L’atto di discittadinanza

Dispiace dirlo, ma Santa Romana Chiesa, con tutte le sue pecche, è sempre stata più saggia e lungimirante delle autorità politiche. Sarà perché ha sulle spalle un’esperienza millenaria, durante la quale ha imparato ad adattarsi alle più diverse circostanze, difendendosi nei momenti di pericolo, sfoderando gli artigli quando aveva il vento in poppa.  Sarà per l’assistenza dello Spirito Santo, di cui, purtroppo per loro, i regimi politici mondani non possono disporre. Non ridete, cari amici, parlo sul serio. Sono epicureo, ma proprio  per questo sono aperto non soltanto alla massima tolleranza, ma anche a ogni possibile spiegazione di qualsivoglia fenomeno. Vogliamo spiegare le azioni di Hitler come effetto di possessione demoniaca? Non lo escludo, anche se tra i diavoletti ce n’è qualcuno che mi è francamente simpatico, come quelli che presiedono al vizio della lussuria. Dicevo: la Chiesa sa essere saggia. Ricordate la questione dello “Sbattezzo”? Alcuni atei (dai quali mi dissocio) volevano mettere in imbarazzo i parroci chiedendo di essere cancellati dal registro battesimale. Gesto puramente dimostrativo, sterile e stupido. A che pro? Se uno è battezzato ma vuol rinunciare alla fede, chi glielo può proibire? Nessuno! Che impedimento gli oppone l’essere registrato in un documento parrocchiale? Nessuno! Un’autorità religiosa di mente ottusa avrebbe potuto sollevare uno scandalo, rifiutare la cancellazione. Tutt’al contrario, i vescovi sono stati tanto avveduti da ordinare ai loro parroci di procedere senz’altro al soddisfacimento delle le richieste. In questo modo, l’affare si è smontato in quattro e quattr’otto: la Chiesa, che tollerante non è mai stata, ha fatto la bella figura di autorità aperta alla tolleranza e al pluralismo dei tempi moderni; e quegli atei da quattro soldi la figura del mentecatto. Ben gli sta.
Ebbene, io penso che lo Stato dovrebbe essere saggio e lungimirante come la Chiesa. Come uno si può sbattezzare, così deve poter rinunciare alla cittadinanza. Quale termine si potrebbe usare? “Exit”, si potrebbe dire alla latina, ma purtroppo la voce è già stata adottata per qualcosa di lontanamente simile in area albionica; quindi è da scartare, perché s’è ormai imbarbarita. Io parlerei di de-cittadinarsi; o, ancor meglio, con dicitura un po’ antiquata ma senz’altro più elegante, “discittadinarsi”. In che modo? Uno chiede alle autorità competenti di essere cancellato dai registri di anagrafe: non vuole più essere cittadino. Naturalmente rinuncia a tutto: dalla tutela della sicurezza individuale e della proprietà ad opera delle forze dell’ordine, alla scuola pubblica, all’assistenza medica e ospedaliera a carico del sistema sanitario nazionale, a tutte le altre provvidenze. Quanto al sistema giudiziario, per le cause civili ricorrerà ad arbitrati, per alcune di quelle penali – i crimini di sangue, ad esempio – potrà anche accettare, a proprie spese, la giurisdizione dello Stato. Non pagherà imposte di nessun genere. Non gli si potrà imporre alcuno scontrino fiscale. Dovrà poter far benzina detraendo dal conto le accise e l’Iva. Gli si potranno addebitare le tasse propriamente dette, quelle che sono il corrispettivo di uno specifico servizio (ad esempio il ritiro dei rifiuti urbani). Se costruisce e si allaccia al sistema fognario e agli altri impianti pubblici dovrà pagare gli oneri di urbanizzazione   Dovrà necessariamente usufruire delle strade pubbliche: gli si potrà far pagare una sorta di abbonamento rinnovabile a scadenza. Lo smantellamento dello Stato potrebbe cominciare così, con una sorta di obiezione di coscienza che, invece di riguardare un obbligo specifico quali il servizio di leva o, per un chirurgo, gli interventi per l’interruzione volontaria della maternità, riguarda globalmente l’appartenenza coercitiva a quella grande associazione che siamo soliti chiamare Stato, ma potremmo anche chiamare Mafia Legale.
Pensate come avrebbe potuto risolvere brillantemente il suo problema, se si fosse potuto a suo tempo discittadinare, quel povero pensionato della Spezia che, vistosi occupare durante una breve assenza da una famiglia di marocchini il proprio appartamento, è dovuto rimanere fuori di casa perché i carabinieri hanno, come sempre coi delinquenti, le mani legate, la Società proprietaria del complesso edilizio se la fa sotto, il sindaco nicchia, il prefetto è in tutt’altre faccende affaccendato, gli assessori invece di schierarsi dalla parte della vittima vanno a far visita agli aggressori; i politicanti, infine, più manigoldi di tutti, per fare il pieno di voti alle prossime amministrative fanno manifestazioni a favore del malcapitato sventolando il tricolore. Che farebbe il pensionato  discittadinato? Chiamerebbe la polizia privata con cui ha sottoscritto un contratto di sicurezza concernente la tutela della persona e della proprietà e farebbe sloggiare immediatamente dal suo appartamento gli invasori. I quali, una volta messi sulla strada (pubblica) potranno chiedere aiuto soltanto alle autorità (pubbliche).
Pare che, invece, i marocchini, assicuratisi che non verranno scacciati finché non avranno in mano le chiavi di un alloggio riservato a loro, abbiano addirittura avuto l’ardire di far sberleffi,dal balcone  dell’appartamento occupato,  al poveretto che hanno estromesso con un atto di violenza.
Se il poveretto (che tra l’altro è anche invalido) fosse discittadinato, sarebbe lui al suo balcone a far il gesto dell’ombrello non soltanto ai marocchini delinquenti, ma anche ai carabinieri, ai rappresentanti della Società edilizia, al sindaco, al prefetto, agli assessori, ai politicanti. Prenderebbe la bandiera tricolore e ne farebbe non dico un panno per asciugare i piatti, che sarebbe troppo onore, ma uno strofinaccio per i pavimenti. Sarebbe immune da ogni sanzione, perché un reato fascista come il vilipendio non sarebbe compreso fra quelli lasciati alla competenza dell’autorità pubblica dopo la sottoscrizione dell’atto di discittadinanza.
Vogliamo immaginare come potrebbe presentarsi la richiesta di discittadinanza? Grosso modo cosi come quella che segue: da indirizzare al rispettivo sindaco.

OGGETTO: Atto di Dimissione dalla Cittadinanza italiana.
Al sig. Sindaco di […]
Io sottoscritto […] nato a […] residente a […] in Via/Piazza […] chiedo alla S.V. di dar mandato all’Ufficio d’Anagrafe di questa città perché provveda alla cancellazione del mio nominativo dal registro dei residenti, intendendo rinunciare, con un Atto di Dimissione, alla qualifica di cittadino italiano senza peraltro volermi associare ad alcun’altra cittadinanza. Tale cancellazione annullerà ogni mio rapporto di sudditanza nei confronti degli organi istituzionali della Repubblica Italiana in tutte le sue articolazioni centrali e locali, con il conseguente venir meno di ogni obbligo e di ogni beneficio che tale sudditanza comporta. Chiedo inoltre che si proceda d’ufficio alla comunicazione dell’Atto di Dimissione suddetto a tutte le Autorità della Repubblica interessate, perché a loro volta procedano alla cancellazione del mio nominativo dai registri relativi alle loro competenze. Sarà mia premura, una volta formalizzato l’Atto, di restituire a codesta Amministrazione Comunale, perché a sua volta li riconsegni, se del caso, a chi di dovere, la Carta d’Identità, la Carta dei Servizi nonché ogni altro documento connesso al godimento della cittadinanza italiana. La conseguente cancellazione del Codice Fiscale interromperà ogni mio rapporto con l’Agenzia delle Entrate. Intendendo continuare a risiedere, per ora, sul territorio della Repubblica, e in particolare su quello sottoposto alle competenze di codesta Amministrazione Comunale, mi dichiaro disponibile, sulla base di contratti di natura privatistica liberamente sottoscritti con tutti i soggetti pubblici interessati, a versare tutte le tasse corrispondenti ai servizi effettivi di cui per necessità dovrò continuare a godere.  Rinuncio alla tutela dello Stato italiano per quanto concerne la Giustizia Civile, riconoscendone la giurisdizione penale solo per i crimini che saranno in appresso specificati secondo procedure di tipo contrattuale. Quanto alla mobilità sul territorio, accetto di corrispondere una tassa annuale forfettaria a titolo di pedaggio, da concordare – sempre su un piano di rapporto privatistico- con tutte le Autorità competenti proprietarie delle reti stradali. Mi dichiaro disposto a osservare tutte le norme facenti capo al vigente Codice della Strada, con relative sanzioni, escluse quelle concernenti la registrazione dell’autoveicolo presso gli Uffici competenti, la Patente di Guida e l’obbligatorietà dell’Assicurazione contro la Responsabilità civile negli incidenti stradali, impegnandomi peraltro, per motivi etici cui mi sento per libera scelta vincolato, a sottoscrivere contratti di Assicurazione di tal natura, come ho sempre fatto, a beneficio mio e degli altri utenti della strada.
In fede […]
DATA e FIRMA

Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

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