualche bel tipo alla Monti, alla Draghi, alla Amato, che salasserà i sudditi del Bel Paese magari rapinando i loro conti correnti, come successe un quarto di secolo fa e più (il tempo passa, ma la memoria resta…). Mi raccomando: depositi al minimo, banconote sotto il materasso, come facevano le nonne di un tempo. Le deridevamo, ma avevano capito tutto. Ricordate il Mazzarò della famosa novella di Verga? Anche lui aveva capito tutto: voleva moneta di buon metallo, non cartaccia. Oggi comprerebbe lingotti d’oro e se li terrebbe in cassaforte.
Per quanto riguarda il referendum in particolare, alla pubblicità di tipo commerciale ci sta pensando la ministra per le riforme Elena Boschi, quella che lo scorso autunno proclamò di essere bionda ma non scema; dimostrando, con una simile affermazione, di essere invece proprio scema, indipendentemente dal colore delle proprie chiome. Ecco, con una così, per quanto giovane e niente male, io a letto non ci andrei, neanche per il solo piacere di porla in lista. Le oche non mi piacciono: a dispetto della sua avvenenza, avrei una caduta di desiderio. Ne ha dette, di sciocchezze, per magnificare la sua sgangherata riforma, e ha avuto il coraggio di biasimare come nemici del buon governo democratico tutti coloro che, con ragioni tutt’altro che inconsistenti, ne hanno denunciato le storture e i pericoli. Adesso che fa? Si ispira alle pubblicità che, per vendere un  prodotto ambìto in prevalenza da consumatori maschi,ne accompagnano l’immagine a quella di un bel tòcco di fica in abiti succinti. Pare che funzioni, specialmente per le auto di lusso. La motorizzazione risveglia sempre nell’inconscio collettivo dei maschietti fantasmi femminini, scatenando scariche di testosterone non indifferenti. Chi è abbastanza vecchio ricorderà una pubblicità della”Vespa” che a suo tempo fece parlare molto di sé, ed ebbe, a quanto si dice, risultati eccezionali sul piano delle vendite. Recitava: “Chi vespa mangia la mela”. L’allusione alla mela di Adamo ed Eva era evidente: una mela che anche molti teologi hanno identificato con il soddisfacimento sessuale…
Ebbene, la nostra Maria Elena, mentre continua a perorare la bontà della sua riforma, non esita a esibire le sue cosce, accavallando le gambe che spuntano da una minigonna vertiginosa. Un vignettista ne fa la caricatura. Si scatena il solito putiferio dei bempensanti progressisti, più bigotti di quel vecchio canonico  penitenziere che, quando vedeva entrare nella cattedrale della
sua città una bella ragazza in minigonna, le ingiungeva malamente di uscire subito e di andare a casa a cambiarsi. Ma non hanno nient’altro cui pensare, questi signori? Si è sull’orlo della bancarotta e si perde tempo a disquisire su minigonne, cosce e sessismo dei vignettisti?
In ogni caso, le cosce della Boschi non serviranno a promuovere il suo referendum. Il referendum non è un’auto di lusso, e neppure una Vespa. Nessun collegamento, nella mente dei maschietti, fra riforma del Senato e fica. Potranno anche ammirare le gambe della ministra, ma quando saranno nella cabina, con in mano la scheda del sì e del no, non saranno certo le scariche di testosterone a condizionare la loro scelta.
Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino