Pubblicani di ieri e di oggi

Cari amici, non c’è nulla di più sciocco della contrapposizione manichea tra Capitalismo, che incarnerebbe il Bene e Socialismo, che sarebbe sinonimo di Male. C’è un Capitalismo buono, quello che aborre d’entrare in combutta con lo Stato e conta soltanto sulle proprie forze, un Capitalismo mediocre, che quando può privatizza i profitti e scarica sui conti pubblici le perdite, non disdegnando i benefici elargiti dallo Stato, e un Capitalismo pessimo, quello che trae solo dalle commesse dello Stato le ragioni della propria. esistenza. C’è anche un Capitalismo criminale, come quello che nel Sud degli USA ricorreva a manodopera servile per il lavoro nelle piantagioni, o quello dei mercanti di schiavi, ma per fortuna è acqua passata (del tutto?: non giurerei). Così, esiste un Socialismo buono, come quello volontario dei kibbutzim in Israele, che convive senza conflitti con un sistema capitalistico, o quello, egualmente volontario, dei primi cristiani, di cui ci parlano gli Atti degli Apostoli: non solo buono, quest’ultimo, ma anche encomiabile sotto l’aspetto morale, benché dal lato economico abbia mostrato ben presto le sue pecche, mandando in crisi intere comunità. Buono anche il Socialismo delle società di mutuo soccorso, delle prime leghe operaie e di tutte le altre associazioni assistenziali basate su un sistema di cooperazione volontaria. Mediocre il Socialismo che, un po’ in tutto il mondo cosiddetto civile, s’è integrato con il modello liberaldemocratico, guidato dal miraggio di fantomatiche “terze vie” più volte ribattezzate in modo immaginifico, lasciando immutata la sostanza: servizi pubblici talora scadenti e alta tassazione. Infine esiste il Socialismo pessimo, quello della Dittatura del Proletariato, di cui, dopo il crollo dell’URSS sono rimasti, come unici modelli, Cuba e, peggio di tutti, la Corea del Nord. la Cina è un caso a parte. Continua a dirsi comunista, ma in realtà il suo sistema attuale è assimilabile a un Capitalismo autoritario, una miscela di mercato “selvaggio” e dirigismo pianificatorio, in assenza delle libertà “borghesi”.
Un esempio di Capitalismo pessimo, nel mondo antico, è rappresentato dai pubblicani dell’antica Roma. Erano imprenditori privati, organizzati spesso in vere e proprie Società per Azioni, che si incaricavano dell’esazione dei tributi per conto dello Stato. Il sistema operava in questo modo: la società di pubblicani che si assumeva l’appalto anticipava alle casse pubbliche la somma corrispondente al totale delle imposte da riscuotere: in pratica, acquistava un credito, che faceva valere presso i sudditi obbligati al tributo, riscuotendo, oltre alle somme dovute, anche un ricarico a titolo di compenso. Si trattava di operazioni spesso vessatorie, e nelle Province poteva anche capitare che i pubblicani si spartissero con i governatori una tangente, sottraendola al totale da versare nelle casse pubbliche. Un triplice furto: ai sudditi, il cui debito nei confronti dei pubblicani era fondato su un’imposta, che è di per sé un’estorsione legalizzata; sempre ai sudditi, che,oltre al corrispondente dell’imposta, dovevano pagare una percentuale di ricarico; allo Stato, da parte dei pubblicani e dei governatori in combutta tra loro.
Vi pare strano che i pubblicani fossero esecrati un po’ dappertutto? Basta leggere i Vangeli per vedere come erano considerati nella Palestina al tempo di Ponzio Pilato. Gesù veniva criticato proprio perché non disdegnava di pranzare con le prostitute e con i pubblicani. Poteva capitare che qualcuna e qualcuno di costoro si convertisse. Era stato pubblicano l’evangelista Matteo. Era pubblicano quello Zaccheo che per purgarsi la coscienza distribuiva ricche elemosine (ma è meritorio far l’elemosina col denaro rubato? Non sarebbe meglio restituirlo ai legittimi proprietari?)
Per fortuna oggi simili capitalisti abominevoli non esistono più, dirà qualcuno. Calma,ragazzi, ne siete proprio sicuri? E’ notizia di questi giorni. Nella città, bruttina anzichenò, che dà il nome al lago più bello del mondo (non so ancora per quanto: ruspe e gru sempre in agguato) qualche anno fa il primo cittadino di allora affida il compito di raccogliere i tributi comunali a una Società di riscossione. Qualcosa di diverso dalle società di pubblicani? No! Capitalismo che vive grazie alle commesse dello Stato. Tale società però si trova in difficoltà finanziarie: ha bisogno di una forte ricapitalizzazione per poter far fronte ai suoi impegni. Il primo cittadino, che è anche commercialista, provvede alla bisogna trasferendo nel capitale della società un pacchetto di titoli della Morgan Stanley che – non è ben chiaro per qual motivo – hanno un valore puramente nominale, di fatto sono carta straccia. La Società va in fallimento, il denaro riscosso non finisce nelle casse pubbliche. Si viene a scoprire che per tutta l’operazione in cui ha agito come intermediario il primo cittadino ha intascato una lucrosa parcella. Anche qui, triplice furto: prima di tutto alle tasche dei cittadini, sotto forma di tributo, cioè di estorsione legalizzata, poi alle casse del Comune, rimaste a secco per il fallimento fraudolento della Società di riscossione; infine, sia ai cittadini sia al Comune per la tangente che il primo cittadino ha intascato grazie alla sua azione truffaldina.
I pubblicani qualche volta si convertivano, grazie alle parole e all’esempio del Figlio di Dio. L’ex primo cittadino di quella che Carlo Porta chiamava “la regia cittaa di missoltitt”, cioè degli agoni seccati, pare sia un esponente di spicco di Comunione e Liberazione. Pare che su di lui, come su tanti altri suoi compari, a dispetto della professione religiosa di cui si fanno vanto, le parole e l’esempio del Figlio di Dio abbiano operato tutto alla rovescia. Altro che conversione, altro che beneficenza ai poveri, arraffa arraffa, nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo. Non c’è da stupirsene, in un tempo come il nostro, in cui il Sommo Prete proveniente dalla Pampa ha il coraggio di metter sullo stesso piano il proselitismo islamico, fondato sulla guerra di conquista e lo sterminio, o l’asservimento, degli infedeli, e quello cristiano, consacrato nelle ultime parole messe in bocca al Salvatore nel Vangelo di Matteo: “Andate, dunque ammaestrate tutte le nazioni…” Islamismo=Cristianesimo? Se lo dice la Boldrini, pazienza, ma se lo dice il Vicario di Cristo è un atto degno di Giuda il traditore.

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

Un pensiero riguardo “Pubblicani di ieri e di oggi

  • 30 maggio 2016 in 10:00 am
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    Oltre a Cuba e la Corea del Nord, aggiungerei la Bielorussia e l’Italia. Un esempio di società simile a quella dei pubblicani, mi sembra possa essere quella della Sicilia di qualche decennio or sono. Era gestita dai fratelli Salvo, che Andreotti sostenne di non aver mai conosciuto. Evidentemente Salvo Lima si era dimenticato di presentarglieli ma immagino che Lima non sia stato ucciso per questo motivo. Quel ramo del lago di Como, sul quale quelli di “combustione e masturbazione” declinano a mezzoggiorno, era destinato alla criticità idrogeologica già dalle pretese ed autoreferenziali “doti” di verginità sbandierate da Formigoni. Personaggio al quale sicuramente piacerà l’idea di “andare per le strade a… sterminare l’infedele”. Nel suo caso l’infedele è chi vive more uxorio, nel caso del suo protettore argentino è chi non “dialoga” con un soggetto che rifiuta il dialogo. Forse oltre Tevere hanno previsioni fosche sul futuro. Che posseggano la lampada di …Saladino?

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