Helikopter Money

Correva l’anno 1962. Amintore Fanfani, potente notabile della Democrazia Cristiana, formava il primo governo di centro-sinistra dell’ Italia repubblicana, introducendo nella compagine ministeriale esponenti di spicco di quel Partito Socialista che, per quanto a parole avesse preso le distanze dal modello sovietico, credeva ancora al Sol dell’Avvenire e si illudeva di portare il Paradiso in terra suon di pianificazioni e nazionalizzazioni. Il capitalismo italico, sulle prime, la prese male: cominciarono ad avvertirsi le prime crepe in quel “miracolo economico” che, grazie a bassi salari, inflazione contenuta, apertura dei mercati, oculatezza nella spesa pubblica aveva investito l’Italia sul finire degli anni Cinquanta trasformandola, fra molti squilibri, da paese prevalentemente agricolo a media potenza industriale. Il Sud, purtroppo, rimaneva povero, e continuava a fornire manodopera a basso costo alla grande e piccola industria del Nord. Senza i terroni, non solo la Fiat, ma anche la fabbrichetta brianzola e la piccola impresa artigianale avrebbero dovuto chiudere bottega. Circolava una barzelletta. Fanfani sorvola in elicottero, in compagnia di un sottosegretario, una landa desolata del Sud. A un certo punto, rivolto al suo accompagnatore: “Che ne diresti – chiede – se gettassi dal finestrino una banconota da 50.000 lire? Farei contento un povero contadino!” E l’altro: “Bene! Ma allora è meglio gettare 5 banconote da 10.000, così ne fai contenti 5!” Replica Fanfani: “Bella idea! Ma si può fare ancor meglio. Se getto 10 banconote da 5000, ne faccio contenti 10, e se ne getto 50 da 1000, ne faccio contenti 50! Che ne pensi?” ” Ne penso che se ti butti giù tu fai contenta tutta l’Italia”.
Chi l’avrebbe detto che, pochi anni dopo, in un saggio pubblicato nel 1969 dal titolo “La quantità ottimale della moneta” il futuro premio Nobel Milton Friedman avrebbe enunciato sul serio l’idea di gettar moneta da un elicottero per risolvere le stagnazioni economiche? Certo, proprio così, “Helikopter Money”! Gli aveva dato volta il cervello? Si era convertito all’economia del Gatto e della Volpe nell’immortale fiaba di Pinocchio? Forse un po’ scherzava, ma non del tutto. E metteva alcuni paletti: la manovra andava fatta all’improvviso, senza preannunci; poteva essere utile solo per brevi crisi congiunturali, non per risolvere problemi strutturali; doveva essere fatta una volta per tutte: ripeterla sarebbe stato controproducente. Friedman passa per un liberista selvaggio. Niente di più falso. Per lui la moneta deve continuare ad esser regolata dalle banche centrali; e manipolando la quantità monetaria nel modo corretto, si stimola la produzione e si diffonde ricchezza. Un Pinocchio raffinatissimo, ma pur sempre un Pinocchio. Altro che liberismo selvaggio! Rockefeller diceva che, se avesse avuto il controllo della moneta, se ne sarebbe fatto un baffo dei governi, di destra di sinistra o di centro che fossero. Chi ha in mano la moneta ha in mano il potere: politico ed economico. Liberista Friedman? Forse suo figlio David, libertario utilitarista, lui no! Anche la moneta dev’essere soggetta alle leggi del mercato, ed esposta a ogni tipo di concorrenza, fatte salve le regole di buona fede (è il caso di dirlo? Mi pare implicito). Oro contro bitcoin, bitcoin contro altre monete “elettroniche” , monete legate a metalli preziosi contro monete legate a panieri di beni. Anche moneta puramente cartacea (fiat, come oggi si dice, credendo di parlare in inglese mentre è puro latino: è il verbo che nella Vulgata esprime l’idea di creazione dal nulla: “Fiat lux, e lux facta est”), emessa da qualche banca Gatto&Volpe, ai danni di qualche Pinocchio boccalone.
C’è da stupirsi che un monetarista di ferro come il famigerato Ben Bernanke abbia rispolverato l’idea nel 2002? E che oggi qualcosa di simile sembri pullulare nella testa dell’esecrabile Mario Draghi? Fallito miseramente il suo tentativo di rianimare l’asfittica economia europea con il cosiddetto “Quantitative Easing”, al nostro eroe non rimane altro che gettar banconote da un elicottero. Fuor di metafora: qualcuno pensa sul serio di far pervenire, senza mediazioni bancarie, determinate somme di denaro direttamente di nelle tasche di lavoratori , pensionati e altri soggetti “poveri” che i governanti democratici avranno cura di selezionare sulla base dei loro probi criteri solidaristici, confortati dalla benedizione del finto poverello d’Assisi seduto sulla cattedra di Pietro. E se i suddetti “poveri”, invece di spendere i soldini ricevuti in regalo, decidessero di metterli sotto il materasso in previsione di tempi peggiori? Addio incremento della domanda aggregata, addio ripresa economica! Niente paura! Basta vincolare questi soldini a carte di credito “precarizzate”: o spendi il malloppo entro una certa data o lo perdi! Avete capito? E’ come fare un regalo “sub condicione”. Ti dono una bella macchinina, piccino mio, ma se tu cominci ad aprirla per vedere com’è fatta dentro, te la porto via per sempre. E il povero bimbo, invece di diventare un grande scienziato, come il suo precoce ingegno sembrava promettere, si ridusse a insegnare Greco e Latino… Il cittadino, chissà perché, è un essere razionale quando si tratta di accaparrare i suoi voti alle elezioni; diventa un povero cretino quando deve decidere come amministrare il denaro di cui dispone. Ha bisogno di un angelo custode, che lo obblighi ad agire per il suo bene (suo del cittadino o suo dell’angelo? Vedete voi).
E’ il mondo alla rovescia d’oggi, cari amici! Quello in cui, in un editoriale serioso del più importante quotidiano italico, un illustre esperto di economia, il cui unico pregio è quello di scrivere bene, al contrario di molti suoi colleghi, continua a blaterare di deflazione come sostanza tossica, che frena consumi e investimenti. Ma in che mondo vivono, lui e i suoi sodali? Se andassero di persona a far la spesa, anziché mandare la moglie o la serva, si accorgerebbero che i prezzi, nel complesso,  non calano affatto: al massimo hanno smesso di salire, e anche questo non in tutti i casi. Come si fa a pensare che uno possa rimandare all’anno prossimo e poi ancora a quello successivo la ristrutturazione del  del bagno di casa perché s’è accorto che, grazie a Dio, le case produttrici di piastrelle hanno smesso di “aggiornare” i listini a settembre, come facevano ai tempi delle vacche grasse? E quanti  sono i fanatici dell’alta tecnologia disposti ad  aspettare solo qualche mese, in attesa che i prezzi si riducano (come in questo caso effettivamente accade sempre,) per comperare l’ultimo modello di elaboratore elettronico, sistema operativo,  cellulare , telefono intelligente, lettore di libri elettronici lanciato sul mercato?
Come sarebbe bello se questi esperti, insieme con tutti i banchieri centrali e gli economisti a libro paga di governi e istituzioni bancarie pubbliche, si gettassero giù da un aereo. Farebbero contento tutto il mondo. Non arrivo ad augurar loro di precipitare mentre sono diretti a un convegno, magari per un attentato compiuto da un pazzoide come quell’Andreas Lubitz che causò il disastro della Germanwings. Non sono così cattivo. Visto che sono tanto solidaristi, che si preoccupano tanto del bene comune, che si atteggiano ad angeli custodi d’un capitalismo dal volto umano, compiano un grande atto di autentica carità cristiana: si buttino giù di propria spontanea volontà, dall’aereo. Andrebbero dritti in Paradiso, perché il buon Dio valuterebbe il loro atto come un martirio. Ci donerebbero, infatti, quella libertà “ch’è sì cara/come sa chi per lei vita rifiuta”, quella in nome della quale il Catone dantesco, pur suicida, non solo s’è salvato, ma è stato addirittura glorificato come custode del Purgatorio.
Purtroppo il mio è un sogno. E’ più facile che si avveri un incubo. Se il Renzino, com’è più che probabile, celebrerà il suo fallimento tra le macerie di un’Italia in bancarotta, qualcuno troverà il modo di giubilarlo affidandogli qualche incarico tanto pomposo quanto inutile nelle istituzioni dell’Unione Europea. E, terminato il suo incarico alla BCE, potremmo trovarci come presidente del consiglio, grazie a manovre di palazzo, proprio il Draghino. Lo chiameremo Mario II. Il primo è stato il lugubre bocconiano di infausta memoria. Che, chissà mai, potrebbe ritrovarsi presidente della repubblica. C’è da spararsi una rivoltellata, a costo di andare all’inferno, perché sarebbe un atto di disperazione. Ma c’è sempre da confidare nel Giubileo della Misericordia: se hai sempre pagato le tasse, il buon Dio su tutto il resto chiuderà un occhio…
Giovanni Tenorio

Giovanni Tenorio

Libertino

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