Lo Stato si occupa di diritti, non di libertà.

Cari amici, può anche darsi che l’ultimo pateracchio approvato dall’italico parlamento, la legge sulle unioni civili, sia una grande conquista di civiltà. Di certo è meglio che niente, com’è meglio un sistema che ammette la libertà di parola rispetto a un sistema che brucia sul rogo i libri sgraditi e magari anche chi li ha scritti. Ma siamo sempre lì: perché dev’essere lo Stato a riconoscere i diversi ambiti di libertà? La libertà, in tutti i suoi ambiti e in tutte le sue manifestazioni, non dev’essere un dono grazioso del Principe, com’erano le immunità e i privilegi concessi dagli antichi signori e signorotti. Sicuramente quando il Conte di Almaviva, nell’immortale Opera dei miei due papà tratta da Beaumarchais, “Le Nozze di Figaro”, abolisce lo “ius primae noctis”( salvo poi macchinare di rimangiarsi il provvedimento, per godersi le grazie della bella Susanna) fa una cosa buona, e i sudditi ne sono contenti. Ma non sarebbe mai dovuto esistere lo “ius primae noctis”, un autentico sopruso, un atto di aggressione legalizzato! Allo stesso modo, la libertà di accoppiarsi con individui dello stesso sesso è una libertà originaria: se per secoli gli Stati, adottando la Sharia cristiana di San Paolo, l’hanno negata e addirittura sanzionata (ne hanno fatto esperienza Oscar Wilde e, in epoca a noi più vicina, Alan Turing), sono da esecrare gli Stati, non certo quei poveretti che hanno voluto soddisfare un’innocente propensione naturale, violando (giustamente) la legge,e subendone spesso (ingiustamente) le conseguenze.
Bene, ora un po’ dappertutto, nei Paesi cosiddetti civili, chi è omosessuale, maschio o femmina che sia, può accoppiarsi con persone dello stesso sesso. Se la legge lo consente, benissimo, ma non dovrebbe esistere nessuna legge in proposito, come non deve esistere una legge che mi consente di nettarmi il naso quando mi pende il moccio, o di andare in bagno quando mi scappa pipì. Vizio contro natura? Ma vogliamo scherzare? E’ nella natura di un omosessuale essere omosessuale, andrebbe contro natura se si accoppiasse suo malgrado con una persona di sesso opposto. Quanto a consentire il matrimonio civile, o come diavolo si vuol chiamare, fra persone dello stesso sesso, da un punto di vista statalista può andar bene, anzi benissimo. Da un punto di vista anarchico, no. Chi crede che il matrimonio abbia una valenza religiosa, o sia addirittura un sacramento, liberissimo di sposarsi secondo un rito sacro. Se poi due omosessuali aderenti a un certo credo pretendono il matrimonio religioso benché la loro chiesa non lo ammetta, fatti loro. Si battano all’interno della comunità religiosa cui aderiscono perché la norma sia cambiata, se vogliono; fermo restando che se i capi risponderanno picche, hanno tutto il diritto di farlo: padroni in casa propria. Non ti piacciono i precetti della mia chiesa? Abiura, e rivolgiti ad altra confessione. Nessuna chiesa vuole i culattoni? Nessuno ti obbliga a far parte di una chiesa, fondane una tu, che magari per ripicca accetti solo fedeli culattoni. Questa è libertà! Per quanto mi riguarda, ho già sostenuto in altre circostanze che ritengo il matrimonio civile un’assurdità. Due persone davvero libere, se sono convinte che il loro amore è eterno, non hanno bisogno di legalizzarlo; altrimenti diventa un contratto, con tanto di obblighi giuridici, in gran parte di natura patrimoniale. Non è anche questa una mercificazione? Come l’utero in affitto! L’amore non sopporta leggi, è legge a se stesso. Se si teme che il compagno o la compagna possano tradire, e per questo ci si mette al sicuro sancendo contrattualmente l’obbligo di reciproca fedeltà, vuol dire che l’amore è bacato in partenza. In questo senso, è verissimo che il matrimonio (parlo di quello civile) è la tomba dell’amore. Non sempre i luoghi comuni sono falsi; a volte, come in questo caso, sono il distillato di una sapienza millenaria. Conosco la storia (vera, ve lo giuro sul mio onore!) di una coppia (eterosessuale) vissuta d’amore e d’accordo per decenni, senza legalizzare l’unione, allietata dalla nascita di due figli, un maschio bello e prestante e una fanciulla garbata e deliziosa. Giunti alla vecchiaia, i due amanti hanno deciso, non so per quale annebbiamento mentale, di sposarsi civilmente. Un mese dopo la cerimonia stavano già facendo le carte per la separazione…
Se il matrimonio civile è mercificazione, le unioni civili testé approvate che legalizzano le convivenze omosessuali non sono da meno. Infine, le unioni di fatto riconosciute per legge sono puro funambolismo avvocatesco, una patente contraddizione in termini (ma la logica dei legulei non è quella di Aristotele): se un’unione viene riconosciuta dall’ordinamento giuridico, non è più di fatto, ma di diritto! In verità, c’è chi vuole tutta la libertà dell’unione anarchica e tutta la protezione dell’unione legalizzata in ciò che ha di più succoso: anche qui, l’aspetto patrimoniale. Lo dico e lo ripeto:molto più oneste le puttane.
Ma nella legge sulle unioni civili c’è addirittura qualcosa di più puttanesco, frutto d’un ricatto luciferino messo in atto dai bigottononi cattolici che aduggiano la già di per sé obbrobriosa scena politica del Bel Paese. Se volete che approviamo, sia pur obtorto collo, la vostra legge – hanno detto quei loschi rappresentanti del popolo italiano – le unioni civili non devono prevedere l’obbligo di fedeltà, altrimenti la convivenza legalizzata tra culattoni verrebbe equiparata di fatto al matrimonio. Capìta la bella morale di questi sepolcri imbiancati? Un contratto tutto diritti e niente doveri! Altra contraddizione! Siamo al delirio. Già la mancanza di buona fede contrattuale potrebbe invalidare un normale contratto. Ma qui siamo molto oltre. Qui addirittura siamo all’irrilevanza di quel che dovrebbe essere l’oggetto principale del contratto: la fedeltà! S’è mai visto un contratto dove hanno valore di obbligo giuridico solo le parti accessorie e non il quid che ne costituisce l’essenza? Certo, ne gongoleranno i Galantini, i Forte, i Ravasi, i Gandolfini (nella foto), ne gongolerà l’argentino biancovestito. Dubito che ne gongoli Gesù Cristo, che non pare si sia scandalizzato perché la Samaritana se l’era fatta con quattro uomini e si godeva il quinto. Ma era stata sincera: “Io non ho marito”. Vero, libera unione, senza contratti né obblighi. Ebbene, a questa donna il Figlio di Dio dice alcune delle cose più belle che siano scaturite dalla sua bocca.
Povero me, anch’io nella mia vita, una volta, ho commesso l’errore di sposarmi. Con Donna Elvira,poi, la femmina più noiosa e petulante che abiti sulla faccia della terra! E’ stata lei a insistere. Conoscendo il mio libertinaggio, ha voluto vincolarmi con un obbligo giuridico di fedeltà. Risultato: fra le mie amanti, è la più cornuta di tutte. L’ha voluto? Suo danno!

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

2 pensieri riguardo “Lo Stato si occupa di diritti, non di libertà.

  • 18 maggio 2016 in 5:59 am
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    Il problema del mancato obbligo di fedeltà è che lor signori sono abituati a non rispettare i contratti. Si poteva andare in pensione a compiuto quarantennio? D’ora in poi no, lo decide unilateralmete un … Fornero crematorio. Certo, l’INPS è scassato ma dovevano pensarci prima a non pagare pensioni prima di una certa età. Sulle condanne penali inflitte agli omosessuali, credo occorra affermare che sarebbero un’empietà anche se le pratiche omosessuali fossero scientificamente riconosciute come atti contro natura. Non c’è nulla di penalmente né moralmente rilevante nel compiere atti contro natura. Altrimenti il collettivismo e l'”economia” Keynesiana, autentiche pratiche antinaturali, dovrebbero essere perseguiti per legge.

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  • Leporello
    18 maggio 2016 in 9:09 am
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    Il collettivismo e l’economia Keynesiana fanno parte del “Disegno di Dio per il Bene Comune” che mette d’accordo statalisti, cattolici, musulmani e socialdemocratici in generale.
    La questione della fedeltà non è altro che l’ideologia della legalità trasportata nell’ambito delle relazioni individuali (Don Giovanni mi ha appena consegnato un articolo in merito, a breve lo pubblicherò).

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