Don Giovanni

Guerra di religione? Sí

Cari amici, Benedetto Croce parlando del movimento “Giustizia e Libertà”, che sarebbe diventato la principale componente del Partito d’Azione, ne criticava il nome, dicendo che i concetti non si mettono assieme come noci. Vero. La giustizia e la libertà sono strettamente connesse, non possono stare l’una senza l’altra, simul stabunt simul cadent. Che cosa avrebbe detto dell’ancor più bislacco SEL, Sinistra Ecologia e Libertà? Altro che noci, qui siamo al delirio. Come dire: pomodori, reattori e orologi a sveglia. Ma al grottesco non c’è limite. Quando un signore biancovestito che si proclama vicario di Cristo ha avuto il coraggio di definire la Nona di Beethoven un divertimento da prìncipi oziosi del Rinascimento, e di lasciar proiettare sulla facciata del Maderno e sulla cupola di Michelangelo della basilica di San Pietro una serie di gigantografie “ecologiste”, degne degli spettacoli “suoni e luci” più immondi che infestano i siti archeologici a beneficio di un turismo becero, da lui ci si può aspettare di tutto. Ha detto che il Cristianesimo è relativista. Ha detto che se uno sente insultare la sua mamma, fa bene a reagire con un pugno. L’ultima è quella sulla guerra di religione. Non è né giusto né vero, dice, parlare di Islam violento e di terrorismo islamico. Se “giusto” è inteso come “conforme alla realtà” giusto e vero sono la stessa cosa. 7+3=10 è giusto, oppure è vero. Qui giusto e vero sono sinonimi. Se “giusto” invece è da intendere come “conforme a una norma”, allora è giusto dichiarare vero ciò che è vero, ingiusto ciò che è falso. Non può mai darsi che sia giusto dichiarare vera una cosa falsa e falsa una cosa vera. Il signor biancovestito avrebbe dovuto dire: “Non è giusto, perché non è vero, parlare di Islam violento”. Strano: i gesuiti di solito hanno alle spalle profondi studi in tutte le discipline, non ultima la filosofa. Costui invece difetta di logica. O forse no. Sa giocare abilmente con le parole: la sua è finissima retorica in forma di ferrea razionalità condita in salsa evangelica. Così piace ai “laici”, agli atei e si conquista titoloni sui giornali. Un gesuita coi fiocchi. Chapeau!
Ma a me, che sono sono libertino e parlo da un sito di dubbia moralità, i gesuiti non piacciono. Preferisco i giansenisti, con tutto il loro lugubre rigorismo. Come si fa a dire che il terrorismo in nome di Allah non è guerra di religione? Certo, sarebbe fuori luogo condannare come terroristi tutti gli islamici. Molti di loro sono persone pacifiche, alcuni rappresentanti istituzionali del mondo islamico hanno preso nettamente le distanze dal terrorismo esercitato nel nome di Allah. Si desidererebbe una condanna più marcata, ma bisogna capirli. Ricordate quando i comunisti parlavano delle Brigate Rosse come di “compagni che sbagliano”? Il biancovestito va ben oltre. Fa come quei comunisti che, mentre Rossana Rossanda leggeva nei deliranti proclami delle BR una sorta di “album di famiglia”, bollavano i terroristi rossi come fascisti, benché proclamassero di combattere una guerra di classe in nome del proletariato. L’Islam è un’altra cosa! L’Islam è pacifico! Quella dei terroristi che si dicono islamici è una guerra, ma non di religione.
Che dire? L’è proprio tutta a rovescia, come replicava Renzo Tramaglino al dottor Azzeccagarbugli. In ogni religione ci sono i tiepidi, i moderati (di solito la stragrande maggioranza) e gli estremisti. Questi ultimi interpretano le norme religiose, scritte nei testi sacri, se ce ne sono riconosciuti per tali, alla lettera, senza sottigliezze interpretative. E’ chiaro che se la norma è intrinsecamente violenta, l’estremista ne accentuerà il carattere violento. Se invece la norma è intrinsecamente pacifica, l’estremista porterà alle ultime conseguenze tale pacifismo. Pensate a Francesco d’Assisi. Era un estremista. Interpretava il Vangelo “sine glossa”. Regalava ai poveri i vestiti che suo padre confezionava, si spogliava nudo in piazza, baciava sulla bocca i lebbrosi, in Oriente cercava di convertire il sultano camminando sui carboni ardenti. Si identificava in tutto e per tutto con il modello d’Amore che Cristo ha incarnato nel modo più sublime. Un personaggio così potrà sembrare pazzo da legare (oggi lo ricovererebbero coattivamente e lo imbottirebbero di psicofarmaci), ma non fa del male a nessuno, anzi fa anche tanto bene. Certo, se tutti facessero come lui, l’umanità scomparirebbe nel giro di una generazione. La castità e la povertà sono contro natura. Però ben venga, ogni tanto, qualcuno di questi pazzi. Sono come il sale: troppo fa male, ma poco insaporisce. Senza sale il cibo è insipido. Questo è l’estremismo cristiano. Mi piace e lo ammiro, anche se non s’attaglia a un gaudente come me.
Nell’Islamismo, invece, piaccia o non piaccia, l’interpretazione “sine glossa” porta alla violenza. La guerra santa è un dovere. I raffinati teologi potranno anche distinguere, senza voler tradire il testo, fra una “piccola Jihad”, la lotta armata contro gli infedeli, oggi da respingere, e una “grande Jihad”, la lotta che il credente deve combattere contro se stesso per purificarsi, l’unica compatibile con i nostri tempi. Anche nel Cristianesimo si è sempre fatto così: non tutto quanto è scritto nei testi sacri va preso alla lettera. Quanti cristiani sarebbero disposti a porgere l’altra guancia? A prestare senza interessi? A regalare il mantello a chi gli ha rubato la tunica? A vendere tutto quello che hanno per darlo ai poveri? I primi cristiani forse lo facevano, ma oggi non è più possibile. Origene arrivò a tagliarsi le palle per non fornicare: è scritto anche questo nel Vangelo, ma forse non è il caso… Ebbene, gli estremisti islamici fanno come Origene e Francesco d’Assisi. Se ne infischiano delle sottigliezze teologiche. Se dev’essere guerra, guerra sia. Se il territorio degli infedeli dev’essere territorio di conquista armata, conquista armata sia. I terroristi che insanguinano il mondo (anche quello islamico, quando è ritenuto troppo tiepido) nel nome di Allah sono di questa fatta. Non sono pazzi. Non sono finti islamici. Sono islamici veri. Come sono cristiani veri tipi come Origene e Francesco d’Assisi. Con una radicale differenza: Origene e Francesco d’Assisi non facevano del male a nessuno (Origene non pretendeva di castrare tutti i fornicatori), mentre gli estremisti islamici sono un pericolo mortale per tutta l’umanità.
Guerra di religione, quindi, sia pure di una religione interpretata in senso estremistico, ma tutt’altro che difforme dalle sue radici. Se la radice è l’ Amore, l’estremismo sarà Amore estremo. Se la radice è la Guerra, l’estremismo sarà guerra in tutta la sua crudeltà. E se è guerra, bisognerebbe reagire applicando i codici di guerra d’un tempo. Perché restringere le libertà dei cittadini, in nome dell’emergenza, come qualcuno propone? Tutti gli islamici che vivono e lavorano pacificamente fra noi devono essere rispettati e tutelati. Ma se si scopre un complotto di terroristi islamici, i responsabili devono essere sottoposti a un processo sommario e messi al muro, senza pietà, p’rima che possano mettere in atto i loro disegni. In tempo di guerra chi è in combutta col nemico è colpevole di alto tradimento, e come tale deve venir tolto di mezzo. Il nostro nemico è attualmente l’Isis? Si combatta l’Isis e si eliminino tutti coloro che lo favoriscono. Il che non significa che bisogna mettere al muro anche chi, com’è successo, nelle prigioni esprime la sua esultanza per gli attentati. Sarebbe illiberale. Ma chi concretamente complotta non merita pietà. Anche se non è musulmano, anche se è uno dei nostri da poco convertito. Dicono che i dirigenti dell’Isis reclutano, servendosi di tutte le più moderne tecnologie informatiche, soggetti psicolabili che vivono in mezzo a noi, per usarli come manovalanza negli attentati terroristici. Anche per questi presunti psicolabili, se colti nel pieno dell’organizzazione d’un attentato, nessuna pietà. Mors tua vita mea. Leggete bene Cesare Beccaria:sarebbe d’accordo anche lui. In alcuni casi la pena di morte è necessaria, se si tratta di eliminare un pericolo esiziale per la comunità.
Anche il Francesco finto, d’altra parte, riconosce che siamo in guerra. La costituzione più bella del mondo escludeva la pena di morte fuorché nei casi contemplati dai codici militari di guerra. Purtroppo l’art.1 della Legge 13 ottobre 1994 n. 589 ha sostituito la pena di morte prevista dal codice militare penale di guerra con la pena massima prevista dal codice penale.Di conseguenza, con legge costituzionale del 2 ottobre 2007 veniva modificato anche l’art. 27, comma 4 della costituzione, abrogandone la seconda parte (“se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra”). Ecco la motivazione dei proponenti:”Onorevoli Senatori, la pena di morte, che la Costituzione repubblicana ha cancellato quasi completamente dal nostro ordinamento, è rimasta per lungo tempo comminabile solo dalle leggi militari di guerra. Poiché questa previsione legislativa è stata sospesa dalla legge 13 ottobre 1994 n.589, il riferimento costituzionale alla possibilità di applicare la pena di morte prevista in caso di guerra appare ormai un residuato inutile e inapplicabile da eliminare, in quanto non riflette la coscienza civile dei cittadini neanche per i casi di emergenza come quelli bellici. Per tale ragione riteniamo sia opportuno che il paese che ha dato i natali a Cesare Beccaria escluda totalmente dalla propria Carta costituzionale qualsiasi riferimento all’ammissibilità della pena di morte pure nei casi eccezionali come lo stato di guerra”.
E no, signori miei, Beccaria era di tutt’altro avviso, andate a rileggerlo, se, come dubito, l’avete mai letto. Ecco quel che dice: “La morte di un cittadino non può credersi necessaria che per due motivi: il primo quando anche privo di libertà egli abbia ancora tali relazioni e tal potenza da interessare la sicurezza della nazione…”. Fermiamoci qua. Mai sentito dire che il carcere è scuola di proselitismo terroristico?
Siamo in braghe di tela.

Giovanni Tenorio

Libertino

Un pensiero su “Guerra di religione? Sí

  • Alessandro Colla

    Quella del Biancaneve e i sette preti su Beethoven non la sapevo. E’ in linea con la chiesa prima di Giovanni Bosco, dove si negavano i funerali agli attori. Tutto ciò che è cultura spaventava e spaventa ancora. Il bello è che gli allocchi definiscono l’attuale biancospino un progressista.

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