L’Ordine dei Pizzaioli

A dimostrazione che la repubblica più bella del mondo, che vanta la costituzione più bella del mondo, è per molti aspetti la perfetta continuazione del regime fascista si potrebbero portare molte prove: tra le tante, una è la sopravvivenza, con rattoppi e integrazioni di vario genere, dei codici, civile e penale, approvati sotto il regime ad opera del guardasigilli Rocco; un’altra, la recezione dei Patti Lateranensi nientemeno che nel dettato costituzionale; un’altra ancora il riconoscimento legale degli Ordini professionali. Dei quali ultimi il più vergognoso rimane quello dei giornalisti. Che cosa vorrebbe garantire? Che uno sa scrivere? Non si direbbe, a leggere certi articoli di  giornale pieni di svarioni grammaticali. E per quale motivo uno che non è iscritto all’albo non può dirigere un giornale? Se un editore lo ritiene valido, perché non deve poterlo assumere? Nulla dovrebbe aver valore legale, tanto meno i titoli di studio. Fermo restando che, se un professionista, per ingannare la clientela, sbandiera un titolo che non ha, deve essere duramente sanzionato. Per truffa, però, non per abuso di titolo. Io devo poter proclamare di essermi laureato in una prestigiosa facoltà di medicina e di essermi specializzato in odontoiatria, facendomi chiamare professore. Finché non pretendo di fare il dentista, devo poter dire quello che voglio, senza che nessun Ordine me lo impedisca. Ma se mi metto a cavar denti e per attirare la clientela continuo a millantare un titolo che non ho, è giusto che mi si bastoni. Saranno le associazioni per la difesa dei consumatori a farlo, non gli Ordini.

Ridicoli davvero gli Ordini professionali. Roba da regime corporativo, anzi da Medioevo. Vi ricordate la Firenze del tempo di Dante? Il “popolo grasso”, giunto al potere, per escludere la nobiltà feudale dal governo cittadino impose a chi volesse farne parte di essere iscritto a una corporazione. Fatta la legge trovato l’inganno. Non era necessario, una volta iscritti, esercitare sul serio quella professione. Bastava pagare, e il gioco era fatto. Per esercitare l’attività politica, che gli avrebbe provocato tanti guai -mi chiedo chi gliel’ha fatto fare- Dante si dovette iscrivere all’Arte (come si diceva allora, cioè alla corporazione) dei Medici e egli Speziali. Per fortuna non fece mai né l’una cosa né l’altra. Ve lo immaginate Dante che esamina la pipì o vende impiastri? Dove avrebbe trovato il tempo di scrivere la Divina Commedia? Avremmo avuto un mediconzolo in più, di cui nessuno ricorderebbe il nome, e un grande poeta in meno. Bell’affare! Anche se qualcuno ha detto, e continua a pensare, che la cultura non si mangia. Gli auguro di essere mal curato da un mediconzolo con tanto di laurea e iscritto all’Ordine. E fin qui, amen, la repubblica è nata male e brutta è rimasta. Il guaio è che viene continuamente peggiorata, proprio su una linea ch’è la continuazione dell’ideologia fascista. Non solo rimangono i vecchi reati di vilipendio e di opinione; se ne sono aggiunti altri, come l’apologia del fascismo; e adesso è arrivato anche il crimine di negazionismo. E mettiamoci l’omofobia, l’islamofobia e tante altre sciocchezze. Non si può pretendere, in un Paese così, che si pensi a eliminare gli Ordini professionali e il valore legale dei titoli di studio. Però si poteva sperare che il legislatore fosse abbastanza giudizioso da non inventarne altri. E invece no. Albi di qua, albi di là. Per far l’amministratore di condominio bisogna essere iscritti all’albo. Come se bastasse questo a garantire che chi amministra non fa la cresta sulle spese e non prende tangenti dai fornitori. La notizia più incredibile è di qualche giorno fa. Il Bel Paese vive in un momento così felice e tranquillo, che il Parlamento ha trovato anche il tempo di esaminare un disegno di legge per l’istituzione dell’Ordine dei Pizzaioli. A che pro? A difesa della pizza, naturalmente! La pizza è cultura, cultura che si mangia! Anche quel signore di cui prima si diceva non potrebbe negarlo. Visto che è un colbertista e un protezionista, ci scommetto che un Ordine in più gli va benissimo. Ohibò, altrimenti va a finire che arrivano i cinesi con le loro pizze fasulle, confezionate con prodotti coltivati chissà dove, e fanno una concorrenza sleale alle pizzerie italiche. Bisogna salvare l’italianità. La pizza è come Giuseppe Verdi: all’estero ci sono direttori cani che lo eseguono male, facendolo apparire rozzo mentre rozzo non è. Così ci sono cattivi pizzaioli che fanno cattive pizze, danneggiando il buon nome dell’Italia. Come se a danneggiare il nome dell’Italia non bastasse da solo quel bischero di Renzi (è sperabile ancora per qualche settimana soltanto, ma potrebbe arrivare di peggio).
Sapete chi ha avuto questa bella idea? Qualche esponente della sinistra estrema, che in tema di libertà economica è più fascista dei fascisti? No, due esponenti del cosiddetto Partito della Libertà, erede di quel caravanserraglio che, imbarcando all’origine anche qualche liberale autentico, avrebbe dovuto, a sentire il suo fondatore e duce, compiere una sorta di rivoluzione copernicana, iniettando nel corporativismo italico massicce dosi di liberismo thatcheriano. Promesse non mantenute. Uno dei pochi liberali autentici, valente economista, rimasto finora nelle file di quella consorteria per debito d’amicizia col capo, non ha mai ricevuto incarichi ministeriali in ambito economico (pare che il suo maestro Milton Friedman glielo abbia saggiamente sconsigliato, prevedendo che avrebbe fatto una trista fine); in compenso ha guidato per anni il Ministero dell’Economia sempre quel signore di cui sopra, quello della cultura che non si mangia.

Non c’è quindi da meravigliarsi che ora, da una tale armata Brancaleone, esca la bella proposta dell’Ordine dei Pizzaioli.
Per fare la pizza bisognerà avere un diploma ed essere iscritti a un albo? Follia, anzi stupidità. La pizza si è imposta da sé, in tutto il mondo, senza bisogno di aiuti statali. E’ gloria napoletana. E’ diventata squisitezza internazionale  quando la  cosiddetta globalizzazione era ancora di là da venire. All’inizio del Novecento era ancora un piatto locale, conosciuto forse in tutto il Sud d’Italia (ma non ci giurerei), sconosciuto altrove. Ne volete una prova? Cercate le istruzioni per preparare la pizza sul famoso ricettario dell’Artusi “La scienza in cucina e l’arte del mangiar bene”. Ci sono, ma riguardano una vivanda che è tutto fuorché una pizza napoletana. E’ una specie di torta, tra gli ingredienti c’è anche lo zucchero! Sono bastati pochi decenni a rendere quelle pagine dell’ Artusi una sorta di presa in giro involontaria. Come mai? Effetto del libero mercato. Nessuno ha programmato nulla. Nessuno ha sovvenzionato nulla. Nessuno ha protetto nulla. Ed è avvenuto il miracolo. Credo non ci sia angolo del mondo in cui non si mangi pizza. Come è vero che non c’è giorno dell’anno in cui, in almeno un teatro del mondo, non si esegua “Traviata”. Tanto per tornare a Verdi: che piace a tutto il mondo, come la pizza, senza bisogno di “quote” che ne garantiscano la presenza nei cartelloni dei teatri.
Non sarà certo l’istituzione di un Ordine dei Pizzaioli a garantire la bontà della pizza, e a difendere produttori e consumatori. Se una pizza è cattiva, la clientela fugge e la pizzeria chiude. Se è buona, arriva il pienone. Quando, nei primi anni del secondo dopoguerra nel Nord Italia cominciavano a nascere le prime pizzerie, capitava di mangiare pizze cattive. C’era poca concorrenza e non tutti i pizzaioli ci sapevano fare. Oggi non è più così. Anzi, si mangiano pizze sempre più buone, di tutti i tipi. C’è solo l’imbarazzo della scelta. Nessun consumatore di pizza ha mai sentito il bisogno d’una garanzia dello Stato. Certo, per i produttori che sono già dentro il sistema, la protezione può essere una manna. Se è più complicato entrare nel giro, si restringe la concorrenza. E se si restringe la concorrenza si alzano i prezzi.
E l’idiota keynesiano che dice? Se si alzano i prezzi riparte l’inflazione, e se riparte l’inflazione siamo tutti contenti perché siamo fuori dal tunnel.
Fuori del tunnel proprio no. Fuori di testa, in molti, sì.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

Un pensiero riguardo “L’Ordine dei Pizzaioli

  • 4 luglio 2016 in 9:40 am
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    Anni or sono leggevo un astruso regolamento sulla possibilità di esercitare gli insegnamenti. Trovavo scritto che per insegnare canto occorreva essere iscritti a un ordine professionale. Visti i risultati di svociati solisti e coristi, mi chiesi se non era proprio quella norma a causare lo svilimento dell’arte canora. Andai ad assistere a delle lezioni di una nota soprano della quale ometto il nome poiché, in quanto scomparsa, non può più difendersi. A un suo allievo impegnato in un acuto diceva: “vibra la corda, vibra la corda!” A mio avviso, invece di invitare a vibrare, occorrerebbe insegnare la tecnica della vibrazione. E’ inutile dirmi “pesca”, devi insegnarmi come si pesca. E come si dirige. Anche in Italia mi sembra ci siano maltrattatori di Verdi e non solo di Verdi ma lascio il giudizio a chi ha in merito maggiore competenza della mia. Avendone un po’ di più in campo registico, mi sfogo contro le stupidaggini acroniche di pseudoregisti sovvenzionati dalle casse pubbliche. Manca comunque la didattica, in ogni settore. E continuerà a mancare finché la scuola rimarrà pubblica. I giornalisti? E chi gli ha mai detto come si scrive? Se tanto ci tiene l’ottuso legislatore che superino un esame per l’accesso all’ordine, abbia almeno il buon gusto di spiegarci come hanno fatto a superare il detto esame tanti attrezzi inutili. Ma che dico? “Il legislatore abbia il buon gusto…” Se ha buon gusto che legislatore è? Visti sopratutto i nostri sistemi elettorali e in generale di “selezione” della classe politica?

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